CXXVI.

Il luogo della sosta era un piccolo campo alberato all'ingiro da

pini ombrelliferi dall'arsa corteccia e dalla pallida verdura. Appiè

di alcuni di essi erano disposte pietre rozzamente riquadrate, che

potevano servire di sedile; nel mezzo si apriva un vasto spazio di

terreno smosso, partito in ajuole da cordoni di mortella, entro cui

brillavano gli ultimi fiori dell'autunno.

Il casolare si presentava di fronte sotto la forma più semplice, che

possa avere abitazione umana. Un muro piano, protetto da una gronda

di paglia, ne costituiva la facciata. Una piccola porta, alla quale

si ascendeva per due scaglioni di varia misura, ne era l'entrata

principale. Non parliamo delle finestre sparse qua e là senza ordine e

senza misura.

Medicina, affranto nello spirito e di conseguenza scemo di forze,

sentì il bisogno di far alto e di riposare prima di riprendere i suoi

pensieri, e di ridurli ad atto. Si accostò quindi alla più vicina di

quelle pietre, e, serratosi ben bene il mantello intorno al corpo,

sedette. — Ma poco dopo, quando cercò di liberare dalle pieghe del

mantello il braccio destro, per appoggiare il gomito sul ginocchio e

il mento nel cavo della mano, sentì che questa era gelata ed inerte

come fosse di piombo. Le gambe prive d'ogni elasticità si fissavano

aggranchiate nel terriccio, e vi stampavano un'orma profonda.

A crescere l'affanno, da cui era oppresso, contribuirono alcune

circostanze del tutto fortuite. Il cielo, già limpido e purissimo, si

coperse improvisamente. L'uomo, che non aveva avuto occhi per iscorgere

la bellezza di quella vôlta stellata, si destò dal suo letargo per

riconoscere quel subitaneo offuscamento. Alzò lo sguardo e vide che una

nube sanguigna, frangiata da un lembo argenteo, aveva coperto la luna

al suo tramonto. Quell'istantanea privazione di luce sembrava rendere

più intenso il freddo, che gli cercava ogni fibra, e gli faceva battere

i denti. Ciò gli parve di cattivo augurio.

Quasi al medesimo istante uno strido lontano, raddoppiato dall'eco,

partì dal fondo della foresta. Stette egli in ascolto. Quel

sibilo acuto, lamentevole, andava crescendo, e s'avvicinava.

Contemporaneamente, un corpo pennuto ed ondeggiante solcò lo

spazio ed aleggiò così vicino a lui, che l'aria scossa gli flagellò

disgustosamente il volto. — Era un gufo che volava al suo nido. Ciò

aggiunse al primo augurio un senso di ribrezzo ancora più sinistro.

Si levò Medicina con un movimento rapido, e senza accorgersi mise

mano alla spada, per avere da essa quel coraggio, che l'animo non gli

porgeva. — Occupavasi nello svolger l'elsa dalle pieghe e dai pendagli,

quando udì un rumore, che nella quiete della notte non sarebbe sfuggito

a chi fosse anco più lontano di lui. Levò lo sguardo: una luce pallida

rischiarò l'interno di una cameretta, di cui s'erano spalancate le

imposte: ed una voce sommessa e dolcissima gli portò all'orecchio i

numeri armonici di una canzone. Rimise allora la spada, e stette ad

ascoltare le seguenti strofe:

Gentil fiore in strania zolla

Sbucciò ai rai d'immite ciel;

Sulla vergine corolla,

Sul pieghevole suo stel

Scatenò l'aprile insano

La gragnuola e l'uragano.

Ma da canto all'infelice,

Un arbusto meno esil

Fe' coll'ombra protettrice

Grato scudo al fior gentil;

E il difese dagli oltraggi

Del rio gel, degli arsi raggi.

Brillò alfin sul suol romito

Calmo il sole; e l'egro fior

Schiuse il calice avvizzito,

Furò all'iride i color,

E fe' pregne l'aure erranti

Di profumi inebrianti.

Or che crebbe il debil fusto,

Che il caduco fior d'un dì

Fatto è un albero robusto,

Quella zolla, che il nutrì,

(Pur se i giorni tornan grami)

È protetta da' suoi rami.

Anche il cespite vicino,

Che un dì largo di pietà

Fu al modesto fiorellino,

Nutrimento ed ombre avrà:

Poichè gli offre il ciel cortese

Doppio il ben ch'agli altri ei rese.

Nella gioja e nell'affanno,

Se a virtù s'accoppia amor,

Cresce il ben, s'attenua il danno:

Ben più grato è a nobil cor

L'aver parte d'altrui duolo,

Che fra gioje viver solo.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 58 / 103 题