X.

_Elisa_⁸⁶, anzi acerbetta che no, “non per malizia, ma per antico

costume„, è d’animo molto sensibile e nell’abbandono in cui la lascia

l’uomo da lei amato è la causa del suo dolore inconsolabile.

..... Et è sí cruda la sua signoria,

Che giammai non l’ha mosso

Sospir né pianto alcun che m’assottigli.

Li prieghi miei tutti glien’ porta il vento,

Nullo n’ascolta, né ne vuole udire:

Per che ogni ora cresce ’l mio tormento;

Onde ’l viver m’è noia, né so morire....

È Elisa dolorosa che racconta la miserevole istoria di Gerbino e della

figlia del re di Tunisi, i quali innamorarono l’uno dell’altra per

udita, senz’essersi veduti mai; ella è che descrive le sofferenze del

mite conte d’Anversa; ella è che avvolge di sospirosa pietà il racconto

del puro e veementissimo amore il quale fu tra la figlia del conte

d’Anversa e il figlio della dama inglese.

Ma, come accade, Elisa è inasprita dal suo stesso dolore, sí che quasi a

vendetta di sé, la quale si lascia commovere dall’infelicità altrui e

dal ricordo della sua infelicità, ama le novelle di cui i personaggi han

l’animo pieno d’acerbità e d’amarezza: tutta festevole ripete le parole

con cui la Guasca scosse il re pusillanime; esalta la severa e pronta

risposta di Guido Cavalcanti agli amici beffardi, e il modo onde la

monaca si liberò dal castigo che la badessa volea infliggerle; e

d’un’acre gioia avviva il racconto della lezione che Ghino di Tacco

diede all’abate di Cligní. Piú, Elisa regina comanda che argomento alle

novelle sia la prestezza dei motti, perché da sí fatte novelle esse ed

altri possano trarre vantaggio.

È acerba quando, prima di novellare, ammonisce, e, ad esempio, avanti la

novella dello Zima essa dice: “Credonsi molti, molto sapiendo, che altri

non sappia nulla, li quali spesse volte, mentre altri si credono

uccellare, dopo il fatto sé da altri essere stati uccellati conoscono„;

e avanti quella della badessa caduta in peccato: “Assai sono li quali,

essendo stoltissimi, maestri degli altri si fanno e castigatori; li

quali, come voi potrete comprendere per la mia novella, la fortuna

alcuna volta, e meritamente, vitupera.„

Se, ne’ rari oblii dell’intima cura, è pronta al riso, piú pronta è allo

sdegno: ride infatti piú delle compagne ai princípi delle oscene canzoni

che Dioneo vorrebbe cantare, ma tosto lo minaccia dell’ira sua; nello

stesso modo che dopo aver riso di gran cuore al litigio fra Licisca e

Tindaro, Licisca, la quale troppo lo prolunga, minaccia di bastonate. Ed

è Elisa che irrompe come niuna delle sue compagne sarebbe capace, e per

due volte, contro i frati ed i preti.

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Il _Decamerone_ è veramente, come già altri affermò, un romanzo d’amore

con vita e vicende di personaggi: vivono essi nel libro immortale e non

per azioni, ma per i loro discorsi, per le canzoni e per le novelle

rivelano e rilevano i loro caratteri.

Il Landau dopo avere a pena accennato alle figure di Dioneo e di

Fiammetta, di Filomena e di Panfilo, scrisse: “Anche gli altri narratori

sembra che sieno stati realmente, e la maggior parte di essi rappresenta

nella descrizione del poeta un carattere determinato„; ma invece il

Körting avvertiva un carattere determinato solo in Fiammetta. A conforto

di quel che pensava il Landau il signor Camillo Antona-Traversi ripeté

le parole del Carducci: “Quei giovani e quelle donne, pur nella lieta

concordia con cui servono all’officio di narratori, sono gente viva,

hanno un carattere spiccato ciascuno, e ne improntano la loro

narrazione„, e, sempre per oppugnare il Körting, non accorgendosi poi di

contraddire in certo modo al Carducci e di dar ragione e torto a tutti e

due i critici tedeschi, aggiunse di suo: “I dieci personaggi del

_Decamerone_, piú che persone, sono dieci leggiadrissime macchiette

disegnate da mano provetta, sotto cui si rivela il grandissimo e geniale

artista. [87]_„ No, no, non macchiette: i dieci personaggi del

_Decamerone_ sono proprio dieci persone leggiadrissime!

Parvenze e sembianze · 第 40 / 42 题