Agnese, dopo quell'atto spontaneo di affetto che era ad un tempo
una risposta ed una proposta, sentì svanire da sè l'esitanza, che
poco prima la costringeva al silenzio. Non temette di aver concesso
troppo, ma provò la necessità di rischiarare la posizione d'entrambi,
accennandone i patti. L'importanza del soggetto, le inspirò quella
parola nè timida, nè severa, che conveniva ad una donna e ad una
madre. — Canziana rimase presente al colloquio: se avesse tentato di
allontanarsi, Agnese l'avrebbe trattenuta.
“Eccovi, disse Agnese, quella creatura a cui volete dare il vostro
glorioso nome. Sia come il cielo ha destinato. Amate dunque il vostro
figlio d'adozione; ma rammentate ch'egli ha una madre, che essa fu
tanto sventurata; e che, se ora si chiama meno infelice, gli è perchè
il cielo le ha fatto dono di questo tesoro.„
“O Agnese, interruppe il conte, io voglio amare Gabriello con voi,
non contro di voi. Voglio che egli gusti la prima e la più soave delle
dolcezze umane, l'affetto di sua madre. Io non porrò tra voi e vostro
figlio l'autorità del padre adottivo; non lo chiamerò presso di me, se
voi non l'avrete congedato dalle vostre braccia. Quando, confuso fra
i giovinetti amanti la gloria delle armi, mi chiederà una spada, io
gliela cingerò, e gli insegnerò ad usarla.
“Ma fino a quel giorno....„
“Fino a quel giorno sarà tutto vostro. — Egli ebbe da voi il primo
nutrimento del corpo; riceverà da voi stessa il primo pane dello
spirito. Tocca alla madre l'insegnare a'suoi figli le prime virtù.„
“Voi siete generoso„ — soggiunse Agnese visibilmente commossa.
“Non mi chiamate troppo presto con tal nome. L'egoismo dell'amore
rassomiglia qualche volta alla liberalità di chi semina a piene mani,
perchè spera raccogliere nell'egual misura — Quando avrete udito le mie
condizioni....„
“Le condizioni, e quali?„
“Quelle che sono richieste dall'osservanza de' miei doveri. L'affetto
mio per Gabriello non deve essere un vacuo e leggiero sentimento, che
si esaurisce in aspirazioni ed amplessi. È la paterna tutela che mio
figlio esige da me; è la incolumità de' suoi giorni, che io gli debbo
anzitutto assicurare.„
“Dubitate forse della mia sorveglianza, delle mie cure?„
“Mi guardi il cielo. Gabriello può dormire tranquillo sul seno di sua
madre; ma la madre (ditelo in buona coscienza) può ella chiudere gli
occhi un momento, e sognare sicurezza in mezzo ad un mondo che l'ha
fatta più volte bersaglio della sua malevolenza? — Chi protegge questa
donna derelitta; chi difende in lei i diritti della natura?„
Agnese impallidì; gli occhi le si riempirono di lacrime.
“Voi pure, continuò il conte, vi chiamate convinta del mio amore
per Gabriello, ma per ciò sareste voi pronta a staccarvi da lui, ed
a confidarlo senza riserva alle mie cure? V'ha forse una ragione, o
Agnese, perchè io ami meno, o diversamente, quel figlio? L'ansia, che
provate alla sola idea di saperlo lontano, è comune anche a me. Io
non dubito della madre, ma degli uomini: io non voglio dividere Agnese
da Gabriele; ma mi colloco fra questi cari oggetti dell'amor mio e il
mondo che li minaccia?„
“Che dite mai, o signore? Voi mi fate paura.„
“Pensate a ciò che è avvenuto jeri, pensate ai fatti d'oggi, e dite se
possiamo vivere tranquilli pel dì venturo.„
“Pur troppo! — aggiunse fra sè, ma ad alta voce Canziana, — pur troppo.
