«Lieto il Governo di aver viste coronate di buon successo le cure che
si è dato per provvedere di cavalli il treno di artiglieria, è ora
ansioso di riempiere il vuoto d'uomini in che il medesimo Corpo si
trova.
«A quelli pertanto che abbiano militato in Cavalleria, a tutti quelli
che all'ufficio di cannoniere conduttore si sentano adatti (siano pur
anche coniugati) fa premuroso invito di offrire alla Patria i proprii
servigi.
«Per tre anni è l'impegno; cinque zecchini il premio d'ingaggio.
«Non è per altro in questa leggera somma, ma nel cuore dei Toscani, che
il Governo ripone la sua fiducia.
«Una nota per tutti quelli che vogliono scriversi è aperta fin d'oggi
presso il Comando di questa Piazza. — Su via Cittadini: mostriamo al
mondo che se altamente gridammo di voler esser liberi, abbiamo anche
il coraggio, sappiamo anche sostenere i sacrificii con cui si merita la
Libertà.
«Dal Ministero della Guerra, li 2 aprile 1849.
«G. MANGANARO.»
[596]
«Toscani,
«Alla sicurezza interna fu provveduto con necessarii provvedimenti ieri
e stamani. I fatti corrisponderanno alle parole. Adesso della sicurezza
esterna.
«Bisogna difendere la nostra Terra. Questo è dovere di tutti, qualunque
opinione i Cittadini professino. Onore, religione, interesse, e ogni
altro affetto che governa il cuore degli uomini virtuosi ed anche poco
virtuosi, persuade alla difesa del Paese nativo.
«Il Governo primo mandò alla Gioventù Toscana fervidi eccitamenti;
gliene mandava pari in caldezza la generosa Assemblea. Ai confini!
ai confini! Deh! Gioventù Toscana, difendi la tua Patria. La difesa è
agevole: i luoghi aspri, i calli dirotti, i tronchi e i massi offrono
riparo a noi, impedimento al nemico, dove mai si attentasse varcare
i nostri monti. Pensa che anche i bruti difendono i proprii covili;
vorrai essere, o Gioventù Toscana, da meno dei bruti?
«Ai confini! ai confini! Il Governo verrà con voi: reggerà se occorre
sotto la tenda: chiunque adesso non diventa soldato si guardi dal
mentirsi amico del Popolo: amici del Popolo sono quelli che muoiono con
lui e per lui.
«Intanto la Gioventù sappia che presso ogni Municipio sta aperto il
Registro nel quale hanno da scriversi coloro che intendono accorrere
alla difesa della Frontiera; ma meglio del Registro varrebbe prendere
un'arme, baciare la madre, e recarsi a Firenze. Qui si fa l'adunata
delle genti per andare ai confini.
«2 aprile 1849.
«GUERRAZZI.»
[597] Dispaccio telegrafico del 2 aprile 1849.
«Al Governo di Livorno.
«Bisogna prevalerci delle buone notizie per eccitare il pubblico
spirito alla guerra. Adopri i mezzi che pensa più opportuni. Si valga
di Popolani, Circoli, e Preti, di tutti; e appena impegnati dieci, o
dodici, mandi subito a Firenze, previo avviso, dove faremo il deposito.
Vestiremo, armeremo, e manderemo al campo. Risposte d'ora in ora per
mio governo.
«GUERRAZZI.»
(Documenti pag. 441.)
[598] Dispaccio telegrafico del 2 aprile.
«Al Governo di Livorno.
«Mancano armi. Di Francia ne vennero altre? Ve ne sono a Livorno? Se
mandate Volontarii, e li dovete mandar subito, inviateli con armi. Ai
bagagli e alle vesti penseremo noi. Requisite i fucili da caccia, e
sostituiteli agli schioppi da munizione. Così vuole la Patria. Quando
la Patria ordina, a chi non obbedisce — guai.
«GUERRAZZI.»
(Documenti, pag. 442.)
[599] Dispaccio telegrafico delle ore 2, 55 minuti, 2 aprile.
«Al Governo di Livorno.
