annunziava: «Il Dottore Casali avverte il Presidente, che un amico
livornese ha deciso per lo arresto della madre di Laugier, e se tuttora
è in Livorno sarà custodita.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 484.) — Ma
l'Accusa non ha riportato il mio Proclama per salvare da tanta infamia
il capo della povera madre; e lo riporto io: «Essendoci pervenuta la
notizia come alcuni del Popolo crucciati per lo empio attentato di
Cesare Laugier abbiano manifestata la intenzione di arrestare sua madre
dimorante a Pisa: _Si ordina sotto pena della indignazione del Governo,
che sia rispettata religiosamente_..... — Camaiore, 22 febbraio 1849.»
— (_Era Novella_, 24 febbraio 1849. — _Conciliatore_, 26 febbraio
1849.)
[473] Thiers, _Histoire de la Révolution_ (Convention), pag. 232,
edizione citata. — _Blanc_, tomo 2, pag. 445, edizione citata.
[474] Berghini, di cui ragionerò fra poco.
[475] Non è già per cattare sacerdotale benevolenza, ma per dire il
vero, che qui ricordo con quanto studio io cercassi porre i Preti
in grazia al Popolo; invero, aprendo a caso l'_Alba_ del 1848, a c.
1264, trovo: «Alla lettura dei nomi dei due Canonici, alcuni hanno
obiettato: non vogliamo preti; Guerrazzi ha fatto osservare, che
fra questi vi sono anche molti buoni, e che uno della Deputazione»
(erra, parlai di Monsignor Gavi) «era dispensatore ai poveri di molte
migliaia di lire l'anno. Il Popolo ha annuito.» — Io, che sono un
uomo tagliato all'antica, tenevo sempre la mente volta a quello che
il Segretario Fiorentino dice, nei Discorsi su le Deche di Tito Livio,
della religione dei Romani, ammonendo con ragioni e con esempii buoni
com'essa fu parte non piccola a formare in loro la _virtù_ per cui
conquistarono il mondo.
[476] Il signor Farini, nel Vol. III, a pag. 255, della sua Opera su
_lo Stato Romano_, parlando di Vincenzo Gioberti, scrive: «i ministri
toscani (obbrobrio!) lo ingiuriarono villanamente.» Vincenzo Gioberti,
uomo di mente, e perciò di cuore grande, deplora questi importuni
ricordi, come li deploro io; ed entrambi (ne sono certo) daremmo
molto, ma molto assai, perchè i fatti che somministrano argomento a
simili scilomi andassero obliati, o, se possibile fosse, non fossero
accaduti: ora aizzare l'uno contro l'altro non è opera a cui bastino
gl'ingenerosi: le nostre destre non si sono potute toccare; ma con
gli spiriti già ci siamo abbracciati, piangendo sopra la Patria, e
su noi.... Fermo questo, come spero, devo ammonire il signor Farini,
che anche qui erra; e mi conceda, che io gli aggiunga, ciò accadergli
troppo spesso, onde il suo Libro, che pure è dettato con vaghezza di
stile, si levi alla dignità di Storia. — L'Accusa, a cui cotesto libro
(e veda il Farini a che cosa meni la parte di Don Marzio nel mondo)
è servito di lanterna, e, come a Dio piacque, fallace, per impegnarsi
dentro al laberinto delle sue bugie, stampa nel Volume dei Documenti a
pag. 860 la prova, che il Governo Provvisorio toscano non insultò, ma
fu insultato. La dichiarazione del Governo Provvisorio di Toscana del
17 marzo 1849 fu provocata dalle furiose e non degne parole contenute a
riguardo nostro nel _Saggiatore_, Giornale politico. Quanto era meglio
pel signor Farini, ed anche per tutti, non accennare a questa miseria,
molto più se si considera ch'ei lo fece allo scopo di aggravare con
menzogna me travagliato anche troppo!
[477] Lettera di V. Gioberti al Muzzarelli, del 28 gennaio 1849.
[478] Lamartine, _Histoire de la Révolution de 1848_, Bruxelles 1849,
tom. 1, pag. 194. — Qui ho parlato di Decreto pubblicato senza ch'io lo
firmassi: nell'Appendice terrò discorso di altro Decreto da me firmato
senza averlo letto.
[479] Documenti. pag. 549.
[480] Pare che l'estensore di codesto Proclama in quel giorno fosse di
Guardia alla punta del Molo!
[481] «Nuovi avvenimenti minacciavano di tornare ad alterare nel
decorso giorno in Empoli l'ordine pubblico, e la quiete della
popolazione. — Non appena tal notizia giungeva a cognizione delle
Guardie di Finanza appartenenti alla Brigata di Firenze, che spontanee
ed animose si offrivano di andare a tutelare quanto ha di più caro e di
più sacro il cittadino che veracemente ama la sua Patria diletta. Esse
partirono alla volta di Empoli la decorsa sera, condotte dall'Aiutante
Maggiore Pietro Giovannoli. Possa un tale esempio di paterna affezione
essere apprezzato quanto merita, e seguitato quanto n'è il bisogno,
da tutti i buoni Toscani _i di cui costumi_, la di cui concordia, il
di cui sagace e retto intendimento ne assicurano, che anche in questi
solenni momenti non ismentiranno quella commendata opinione, che per
tali virtù sempre mai si meritarono. Firenze, 23 febbraio 1849.» —
(Documenti dell'Accusa, pag. 846.)
[482] Documenti, pag. 247.
[483] Documenti, pag. 247.
[484] Ivi.
[485] Documenti, pag. 286.
[486] Ivi, pag. 249.
[487] L'Accusa pare, che faccia nascere i sassi
Dal più profondo e tenebroso abisso,
per urtarvi dentro: invero la disciplina militare difficilmente
troverebbe cultore più passionato di me; quando mi pervenne la notizia
della strage del Giovannetti la mia voce si levò nel Parlamento, perchè
fosse sottilmente ricercata, e punita.
«_Guerrazzi_. — Mi vengono sicure notizie non solamente a carico della
compagnia dalla quale si suppone che possa essere derivata la uccisione
del Colonnello Giovannetti, ma ancora relative al pessimo contegno
tenuto da tutto il Corpo dei Granatieri nella presente Campagna.
«Mi si annunzia di più che le provocazioni, le minaccie e gli
scopelismi usati contro il Giovannetti datano da tanti tempi remoti;
e per conseguenza domanderei al sig. Ministro della Guerra affinchè
si facesse dovere di affrettare una simile inchiesta. Privatamente
lo faremo anche noi, affinchè, corrispondendo a questa inchiesta le
notizie che mi vengono date, sia proceduto con tutto il rigore della
Legge, non solamente a carico della compagnia, ma anche contro tutto
questo corpo di Granatieri; il quale, essendo corpo scelto, doveva dare
esempio di disciplina, e, _secondo le informazioni_ ricevute, avrebbe
fatto tutto al contrario.
«_Ministro della Guerra_. — Dal momento in cui le nostre truppe mossero
per la Lombardia fu istituito un tribunale _militare_ a cui incombe
l'incarico di fare le indagini necessarie dei fatti tumultuosi o dei
disordini che avvengono nel campo. Io, nonostante, tornerò ad eccitare
il tribunale, affinchè si occupi di queste indagini.
«_Guerrazzi_. Contiamo nella vostra lealtà e nella vostra giustizia
affinchè questo abbia luogo.» — (_Monitore_, Seduta del 16 agosto
1848.)
[488] Vedi la sua dimissione mandata al Governo Provvisorio, negli
Archivii.
[489] «Il Prefetto di Lucca al Ministro dello Interno. Trascrivo un
biglietto del Delegato di Massa e Carrara, che mi perviene in questo
momento, così concepito — Massa 18 febbraio. Signor Prefetto. _I
Piemontesi non entrano. Laugier è sconcertato. Qui calma dignitosa.
Altrettanto sia in Toscana, ed il folle progetto cadrà per la sua
propria incostanza. Dirami questa notizia, e sopra tutto la comunichi
al Governo._
«P. S. _Io non sono ancora libero, nè le mie comunicazioni. Domani
spero poter dare migliori notizie_.» — (Documenti, pag. 484.)
[490] Documenti, pag. 366.
[491] Documenti, pag. 484.
[492] Documenti, pag. 486.
[493] Ivi.
[494] Ivi.