Senza una grazia del cielo il povero Gabriello era perduto. Non bisogna
fidar troppo e sempre nei prodigi; è più saggio prevenire il pericolo
che volerlo incontrare per vincere.„
“Anch'io penso così. È perciò che mi sono rinchiusa in questa dimora
solitaria, affinchè il mondo si dimenticasse di me.„
“Ma le fiere hanno fiutato da lungi le peste della vittima. Voi potete
fuggire di qui, credervi sicura in un luogo ancora più remoto di
questo; i ribaldi vi seguiranno, vi raggiungeranno.... Questa guerra
codarda va loro a sangue....„
“Ma Dio mio! perchè tanta persecuzione?„
“Non mi odiate per questo, o Agnese; io voglio essere sincero: la causa
di ciò sono io. I tristi assalgono il Conte di Virtù nelle sue interne
affezioni; perchè non osano attaccare le sue schiere, e far legittima
guerra. Gli vogliono rapire il figlio, come gli hanno rapito il cuore
dell'amante.„
Agnese proruppe in uno scoppio di pianto.
“Ma qual è il rimedio a tanto pericolo?„ chiese poco dopo la madre.
“La pietà per vostro figlio vi chiede un nuovo e più grande sacrificio.
— La proposta che io sto per farvi è penosa, ma necessaria. Oh perchè
Dio non ve la inspira!„.
“Dite, o Signore; io son pronta a tutto.„
“Voi lascerete al più presto possibile questa dimora, e cercherete un
asilo nel castello di Pavia.„
“Ciò è impossibile„, rispose recisamente Agnese.
“Era impossibile alla donzella d'un anno fa; ma alla madre, che vuol
porre al sicuro suo figlio, ciò è necessario.„
“Dovunque io mi trovi, gli scelerati non oseranno toccare il mio
Gabriello: io lo difenderò colla preghiera, colle strida, colle armi
se fia d'uopo. Non l'abbandonerò mai; chi vorrà stendere la mano su lui
dovrà prima uccidere sua madre.„
“O Agnese, tutto ciò è nobile, è santo; ma la natura non è sodisfatta
da questi eroici propositi. Vi è chi vuole, e chi deve dividere i
vostri pericoli. Quel desso son io„.
“Ma nel proteggere Gabriello non vi è lecito mettere un'altra volta
in pericolo l'onore di sua madre....„ soggiunse con eguale risolutezza
Agnese.
“Dubitate voi di me? Oh, allora, fra due mali, fra due incertezze,
spetta a voi sola la scelta„.
“Io ho fede nella vostra generosità; ma questa fede, fosse anche la
più viva e provata, non mi autorizza a scordare i riguardi che debbo
a me stessa. — Ciò che è avvenuto, non mi ha tolto ogni speranza
di riabilitarmi dinanzi alla mia coscienza ed agli uomini: io debbo
volgere ogni mia azione a questo scopo.„
“Temete il mondo, poveretta; e vi chinate dinanzi all'effimera autorità
de' suoi giudizii?„
Agnese tacque.
“Vorrete dunque sacrificare la vita e la salvezza di vostro figlio al
timore della loquacità de' miei cortigiani? Sappiate che l'arma della
calunnia è inoffensiva in corte, perchè troppo abusata. Ciò che oggi
lo sfacendato servidorame guarda sott'occhi e beffeggia, dimani trova
degno di plausi e d'onori. Io ho l'arte di soffocare l'insultante
sorriso, che vi fa paura; saprò (ve lo giuro) rispettare il vostro
nome, e fare ch'esso sia rispettato da tutti.„
Meravigliata della franchezza di queste parole, Agnese non insisteva
nella sua ripulsa; ma, con un'aria di aspettativa angosciosa,
invitava il conte a spiegare più chiaramente le sue intenzioni. —
Tali parole riescivano ancora più misteriose a Canziana; ella voleva
ardentissimamente il meglio della sua padrona, ma non sapeva dove
cercarlo, a che e a chi fidarsi.
