CXI.

Un pittore, che voglia rappresentare una giovine donna sfolgorante

di bellezza e d'ornamenti, chiede invano alla tavolozza gli schietti

colori, che emulano il brillar caldo e sanguigno delle carnagioni,

gli screzii delle stoffe, e lo smagliar delle gemme. Ma l'arte gli

insegna che una tinta fosca, ed opportunamente valida, sparsa intorno a

quegli splendori, ravviverà la sua languida creazione; giacchè l'occhio

dell'osservatore, dopo aver riposato sur un fondo opaco, si rende più

sensibile alla subitanea vivezza delle tinte artefatte, e, pel felice

gioco dei contraposti, trova brio e vita, dove poco prima era nebbia e

languore.

Il precetto dell'artista che imita la natura fisica si attaglia

perfettamente a chi studia di ritrarre il mondo morale. Volendo

dipingere l'anima di Agnese, mal riescirebbe nell'intento chi si

contentasse di stare dentro il circuito delle sue azioni, enumerando

ad uno ad uno i pregi di che era ornata, ed arrestandosi all'esatto

computo de' suoi dolori e delle sue virtù. La storia tracciata a

questo modo, pel merito d'essere troppo veritiera, non raggiungerebbe

lo scopo di lasciare nell'animo di chi ascolta una esatta e durevole

impressione. I foschi intrighi e le passioni scelerate degli

avversarii, che la circondano, spettano alla sua vita, precisamente

come il fondo della tela appartiene al suo protagonista. Con questo

contrasto sobriamente maneggiato acquisterà rilievo e forma il ritratto

della nostra eroina; e ciò che veduto da vicino sembrerà superfluo

o forzato, contribuirà da lungi alla fedele riproduzione della sua

imagine.

Tutto ciò sia detto per guidare il lettore a concludere che

l'analisi della vita di un ribaldo, qual'è Medicina, non fu tanto una

speculazione consigliata dal triste diletto di accozzare tinte vigorose

ed ardite, quanto una necessità imposta dallo scrupolo di cronisti

veritieri.

È riprovevole il gusto di coloro che pensano ricreare ed istruire

chi ode o legge colle più tetre pitture del genere umano; quasichè,

scorrendo un museo patologico, alla nauseante rivista di tante

diformità, si potesse acquistare un'idea precisa della vita, come ella

è secondo i voti della natura. — Ma non è meno strano ed ingannevole

il proposito d'altri, che, per pochi fiori raccolti a stento in un

vasto campo, vogliono far credere al paradiso del consorzio umano.

Queste sdilinquite dolcezze hanno perduto ogni prestigio; le arcadie

sono il limbo degli spiriti morti senza il battesimo dell'esperienza.

— La storia suol essere varia come la natura; nè tutta fiori, nè

rovi soltanto. Valgano a provar ciò le parole con cui apre i suoi

insegnamenti un dotto scrittore: “la vera importanza della storia sta

negli esempj di morale, che ella può porgere; non si vogliono in essa

cercare scene di sangue, sibbene ammaestramenti...; la conoscenza delle

vicende dei tempi andati allora solo è proficua quando ci apprende

a cansare gli errori, ad imitare le virtù, a vantaggiarsi della

sperienza„.[52]

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 41 / 103 题