Lo sdegno dei buoni è vivo, subitaneo, qualche volta intemperante;
ma esso sbolle al primo sfogo, e non lascia dietro sè che il cruccio
d'aver fatto male, e l'ansia di rimediarvi. — Negli animi bassi
ed ingenerosi l'ira rade volte si trova allo stato di una passione
ardente; essa è piuttosto il frutto di tanti risentimenti riposti e
governati, come le usure dell'avaro; spesso è una lega ignobile in cui
v'entra per buona parte la più bassa delle passioni, l'invidia. — L'ira
in questo caso non erompe improvisa e quasi inconsapevole; disegna il
suo avvenire, e misura i suoi passi, e quando s'accorge che arriva alla
sua meta, e vi fa breccia, allora rimette i suoi conti alla vendetta,
sua fida alleata. Perciò può dirsi che l'ira dei malvagi comincia, dove
lo sdegno dei buoni finisce: l'una avvia la colpa, quando l'altro si
sforza d'espiarla.
Tale fu il procedere di Caterina. Dal trovarsi sola con Agnese volle
trarre partito per umiliarne la dignitosa alterezza. — Cominciò
dall'essere più del solito strana ed assoluta ne' suoi comandi;
e scorgendo la mansuetudine della sua vittima, invece di esserne
disarmata, s'accese di più vivo corruccio, e sentì crescere la
compiacenza di una sfida ineguale. — Non ebbe bisogno di cercare
pretesti per venire alle parole umilianti. Velò i primi detti con
un'ironia ancora più pungente della contumelia: poi, toltasi la
maschera, proruppe in acerbe rampogne contro di lei. Le rimproverò la
sua origine, il nome, la condotta, gli affetti; la ferì nella parte
intima e più delicata del cuore; non rispettò in lei nè l'orfana, nè la
madre egualmente infelice.
“Ma, vivadio — proruppe ella con occhio torbido e minaccioso, dopo un
giro di falliti sarcasmi — il vituperio doveva aver un termine. Questo
termine è segnato; e il vostro orgoglio subirà la meritata punizione.„
“Che feci io, o signora, per meritarmi l'ira vostra? — E perchè
prorumpe essa così improvisa, senza darmi neppure il tempo di conoscere
il mio fallo?„
“Impudente, voi osate rinfacciarmi la mia mitezza! Voi osate chiedermi
perchè vi punisco oggi, mentre avevo il diritto di farlo il dì che
voi poneste il piede in questa reggia? — Sta bene: sì; ho dimenticato
me stessa; ho mostrato a vostro riguardo un'indulgenza indegna della
figlia di Barnabò Visconti... Ma la donna e la principessa offese si
risvegliano oggi...„
“Ah signora, per pietà, non mi giudicate prima di avermi intesa.„
“Aspettate, o madonna, che torni chi si piglierà cura di difendervi:
non è vero?„ — ripigliò Caterina, con un tuono d'ironia che la rendeva
quasi deforme.
“Io ho fede soltanto nella mia innocenza. Imploro, e piegherò il
ginocchio a terra perchè la mia dimanda non sia respinta, imploro
soltanto che voi vi degniate ascoltarmi.„
“È tardi.„
“Non è mai tardi per riaversi da un errore, per tornare sulla via
della giustizia; credetelo o signora. Faccia il cielo che non possiate
provar mai il dolore d'aver perseguitato un'innocente: è grave, è acuto
il dolore del rimorso. Chi nega giustizia agli oppressi nega pane al
famelico. Ah.... no, principessa voi non mi negherete giustizia...
Dite, in nome di Dio, quali apparenze mi accusano, ed io m'affretterò a
scolparmi.„
“Vi sono delle colpe che una donna non osa nemmeno svelare. Voi lo
sapete. Ma non pensate di potervi nascondere all'ombra di un turpe
mistero. Il mio cuore lo comprende, e lo esecra, ancorchè il mio labro
rifugga dal pronunciarlo.„
“Troppo, o signora, troppo.„
“Assai meno di quanto fu fatto in mio danno. Voi mi avete tolta la
pace del cuore; voi tentaste di togliermi la dignità di sposa e di
principessa. Voi menate in trionfo una protervia che sprezza ogni sacro
diritto, e vuol far legittimo lo spergiuro, il tradimento. Dite ora se
la mia severità è soverchia.„
“Un'altra volta o signora, non per me, per colui che voi accusate mio
complice, credete... I vostri diritti mi sono sacri, o principessa.
