Morto Luchino, le redini del governo furono raccolte dall'arcivescovo
Giovanni. Sagace quanto il fratello, valendosi d'una amministrazione
già bene avviata, fu e potè essere più di lui umano e tolerante.
Richiamò i nipoti dall'esilio; tolse dal carcere Lodrisio; e si mostrò
disposto a vivere in pace con tutti. Pose la prima delle sue ambizioni
nel rendere invidiato il suo governo. — E non andò guari infatti che
Bologna, stanca delle malversazioni di un tirannello, implorò d'essere
aggregata alla signoria di Milano. Egli gradi l'offerta, e fece pago il
principe spodestato con una somma di denaro.
Il papa Clemente VI, dolente forse d'aver lasciato sfuggire l'occasione
di riavere quella città, non riconobbe tal patto, ed intimò al Visconte
di scioglierlo e di rimettere entro 40 giorni la città di Bologna al
suo antecedente possessore; sotto pena d'interdetto contro lui e il suo
popolo. Giovanni rispose colle parole tante volte ripetute dagli stessi
pontefici “tenere egli l'evangelio con una mano, coll'altra la spada„,
e rimandò i legati del Papa senz'altro. Chiamato poscia a scolparsi
della doppia inobedienza presso la corte d'Avignone, si mostrò docile
all'invito, e fece correre la voce che stava allestendo 12 mila cavalli
e 6 mila fanti per fare onore alla chiamata[45]. Bastò la nuova perchè
l'ira del Papa si calmasse, senza altra ritrattazione. Bologna divenne
città dello Stato di Milano, al solo patto che il Visconti in quella
terra s'intitolasse Vicario della Santa Sede.
In questo mezzo la republica veneta, ingelosita delle prospere sorti
di Genova in levante, preparavasi a moderarne l'orgoglio. I pretesti
ad una guerra sono l'ultima e la più facile cosa a trovarsi, quando
fervono le gelosie, e le armi son pronte. Non appena scoppiate
le ostilità, la vittoria fu pei Veneziani soccorsi dal re Pietro
d'Aragona. Genova allora bloccata in mare dalle galere Venete,
assediata sulla costa di ponente dalle schiere aragonesi, provò
estrema penuria di viveri. L'unica escita dell'affamata città s'apriva
verso le terre d'Alessandria e di Tortona possedute dal Visconti. —
L'arcivescovo Giovanni non si mostrò sollecito a soccorrerla, pensando
forse che le durezze dell'assedio portate all'estremo sarebbero tornate
a suo maggior profitto. Nè s'ingannò: i Genovesi, piuttosto che darsi
vinti ai Veneziani od agli Aragonesi, offrirono la signoria della
republica al Visconti, che di buon grado l'aggiunse all'altre città
dello stato (1353). In questa occasione, il vessillo dei milanesi
sventolò la prima volta sul mare. Le navi di Genova, cariche d'armi
milanesi, respinsero vittoriosamente le galere veneziane fino sul lido
d'Istria; ed ivi, messa a terra una piccola armata, videro andare in
fiamme la città di Parenzo, uno dei porti più formidabili della costa
veneta.
Dopo sei anni di governo, il signore di Milano cessò di vivere (1354),
e la sua morte fu sinceramente compianta. Chi ricorda con noi, che
. . . . . . . . . . . . giunta la spada
Col pastorale, l'un coll'altra insieme
Per viva forza mal convien che vada[46].
non inclinerà per fermo a trovar provida la signoria di Giovanni
Visconti, arcivescovo, principe e capitano. E saremmo di tale avviso,
se, per onor del vero, non si dovesse confessare, che la condotta di
lui non mirò a conciliare i due poteri, usandoli o meglio abusandoli ad
una volta. Vivo Luchino, fu prelato e non principe; nè mai s'immischiò
nel governo. Dopo la morte del fratello, condotto dalla forza degli
avvenimenti al trono, brandì la spada e dimise la stola; nè mai di
questa fe' sostegno a quella: perciò, nell'urto dei due poteri, preferì
difendere i diritti del principato civile; e, libero da ogni vano
ossequio, verso l'ambiziosa corte d'Avignone, raggiunse l'onorevole
scopo di far felice il suo popolo. — Per lui la patria divenne grande,
ricca, potente; e se, in mezzo a tanto splendore, egli non fu largo di
istituzioni libere, è temerario l'accusarne il maltalento del principe;
mentre ci è lecito credere, che il popolo di buon animo s'accomodasse
al governo di un sovrano assoluto, quand'ei fosse mite ed illuminato
come il Visconti.