«Intorno al Battaglione io lo accetto a due patti: che porti i fucili,
e che gli Ufficiali si sottopongano agli esami. Fucili, noi non ne
abbiamo, come vi ho detto. Qui stanno mille giovani inutili per difetto
di armi, e me ne piange il cuore; quindi se gli facciano imprestare.
Requisiteli, come ho ordinato; insomma li portino. Ufficiali devono
essere nel numero normale, corrispondente alla quantità dei soldati, a
seconda dei Regolamenti, e l'esame li deve dimostrare degni per morale
e per conoscenza che a loro si affidi il sangue dei fratelli. E questa
è giustizia. Lodi, e ringrazii il Gonfaloniere. Giustizia, ma piena
giustizia: la Patria non desidera altro.
«GUERRAZZI.»
(Documenti, pag. 442.)
[600] Documenti, pag. 442. Dispaccio telegrafico delle ore 8, 45
minuti, 2 aprile.
[601] Documenti, pag. 517. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile,
ore 5, min. 9.
[602] Ivi. Dispaccio telegrafico Martini, del 2 aprile, ore 4, min. 45.
[603] Ivi. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 7, min. 45.
[604] Ivi. Dispaccio telegrafico D'Apice, del 2 aprile, ore 8, min. 10.
[605] _Firenze 3 aprile._
«Livornesi!
«Adesso vi parla una voce assai più potente che quella del vostro
concittadino, — la voce della Patria in pericolo, e vi domanda:
«Che quanta Gioventù contiene cotesta mia terra diletta, e il suo
contado, accorra alla frontiera e la difenda.
«Wimpfen si è vantato con 10,000 Austriaci calpestarvi come biacchi
striscianti nel fango!... Io non dico di più.... Gli occhi mi si
empiono di lacrime e di sangue per la vergogna.
«E vi scongiura ancora che le rendiate le armi altra volta prese da
voi per difendere il Paese. Bene le prendeste, e bene le adoperaste; ma
chi di voi non può andare alla frontiera, per quanto amore porta a Dio,
e ai suoi morti, impresti queste armi alla Gioventù che risponde alla
chiamata.
«O Livornesi miei, vorrete mandare i vostri figli disarmati contro gli
Austriaci, come i tiranni di Roma gittavano gli schiavi nel circo alle
fiere?
«Coraggio, costanza e modestia, e nulla io reputo e non è perduto.
Ma ai confini vi spinga amore di Patria santissimo, e non voglia di
gradi, o cupidità di averi. Colui che si muove per ambizione o per
interesse, si parte col conto fatto nella sua anima di piegare laddove
trova maggiore premio di vanità, o di danaro. Chi si parte da casa con
l'ambizione o lo interesse, di rado avviene, — Livornesi, badate alle
mie parole, — di rado avviene, che per la via non si accompagni col
tradimento.
«Voi sapete che io ho un nepote solo del mio nome, consolazione unica
a questa travagliata mia vita: andate al campo, e lo troverete semplice
soldato di artiglieria. Egli ha da guadagnare i suoi gradi col sapere,
con la obbedienza, e col valore.
«O uomini livornesi, datemi le armi e i figli,ed io vi salverò vostra
Madre — la Patria.
«Se gli Austriaci prevalgono, la condizione dei vivi è peggiore di
quella dei morti — perchè morirono senza vergogna, e non li turba nel
sepolcro lo scherno dei figli.
«GUERRAZZI.»
(Documenti, pag. 872.)
[606] Documenti, pag. 577.
[607] Trovandoci nella suprema necessità di tentare una disperata prova
per ristorare le sorti della guerra, o salvare almeno l'onore operando,
credo che potrò meglio servire alla Patria nel Campo, che paziente
uditore nel Parlamento toscano: perciò renunzio ad essere Deputato. Co'
miei Elettori, a guerra finita le scuse. — Firenze a dì 2 aprile 1849.
G. MORANDINI.
[608] Documenti, pag. 443, e 518.
[609] Documenti, pag. 443. — «La Guardia Nazionale fiorentina
corrisponde. Ieri parlai al mezzo Battaglione, che montò la guardia:
oggi, appena _smontato_, due compagnie armate e vestite con sacchi e
cappotti vogliono partire subito. Dio ci aiuti!»
[610] Circolare del Ministro della Guerra del 4 aprile 1849.
[611]