Iddio lo sa. Ma perchè la mia innocenza rifulga ai vostri occhi
abbagliati, è necessario che alcun altro si associi a me nel
difenderla.„
“E ancora vi regge l'animo di parlarmi di colui? — sclamò Caterina
con un'ira prossima al furore. — Miserabile; v'ingannate. Il conte
saprà rompere delle lance in onore di una bellezza infelice; non potrà
cangiar la colpa in virtù. Il vostro protettore tarderà ad accorrere
alle vostre chiamate, parola di principessa.„ — Caterina diede a queste
ultime parole un tuono così marcato, che destò un sospetto nell'animo
d'Agnese.
“Perchè, voi dite così? Perchè il signore di questa terra, l'unico
padrone in questo castello negherà a me quella giustizia, ch'egli
accorda all'ultimo de' suoi vassalli? Oh, il Conte di Virtù, è giusto e
generoso!„
“Il Conte di Virtù„... mormorò sottovoce Caterina mordendosi le labra,
e lasciando morire la parola in un singhiozzo convulso.
Un breve silenzio tenne dietro a questa scena. Caterina, trascinata
fuori della carriera di un contegno prudente, avida di gustare anzi
tempo la gioja del suo trionfo, volle annunciarle, che il Conte di
Virtù non sarebbe più tornato a Pavia. — Ma la parola opportuna a
svelare il terribile mistero non le veniva alla mente. Pensò che aveva
sopra di sè la lettera di Rodolfo: quelle brevi righe erano impresse
nella sua memoria, come il responso di un oracolo infallibile. — In
esse la notizia era francamente emessa, autorevolmente annunciata.
— Non aggiunse altro: gettò ai piedi di Agnese la lettera, e, con
un cenno altero della mano e del volto, le comandò di leggerla. Poi
investendola con uno sguardo, in cui il disprezzo giungeva fino alla
ferocia, volse le spalle all'infelice, e corse a rinchiudersi nelle sue
stanze.
Come rimanesse Agnese dopo quella scena, è più facile ad imaginarsi che
non a descriversi. Un tumulto strano di idee e di affetti le si destò
nell'anima alla notizia della congiurata ruina del conte. La sciagura
era sì nuova ed impreveduta, che non potè comprenderla ad una prima
lettura dello scritto di Rodolfo. Tornò più volte sullo sciagurato
documento; e, soltanto dopo una strana lotta di congetture, dovette
alfine assicurarsi, che trattavasi di un fatto forse a quell'ora
irremediabilmente compiuto. — A tanta sciagura rimase come insensata;
l'affetto che nutriva pel conte, benchè fosse un sentimento ben diverso
da quella passione che avea provato in altri tempi, bastò a commoverla
fino alle lacrime; bevve tutto l'amaro di una sventura che la colpiva
due volte, nella persona a lei cara e nella patria. — Ma un altro
sentimento sacro del pari ed imperioso, surse fortunatamente nel suo
animo, e richiamò all'ordine i sensi fluttuanti e smarriti. — Pensò
Agnese a sè; non per se stessa, ma pel figlio suo. Era necessario
non metter tempo di mezzo a risolvere. Bisognava abbandonare quel
soggiorno; escire ad ogni costo da quel castello; cercare un asilo
lontano dalle dolorose memorie della sua gioventù, lontano dalla
patria, dove ogni affetto era rimunerato sì tristamente, dove ogni
nobile speranza era suggellata dalla memoria di una disgrazia. Accettò
con rassegnazione l'esilio e la povertà, come il naufrago accetta, qual
porto di salute, il nudo scoglio che lo divide dagli abissi del mare. —
“Partirò dimani; no, oggi stesso, sul momento.... La mia fida compagna
non mi abbandonerà. Avrò meco il mio diletto Gabriello. Egli sarà il
mio unico bene. Sarò povera; ma che monta? gustai gli agi, riconobbi
da vicino le vantate delizie della grandezza. Preferisco la miseria,
mille volte la miseria... è minor male la privazione del pane, che un
superfluo pieno di tante amarezze.„
Rinvigorita da questa risoluzione, Agnese proponevasi di mandarla ad
effetto il più presto possibile. — Ma mentre s'avviava ad escire dalla
sala, taluno le si fece incontro, e le indirizzò la parola.
