CXL.

Agnese, dopo quell'atto spontaneo di affetto che era ad un tempo

una risposta ed una proposta, sentì svanire da sè l'esitanza, che

poco prima la costringeva al silenzio. Non temette di aver concesso

troppo, ma provò la necessità di rischiarare la posizione d'entrambi,

accennandone i patti. L'importanza del soggetto, le inspirò quella

parola nè timida, nè severa, che conveniva ad una donna e ad una

madre. — Canziana rimase presente al colloquio: se avesse tentato di

allontanarsi, Agnese l'avrebbe trattenuta.

“Eccovi, disse Agnese, quella creatura a cui volete dare il vostro

glorioso nome. Sia come il cielo ha destinato. Amate dunque il vostro

figlio d'adozione; ma rammentate ch'egli ha una madre, che essa fu

tanto sventurata; e che, se ora si chiama meno infelice, gli è perchè

il cielo le ha fatto dono di questo tesoro.„

“O Agnese, interruppe il conte, io voglio amare Gabriello con voi,

non contro di voi. Voglio che egli gusti la prima e la più soave delle

dolcezze umane, l'affetto di sua madre. Io non porrò tra voi e vostro

figlio l'autorità del padre adottivo; non lo chiamerò presso di me, se

voi non l'avrete congedato dalle vostre braccia. Quando, confuso fra

i giovinetti amanti la gloria delle armi, mi chiederà una spada, io

gliela cingerò, e gli insegnerò ad usarla.

“Ma fino a quel giorno....„

“Fino a quel giorno sarà tutto vostro. — Egli ebbe da voi il primo

nutrimento del corpo; riceverà da voi stessa il primo pane dello

spirito. Tocca alla madre l'insegnare a'suoi figli le prime virtù.„

“Voi siete generoso„ — soggiunse Agnese visibilmente commossa.

“Non mi chiamate troppo presto con tal nome. L'egoismo dell'amore

rassomiglia qualche volta alla liberalità di chi semina a piene mani,

perchè spera raccogliere nell'egual misura — Quando avrete udito le mie

condizioni....„

“Le condizioni, e quali?„

“Quelle che sono richieste dall'osservanza de' miei doveri. L'affetto

mio per Gabriello non deve essere un vacuo e leggiero sentimento, che

si esaurisce in aspirazioni ed amplessi. È la paterna tutela che mio

figlio esige da me; è la incolumità de' suoi giorni, che io gli debbo

anzitutto assicurare.„

“Dubitate forse della mia sorveglianza, delle mie cure?„

“Mi guardi il cielo. Gabriello può dormire tranquillo sul seno di sua

madre; ma la madre (ditelo in buona coscienza) può ella chiudere gli

occhi un momento, e sognare sicurezza in mezzo ad un mondo che l'ha

fatta più volte bersaglio della sua malevolenza? — Chi protegge questa

donna derelitta; chi difende in lei i diritti della natura?„

Agnese impallidì; gli occhi le si riempirono di lacrime.

“Voi pure, continuò il conte, vi chiamate convinta del mio amore

per Gabriello, ma per ciò sareste voi pronta a staccarvi da lui, ed

a confidarlo senza riserva alle mie cure? V'ha forse una ragione, o

Agnese, perchè io ami meno, o diversamente, quel figlio? L'ansia, che

provate alla sola idea di saperlo lontano, è comune anche a me. Io

non dubito della madre, ma degli uomini: io non voglio dividere Agnese

da Gabriele; ma mi colloco fra questi cari oggetti dell'amor mio e il

mondo che li minaccia?„

“Che dite mai, o signore? Voi mi fate paura.„

“Pensate a ciò che è avvenuto jeri, pensate ai fatti d'oggi, e dite se

possiamo vivere tranquilli pel dì venturo.„

“Pur troppo! — aggiunse fra sè, ma ad alta voce Canziana, — pur troppo.