[495] Trovo sopra i Giornali così narrati i casi del 23 febbraio. A me
non furono referiti diversi quando giunsi a Massa. «Massa, 23 febbraio.
— Alle ore 10, mentre vi scrivo, il paese è in grande allarme. È
ritornato a briglia sciolta tutto il treno con 22 pezzi di cannone e
tutta la truppa a marcia forzata. Giunti sul piazzone del Palazzo, la
popolazione in massa si è slanciata sui soldati del treno, lottando
con essi, e gridando: Non partano più i cannoni. Allora gli artiglieri
hanno staccati i cavalli che sono stati condotti in una stalla e
guardati dal Popolo, i soldati tutti si sono sbandati, fuggendo chi per
la Toscana, chi per le montagne, _chi vendendo la roba per mangiare,
essendo digiuni da 48 ore_. Veduto Laugier tutto questo, abbenchè
dicesse non voler cedere la Piazza, è uscito dal Palazzo a cavallo
scortato dai Dragoni con sciabole sguainate, ed ha gridato: Valorosi
soldati, seguitemi; _io ho la cassa_, andiamo a unirsi a Fosdinovo:
chi mi vuol _bene_ mi segua. — Dopo questo parole è scappato come il
Demonio con la Cavalleria verso Fosdinovo; si crede però che i Dragoni
torneranno indietro.» — (_Alba_, 23 febbraio 1849.)
[496] «Il Municipio di Firenze — dopo avere speso ogni cura a remuovere
dall'animo del Principe il pensiero di uno allontanamento, _lealmente
offeriva_ il suo concorso agli uomini che di _necessità_ assumevano il
_grave incarico_ di reggere provvisoriamente il Paese in sì _difficili
momenti_.» — (Deliberazione del Municipio Fiorentino del 12 febbraio
1849. — Documenti dell'Accusa, pag. 314.)
[497] _Monitore_ del 26 febbraio 1849.
[498] Deliberazioni Municipali del 24 febbraio 1849. — Documenti, pag.
315.
[499] «Cittadini del Governo Provvisorio.
«Non avendo avuto tempo a convocare un'Adunanza Magistrale, ho riuniti
presso di me diversi Priori, li ho consultati sul ritardo della revoca
della Legge Marziale. Tutti siamo unanimi nel mantenerci fermi nei
principii esposti nella nostra Deliberazione del 24 corrente, e non
possiamo secondare le vedute del Governo in quanto sono contrarie a
quei principii.
«Considerando però che il Governo solo è responsabile de' suoi atti,
e non volendo essergli d'impaccio in momenti pericolosi, mentre non
revochiamo, nè revocheremo mai le nostre rimostranze, consentiamo bensì
ad aggiornarne la pubblicazione.»
[500] «Il Circolo del Popolo di Firenze nella Seduta del 26 febbraio
1849 ha decretato:
«Che il Circolo del Popolo inviti tutti gli altri Circoli non solo,
ma tutti quanti i nostri fratelli democratici, perchè vogliano recarsi
giovedì prossimo _1 marzo_ sulla Piazza del Popolo a ore 12 meridiane,
onde sia mandata ad effetto la proclamazione della _Repubblica_ e della
_Unione_ della Toscana con Roma, _già decretata_ dal Popolo di Firenze
col _suo precedente Decreto del 18 febbraio_ corrente, ed accettata
da altri Circoli e da molti Municipii dello Stato.» — (_Popolano_, 28
febbraio 1849.)
[501] «L'attitudine della popolazione, riservata e fredda innanzi le
tumultuarie o violente manifestazioni, e alle intemperanti e premature
esigenze di alcuni che pretendono d'imporre la loro volontà a tutta
la Toscana, usurpando e preoccupando i diritti del Popolo tutto... gli
traccia la via che egli dee battere... Non sarà possibile far nascere
l'ordine e imprimere il moto a questa massa che va in sfacelo ec.» —
(_Nazionale_ del 23 febbraio 1849.)
[502] «Il Comandante la Piazza di Pisa al Ministro della Guerra. In
quest'oggi son giunte da Lucca due Compagnie, una del Battaglione
Italiano e l'altra dei Volontarii Lucchesi, e per non esservi più
partenze per Firenze, loro destino, questo Prefetto ha ordinato che
partano dimani col primo treno. In questo momento il Popolo unitamente
a una parte dei suddetti militi sono andati alla Caserma della
Cavalleria, ed hanno obbligato i soldati ad uscire con loro, e andar
vagando per la città, gridando: _Viva la Repubblica_.» — (Documenti
dell'Accusa, pag. 493.)
[503] «V'inviamo i cittadini Canonico Alfonso A., Capitano Francesco
G., Canonico Carlo R. e Avv. Giuseppe D. G., Agostino R. e Oreste M.,
socj del nostro Circolo; i quali sono stati eletti per recarsi costì
ed unirsi a Voi, ed ai Deputati degli altri Circoli Toscani, nella
Dimostrazione da farsi al Governo Provvisorio giovedì prossimo, per
chiedere che sia mandata ad effetto la proclamazione della Repubblica
e l'unificazione della Toscana con Roma, a seconda di quanto è stato
annunziato col num. 465 dell'_Alba_.
«Accoglieteli ec. — Li 27 febbraio 1849.» — (Documenti, pag. 124.)
[504] «Cittadino Presidente del Governo Toscano.
«Il Circolo del Popolo di Firenze ha inviato quest'oggi in Siena e
nei dintorni dei Commissarii per ottenere che per giovedì futuro una
banda di Popolo ed una Deputazione di questo Circolo da me presieduto
si portino a Firenze per proclamare definitivamente in piazza la
Repubblica e la Unione con Roma.
«Fra questi Commissarii è un tal B. aderente di M.
«Dubitando io della fede dei messaggi qua venuti, non ho voluto
precipitare, ed ho rimessa a dimani sera l'adunanza pubblica di questo
Circolo.
«Il predetto B. ha fatto sentire che tutti i Circoli Toscani invieranno
giovedì prossimo i Deputati a Firenze, che Livorno si verserà tutto
nella Capitale per eseguire quanto sopra.
«Io ho obiettato al B. che non mi sembrava utile o decente lo
attraversare i passi del Governo, e paralizzare la convocazione della
futura Assemblea Legislativa già decretata dalla Legge.
«Ho obiettato ancora, che avendo il Popolo di Firenze proclamata
la Repubblica, salva l'adesione del Parlamento, non poteva porsi in
contradizione con sè medesimo con lo impedire che questo Parlamento
sorgesse a stabilire la forma definitiva del nostro Governo. Ho
avvertito infine che gli ultimi avvenimenti della Toscana, le reazioni
abbattute, i Governi Popolari stabiliti di fatto, erano tali elementi
che obbligavano senz'altro la futura Assemblea a proclamare la
Repubblica.
«Queste cose io andava dicendo al B. ed altre molte. Quest'ultimo
peraltro ha insistito nel sostenere che è urgente il proclamare giovedì
prossimo la Repubblica e la Unione o Fusione con Roma, non mancando
d'insinuare segretamente a molti che anche il Governo desidera di
abbandonare la via della legalità e procedere con la Rivoluzione.
«In questo stato di cose, io ho preso il partito di rivolgermi a voi,
Padre della Patria, per domandare istruzione e consiglio.
«Immensa è la popolarità che io ho acquistata in questo paese; come
Presidente poi del Circolo, posso fare e disfare.
«Debbo io secondare, o impedire in questa città i progetti del Circolo
fiorentino? Attendo replica con la prestezza del fulmine per regolarmi.
«Avverto che domani sera il Circolo Pubblico, che suole essere
numerosissimo, si adunerà a ore 24 al Teatro dei Rozzi.
«È urgente adunque che prima di quest'ora la replica mi giunga.
«I Senesi sono quasi tutti Repubblicani ec. — D. D. C.»
(Documenti, pag. 217.)
[505] «Il ritardo di posta dell'invito, che piacque a voi, Cittadino
Presidente, d'indirizzarci all'effetto del nostro intervento sulla
Piazza del Popolo in questo giorno 1º marzo per solennizzare la
proclamazione della Repubblica e della Unione della Toscana con Roma,
è stato sentito con generale dispiacere, giacchè impedì di adunare il
Circolo, e di aver tempo sufficiente per trasferirvisi.
