Un pittore, che voglia rappresentare una giovine donna sfolgorante
di bellezza e d'ornamenti, chiede invano alla tavolozza gli schietti
colori, che emulano il brillar caldo e sanguigno delle carnagioni,
gli screzii delle stoffe, e lo smagliar delle gemme. Ma l'arte gli
insegna che una tinta fosca, ed opportunamente valida, sparsa intorno a
quegli splendori, ravviverà la sua languida creazione; giacchè l'occhio
dell'osservatore, dopo aver riposato sur un fondo opaco, si rende più
sensibile alla subitanea vivezza delle tinte artefatte, e, pel felice
gioco dei contraposti, trova brio e vita, dove poco prima era nebbia e
languore.
Il precetto dell'artista che imita la natura fisica si attaglia
perfettamente a chi studia di ritrarre il mondo morale. Volendo
dipingere l'anima di Agnese, mal riescirebbe nell'intento chi si
contentasse di stare dentro il circuito delle sue azioni, enumerando
ad uno ad uno i pregi di che era ornata, ed arrestandosi all'esatto
computo de' suoi dolori e delle sue virtù. La storia tracciata a
questo modo, pel merito d'essere troppo veritiera, non raggiungerebbe
lo scopo di lasciare nell'animo di chi ascolta una esatta e durevole
impressione. I foschi intrighi e le passioni scelerate degli
avversarii, che la circondano, spettano alla sua vita, precisamente
come il fondo della tela appartiene al suo protagonista. Con questo
contrasto sobriamente maneggiato acquisterà rilievo e forma il ritratto
della nostra eroina; e ciò che veduto da vicino sembrerà superfluo
o forzato, contribuirà da lungi alla fedele riproduzione della sua
imagine.
Tutto ciò sia detto per guidare il lettore a concludere che
l'analisi della vita di un ribaldo, qual'è Medicina, non fu tanto una
speculazione consigliata dal triste diletto di accozzare tinte vigorose
ed ardite, quanto una necessità imposta dallo scrupolo di cronisti
veritieri.
È riprovevole il gusto di coloro che pensano ricreare ed istruire
chi ode o legge colle più tetre pitture del genere umano; quasichè,
scorrendo un museo patologico, alla nauseante rivista di tante
diformità, si potesse acquistare un'idea precisa della vita, come ella
è secondo i voti della natura. — Ma non è meno strano ed ingannevole
il proposito d'altri, che, per pochi fiori raccolti a stento in un
vasto campo, vogliono far credere al paradiso del consorzio umano.
Queste sdilinquite dolcezze hanno perduto ogni prestigio; le arcadie
sono il limbo degli spiriti morti senza il battesimo dell'esperienza.
— La storia suol essere varia come la natura; nè tutta fiori, nè
rovi soltanto. Valgano a provar ciò le parole con cui apre i suoi
insegnamenti un dotto scrittore: “la vera importanza della storia sta
negli esempj di morale, che ella può porgere; non si vogliono in essa
cercare scene di sangue, sibbene ammaestramenti...; la conoscenza delle
vicende dei tempi andati allora solo è proficua quando ci apprende
a cansare gli errori, ad imitare le virtù, a vantaggiarsi della
sperienza„.[52]