XXVI.

--E la ragazzina?--domandai.

--Salva!--rispose don Luca.--Lei si è già conquistato un bel posticino

in Paradiso. Non sorrida; si va in Paradiso anche senza volerlo, e senza

saperlo, quando si fanno opere buone. C'è lassù Chi tutto vede, e premia

e gastiga.... Ma è inutile, io predico per abitudine; bisogna

tollerarmi.... E lei, dottore, su, come spiega il fenomeno della signora

che si sente ispirata ad accorrere qui?

--Io non ho l'obbligo di spiegare; mi basta il fatto, che non è nuovo,

che accade anzi tutti i giorni.... Presentimento.... Vuol vederci un

miracolo?...

--Tutto è miracolo!

--Allora!... Tutto è naturale; è lo stesso.

La ferita alla testa, quantunque non grave, mi aveva dato però un po' di

febbre. Don Luca, in piedi davanti al letto, raccontava a mia madre quel

che era, avvenuto. Mi ero precipitato dentro, dietro la ragazzina quasi

soffocata....

--Ah, signora mia!... È stato un momento.... un momento!... Si

figuri.... Mi è fin scappata di bocca una parolaccia.... In certe

circostanze, uno non sa più quel che si dica..... Avrei voluto veder

lei, dottore!... Se si tardava soli dieci minuti, invece di due si

avrebbero avute quattro vittime.... Quei poveri Contardi!

Irriconoscibili.... Un orrore! Li avrò davanti agli occhi fin che

campo.... E ne ho visti morti! Ammazzati, annegati, stritolati da carri;

di ogni specie. Ma questi qui, specialmente l'uomo!... E ora dovremo

pensare per l'orfanella. Non le è rimasto neppure un cencio....

Mia madre era così commossa, così sbalordita, dal pericolo da me corso,

che rispondeva soltanto con movimenti affermativi del capo. Io pensavo

tristamente:

--Peccato! Sarebbe stata finita!

E socchiudevo gli occhi fantasticando:

--A quest'ora starei steso su questo letto, freddo, inerte, forse

sfigurato, e non vedrei, non udrei niente, e sarebbe calato il sipario

su la commedia o tragedia della mia vita; tragedia piuttosto che

commedia.... E sarei morto almeno facendo un atto di energia....

inutile, come tutto quel che ho tentato finora; mentre ora dovrò

ricominciare da capo a trascinarmi simile a un fantasma in mezzo

all'attività che mi circonda. Che cosa vuoi farci? Ne avrai ancora per

un po'; continua a rappresentare la tua parte di fantasma, rappresentala

bene...!

E feci un involontario gesto di sconforto.

--Ti dà molta noia la ferita?

--No, mamma! Riflettevo....

--È meglio che non affatichi la mente--intervenne il dottore.--Ne avrà

per una settimana. La febbre è in decrescenza. Sono un po' in pensiero

per la ragazzina. L'asfissia, anche non inoltrata, lascia dei disturbi

nella circolazione del sangue; è una specie di avvelenamento. E poi, è

così gracile, così patita quella poverina! Chi sa dove le par di essere?

Guarda attorno nella camera, stupita di veder i fiori della tappezzeria,

i bei mobili, il grande specchio dell'armadio, i quadretti alle

pareti....--E la mamma? E il babbo?--mi ha domandato timidamente. Le ho

risposto:--Sono andati al paese; torneranno tra due giorni.--E stavo per

dirle:--Avrai un'altra mamma, anche migliore della tua!

--Le mamme sono tutte uguali.

--Così fosse! L'amore materno è una delle tante generalizzazioni di cui

non sappiamo disfarci. Conosco mamme così crudeli e spietate verso i

loro figli, che il paragonarle con le tigri.... sarebbe un'offesa per le

tigri. La Contardi non era precisamente di queste; la miseria però

l'aveva inasprita. Da due anni a questa parte poi, in seguito a un

aborto, era anche malandata di salute; e la ragazza, poverina, scontava

ogni cosa. Quando don Luca dice: La Religione! Costei aveva la casa

piena di santi appiccicati ai muri; teneva accesa la lampadina a non so

quale madonna,...

--Sarebbe stata peggio, se non fosse stata credente,--lo interruppe don

Luca.

--Era peggio a bastanza; ma non sparliamo dei morti.

--E non diciamo male della Provvidenza,--dissi io, ridendo,--se no, don

Luca si arrabbia!

--Ma che cosa s'immagina? Che io non ne senta dir male anche dai

miei parrocchiani? Questi qui però li compatisco; sono ignoranti, e

poi non ragionano, parlano per impeto di sentimento, in certe

circostanze.... e dopo vengono a confessarsi. Senta: anni fa una

povera vedova perdè l'unico figliuolo di vent'anni, un giovanone più

alto di me, un gigante; pareva scoppiasse di salute e di forza, e

una febbre maligna glielo portò via in tre giorni. Da allora in poi

non la vidi più venire a messa le domeniche, nè a nessuna funzione

religiosa. Un giorno, incontratala per caso da una sua parente,

tentai di consolarla esortandola a rassegnarsi alla volontà di Dio.