«Non accusate adunque il nostro Circolo di poca buona volontà, ma
ascrivete la mancanza della nostra assistenza a questo atto solenne di
libertà italiana, al non avere, come molti altri Municipii, un corso
giornaliero e regolare di posta.» — (Documenti, pag. 127.)
[506] «Ore 1 pom. — Il Popolo è deciso d'inalzare l'Albero della
Libertà, gira le strade in gran numero con bandiere sormontate con
berretti repubblicani. — Le campane di tutta la città suonano a festa.
— L'Albero è stato portato sulla Piazza dei Cavalieri (una volta
degli Anziani!!!). — Ore 2 ½. — Si leggono, affissi per tutti i canti
della città, cartelli con questa scrittura: — _Alle ore tre riunione
in Ponte_. — Una Deputazione numerosa di Popolo si è portata dallo
Arcivescovo onde invitarlo ad assistere al _Te Deum_ che il Popolo
vuole cantare nel Duomo dopo l'inalzamento dell'Albero.» — (_Italia dei
Giovani_, 28 febbraio 1849.)
[507] «Ieri Firenze sapeva imminente il ritorno del Guerrazzi. —
Firenze esultante si apparecchiava a riceverlo, siccome era debito
ricevere il compositore dello scisma nato dalla fuga di Leopoldo
d'Austria. — Firenze gioiva ieri del cessato pericolo della guerra
civile, siccome la sera del 21 fremeva accorrendo con pari gioia a
difendere le patrie libertà contro i reazionarii illusi e trascinati
dalle parole e dalle promesse dei nemici della libertà e dell'Italia.»
— (_Nazionale_, 27 febbraio 1849.)
[508] Il _Nazionale_ del 2 marzo narrava: — «Ieri sera vi fu pubblica
adunanza del Circolo Nazionale nel teatro grande in Via Goldoni:
era presente l'Avv. L. _Deputato del Circolo di Firenze_. Si trattò
della dimostrazione che doveva aver luogo stamane in Firenze _contro_
il Proclama del Governo Provvisorio del 27 p. p.; fu proposto di
uniformarsi a quanto aveva fatto il Circolo della Capitale.»
Il Signor L., il quale si affaticava a fare contro _me_, adesso è
incolpato con _me_ e come _me_ nel mostruoso pastone dell'Accusa.
[509] «Il Prefetto di Pisa al Ministro dell'Interno. Comunico il
seguente Dispaccio del Prefetto di Lucca, con avvertenza che i due
contrassegnati nel medesimo dovrebbero dire M. e L., i quali furono qui
al Circolo senza frutto. Martini.» — (Documenti, pag. 494.)
[510] «L'Avv. M. e il P. L. erano stamane in Lucca a far gente per
condurla a una dimostrazione in Firenze; mentre di mio ordine il
Delegato di Governo li faceva cercare perchè desistessero, sono
partiti. So che al Circolo Politico si sono affacciati per pochi
momenti, che letta appena la Notificazione del Governo di ieri hanno
renunziato all'idea ed al mandato che avevano dal Circolo Popolare di
Firenze. Landi.» — (Documenti, pag. 494.)
[511] «A Roma egli dà sollecita opera a quella unificazione, a cui
la non si voleva piegare, e vi narra, che tutti i Toscani ne hanno
desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si
compia.» — (_Lo Stato Romano_, vol. III, pag. 276, Ed. Le Monnier.)
[512] Lord Hamilton, con piena cognizione di cose, scrive al suo
Governo nel 27 febbraio. «La Toscana è minacciata da invasione esterna,
da guerra civile, e da moti reazionarii nelle Provincie.» — Vedi
Raccolta di Documenti citata.
[513] È impossibile annoverare tutti gli errori commessi per leggerezza
o per malvagità nel giudicare gli uomini politici del nostro tempo;
per non iscostarci da casa, vediamo in certi libri Benoît Champy,
ministro di Francia, accusato di alimentare le sedizioni in Firenze,
mentre Benoît Champy ci si mostrò sempre moderatissimo uomo, e più
presto inclinato alla Monarchia Costituzionale, che alla demagogia.
Quale dovesse essere tra noi, lo fa conoscere il partito che, come
rappresentante del Popolo, sostiene nell'Assemblea di Francia: egli
appartiene alla destra, e, comunque nipote del Lamennais, parteggia
per l'Eliseo, ed ha votato la revisione della Costituzione. — Lord
Hamilton Baillie, ministro inglese, è detto intrinseco dei ribelli;
e questo diplomatico fu onestissimo _tory_, amico del Principe e del
Principato, aborrente da ogni trambusto, zelante propugnatore della
civiltà; di più, percosso da insanabile malattia, la quale non gli
permetteva uscire di casa, e talora nè anche ricevere visite. — Lord
Palmerston viene designato sempre col mantice in mano per soffiare nel
fuoco rivoluzionario d'Italia; ed io, salvo onore, ho da dire, che il
nobile Lord assai si rassomiglia allo zio di Francesco Berni, di cui
questo bizzarro ingegno cantò:
A Roma _andai_ dipoi, come a Dio piacque,
Pien di molta speranza, e di concetto
Di un certo _mio_ parente cardinale,
Che non _mi_ fece mai nè ben, nè male.
Questa fallacia di giudizii non solo su gli uomini comparisce, ma su
le cose ancora. I democratici di Europa si mostrarono parzialissimi
alla rivoluzione di Ungheria; ed oggimai è provato che i Magiari non
erano repubblicani nè democratici; stirpe fiera, tenace dei privilegii,
conservatrice delle preminenze sopra la razza slava, aliena dalle idee
e dai costumi stranieri; sprezzante di ogni novità per modo, che spesso
pronunzia in guisa di proverbio quel detto: «Mio nonno stesso non
intese mai favellare di questa cosa.»
[514] Documenti, pag. 438.
[515] «Certo con _sacca e scuri_ non si andava a restaurare il
governo monarchico-costituzionale. E se abbiamo detto, che in quelle
campagne il grido di — _Viva Maria_ — è quasi sinonimo di violenza e
rapina, perchè non si reputi esagerata, o imaginata a comodo di difesa
quest'asserzione, ci permettiamo di riferire alcuni versi del nostro
amenissimo poeta Guadagnoli, scritti in uno dei vernacoli del contado
aretino.»
Doppo che 'n tempo de la battitura
Fadighæ' quant'un æseno da basto,
Nun me spettevo mèo questa figura!
E pure armasto so come so armasto!
Cappodeddua! se doppo mïtitura
Dicio che 'l græn la ruggene avía guasto,
Alnotta tanto tanto se putía
De calche sacco fœ' VVIVA MARIA!
[516] _Conciliatore_, 12 febbraio 1849, Nº 42.
[517] Consultazione per Lionardo Romanelli, Firenze 1851, p. 24 e seg.
[518] Rapporto alla Commissione Governativa Toscana. — Documenti, Pag.
350.
[519] Rapporto sopra citato.
[520] «Nè sembra potersi dire, che per questa volta la Legge marziale
rimanesse _opera morta_, giacchè a comprimere ec.» — (Decreto del 10
giugno 1850, pag. 55.)
[521] Plutarco, _Vita di Pericle_.
[522] E tutto questo non meritava la Camera dei Pari di Francia, che
salvò la libertà della stampa, propugnatore Chateaubriand, quando la
Camera dei Deputati la sagrificava.
[523] E sì, che questo re aveva cuore inglese, e della gloria patria
pareva piuttosto fanatico, che amante. Si narra, che nella famosa
battaglia al capo della Hogue, vedendo dall'armata inglese rotta
la francese e con essa disperse le sue speranze del ritorno, diceva
raggiante di allegrezza ai gentiluomini francesi, che gli facevano
corona: «Ah! bisogna che voi lo confessiate, non vi sono che i miei
Inglesi al mondo capaci di bussarvi in questa guisa.» Non importa dire
se i gentiluomini francesi prendessero diletto di coteste regie parole.