Senza una grazia del cielo il povero Gabriello era perduto. Non bisogna

fidar troppo e sempre nei prodigi; è più saggio prevenire il pericolo

che volerlo incontrare per vincere.„

“Anch'io penso così. È perciò che mi sono rinchiusa in questa dimora

solitaria, affinchè il mondo si dimenticasse di me.„

“Ma le fiere hanno fiutato da lungi le peste della vittima. Voi potete

fuggire di qui, credervi sicura in un luogo ancora più remoto di

questo; i ribaldi vi seguiranno, vi raggiungeranno.... Questa guerra

codarda va loro a sangue....„

“Ma Dio mio! perchè tanta persecuzione?„

“Non mi odiate per questo, o Agnese; io voglio essere sincero: la causa

di ciò sono io. I tristi assalgono il Conte di Virtù nelle sue interne

affezioni; perchè non osano attaccare le sue schiere, e far legittima

guerra. Gli vogliono rapire il figlio, come gli hanno rapito il cuore

dell'amante.„

Agnese proruppe in uno scoppio di pianto.

“Ma qual è il rimedio a tanto pericolo?„ chiese poco dopo la madre.

“La pietà per vostro figlio vi chiede un nuovo e più grande sacrificio.

— La proposta che io sto per farvi è penosa, ma necessaria. Oh perchè

Dio non ve la inspira!„.

“Dite, o Signore; io son pronta a tutto.„

“Voi lascerete al più presto possibile questa dimora, e cercherete un

asilo nel castello di Pavia.„

“Ciò è impossibile„, rispose recisamente Agnese.

“Era impossibile alla donzella d'un anno fa; ma alla madre, che vuol

porre al sicuro suo figlio, ciò è necessario.„

“Dovunque io mi trovi, gli scelerati non oseranno toccare il mio

Gabriello: io lo difenderò colla preghiera, colle strida, colle armi

se fia d'uopo. Non l'abbandonerò mai; chi vorrà stendere la mano su lui

dovrà prima uccidere sua madre.„

“O Agnese, tutto ciò è nobile, è santo; ma la natura non è sodisfatta

da questi eroici propositi. Vi è chi vuole, e chi deve dividere i

vostri pericoli. Quel desso son io„.

“Ma nel proteggere Gabriello non vi è lecito mettere un'altra volta

in pericolo l'onore di sua madre....„ soggiunse con eguale risolutezza

Agnese.

“Dubitate voi di me? Oh, allora, fra due mali, fra due incertezze,

spetta a voi sola la scelta„.

“Io ho fede nella vostra generosità; ma questa fede, fosse anche la

più viva e provata, non mi autorizza a scordare i riguardi che debbo

a me stessa. — Ciò che è avvenuto, non mi ha tolto ogni speranza

di riabilitarmi dinanzi alla mia coscienza ed agli uomini: io debbo

volgere ogni mia azione a questo scopo.„

“Temete il mondo, poveretta; e vi chinate dinanzi all'effimera autorità

de' suoi giudizii?„

Agnese tacque.

“Vorrete dunque sacrificare la vita e la salvezza di vostro figlio al

timore della loquacità de' miei cortigiani? Sappiate che l'arma della

calunnia è inoffensiva in corte, perchè troppo abusata. Ciò che oggi

lo sfacendato servidorame guarda sott'occhi e beffeggia, dimani trova

degno di plausi e d'onori. Io ho l'arte di soffocare l'insultante

sorriso, che vi fa paura; saprò (ve lo giuro) rispettare il vostro

nome, e fare ch'esso sia rispettato da tutti.„

Meravigliata della franchezza di queste parole, Agnese non insisteva

nella sua ripulsa; ma, con un'aria di aspettativa angosciosa,

invitava il conte a spiegare più chiaramente le sue intenzioni. —

Tali parole riescivano ancora più misteriose a Canziana; ella voleva

ardentissimamente il meglio della sua padrona, ma non sapeva dove

cercarlo, a che e a chi fidarsi.

