CX.

La notte toccava al suo mezzo; le porte del castello erano chiuse,

le saracinesche calate, doppie le sentinelle sugli spalti, ai ponti,

alle vedette. Medicina, grazie alla sua fronte incallita e al suo

parlar franco, potè essere ammesso nel recinto del fortilizio, e far

pervenire un'imbasciata pressante al principe. Il quale, per quella

spina che ognun conosce, era ancora in piedi, e misurava a gran passi

la diagonale della sua camera da letto.

Benchè certo di dovere udire da colui una conferma dolorosa de' suoi

dubj, egli non esitò ad accordargli udienza; ma appena lo vide entrare,

gli piantò in volto due occhi poco indulgenti, e con voce alquanto

aspra gli disse:

“A quest'ora!...„

“Quando si tratta di prestar servitù a Vostra Grazia, io scordo l'ora e

forse le convenienze. Mi si perdoni.„

“Che hai dunque? spicciati....„

“Quella prova di cui vi ho parlato stamane....„

“Ebbene, quella prova dov'è?„

“Fra un ora al più tardi essa brillerà dinanzi ai vostri sguardi, se

voi porrete a' miei ordini un pugno de' vostri.„

“Nuove condizioni! invero comincio a dubitare che tu non sii quell'uomo

che ti dai a credere colle tue millanterie. — Pensa, che il gioco ti

potrebbe costar caro...„

“Io sono nelle vostre mani, o signore; fatemi custodire dai vostri

soldati, finchè non torni colui, che giustificherà la mia condotta.„

Mentre il conte taceva impensierito, Medicina ripigliò la parola per

dichiarare che uno scritto d'Agnese diretto al Manfredi era nelle

mani di un tal Bergonzio da Seregno, alloggiato alla tale osteria,

posta nella tal strada. Chiese quindi che venissero spediti alcuni

sgherri ad impadronirsi del foglio e del suo portatore; e ciò con tutta

sollecitudine, affinchè la preda non sfuggisse alle ricerche.

La dichiarazione era esplicita; ma il conte, che in quel momento

sentiva tutto il peso di uno zelo che distruggeva le sue più care

illusioni, cercava pretesti ad oscurarne il merito.

“Perchè mai, soggiunse egli, non sapesti impadronirtene tu stesso?

Forse ti senti già troppo alto per certi officii?...„

Sorrise maliziosamente il ciurmatore, e ripigliò: — “Voleva evitarvi

la noja delle mie parole, ma vedo essere necessaria una spiegazione.

Quel Bergonzio, di cui si tratta, non mi è del tutto sconosciuto; come

però ebbi buone ragioni per non sollecitare una stretta amicizia con

lui, così ne ho delle più forti per non provocare i suoi sdegni. Per

ora, un'apparente neutralità mi fa sicuro d'averlo a suo tempo buono a

qualcosa di maggior rilievo. Egli potrà essere per me, ciò che io sono

per voi; così siamo due a servir Vostra Grazia.„

Al conte veniva in uggia quell'aria di servitù, stipendiata a suo

danno. — Troncò pertanto le ciarle, permettendo che una mano di soldati

si ponesse agli ordini di Medicina.

Mezz'ora dopo, Bergonzio, scosso da tre paja di braccia nerborute,

apriva gli occhi e la mente alla dolorosa sorpresa di una visita

di gente sconosciuta, che gli mandava a male il più lieto tra' suoi

sogni, per ingiungergli di recarsi sùbito al castello. — La spranghetta

cagionata dalle generose libazioni gli toglieva la voglia di resistere

all'invito; onde, levatosi di tutta fretta, escì coi compagni.

L'aria viva e la paura lo fecero tornar in senno; ma potè raccapezzare

il filo delle idee, solo quando arrivato al castello e tradutto dinanzi

ad un curiale, si sentì investire da una salva d'interrogazioni,

che non gli davano tempo a rispondere: egli intanto pigliava tempo a

riflettere. Infatti quando cominciò a venir in chiaro della cosa, il

sonnacchioso curiale finì d'accorgersi di esserne perfettamente al

bujo; e, per poco che l'accusato facesse ancora il sornione, il giudice

avrebbe dovuto lavarsene le mani come Pilato, e rimandarlo assolto.

Se non che, in sul più buono, un incognito vestito di una zimarra

nera, e coperto nel viso da un cappuccio foracchiato attraverso al

quale si vedevano brillare due occhi da basilisco, entrò nella camera

e, curvandosi sulle spalle del curiale, gli bisbigliò all'orecchio

alquante parole.

A quest'avviso, il volto di costui mandò un lampo di sorpresa, che

dissipò gli sbadigli ed il sonno; poichè, se il trattare con un

mascalzone innocente gli faceva rimpiangere le coltri deserte, il

diletto di scoprire e di torturare un colpevole, chiunque egli fosse,

lo compensava ad usura delle perdute dolcezze.

Il curiale fece quindi eseguire una visita minuta sui panni

dell'accusato. — La mano esperta di un manigoldo, dopo avere

palpeggiato diligentemente ogni tasca, ogni piega, ogni costura,

arrivò finalmente allo sciagurato foglio; e, ghermitolo, lo sottopose

all'esame del giudice; il quale, dopo averlo guardato per ogni verso,

lo lesse e lo rilesse per cavarvi il bandolo di un'accusa. — Intanto

soffiava, e si stringeva nelle spalle come se cominciasse a pigliar

gusto in quella facenda.

Bergonzio, posto alle strette da una furia di dimande, asserì sul

principio di non saper come e per mano di chi gli fosse capitato quel

foglio: aggiunse di più (e questa era pura verità), ch'egli non sapeva

riconoscere l'importanza, e nemmanco il senso, di quelle parole. Ma

al vedere che non gli venivano menate buone queste scuse, e udendo

scricchiolare la puleggia del cavalletto, credè opportuno di chinar la

cresta e di dimandare perdono; chè, se le nebbie del vino gli avevano

offuscata la memoria, ora poteva finalmente ricordare che quella carta

gli veniva affidata da un compare da Pavia coll'incarico di portarla ad

un compare di Milano.

Invitato a dire il nome d'entrambi, balbettò di nuovo e si confuse;

ma il curiale, che aveva interesse di non lasciar raffreddare le sue

morbide piume, fatti amministrare due tratti di corda allo sciagurato,

ebbe la gloria di vedere messa a nudo in un attimo tutta quanta la

verità, co' suoi incidenti: i nomi, cioè, di Agnese e del Manfredi,

l'origine e la destinazione dello scritto, e perfino il nome e le

intenzioni di Medicina.

Ma guardate delirio dello spirito umano: quella rada volta, in cui uno

stolido e scelerato mezzo di prova metteva in chiaro tutto il vero, e

niente più che il vero, il giudice nel valersene sentiva per essa una

sfiducia nuova e sapiente. La colpa di Bergonzio, secondo lui, era più

che constatata; valevano per essa tutti gli amminiscoli di prova; ma

la complicità di Medicina, attestata dalle medesime circostanze, era

assurda; le dichiarazioni del torturato erano un sogno, un delirio, un

vaniloquio.

Lo scritto d'Agnese fu tosto consegnato al conte; Medicina si

valse della buona riescita del suo intrigo per trattare la causa di

Bergonzio; il quale fu nella giornata seguente messo in libertà, un

po' malconcio ma colle tasche piene di quei terzuoli, che Medicina gli

aveva promesso.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 40 / 103 题