[524] Siccome temo, che chi legge non mi abbia a dare fede, — tanto
parmi, ed è enorme il caso, — m'induco, comecchè repugnante, a copiare
le parole precise del Decreto:
CONSIDERANDO, CHE MOLTI SONO I FATTI ALLEGATI DAL GUERRAZZI NELLE SUE
MEMORIE PER FAR SENTIRE IL PREDOMINIO ASSOLUTO E COSTANTE SOPRA DI
LUI DELLA FAZIONE REPUBBLICANA; MA OLTRECHÈ QUESTI FATTI NON SONO DI
TALE IMPORTANZA DA STABILIRE UNA VIOLENZA IRRESISTIBILE E CONTINUATA,
SOMMINISTRA IL PROCESSO ALTRI FATTI, DAI QUALI EMERGE L'INFLUENZA
PERSONALE DEL GUERRAZZI SULLE TURBE TUMULTUANTI; ESSENDOSI DI SOPRA
NOTATO, CHE DICHIARÒ ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE DI NON AVERNE TIMORE,
ED ESSENDO EGLI PIÙ VOLTE RIUSCITO, _COME RACCONTA_, A CONTENERLE E
COMPRIMERLE A VANTAGGIO DI PRIVATI CITTADINI. — (_Decreto della Camera
delle Accuse_, § 53, pag. 92.)
[525] Vedi parte della Lettera Gioberti a pag. 479 di questa
_Apologia_, il rimanente, nell'Opera ivi citata.
[526] Questo anche disse Napoleone Bonaparte, che fu quel grande e
sviscerato Repubblicano che tutto il mondo conosce, nelle conferenze
di Leoben, quando i ministri austriaci perfidiavano a riconoscere la
Repubblica francese. — (Thiers, _Histoire de la Révolution_; Bruxelles,
1838, tomo II, pag. 380.)
[527] _Alba_, 28 febbraio 1849. — A prova della continua pressura della
Fazione Repubblicana si vogliano, in grazia esaminare questi frammenti:
«La volontà del Popolo è stata _disconosciuta_, contrariata, rinnegata.
_La disobbedienza del Governo chiedeva riparazione.... La decadenza
del Principe, la Unione con Roma divengono oggi necessità, e con esse
TUTTA QUELLA SERIE DI PROVVEDIMENTI ECCEZIONALI O RIVOLUZIONARII,
dei quali abbiamo altre volte accennato, e non ci stancheremo mai
di accennare. Laonde da oggi noi chiamiano ALTAMENTE RESPONSABILE
il Governo Provvisorio, prima di tutto di essere appunto tuttavia
Governo Provvisorio toscano. E ritorniamo a domandargli, che cosa ne
sia avvenuto del DECRETO DEL POPOLO DEL DÌ 8 FEBBRAIO; che cosa ne
sia avvenuto della Unione con Roma, della Repubblica PROCLAMATA IN
FIRENZE, IN PISA, IN LIVORNO, PER TUTTA TOSCANA! Oggi gli muoviamo
queste parole senza rancore, senza ire, senza minaccie! senza disperare
delle intenzioni sue. E lo invitiamo a rileggere la nostra epigrafe
che risolutamente e irrevocabilmente riprendiamo quest'oggi: UNIONE CON
ROMA ec._» — (_Alba_, 25 febbraio 1849.)
«UNIONE CON ROMA: questo è il nostro grido, perchè lo crediamo, e lo
sentiamo espressione di potenti bisogni, d'incalzanti necessità. _Lo
abbiamo innalzato dal primo dì in cui il Popolo provvide a sè; lo
abbiamo di giorno in giorno ripetuto_, sperando che destasse un eco,
che provocasse una risposta: _lo ripetè con noi la voce gagliarda
e solenne del Popolo, prima come un voto, poi come una domanda_: il
Governo tacque al voto, _alla domanda rispose barcheggiando_. Non è
più il tempo delle parole a doppio senso, delle mezze misure: abbiam
francamente chiesto, francamente si risponda.»
«Molti serii motivi devono ora troncare gl'indugii, rompere i nodi.
Quando noi abbiam per la prima volta inalberata la nostra bandiera
politica, quando abbiam per la prima volta scritta sul nostro Giornale
la epigrafe, che ne riassumeva le speranze e la fede, _Leopoldo
Austriaco_ non aveva ancora sciolto ogni vincolo, _rotto ogni velo,
smessa ogni maschera; non aveva ancora posata sulla sua spada tedesca
la mano, che stendeva in atto bugiardo di pace, di unione; la minaccia
non suonava ancora sulle sue labbra, che mormoravano l'antica commedia
del Padre tenero e mite_. Ora tutto ciò avvenne: egli ha spinti Toscani
contro Toscani, _ha tentato di gittare l'illuso Popolo delle campagne
ad invadere, a distruggere le nostre città_; ha implorate le baionette
piemontesi per conculcare il Popolo suo, avendosi apparecchiata a'
reali ritorni una via di delitti e di sangue: ma poichè i Toscani di
contro a' Toscani rovesciarono i fucili, ed apersero, compatendo,
le braccia; poichè le nostre città fermamente si opposero a' rei,
disingannarono gl'illusi, convinsero i creduli; poichè all'intervento
piemontese mancò il tempo e la sanzione del Popolo, e nella via dove
sperava ire e discordie, trovò amore ed unione; il Principe Austriaco
è fuggito, scornato e tremante, senza che un verace compianto lo
accompagnasse, o che un nobile sdegno si curasse di maledirlo. Così
anche gli ultimi nodi tra Principe e Popolo furono spezzati e per
sempre. _Perchè adunque se il fatto esiste, non proclamarlo? Che
intende il Governo colla stretta e rigida_ provvisorietà, _che vuol
rispettata e salva ad ogni costo? Perchè dare a' nemici nostri il
lontano sospetto di una transazione, che nessuno vuole, impossibile,
non che a compiersi, ad idearsi soltanto?_.................... «Inoltre
il Popolo nostro, a vita politica nuovo, di politici intendimenti
inesperto, vuole un Governo che gli assicuri l'ordine e la vita.
Incapace a comprendere certi dilicati fili, che stringono all'avvenire
il presente, domanda una forma chiara e precisa, che gli spieghi
apertamente i suoi diritti, i suoi doveri, i suoi interni rapporti.
Attaccato francamente al Principe, che per lui non era null'altro
che un Governo, quando si vide dal Principe abbandonato, ingannato,
tradito, si gittò francamente alla forma contraria, alla idea
repubblicana, che per lui era simbolo di un Governo, _e gridò_: Viva
la Repubblica, _nelle sue feste, nelle sue gioie, nelle sue canzoni.
Scrisse_: uniti con Roma, _sulla porta delle sue case, su' muri delle
sue città_; uniti con Roma _fu la parola de' suoi Circoli, fu il
grido delle sue adunanze: e piantò l'Albero della Libertà, che per lui
rappresentava queste due idee di Repubblica e di Unione, in tutte le
sue Piazze, nel sagrato dalle sue Chiese_.
«Ma se un giorno, a mente più calma, questo Popolo si domanderà: _Che
cosa siam noi? Che cosa è la Toscana? Granducato no, perchè Leopoldo
Austriaco vi ha perduto ogni diritto; Repubblica no, perchè il nostro
Governo s'intitola ancora Governo Provvisorio... dunque aspettiamo_;
— allora s'incrocierà le braccia, e attenderà, per agire e per
combattere, di sapere in nome di chi agisce e combatte.
«Nè ciò basta. _Quando l'8 febbraio abbiam detto: Unione con Roma_, —
era forse il proclamarla un giusto e santo ardimento: ora il non farlo,
sarebbe imprevidenza od audacia. E infatti allora s'ignorava quale
sarebbe il contegno dal Governo Piemontese verso la Romana Repubblica;
forse anche il gelido silenzio aveva fatto travedere il pensiero
triste ed egoista dell'_abate Gioberti_: ora la vergognosa caduta
di questo ci ha fatti sicuri quale sia la volontà ferma e coraggiosa
della Giovane Camera, e quale sarà quindi la volontà o imposta o libera
del Gabinetto. _Il Ministero di Torino riconoscerà immediatamente la
Repubblica Romana; non potrà riconoscere il Governo di Toscana, perchè
non ha forma stabilita, e non si approva ciò che s'ignora, ciò che non
è se non_ provvisorio.
«Ma se Toscana con Roma formerà immediatamente la Repubblica d'Italia
Centrale, il Piemonte stenderà a questa Repubblica la mano e le
braccia: i due Stati stringeranno patti di solidarietà e di amicizia; e
così due terzi quasi d'Italia saranno uniti a combattere lo straniero,
e a vincere la guerra di Nazione e di Libertà.» — (_Alba_, 28 febbraio
1849.)