“Uditemi attentamente, proseguì il conte. — Voi conoscete quali

rapporti esistano fra me e il signore di Milano: non ignorate, che fino

a questo giorno io ingannai la vigilanza de' miei nemici, che seppellii

nel fondo dell'animo i miei sdegni, perchè si accumulassero, che posi

in essi la mia ricchezza, la mia forza. Oggi mi sento forte e ricco;

il modico risparmio di molti giorni è divenuto un tesoro. Il principe

timido e docile, che studiava la capricciosa volontà di un parente,

per piegarvisi, da questo istante vuol gettare la maschera. — V'ha fra

i prìncipi un linguaggio che vince ogni ardita parola, che pareggia la

stessa minaccia. — Se oggi Barnabò Visconti mi spedisse un suo legato,

io non avrei che a rifiutargli un sorriso, perchè si rompesse la guerra

fra me e il signore di Milano. — Ma non è ancor tempo di ciò. Il mio

mutar di condotta vuol essere deciso, non imprudente. — La vostra

apparizione al castello di Pavia sarà il primo passo verso un'esistenza

più libera. Voi sarete il genio benefico che rompe un fatale incanto„.

“E i legami di parentela che avete stretto da poco tempo colla corte di

Milano? e l'amore di Caterina Visconti?„

Lasciamo al lettore il definire se in queste parole si celasse un

avviso od un rimprovero, se fossero dettate da sentimento di pietà, o

da un sintomo inavvertito di gelosia. È probabile che vi entrasse un

po' di tutto.

“Voi mi parlate di Caterina? Infelice creatura! Non fu mai fatto

strazio più crudele della volontà di una donna. — Fanciulla, fu ceduta

al migliore offerente; al Conte di Virtù piuttosto che ad altri, perchè

il conte la chiedeva a più larghi patti. Sposa, si vuol fare di lei un

secreto strumento del signor di Milano. La timida donna non è atta a

tanto. — Una lettera di suo fratello Rodolfo la impegnava due giorni

fa, in nome del padre, a spiare le mie intenzioni e a riferirle.

Ella respinse la proposta; si chiama o si sente inetta a così odioso

incarico. — Io ebbi nelle mie mani lo scritto dell'uno e la risposta

dell'altra. Caterina è incapace a far male.„

“Perciò appunto io rispetterò la calma, di cui ella gode. La mia

presenza potrebbe turbarla.„

“Se avete fede in me, se credete alle mie promesse, non dovete temere

per lei. La fermezza, con cui vi do parola di volere rispettare

i diritti di quella donna, deve essere una guarentigia sacra e

solenne anche pei vostri. — Orsù Agnese; non create ostacoli alle

mie risoluzioni. È tempo che il timido vassallo di Barnabò scuota il

giogo, e ripigli la sua autorità. — Prima di amar voi, prima di sposar

Caterina, io era secretamente legato alle sorti di vostro padre e de'

suoi amici. Ho temporeggiato anche troppo.„

“Io non comprendo, come ciò che mi chiedete possa entrare in tali

disegni.„

“Dal momento che la figlia di Maffiolo Mantegazza avrà posto il piede

nel castello di Pavia, dirò che ho gettato il guanto al Visconti di

Milano.„

“Ma con qual titolo la figliuola del proscritto varcherà la soglia

della reggia dei Visconti?„

“Potrà entrarvi come un'infelice profuga e perseguitata che chiede ed

ottiene protezione, ospitalità. Potrà rimanervi come dama d'onore di

Caterina nel novero delle matrone e delle donzelle, tolte alle famiglie

più affezionate al Conte di Virtù. — Vi è grave, lo so, questo nome;

ma, per la memoria di vostro padre, non lo rifiutate. Il sacrificio lo

rende nobile; se questa proposta vi fosse sembrata bella e fortunata,

allora vi direi: diffidate, o Agnese. In far ciò che vi è grave, avrete

salva almeno la vostra coscienza.„

Fra le tante ragioni, colle quali il conte tentò smovere l'animo

d'Agnese, questa fu la più valida. Cedendo in altro tempo alle

parole di lui, aveva provato un'ebrezza lusinghiera; quell'ebrezza

era stata un inganno. Ora ad una preghiera, fattale dalla stessa

persona e con non meno vivo affetto, ella provava una commozione

grave, solenne, quasi dolorosa. Ma l'idea di un sacrificio ripigliò

su lei quell'impero, che altra volta fu usurpato da una vana lusinga

di felicità. Tacque Agnese, ma il silenzio ebbe il significato di

un'affermativa rassegnata. Il suo aspetto calmo e sereno crebbe il

valore della tacita risposta. — Il conte e Canziana l'interpretarono

come un si; e l'accolsero con immensa gioja.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 74 / 103 题