Scattò da sedere.... Bisogna averla veduta, per figurarsi quella

persona, vestita tutta di nero, pallida, con le braccia in alto,

imprecanti, la voce ferma, la parola impetuosa a tu per tu con

Domeneddio che le aveva tolto il figliuolo.--Un'infamia!... Glielo

grido in faccia! Che m'importa se mi manda all'inferno? Non lo

sapeva che non ne avevo un altro? Non lo sapeva che era la colonna

della mia casa?...--Io non osai d'interromperla. E quando si lasciò

cascare, quasi sfinita, su la seggiola, per poco non le diedi

ragione, così eloquente, così furioso era stato lo sfogo di quella

madre desolata. Capisce? A me fa rabbia il freddo ragionamento che

sragiona.

--Ma così--esclamò il dottore--si giustifica tutto, anche l'incendio e

la disgrazia di ieri l'altro! Se la moglie.... No, non diciamo male dei

morti. Ma il povero Contardi era buono, lavoratore onestissimo. E la

ragazzina? Che peccati può aver commessi la ragazzina?

--Sono in due contro di me, cara signora; ed io non voglio sprecare il

mio fiato. Mi basta di aver lei dalla mia parte. Dobbiamo pensare

all'orfanella; metterla in un ricovero....

--Non c'è fretta,--rispose mia madre.

E appena, fummo soli, soggiunse:

--Per ora la terremo con noi. Sarà l'opera di carità, con cui potremo

onorare la memoria di Fausta. Te l'ho accennata l'altra volta; ma allora

non avevo nessuna idea concreta.... E ancora non ti ho raccontato i

particolari del mio incredibile presentimento. Avevo dormito male la

notte avanti; un'irrequietezza insolita mi scoteva dal sonno quasi di

soprassalto. Mi ero alzata dal letto di buon'ora, con un'oppressione al

cuore, con una angoscia sorda sorda che mi spingeva ad aggirarmi per le

stanze senza scopo; così ero entrata, nel salotto di Fausta. È la mia

cappella familiare; vo a pregarvi ogni giorno, in comunione con la

nostra cara morta. Tutt'a un tratto.... non saprei dire se abbia udito

davvero una voce fievolissima o se le parole mi siano risonate nel

cervello proprio come quando noi ricordiamo la voce di qualcuno....

Tutt'a un tratto, insomma, mi parve di sentirmi dire da Fausta:--Dario

vuol venire con me! Dario è in pericolo!--Forse mi esprimo male; era un

sentimento confuso, forte, quasi violento.... E non potei più stare su

le mosse. Volevo mandar a chiamare il signor Bardi; ma sentivo che non

dovevo frapporre nessun indugio. Quell'agitazione così insolita, così

persistente....

--Oh, mamma!... Perdonami! Hai indovinato! Perdonami! Ero venuto qui con

un pazzo proposito.... Perdonami, mamma!

--Dario! Dario!... E non pensavi...?

--Non più, mamma! Ora voglio vivere per te, qualunque sia la vita che mi

si prepara. Mi sono già rassegnato. Mi rassegno! Perdonami, mamma!

Ripetevo queste parole affannosamente, invocando una risposta. La povera

donna sembrava atterrita dalla mia rivelazione. Rizzatasi da sedere,

stringendo le mani con le dita conserte, mi guardava senza poter

pronunziare altro che il mio nome; e c'era nella voce tanta angoscia,

tale accento di rimprovero da farmi pentire di essere stato sincero.

--Da oggi in poi,--disse quasi balbettando,--non potrò più stare

tranquilla.... Giurami, Dario...!

--Lo giuro a te.... e a Fausta!--risposi.

E le apersi le braccia.

La mia ferita si era rimarginata più presto che il dottore non

prevedesse. Stava bene anche l'orfanella. Mia madre aveva provveduto a

rivestirla, ma non a lutto. Don Luca si era incaricato di comunicarle la

disgrazia che l'aveva colpita, ed ella aveva accolto la notizia con

stupore, senza lacrime, esclamando:

--Ed ora.... come faccio? Ed ora.... come faccio?

--Non dubitare, la Madonna ti aiuterà.

Ripulita, ravviata, sembrava un'altra. Era esile, bionda, con un

profilino delicato, occhi cilestri, bocca piccola, con labbra un po'

tumide, e un'espressione di sgomento che le faceva fissare gli occhi su

le persone e le cose, quasi ancora non credesse a quel che era accaduto

e a quel che accadeva attorno a sè.

Mia madre la incoraggiava con le parole e con le carezze.

--Come ti chiami?

--Rosa.

--Vuoi restare con noi?

--Se mi vogliono.... Che ne so?

--Resterai con noi; verrai con noi in città.

Io sentivo una lieve tenerezza, pensando che quella ragazzina era viva

per me. La interrogavo anch'io, quasi in qualche modo mi appartenesse.