«Domani sarebbe tardi, imperciocchè domani la Nazione sorgerà a
chiedervi _strettissimo conto dell'operato_.» — (_Alba_, 14 marzo
1849.)
«Con estremo dolore abbiamo inteso che non si sia venuto alla
proclamazione definitiva della Unione repubblicana, come il Governo
Provvisorio avea solennemente promesso. — Ieri tenevamo questa
promessa omai come un fatto, e fu cagione in noi di vivissima gioia;
oggi abbiamo l'amarezza di essere stati delusi da uomini che sin qui
meritarono l'intiera nostra fiducia.
«Uomini del Governo Provvisorio! ponderate quali danni possono derivare
dalla vostra lentezza alla causa cui veniste assunti a sostenere. La
reazione si avvantaggia della vostra perplessità, pigliando da essa
tempo d'impaurire i buoni; è tempo di organizzarsi e stendersi tra i
tristi e li ignavi. Perdio! troncate li indugii; ogni ora, ogni giorno
che passa aggiunge forze e proseliti al Partito della reazione. Noi,
che abitiamo le più remote provincie della Toscana, sappiamo di buon
grado che cosa si possa temere o sperare da queste popolazioni, fornite
bensì di buon senso, ma facili ad essere pervertite. Noi conosciamo la
difficoltà e i pericoli delle future elezioni, i quali voi non potete
prevenire in altro modo, che col proclamare prontamente la invocata
fusione con Roma. Nulla dovete temere per parte delle provincie dalle
risoluzioni forti e istantanee, molto bensì dovete paventare dalla
irresolutezza e dagl'indugii.
«Uomini del Governo Provvisorio! ricordate che le rivoluzioni non
si compiono colla pacatezza di un'ordinaria prudenza. In condizioni
violenti abbisognano misure audaci e pronte, che sgomentino i tristi,
e infiammino l'ardire dei buoni. Ma voi adoperate tutto al rovescio, e
quasi ci sembrerebbe che vi prendeste gioco dell'entusiasmo del Popolo.
«Uomini del Governo Provvisorio, _rammentatevi quale responsabilità
posa su voi; qual conto dovete rendere a Dio ed alla Nazione, se foste
per esser causa d'una guerra civile, e se danneggerete menomamente la
causa della Libertà_.
«Santa Sofia, 28 febbraio 1849.»
(_Popolano_, Nº 250, — 5 marzo 1849.)
Allora succedevansi Petizionarii e Commissarii dalle Provincie; e
mandavano accesissimi indirizzi i Circoli, e i Municipii di Pisa —
Arezzo — Pistoia — Siena — Modigliana — Montevarchi — Santa Sofia
— Lastra a Signa — Poggibonsi — S. Giovanni — Cascina — Campiglia —
Fucecchio — Montesansavino — Dovadola — Sarteano — Marradi — Cortona
— S. Gimignano — Livorno — Piombino — Castellina — Montescudaio — S.
Sepolcro — Guardistallo — Pitigliano — Subbiano — Capalona — Reggello
— Montecalvoli — Santa Fiora — Castel S. Niccolò — Casciavola — Porto
Ercole — Aulla — Bibbiena — Asciano — Castagneto — Vico-pisano —
Lungone — Tredozio — Monterotondo — Arcidosso — Pietrasanta — Figline
— Lari — Pian di Scò — Portoferraio — Montemarano — La Cecina — Poppi
— Sorano — Galluzzo — Massa marittima — Prato vecchio — Castelfranco
— Orciano — Quincarico — Rocca S. Casciano — Montieri — Asinalunga
— Buonconvento — Volterra — Calcinaia — Castelnuovo — Civitella —
Montelupo — Val d'Elsa — Castelfiorentino — Firenzuola — Lucignano —
Terranuova — Capalbio — Casciana — Pontremoli — Porto S. Stefano, ed
altri parecchi, depositati negli Archivii Governativi.
[528] Thiers, _Histoire de la Révolution_; cap. IV, (Convention).
[529] _Della Repubblica Romana_, pag. 66.
[530] Opera citata.
[531] _Monitore_, 10 gennaio 1849. — Discorso della Corona, in fine.
[532] Anche di questo fatto negli Archivii Governativi hanno da
essere depositate prove. Però nè anche alla Costituente Italiana
furono avversi i Sacerdoti tutti e i Vescovi. Vi fu chi sostenne non
incorrersi affatto nella scomunica, sia votando per la italiana quanto
votando per la toscana:
«Empoli, 8 marzo. — In questa mattina è stata affissa sulla porta della
Chiesa Collegiata di questa Terra la seguente Dichiarazione:
«Empolesi!
«Le Elezioni dei Deputati alla Costituente Toscana e Italiana sono
imminenti.
«Accorrete a dare il voto, e non ascoltate chi vi susurra all'orecchio
che incorrete la Scomunica. Io posso e debbo dichiararvi, che secondo i
principj della Morale Cattolica e della ragione non vi è nè scomunica,
nè peccato di sorta, per gli Elettori alla suddetta Costituente.
«Empoli, 8 marzo 1849.
«Vostro Affezionatissimo
«P. PASQUALE MARTELLI Proposto.»
«Molto Reverendo Signore.
«Richiesto da varii Parrochi di questa Diocesi, se potessero dar
risposta ai proprj lor Parrocchiani sull'interrogazione fatta ad essi,
cioè, se nelle attuali circostanze, in cui si trova la nostra Toscana,
la pena della Scomunica s'incorra per l'elezione da farsi nel prossimo
Lunedì, 12 del corrente mese, dei Deputati alla Costituente Italiana,
io ho manifestato apertamente ad essi la mia, qualunque siasi,
opinione, dicendo loro che, per l'esame già fattone, io era d'avviso
che effettivamente non s'incorresse. Ne prevengo di questo mio parere
VS. Molto Reverenda per sua regola, acciocchè, qualora Ella pure sia
ricercato dai suoi Popolani sullo stesso proposito, possa dar loro una
replica, che lasci pienamente tranquilla la loro coscienza.
«E dandole la Pastoral benedizione mi confermo con sincerità di cuore,
«Di VS. Molto Reverenda,
«Pisa, li 8 marzo 1849.
«_Affez. come Fratello_
«GIOVAN BATISTA Arc. di Pisa.»
(_Conciliatore_, 11 marzo; _Monitore_, 9 marzo 1849.)
[533] Esodo, C. 14, c. 22.
[534] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.
[535] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.
[536] _Popolano_ del 15 febbraio 1849.
[537] _Alba_, 15 febbraio 1849.
[538] _Frusta Repubblicana_, 18 febbraio 1849.
[539] Rusconi, Opera citata.
[540] Requisitoria, pag. 132, § 85.
[541] Vedilo a pag. 287 di questa _Apologia_.
[542] Documenti, pag. 412, citato altrove.
[543] Vedilo a pag. 383 di questa _Apologia_.
[544] Documenti, pag. 828.
[545] Documenti, pag. 286.
[546] Vedila a pag. 431 di questa _Apologia_.
[547] Documenti, pag. 849. — Questo Documento è riportato per intiero
a pag. 474 di questa _Apologia_.
[548] «_Durante la giornata vennero elevati per tutte le piazze di
Firenze i sacri Alberi della Libertà incoronati di fiori, sormontati_
dalle bandiere tricolori, e dallo antico berretto con cui si saluta
ogni aurora di redenzione. — La solenne funzione fu inaugurata
dappertutto con allegro scampanío dai campanili di Firenze, con _gli
spari dei moschetti_, col rullo dei _tamburi della Guardia Nazionale,
col suono di musici strumenti, con lo scoppio di lietissimi evviva_.»
— (_Corriere Livornese_, 27 febbraio 1849.)
[549] _Corriere Livornese_, 27 febbraio 1849.
[550] _Monitore_ del 2 marzo 1849.
[551] Ugo Foscolo, _Prose letterarie_, vol. II, pag, 316. Ed. Le
Monnier.
[552] Discorso di M. Lamb pronunziato alla Camera dei Comuni
d'Inghilterra nel dì 11 marzo 1818, intorno al _Bill delle indennità_.