“Uditemi attentamente, proseguì il conte. — Voi conoscete quali
rapporti esistano fra me e il signore di Milano: non ignorate, che fino
a questo giorno io ingannai la vigilanza de' miei nemici, che seppellii
nel fondo dell'animo i miei sdegni, perchè si accumulassero, che posi
in essi la mia ricchezza, la mia forza. Oggi mi sento forte e ricco;
il modico risparmio di molti giorni è divenuto un tesoro. Il principe
timido e docile, che studiava la capricciosa volontà di un parente,
per piegarvisi, da questo istante vuol gettare la maschera. — V'ha fra
i prìncipi un linguaggio che vince ogni ardita parola, che pareggia la
stessa minaccia. — Se oggi Barnabò Visconti mi spedisse un suo legato,
io non avrei che a rifiutargli un sorriso, perchè si rompesse la guerra
fra me e il signore di Milano. — Ma non è ancor tempo di ciò. Il mio
mutar di condotta vuol essere deciso, non imprudente. — La vostra
apparizione al castello di Pavia sarà il primo passo verso un'esistenza
più libera. Voi sarete il genio benefico che rompe un fatale incanto„.
“E i legami di parentela che avete stretto da poco tempo colla corte di
Milano? e l'amore di Caterina Visconti?„
Lasciamo al lettore il definire se in queste parole si celasse un
avviso od un rimprovero, se fossero dettate da sentimento di pietà, o
da un sintomo inavvertito di gelosia. È probabile che vi entrasse un
po' di tutto.
“Voi mi parlate di Caterina? Infelice creatura! Non fu mai fatto
strazio più crudele della volontà di una donna. — Fanciulla, fu ceduta
al migliore offerente; al Conte di Virtù piuttosto che ad altri, perchè
il conte la chiedeva a più larghi patti. Sposa, si vuol fare di lei un
secreto strumento del signor di Milano. La timida donna non è atta a
tanto. — Una lettera di suo fratello Rodolfo la impegnava due giorni
fa, in nome del padre, a spiare le mie intenzioni e a riferirle.
Ella respinse la proposta; si chiama o si sente inetta a così odioso
incarico. — Io ebbi nelle mie mani lo scritto dell'uno e la risposta
dell'altra. Caterina è incapace a far male.„
“Perciò appunto io rispetterò la calma, di cui ella gode. La mia
presenza potrebbe turbarla.„
“Se avete fede in me, se credete alle mie promesse, non dovete temere
per lei. La fermezza, con cui vi do parola di volere rispettare
i diritti di quella donna, deve essere una guarentigia sacra e
solenne anche pei vostri. — Orsù Agnese; non create ostacoli alle
mie risoluzioni. È tempo che il timido vassallo di Barnabò scuota il
giogo, e ripigli la sua autorità. — Prima di amar voi, prima di sposar
Caterina, io era secretamente legato alle sorti di vostro padre e de'
suoi amici. Ho temporeggiato anche troppo.„
“Io non comprendo, come ciò che mi chiedete possa entrare in tali
disegni.„
“Dal momento che la figlia di Maffiolo Mantegazza avrà posto il piede
nel castello di Pavia, dirò che ho gettato il guanto al Visconti di
Milano.„
“Ma con qual titolo la figliuola del proscritto varcherà la soglia
della reggia dei Visconti?„
“Potrà entrarvi come un'infelice profuga e perseguitata che chiede ed
ottiene protezione, ospitalità. Potrà rimanervi come dama d'onore di
Caterina nel novero delle matrone e delle donzelle, tolte alle famiglie
più affezionate al Conte di Virtù. — Vi è grave, lo so, questo nome;
ma, per la memoria di vostro padre, non lo rifiutate. Il sacrificio lo
rende nobile; se questa proposta vi fosse sembrata bella e fortunata,
allora vi direi: diffidate, o Agnese. In far ciò che vi è grave, avrete
salva almeno la vostra coscienza.„
Fra le tante ragioni, colle quali il conte tentò smovere l'animo
d'Agnese, questa fu la più valida. Cedendo in altro tempo alle
parole di lui, aveva provato un'ebrezza lusinghiera; quell'ebrezza
era stata un inganno. Ora ad una preghiera, fattale dalla stessa
persona e con non meno vivo affetto, ella provava una commozione
grave, solenne, quasi dolorosa. Ma l'idea di un sacrificio ripigliò
su lei quell'impero, che altra volta fu usurpato da una vana lusinga
di felicità. Tacque Agnese, ma il silenzio ebbe il significato di
un'affermativa rassegnata. Il suo aspetto calmo e sereno crebbe il
valore della tacita risposta. — Il conte e Canziana l'interpretarono
come un si; e l'accolsero con immensa gioja.