CXLI.

Il meno sodisfatto di un simile scioglimento, diciamolo un'altra

volta, è chi scrive. Egli avrebbe voluto far d'Agnese un'eroina, e

forse poteva sperare di riescirvi anche dopo quello che si è narrato.

Ma ora, al punto cui sono avviate le cose, chi potrà persuadersi che

altra ragione, fuorchè un amor recidivo, fosse il secreto consigliero

della sua docilità? — Le promesse del conte sono sospette; l'assenso

di Canziana non ha sufficiente peso. — Nondimeno, questi momenti

d'incertezza, questi inciampi involontarii della virtù, ci attestano

veritieri. Nulla è più atto ad autenticare l'originalità di un ritratto

e la sua felice rassomiglianza, quanto il non avervi omesse le rughe e

le chiazze.

I nostri personaggi, ciascuno secondo le proprie viste, chiamarono

fortunata la fatta risoluzione. Agnese fece tacere i suoi dubii

per rallegrarsi al vedere rivivere i disegni di suo padre. Il conte

v'aggiunse il conforto di potere finalmente venire in grado di rendere

ad Agnese un po' di quel bene che la sua improvida condotta le aveva

rapito. Pensava di circondarla d'ogni sua cura, di darle le migliori e

le più sode prove d'affetto; ma queste cure e queste prove d'affetto

dovevano essere tali che non la facessero pentita mai della sua

fiducia. Egli si trovava forte a ciò; si rallegrava con se stesso;

e, affrettiamoci a dirlo, non si rallegrava a torto. — Canziana era

fatta lieta dalla convinzione di veder adottato un partito, che poneva

al sicuro i suoi diletti padroni. Non era cieca però; vedeva anzi da

lontano più pericoli che in realtà non esistessero. Ma altri più gravi

e più urgenti pericoli la sospingevano ad accogliere la proposta del

conte come un favore, che la Providenza non volgerebbe a male.

Dopo una settimana, che passò nè lieta nè mesta, Agnese, perfettamente

risanata, abbandonò, in un con Gabriello e Canziana, il suo ritiro. —

In quel punto, gravi pensieri si levarono nella mente loro e resero

più doloroso il congedo. Nella mesta calma di chi partiva non v'era

soltanto il rammarico delle abitudini troncate. — La buona gente, che

aveva esercitata l'ospitalità con nobile disinteresse, pigliò per sè

quella manifestazione. Con segni di affetto riverente accompagnò chi

partiva fino sulla strada maestra. Ivi la separazione fu affettuosa.

La memoria del ricevuto beneficio e la sodisfazione d'aver fatto del

bene, durarono ben oltre quel giorno. Agnese ricordò per tutta la vita

la carità de' suoi vicini, e potè a suo tempo attestar loro, coi fatti,

che chi fa del bene impresta a Dio.

L'ingresso di Agnese nel castello di Pavia fu, come era a prevedersi,

segnalato dal solito cicalio dei crocchii cortigianeschi. L'arrivo di

una dama era per quegli sfacendati un fatto significante; la bellezza

di Agnese, ancorchè modesta e riservata, divenne in breve il punto di

mira degli sguardi i più appassionati. Il suo nome e le sue disgrazie

prestavano argomento a varie e strane dicerie. — Taluno osò sulle prime

tessere sul suo conto novelle poco onorevoli; qualche altro, coll'aria

languida e i frequenti sospiri, tentò farsele vicino, e render vere

le ingiuriose supposizioni dei calunniatori. Ma la costumatezza di

Agnese, i modi onesti e parcamente socievoli, coi quali ella trattava

indistintamente tutti i cortigiani, disarmarono in breve le male

lingue, e tolsero ogni speranza ai malcreati paladini.

Anche la condotta del Conte contribuì a tale intento, perocchè egli

seppe proteggerla più col riserbo, che non coi fatti. In capo a poche

settimane, la turba linguacciuta non trovò più il solito diletto nel

malmenare la riputazione d'Agnese. Non convinta della sua innocenza ma

distolta dal triste officio di scovarne i misteri, finì per rispettare

in lei una protetta del padrone, la creduta àrbitra della sua volontà.

In corte non mancavano argomenti nuovi e bizzarri per sbramare la

cupida oziosaggine degli infingardi. — Agnese pertanto fu salva dalla

stessa malevola leggerezza de' suoi nemici.

Ma era essa felice? Se le fosse bastato il sentirsi sicura dalle

minaccie, che l'avevano funestata nel suo ritiro, o il vedere dissipati

i pericoli che accompagnavano il suo ingresso in corte, dobbiamo

dire di sì. Se a far felice una madre basta il veder crescere bello

e gagliardo il proprio figlio, dobbiamo ripetere di sì. — Ma la vita

di Agnese non si rinchiudeva tutta entro questi limiti. Il conte

non le aveva promesso soltanto di difenderla dalle insidie de' suoi

detrattori: egli parlò e promise in nome di suo padre. — Da quel giorno

la memoria paterna non fu soltanto una storia di affetti; fu l'idea

fissa di un sacro dovere, di un voto che dimandava pronto e coraggioso

adempimento.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 75 / 103 题