[553] L'Accusa nota argutamente la solenne accoglienza dei Deputati
della Costituente Romana. Poichè è forza scendere a siffatte
meschinità, si ha da sapere come questi Signori, avvezzi alle romane
magnificenze, si erano lagnati pel ricevimento più che modesto del
Governo Provvisorio; e già di queste parole gli Esaltati si prevalevano
per susurrare, che ciò era segno di disprezzo, e di peggio; allora
io dissi: riceviamoli questa altra volta solennemente, cioè con
l'assistenza del Municipio, del Generale, e dei Colonnelli della
Guardia Nazionale. — Vedi _Monitore_, 16 marzo 1849.
[554] «Quest'oggi, verso le ore 3 p. m., è giunto in Pisa, proveniente
da Livorno, Ciceruacchio con altri suoi compagni di Roma. È alloggiato
alla Locanda Peverada. Il Popolo lo ha festeggiato, ma non in molto
numero. Ha parlato di Unificazione con Roma. Domani parte per Lucca.»
«Sono arrivati stamani in Lucca Angiolo Brunetti detto Ciceruacchio, il
D. Guerrini, il Tenente Costantini, Vincenzio Longhi, Girolamo Conti,
Giuseppe Fabiani, popolani di Roma. Partono in giornata per Pescia e
Pistoia; dimani saranno a Firenze per chiedere l'Unificazione. Durante
la loro dimora furono festeggiati dal Popolo. Hanno udita in San
Michele la Messa celebrata dal Sacerdote Giambastiani, che ha dirette
calde parole di amor patrio alla folla ivi accorsa ec.» — (Dispacci
telegrafici. Documenti, pag. 506.)
[555] _Costituente Italiana_ del 17 marzo.
[556] _Frattanto la Toscana non può fare a meno di una Assemblea
Legislativa, che rappresenti veramente il Paese._ — (Considerando II,
Decreto del 10 febbraio 1841. Documenti dell'Accusa, pag. 821.)
[557] Articolo 10 del medesimo Decreto.
[558] In altra parte ho mostrato quello che imprendessi felicemente
a troncare trame siffatte; mi gode l'animo di riferire un Documento
citato dalla Difesa Romanelli a pag. 156, il quale attesta gli sforzi
nel medesimo intento eseguiti dal mio degno collega.
«A. C.
«Il Circolo Popolare di Firenze invia costà dei Commissarii, per quello
mi assicura un mio particolare e schietto amico. — Se questi intendono
di commuovere la città, perchè ci forziate la mano alla fusione con
Roma e ad usurpare _la tanto vantata e voluta sovranità del Popolo_,
devo dichiararvi che _per parte mia_ non sono uso a cedere alla
violenza, _e a tradire i miei principii_. Se però venissero ad eccitare
gli spiriti marziali della Gioventù, pur troppo pacifica, e persuaderla
a inscriversi nei ruoli dei propugnatori della santissima causa della
indipendenza e della libertà, secondateli di tutto cuore e con ogni
mezzo.
«Firenze, 17 febbraio 1849.
«Affez. L. ROMANELLI.»
[559] «Il Governo Provvisorio Toscano,
«Considerando suprema legge dello Stato essere provvedere alla propria
salute;
«Considerando che per ottenere questo intento supremo il Governo
abbia avuto non pure il diritto ma il dovere di ricorrere a qualunque
straordinario rimedio;
«Considerando che la libertà non consenta mantenere siffatti rimedii
neanche un istante quando il pericolo cessi;
«Considerando la piena vittoria della opinione contro gli eccitatori
scellerati della Guerra Civile, l'accordo universale di riservare alle
Assemblee la sanzione del voto popolare intorno alle forme del nostro
Reggimento, ed in fine l'orrore che il generoso Popolo ha da sentire
per qualunque attentato parricida contro la Patria in presenza del
pericolo di straniera aggressione;
«Considerando che i sospetti e la diffidenza della tirannide repugnino
alla maestà del Governo popolare;
«Decreta:
«Art. 1. La Legge Stataria del 22 febbraio 1849 è abrogata, la
Commissione eletta con quella Legge disciolta, ec.» — (_Monitore_, 2
marzo 1849.)
[560] Il signor Berti Pichat, Preside di Bologna, nel marzo 1849
mosse a Firenze per tentare di ridurre in contante buona somma di
carta monetata romana; malgrado la diligenza che vi misero non pochi
sensali, e la usura offerta superiore al 30 %, non poterono barattarsi
oltre L. fior. 8000 a mediazione del Veneziani, perocchè i Banchieri
la rifiutassero con qualsivoglia premio. I nostri Buoni del Tesoro una
sola volta, e per ore, scapitarono 7 %; ma il loro corso regolare fu
oscillante fra il 3 e il 4 %. Il sig. Berti Pichat, da quel leale uomo
che era, dandomi esatto ragguaglio della sua Provincia, mi assicurava,
Bologna e le terre dipendenti avverse alla Repubblica poco meno che
alla invasione straniera.
[561] Non furono mai principiate. Lo spoglio delle Liste degli eletti
per la Costituente Italiana doveva effettuarsi a Firenze da una
Commissione centrale, composta ai termini dello Art. 10 del Decreto
del 14 febbraio 1849. Alcuni Gonfalonieri provinciali si recarono
a Firenze a questo scopo, ma il Municipio, che per organo del suo
Gonfaloniere mi manifestava quale e quanta fosse la repugnanza della
universalità dalla Unificazione con Roma repubblicana, protrasse le
operazioni della Costituente _italiana_, me consapevole e consigliere,
onde il voto della Costituente _toscana_ procedesse senza ombra di
coazione, o di urgenza. Di ciò occorre la prova nel Decreto dell'8
aprile 1849 (Documenti, pag. 885), che l'Accusa riprende come quello
«che provvedeva a ultimare le operazioni di squittinio relative alle
elezioni dei Deputati alla Costituente Italiana.» Ben poca mente ci
voleva a comprendere, che un simile Decreto pubblicato per attutire
l'ardore degli improperii dei Repubblicani rimaneva vuoto di effetto,
dovendo l'Assemblea Costituente Toscana decidere intorno alle sorti del
Paese nel 15 aprile successivo, a norma del Decreto dell'Assemblea del
3 aprile 1849. Tutto sta nello esaminare come sarebbe stato deciso dopo
7 giorni!
[562] Detto Decreto, pag. 55.
[563] Dal Rapporto recente fatto dal signor Ducos, intorno alle
spese commesse dal Governo Provvisorio di Francia, troviamo che Ledru
Rollin spese franchi 123,000 per bucherare l'elezioni in pro della
idea repubblicana; e in vero, questo è il contegno di cui intende che
prevalga un suo concetto politico. Non un soldo fu speso da me, onde
l'elezioni fossero disposte in un senso piuttosto che in un altro: dal
quale fatto può dedursi questa conseguenza (dove ve ne fosse mestieri):
se liberissime lasciai l'elezioni mentre fui Membro del Governo
Provvisorio, tanto più deve credersi che tali procurassi che fossero,
Ministro Costituzionale.
[564] _Popolano_ del 3 e 7 marzo 1849.
[565] _Il Nazionale_, 9 marzo 1849: — «Il Decreto adunque (del 6 marzo)
di che ci occupiamo, in doppio modo viene ad offendere (ove non rimanga
opportunamente chiarito e ammendato) il fondamentale principio della
nazionale sovranità: sì perchè determina e _circoscrive_ abusivamente
la _iniziativa_, per propria indole illimitata, della convocata
Costituente; — sì perchè, ne' limiti delle assegnatele competenze,
pare che pretenda essere la Nazione astretta a accettare quale _atto
sovrano_ le qualunque sue Deliberazioni.»
[566] _La Costituente Italiana_, 11 marzo 1849: — «Il Governo
Provvisorio Toscano non ha creduto di pronunziare primo, e consecrare
la parola della Unificazione, ed ha voluto innanzi a tutto interrogare
la volontà delle popolazioni, che gli aveano concesso mandato di
provvedere alla loro suprema salute. Alla inesplicabile esitanza,
ostinata anche dinanzi alla già chiara intenzione del Paese, una
subita riparazione debbe essere accordata coll'inviare alla Assemblea
Costituente Toscana gli uomini che reclameranno spontanea, unanime,
l'Unione con Roma.»
[567] _Il Popolano_, 8 marzo 1849: — .... «oltre a che il Governo
nulla sembra disposto a fare affinchè le elezioni procedano in guisa
da produrre il resultato che noi vogliamo, cioè la Unione con Roma e la
proclamazione della Repubblica ec.»
