Questi pochi fatti risolvono la questione che ci siamo proposta. —
La vita d'un popolo corre la vicenda delle stagioni; può un nembo del
cielo disertare ed isterilire un campo, ma non farà mai retrogradare
i raggi del sole, nè posporrà i fiori alle frutta. Le nazioni hanno
un'epoca in cui gettano il seme, un'altra in cui mietono. Viene anche
per esse il pigro inverno, triste ed infeconda stagione in cui si vive
di ciò che si è raccolto: — Roma attraversò queste vicende: con Numa,
coi due Bruti e con Augusto segnò i confini della sua triplice età. —
Ma Roma era altra cosa che l'Italia. La caduta dell'Impero simigliava
al decesso di un avo glorioso e decrepito, cui tien dietro una turba
di nepoti che ne ereditano le memorie e le sciagure. — Poco fruttarono
ai posteri le prime; nell'ultime, invece, si ritemprarono le languide
virtù, s'accesero i nobili sentimenti, si maturarono le opere generose.
È la più provida delle leggi eterne quella che volge la stessa sventura
a profitto dell'umanità. — Senza Attila non avremmo la potente Venezia;
senza le irruzioni dei Saraceni non sarebbe surta l'invitta republica
di Pisa; e non avremmo la lega lombarda e la vittoria di Legnano se
non avesse esistito il Barbarossa. Fatti cotesti che non vogliono
essere considerati soltanto come rimedii ai mali estremi, nè come
glorie spente, simili a quelle che ingemmano gli annali di Roma. Essi
costituiscono la parte più efficace e più feconda d'ammaestramento
della storia moderna: in essi si fondò la genesi del nuovo diritto, e
si consacrò quell'alto concetto della dignità dei popoli, che per una
lunga strada di secoli e di dolori condusse la patria nostra ad essere
quella che è: una grande nazione.
Dobbiamo dire dunque che nei molti secoli intermedii lo spirito
d'indipendenza non era estinto del tutto, ma che ardeva sotterra
come le faci dei primi cristiani, aspettando il momento di celebrare
i suoi riti alla faccia del sole. Quella meta fu avvicinata, ma non
raggiunta dal governo dei comuni. Ognuno di essi aveva in sè tutti gli
elementi, che ponno rendere completa ed invidiabile la libertà di un
popolo, ma il fascio popolare non era ancora raccolto da quel legame,
che lo rende unico e perciò invitto. — Erano nondimeno più patriotiche
le sommesse aspirazioni di un cittadino di quei giorni, che non le
classiche apologie dei poeti del secolo d'oro. L'ultimo e meno glorioso
municipio italiano era meglio esperto della libertà, che non Roma
quando vantavasi d'essere: _mari oceano, aut amnibus longinquis septum
imperium_.[7]
Nel 1042 un patrizio di Milano uccise un plebeo e si dispose ad
ottenere venia del sangue versato, pagando una misera ammenda, giusta
il prescritto dalle tariffe feudali.[8] La plebe, indignata del fatto e
stanca d'essere merce di sì vil prezzo, si sollevò contro i feudatarii
e, guidata da Lanzone, corse armata ad abbattere i ripari feudali.
Nell'attrito delle armi, il giusto sdegno pur troppo trasmodò in truce
vendetta. I nobili, capitanati dall'arcivescovo Ariberto, resistettero
alla furia popolare; due anni durò la lotta cittadina; ma infine la
libertà ne escì vittoriosa. — I feudatarii ed Ariberto furono espulsi
dalla città; i beneficiati vennero costretti a render conto dei beni
posseduti per simonia, e ad abbandonare le loro donne, considerate
quali concubine. Il fatto di Milano trovò imitatori nelle ville e nelle
città vicine. L'Ildebrando favorì dalla sedia pontificia il movimento
popolare.
Anche la contessa Matilde di stirpe straniera, erede delle immense
ricchezze dei Longobardi in Toscana, osteggiò quanto potè la baldanza
feudale. — Valga questo buon intendimento a scemare la colpa delle sue
improvide larghezze al Vescovo di Roma. — Le terre di colei furono
l'asilo dei vassalli proscritti; i patti che ella dettava potevano
essere accolti da cittadini, e questi, rinvigoriti al travaglio dalla
restaurata dignità, porsero in breve tempo luminosi risultamenti del
lavoro commesso a libere braccia. Per opera loro si diede il crollo al
servaggio feudale: e fu da quel tempo che gli schiavi della gleba si
diffusero sulle terre finitime cambiati in coloni. “La prima onda di
questa corrente si mosse dalla nostra patria poco dopo il mille.„[9]