XCII.

Il nome di Visconte non spettò in origine ad un casato, ma fu titolo

di dignità attribuito a tutti i feudatarii dell'impero, che reggevano

una contea in nome dell'imperatore, e perciò erano detti vicarii, o

_vicecomiti_.

Dalla dignità divenuta ereditaria, di cui vi hanno esempj fino nel

secolo V, nacque il cognome della famiglia Visconti.[23] Quando essa

crebbe in potenza, i cronisti si compiacquero di tessere un romanzo

intorno alla sua origine, risalendo alla “fonte del nobile río per

una strada di meravigliosi avvenimenti.... Il Prencipe di Macedonia,

scrive G. P. Crescenzi, per avere consanguinei questi signori, li notò

originati dall'imperatore Anicio Flavio Giustiniano, il grande; gli

ascendenti del quale si ascrivono ai reali di Troja.„ E come ciò fosse

poco, aggiunge “che con l'imperatore Heraclio venne da Roma Marco,

che fu conte d'Angera, e della cui stirpe furono i Visconti„; e infine

asserisce “che Angera fu fabricata da Anglo figlio di Ascanio re, il

quale fu di Enea genero, et nipote di Priamo ultimo re di Troja„[24].

Perchè Angera fosse la degna patria di sì cospicua famiglia, è

chiamata da Stefanardo Vimercati una vasta città, residenza di quei

principi, che regnavano nella contea del Seprio, altra nobile parte del

regno d'Insubria. E Carlo Torre ci racconta, come il nome d'Insubria

fosse dato dal gigante Subre “figlio di quell'Espero, che fu germano

d'Atlante (a' cui prodigiosi fatti ottenne l'Italia tutta il titolo

d'Esperia) il quale entrato con poderoso esercito in questo clima,

facendosi padrone di varj luoghi, stabilì sua ferma sede tra i laghi

Lario e Verbano, e tra i fiumi Adda e Tesino, fabricandovi un castello,

che dal suo nome Subre, o Seprio fu detto ecc.„[25]

Uberto Visconti, che viveva ai tempi di S. Ambrogio, ammazzò un

terribile drago, che devastava le campagne milanesi. Per ciò il popolo

decretò a lui ed a' suoi posteri certa decima di grano, che misuravasi

in publico collo stajo, onde i suoi discendenti, conservando tale

regalía, ebbero per impresa lo stajo, e s'intitolarono _Vicecomites

de sextario_.[26] Galvano Fiamma, per aggiungere altra gloria alla

casa Visconti, la fa consanguinea di Carlo Magno, e conferma che i

primi conti d'Angera si chiamavano re, e che parlavano alla francese,

desumendolo da un'iscrizione da lui letta sur un marmo, scoperto

nel 1339 a Turbigo provincia del microscopico regno d'Angera.[27] Il

Corio scrive d'un Alione, figlio del re d'Angera e Visconte di Milano

nel quinto secolo, che fu dagli imperatori e da pontefici rivestito

di grandi privilegi, della dignità di conte d'Italia, del diritto

di creare giudici e notai, di riscuotere decime, d'armar militi e

cavalieri, _spedir nuntii et separare il marito dalla moglie_. Egli

ne racconta come da Alione nascesse Galvagno, e da questo Perideo,

che regnava quando scesero i Longobardi, e morì in battaglia contro

i Greci di Ravenna[28]. Giorgio Merula[29] e Tristano Caleo[30] si

copiano a vicenda per istabilire che fra i Visconti e i re longobardi

eravi legame di sangue, e che la pia regina Teodolinda era di stirpe

viscontea. Da Stazzone conte d'Angera nacque Desiderio ultimo re di

quella gente, e Berengario II si vuol figlio d'Azzo, conte di Lecco e

d'Angera...[31]

Ma basta così: questo è ben altro che storia. Abbiamo messo fuori

queste anticaglie, per dar idea dei gettoni di bassa lega che

correvano, come oro puro, nella universale povertà dei secoli scorsi.

Sono queste notizie simili alle maglie di ferro e alle cotte d'armi:

arnesi fuor d'uso, che si guardano però, non senza interesse. Ma in

mezzo a tante favole, v'ha la sua parte di vero; e questa è l'arte

dei vecchi cronisti, d'appoggiare le fila dei loro racconti in regioni

ignote, come se ciò valesse a meritar fede ai grandi avvenimenti veduti

od uditi; se pur non è il men nobile proposito di lisciare i potenti

e di rabbonirli coll'adulazione. — Concludiamo col secentista Torri,

che questa volta la dice giusta: “prendetevi di questi racconti qual

più vi aggrada, poichè discorrendo d'ationi occorse nello spazio di più

di mille anni, la verità afflitta da così lungo viaggio non può se non

zoppicare, stanca d'essere agitata ora su un foglio ad un modo, ed ora

su un libro ad un altro[32]„.

Teniamci ai fatti accertati. — Nel 881 Pietro Visconte sottoscrisse

i privilegi accordati da Carlo il Crasso alla Basilica Ambrosiana.

Nel 1037 Eriprando liberò dalle carceri di Piacenza Eriberto

arcivescovo di Milano, e sette anni dopo un Riccardo Visconti fu

creato dall'imperatore _sacri palatii judex_[33]. — È storico che

i privilegi accordati dalla città di Milano al Monastero di Pontida

fossero sottoscritti da Eriprando, e Marco Visconti. — Nel 1155 Ugo,

pur dei Visconti, accorse coi Milanesi in ajuto di Tortona assediata

da Federigo I, e morì sotto le mura di quella città. Nel 1158 Ardengo

Visconti, con altri capi della republica milanese, fu fatto prigioniero

da quello stesso imperatore nella battaglia di Cassano. Combattè

in quell'epoca alla difesa di Milano, e vi perì Gherardo Visconte

_virtute et nobilitate clarus_[34]. — Il primo dei podestà di Milano

fu un Oberto Visconti; ed un Ottone, console della republica milanese,

segnò in Lodi, nel 1162, la capitolazione coll'imperatore Federico. —

Consoli di Milano nel 1173, 1186 e 1194 furono Ruggiero, Marco e Guido

Visconti. Pietro firmò in Piacenza la pace di Costanza nel 1185. E in

un solo anno, cioè nel 1190, al dire del Calchi, questa famiglia dava

ad Alessandria, a Vercelli ed a Bergamo i podestà Guidettino, Uberto e

Pietro. Matteo Visconti era vescovo di Bergamo, quando Ottone occupava

la sede arcivescovile di Milano.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 20 / 103 题