_Il Popolano_, 9 marzo 1849: — .... «una Legge mal concepita (del
6 marzo) è d'uopo sia anche peggio eseguita. Da ciò emergerà forse
un'Assemblea di Retrogradi e di Conservatori; ed un'Assemblea di simil
colore sapete a che cosa ne conduce direttamente e senza transazioni?
Alla guerra civile, ec.»
Anche il Regio Procuratore Generale nella sua Requisitoria, a pag.
130, ha saputo conoscere: «Che nel dì 6 marzo, lo stesso Governo
Provvisorio, _quasi_ temperando l'Atto del 14 febbraio, in cui
era implicita ma positiva ed assoluta l'adesione del Governo alla
Costituente _italiana_, decretò che l'Assemblea Legislativa _toscana_
avrebbe usato del potere costituente, tanto per comporre insieme co'
Deputati dello Stato Romano la Costituente della Italia Centrale,
_quanto per decretare se, e con quali condizioni, lo Stato Toscano
dovesse unirsi con Roma_.»
[568] «Ieri ebbe luogo, siccome annunziammo, la rivista della
Guardia Nazionale.... Il Guerrazzi venne sì dai militi che dal Popolo
astante salutato con fragorosi applausi: onde presso a poco diresse
alla Guardia queste parole: — Domani è giorno solenne per un Popolo
libero:...... questo Popolo però non va esortato nel dare il suo
voto; questo Popolo che ha una coscienza, va lasciato libero ne' suoi
diritti. Militi della Guardia Nazionale, difenderete voi le proprietà
e la vita degli individui? — _Sì, sì_. — Farete sì che il voto sia
dato libero, e che sia libera la discussione sulle sorti del Paese,
discussione che sarà agitata dai Deputati che voi stessi avrete scelti?
— _Sì, sì_.» — (_Il Nazionale_, 12 marzo 1849.)
[569] «Questa mattina la Guardia Nazionale è stata raccolta dal
Generale Zannetti sulla Piazza di Barbano, e di colà attraversando
tutto Firenze si è recata in Boboli, ov'è stata passata in rivista dal
Guerrazzi.
«Non possiamo con precisione riferire le parole che a ciascun
battaglione ha indirizzato il Presidente del Governo Provvisorio,
imperocchè, a quanto ci viene riferito, elleno fossero di diverso
genere ad ogni fermata. Bensì una calorosa esortazione alla Guardia
Cittadina è stata reiteratamente volta dal Guerrazzi, ed è quella
di sostenere con ogni forza il Governo Provvisorio e la futura
Assemblea Costituente Toscana sì dai pericoli che sovrastare loro
potrebbero dalla parte dei reazionarii retrogradi, quanto da quelli
che nascer potrebbero dalle impronte pretensioni degli _ultra_ e degli
intolleranti, consigliando a starsi contenti i Toscani a quello che i
loro Rappresentanti saranno per decidere.
«In quanto a noi, fin da questo momento protestiamo, che se le future
Assemblee non pronuncieranno la Unione con Roma, e, conseguentemente
la decadenza della Famiglia di Lorena e la istaurazione del regime
repubblicano, _profitteremo di qualsiasi mezzo_ ci presentino le
circostanze, affine di salvare il Paese nostro da un giogo aborrito,
che imporre gli si volesse a nome della legalità e di una servile
rappresentanza.
«Noi non temiamo che il Popolo il quale compone la Guardia Nazionale,
quel Popolo che gridò e grida tutto giorno _Viva la Repubblica, Viva
la Unione con Roma_, voglia suscitare nel Paese la guerra civile,
facendo fuoco su i suoi fratelli che, traditi nei loro voti, e vedute
strozzate le loro speranze dal capestro delle formali legalità,
_usassero l'estremo loro appiglio, la suprema loro ragione — la forza
e la violenza_, — contro coloro che non si meriterebbero davvero il
nome di Rappresentanti del Popolo, _ma di traditori della Patria_, ove
si negassero a coteste tre supreme Leggi, che oggi ci sono imposte non
tanto dalle circostanze, quanto dal bene della nostra patria, dalla
sua salvezza, dalla necessità di assicurare solidamente la sua futura
solidità e grandezza.
«Noi non temiamo nemmeno per ombra un tanto obbrobrio per parte dei
futuri Deputati; ma ove questo obbrobrio dovesse pesare su di essi,
certo, _ad onta di tutte le esortazioni del Guerrazzi_ NON PESERÀ
SULLA TOSCANA L'OBBROBRIO ASSAI MAGGIORE DI AVERE PAZIENTEMENTE
SOPPORTATO IL TRADIMENTO; e la Toscana saprà consumare la sua Unione
con Roma, e saprà subirne tutte le conseguenze, _anche ad onta dei suoi
Rappresentanti e degli uomini del Governo Provvisorio_. Questa è la
nostra fede!» — (_Popolano_, Nº 256, 12 marzo 1849.)
[570] Chi? Secondo la Grammatica, io. O che dopo avermi convertito in
_perduelle_, l'Accusa vuole trasformarmi anche in donna? Qui pure sento
il bisogno di protestare.
[571] L'Accusa trae dal Discorso di apertura dell'Assemblea letto
dal signor Montanelli argomento d'incolparmi; e sì, ch'Ella avrebbe
dovuto all'opposto ricavarne motivo ad assolvermi, considerando: 1º
che codesto Discorso fu opera del signor Montanelli, non mia; 2º che
di sua mano apparisce scritto; 3º e che io, quantunque il turno mi
chiamasse ad essere Presidente di settimana, e come tale l'Assemblea
presiedessi, e dovessi leggerlo, pure mi vi rifiutai, però che
contenesse proposizioni dalle quali dissentivo, e alle quali per parte
mia ero deliberato a non aderire.
[572] Altrove ho dimostrato, e qui insisto a dimostrare, la falsità
della incolpazione appostami dall'Accusa: «_avere io lasciato in
balía di mandatarii non Toscani la decisione intorno alle sorti dello
Stato_.» La Legge del 10 febbraio 1849 relativa alla Costituente
_toscana_ nell'Art. 8 decreta, che _i forestieri dalle elezioni
si escludano_; certo, adoperare la parola _forestieri_ fu male,
ma egli è pur certo, che con essa denota i non Toscani. Lo sforzo
dei parteggianti per la Repubblica potè ottenere che il Popolo
mandasse Deputati non Toscani all'Assemblea Toscana; però essi furono
pochissimi, e per nulla bastevoli a partorire i danni immaginati
dall'Accusa. Il Generale D'Apice stampò nel _Monitore_ la lettera,
che io gli consigliai, e scrissi a norma del suo dettato rispetto
a questo negozio, la quale spiegava, che, trattandosi di pratica
domestica, convenienza e senno gli suggerivano di rinunziare alla
Deputazione; e parecchi seguitarono lo esempio. Io manifestai agli
amici il mio disegno di prendere parola all'Assemblea per escludere
_i non Toscani_, parendomi, com'era, pretta improntitudine quella di
volere rappresentare la Toscana in cosa vitale senza conoscerla; ma
essi me ne sconfortarono con grandissima istanza, onde non provocarmi
contro il furore degli avversarii. Fra questi amici ricordo il signor
Guidi Rontani; e gli altri, spero, mi sovverranno con la loro memoria.
Intanto, che così sia vero si ricava dalia relazione dell'Adunanza del
27 marzo 1849, tenuta dall'Assemblea Costituente Toscana. In cotesta
Adunanza il Circolo del Popolo presentò una petizione al fine, che i
non Toscani venissero ammessi allo ufficio di Rappresentanti Toscani.