“Sua Grazia mi manda a voi„ disse egli. — L'interlocutore era lo
scudiero, arrivato quella stessa mattina da Milano. La buona novella,
di cui era stato apportatore, lo aveva notabilmente avanzato nei favori
della principessa.
“Qualche nuovo ordine forse?„
“Sì; cioè, tale io lo credo, balbettava lo scudiero; un ordine non
precisamente per voi, ma riguardo a voi.„
“Spiegatevi; io non vi comprendo.„
“Sua Grazia, con quella penetrazione che è sua propria, ha saputo
leggere nel vostro animo un vivo desiderio, cui forse non corrisponde
la franchezza della vostra parola. — Vi riesce grave il servigio della
corte; ella ve ne dispensa.„
“Avete ragione; io non avrei osato chiedere, come un favore, quanto
credo essere l'adempimento di un dovere. — Se in ciò vi è un mio
desiderio, non è cosa che torni conto di consultare. Mi basta di aver
prevenuto quello della signora. — Io mi allontanerò dalla corte oggi,
tosto....„
“Ma.... invero.... — interruppe colla medesima dubiezza lo scudiero —
non è intenzione di Sua Grazia, che voi partiate sì presto. Anzi, ella
m'impone di notificarvi, che voi non escirete dal castello, che dietro
suo ordine.„
“Il favore non è dunque completo?„ soggiunse Agnese non senza ironía.
“Abbiate pazienza; e abbandonatevi alla inesauribile generosità di Sua
Grazia.„
“Sono dunque creduta colpevole, e trattata come tale.„
“Non è mio costume il sindacare le azioni de' miei signori — disse con
affettata severità lo scudiero. — Per un fido servo, quale io sono, non
vi può essere esitanza o dubio in tutto ciò che è chiaro e definito pel
proprio padrone.„
“Dite dunque la mia sentenza.„
“Voi rimarrete in questo castello; ma dovrete cangiare il vostro
quartiere, con una stanza meno decorosa e più ben custodita che vi sarà
designata nella torre di ponente.„
“Prigioniera!„, sclamò Agnese con accento di desolazione.
“Questa parola non è escita dalle auguste labra della mia signora.„
“Ebbene, subirò la mia sorte rassegnata. Dite alla vostra padrona che
io mi preparo ad obedirla; che io ho accolto quest'atto di severità con
animo confidente di vederlo presto revocato. La giustizia può tacere
un istante, non spegnersi nell'animo di Caterina. — Ho una grazia, a
domandarle: mi si permetta almeno che due persone a me care dividano
la mia solitudine. Dimenticherò chi mi ha privato della libertà,
per benedire colei, che arrichisce la cella della prigioniera di due
dilettissimi oggetti. — Posso io sperarlo?„
“Mi duole di dovervi disingannare. L'ordine è preciso.„
“Spiegatevi!„
“Voi dovete essere sola.„
Agnese proruppe in uno scoppio di pianto.
“Lasciatemi almanco, disse poi, che io li veda, che io li abbracci
una volta. — È impossibile che un cuore di donna rifiuti ad una madre
il conforto di vedere la sua creatura. Non fate quest'oltraggio a
Caterina. Essa è migliore di quello che voi la giudicate. In nome di
quanto v'ha di più sacro, io vi dimando un'ora di riposo vicino a'
miei cari.... Colà troverò la forza di subire, come si conviene, il
supplicio che mi è imposto....„
“È impossibile, impossibile. — La dimora che vi è destinata è pronta a
ricevervi. Io ho l'ordine di guidarvi colà.„
“Senza speranza di una mitigazione?„
“Al contrario; vi autorizzo a sperare la grazia completa, se vi
mostrerete docile a questo comando. Io riferirò alla principessa le
vostre parole; io le parlerò delle vostre speranze. State certa, o
madonna, che non avrete a pentirvi d'avere obedito.„
Queste parole, consigliate soltanto dalla necessità di consumare
un atto di violenza senza divulgarne lo scandalo, indussero Agnese
all'obedienza incondizionata. Ben poca fede prestava alle parole
dello sgherro. Quel tuono di pietà mascherava malamente la più vile
impostura. Ma il suo povero cuore soffriva troppo; e, in mezzo
alle crudeli torture, anche una speranza debole ed indeterminata
racchiudeva un conforto, che in quell'estrema miseria era provida cosa
l'accarezzare.