Passato il primo sbalordimento, pensando ai suoi genitori, ella piangeva

zitta zitta.

--Non devi piangere più. Quanti anni hai?

--Dieci anni--mi rispondeva, asciugandosi le lacrime col grembiulino.

--Che cosa facevi a casa tua?

--Davo il becchime alle galline, governavo il porcellino, accendevo il

fuoco, raccoglievo la legna....

--Non farai niente di tutto questo. Ti piace?

--Che ne so?

Il giorno precedente al nostro ritorno in città, avevamo a desinare don

Luca e il dottore. Rosa sedeva tra mia madre e me.

--Già sembra della famiglia!--esclamò il parroco.

--I bambini si adattano subito. La Natura li protegge.

--Diciamo la Natura!--replicò ironicamente don Luca al dottore.

--Oggi, niente discussioni,--dissi.--Ho una lieta notizia da dare; e tu,

mamma, mi scuserai se non ti ho messo a parte anticipatamente di quel

che sto per annunziare; ne sarai, forse, un po' maravigliata, ma il tuo

cuore sussulterà di gioia. Noi adotteremo Rosa!

Don Luca e il dottore si rizzarono in piedi, battendo le mani,

gridando:--Bravo! Bravo!

--Io non so quali formalità legali occorrano per quest'atto.

Consulteremo un avvocato. Intanto l'adozione è già fatta dal cuore; è

l'essenziale e l'importante. Di', mamma, pensavi tu a questo parlandomi

di un'opera, di carità in omaggio della memoria di Fausta? Se sì, sono

lietissimo di aver interpretato il tuo sentimento.

--No, Dario; io non arrivavo fino a questo; ma approvo, commossa, la tua

idea. Almeno tu ed io avremo una bella ragione di vivere, tu

specialmente.

--Io specialmente, dici bene!--risposi con espressione di grande

tristezza.

In quel momento mi parve che lo stuolo di tutti i miei sogni mi passasse

davanti agli occhi, fuggendo via come uno stormo di uccelli migratori,

in cerca di miglior stagione e di suolo più clemente.

Dicono che coloro che stanno pur morire annegati, abbiano una

rapidissima visione degli avvenimenti della loro esistenza, rivivendola

in pochi istanti con tutti i più minuti particolari. Qualcosa di simile

accadeva in me, mentre ripetevo le ultime parole di mia madre: Io

specialmente! E mi sembrava di sentirmi sprofondare a poco a poco in

fondo a un abisso silenzioso, proprio in fondo a un oceano stranamente

illuminato dai raggi del sole che stentavano a penetrare tra i verdi

mobili riflessi delle acque.

Quando mi destai da questa specie di sogno, ebbi la paurosa impressione

di essere diventato un altro. Certi sentimenti, certe idee, certi sogni

anche, formano così gran parte della nostra individualità, da far

provare la impressione di uno strappo di carne viva, da darci la

sensazione dello sprizzar del sangue da larga ferita quando avviene

qualcosa che abbatte dentro di noi tutto il passato e ci fa scorgere

l'aridità del presente e l'inanità del futuro.

Tutta la mia vita ormai si riduceva a un'opera di carità, all'adozione

di quella gracile creaturina che aveva già conosciuto dolori,

avvilimenti, miserie la cui impronta forse sarebbe rimasta visibile, non

ostante le amorose cure che mia madre ed io le avremmo prodigate.

--Hai capito?--le diceva don Luca.--Da ora innanzi la tua nuova mamma

sarà questa buona signora, e questo signore sarà il tuo nuovo babbo. E

tu diventerai una signorina. Dovrai voler bene a tutti e due, obbedirli

in tutto, se no ti rimanderanno in campagna a far la vita che hai fatto,

peggio anzi; dovrai andare a servire, comandata da padroni che non ti

useranno riguardi. Hai capito? Hai capito?

La poverina lo guardava spalancando gli occhi, con un sorriso di stupore

che dimostrava com'ella non avesse compreso chiaramente il gran

mutamento avvenuto nella sua sorte; qualcosa però avevo compreso a modo

suo, mentre le mani di mia madre le accarezzavano la testa,

delicatamente, passando e ripassando su i capelli già domati dal

pettine. Ed ebbe un inatteso slancio, si lasciò scivolare dalla

seggiola, ginocchioni accanto a mia madre e cominciò a baciarle le mani

che cercavano di sollevarla.

--Bada,--le dissi:--non ti chiamerai più Rosa, ma Fausta.

E volli baciarla e accarezzarla anch'io.

Mia madre, colpita dal tono un po' enigmatico con cui avevo pronunziato

queste parole, mi guardò intentamente e mosse le labbra, per farmi una

domanda. Non disse motto, e gliene fui grato.

--È strano!--esclamò il dottore, facendo uno sforzo per nascondere la

commozione.--La gioia stimola l'appetito. Io ricomincerei a mangiare.

Ma il buon vecchio si levava intanto da tavola, e non finiva neppur di

bere il vino che si era versato.

Rassegnazione: Romanzo · 第 39 / 41 题