Avrebbe il Circolo operato così, se la faccenda stesse come fantastica
l'Accusa? Ancora: una Sezione lasciò sospesa la proclamazione di tre
Deputati, fra i quali due non Toscani. Avrebbe potuto tenerli sospesi
la Sezione, se la Legge gli ammetteva? — Più oltre: rispetto alla
quistione se gli eletti non Toscani possano formar parte dell'Assemblea
Costituente è deciso, che messa da parte l'_applicazione legale_ ogni
Italiano deva essere accolto in Assemblea Italiana. Dunque la Legge
gli escludeva. — (_Alba_, Nº del 28 marzo 1849, pag. 1943.) — Nelle
note stampate dal Governo non occorre un nome solo di non Toscano,
e nonostante sapete voi su quale fondamento questa Accusa ha cuore
di sostenere, che le sorti del nostro Paese furono commesse a mani
non toscane? Eccolo. Esaminate nel _Monitore_ del 25 marzo 1849 il
Prospetto dei Deputati dell'Assemblea Costituente Toscana, e su 120
trovate tre non Toscani: Modena, D'Apice e Niccolini; ma D'Apice
renunziò, Niccolini fu reietto; dunque ne rimase uno. Così lasciavansi
in balía di non Toscani i toscani destini! — Incredibili cose, e non
pertanto vere. Raccomandai escludessero almeno Niccolini, e fu escluso:
«non venne proclamato Giovanni Battista Niccolini di Roma, _quantunque
la Sezione fosse di sentimento ammetterlo sebbene non Toscano_.» —
(_Alba_, luogo citato.) — Niccolini protestò; ma quantunque conoscesse
la sua esclusione opera mia, e fosse sfrenatissimo, ed ora per la nuova
ingiuria soprammodo infiammato, pure non seppe rimproverarmi, come per
certo non avrebbe mancato di fare, di essermi servito di lui pei miei
fini, ed ora gittarlo via mal gradito arnese. Questo Documento, benchè
non valga nulla, rarissimo, mercè le diligenze del mio Difensore, mi
perviene adesso, e adesso qui mi è forza metterlo:
«Cittadino Presidente,
«In nome della sovranità del Popolo, stando alla lettera e allo spirito
del Regolamento, e onde non veder violato un Principio Costituzionale,
debbo protestare come protesto sulla decisione presa dalla Camera a mio
riguardo considerandola come inlegale; perchè:
«Se alla Camera fosse riservato il dritto di ammettere o escludere i
Deputati regolarmente eletti, cioè le operazioni dei Collegj elettorali
che li nominò (_sic_), essendo state riconosciute valide, cesserebbe
ogni sovranità del Popolo, e il suffragio elettorale sarebbe una mera
illusione, e lo provo:
«Si supponga che in una Camera di 120 persone 60 membri siano
conosciuti rappresentare il Principio Costituzionale Monarchico, 60
quello Repubblicano; ora nella verifica de' poteri possono esser
presenti alla Camera i 60 Repubblicani, e soli 10 Costituzionali,
e così viceversa. Che se il Partito che si trovasse in maggioranza,
venisse ad escludere l'altro Partito, cosa diverrebbe il voto della
metà degli elettori che hanno mandato alle Camere uomini rappresentanti
i loro principj? Dove si troverebbe allora l'espressione sincera della
volontà del Paese? Io lo lascio a voi a considerare.
«Ma vi è più. L'Art. 6 del Regolamento, che si è dichiarato dovere
provvisoriamente reggere la Camera, porta che:
«_L'Assemblea pronunzia sulla validità delle elezioni, ed il Presidente
proclama Deputati coloro i cui poteri sono stati dichiarati validi._
«Io non aggiungo parola su questo Articolo, che di per sè
stesso è troppo chiaro, e che non ammette nessun'altra possibile
interpretazione.
«Io spero, o Cittadini Rappresentanti, che voi vorrete seriamente
considerare questa mia protesta che contiene un alto principio di
diritto costituzionale, e vorrete considerarla dall'alta sfera in cui
la confidenza del Popolo Toscano vi ha posto. Onde esser liberi bisogna
esser giusti, diceva un sommo Legislatore, e sulla vostra giustizia io
mi riposo tranquillamente.
«Nel pregarvi, Cittadino Presidente, a leggere all'Assemblea questa mia
protesta, con tutto il rispetto mi dichiaro
«di Voi, Cittadino Presidente,
«_Dev. Servo_ G. B. NICOLINI.»
[573] Farini, Opera citata, tomo III, pag. 248.
[574] _Conciliatore_ del 25 marzo 1849.
[575] Documenti, pag. 509. — Dispaccio telegrafico del Prefetto Martini.
[576] «È possibile, che sia partita una Commissione composta del
cittadino Guerrazzi e dei Ministri d'Inghilterra e di Francia, e di
altri due personaggi, per Gaeta a prendere Leopoldo II? Alla quiete
del Popolo sarebbe utile uno schiarimento su questa voce, sparsa
generalmente a Pisa, a Pistoia, e qui.» — (Dispacci telegrafici.
Documenti, pag. 512.)
[577] «Le voci più stravaganti si spargono qui, trovano credenza
nei goffi, e appoggio nei nemici del Governo. In me non mai. Ho
già smentita solennemente la ingiuriosa notizia fino all'arrivo del
Dispaccio sui Volontarii, venutomi in acconcio con la vostra firma.
Compirò l'operazione mediante nuova mentita ai detrattori. Appunto
per confonderli, ho fatto la domanda di schiarimento su l'incredibile
assurdo. Io mi congratulo davvero, che la Nazione vi abbia scelto a suo
moderatore. Mi sdegno delle maligne arti di chi vorrebbe attraversarvi
i disegni generosi. Fatemi vostro vendicatore mortificandomi. A questo
prezzo sono contento.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)
[578] Anzi, stupendo a dirsi, il mio Avvocato m'informa, che non gliene
domandarono nemmeno schiarimento!....
[579] Importa rammentare, perchè gli fa onore, quale opinione avessero
gli Arrabbiati di questo egregio amico. Spedito a comporre i tumulti
di Empoli, commissione da lui condotta a termine con umanità pari
alla solerzia, fu bistrattato dal _Popolano_, e lo abbiamo veduto.
Pigli propone inviare a Portoferraio un Commissario per destituire
Gonfaloniere e Consigliere «_che però non dovrebbe essere Manganaro_.»
— (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 481). — Sparsa voce a Siena,
che il Governo vi mandava Prefetto Manganaro, Ciofi ammonisce: «Si
vocifera che il Prefetto V. ritorna a Pistoia, e che viene qua in sua
vece Manganaro. Questa sostituzione dispiace moltissimo ai Sanesi;
i quali mentre vedono bene V., mostrano grande avversione al cognome
Manganaro.» — (Dispacci governativi. Documenti, pag. 216.) — A Livorno
lo minacciano di buttarlo giù dalla finestra, se non fa come Pigli
(Documenti, pag. 530). Così nel febbraio, nel marzo e nello aprile
1849 erano onorati e tenuti in pregio dai Repubblicani i miei migliori
amici.
[580] Era arte ordinaria screditare con sospetti, o fare segno di
vituperii i Deputati, che si scoprivano parziali ai disegni del
Governo; eccone una prova espressa:
«La causa repubblicana fu ieri sera fortemente attaccata dal Presidente
del Circolo di Pistoia (Dott. Didaco Macciò) a motivo di una santa
proposizione fatta da un buon Popolano intorno al piantare in piazza
l'Albero della Libertà.
«Il bianco-rosso Macciò si fece a sostenere, che il mettere l'Albero
era un ferire nel cuore il primo stadio della _Costituente_; era una
cattiva ricompensa al Governo Provvisorio; — era un volerlo trascinare
a certa rovina: — insomma ciò non era nella _legalità_. Disse ancora
che chiunque si era pronunziato con quel segnale aveva fatto male, e
commesso un arbitrio: che mettendo in cima all'Albero il _ridicolo_
berretto della libertà, altro non era che scimmiottare i Francesi del
93: che anche Roma, la IMPRUDENTE Roma, aveva fatto male _malissimo_
a proclamare la Repubblica. Disse anche altre bestemmie più forti
di quelle che declamò giorni sono, perchè il Circolo non inviasse al
Governo Provvisorio le Deputazioni richieste dal Circolo fiorentino,
per implorare da lui la immediata Unione con Roma e la proclamazione
della Repubblica.» — (_Popolano_, No 251, 6 marzo 1849.)
[581] Dunque il _Conciliatore_ del 1º aprile 1849 la mia fierezza
come nobile salutava; dunque gli uomini del _Conciliatore_ con plausi
vivissimi nel 1º aprile mi confortavano: come va, domando, che nel 12
aprile mi tradivano, e dopo mi hanno calunniato, resi complici a farmi
patire strazii, che io non saprei imprecare neppure ai miei più mortali
nemici?
[582] Parla di questo fatto il _Conciliatore_ del 16 marzo 1849. «Di
consenso dei due Governi Romano e Toscano è stabilito in Bologna un
Comitato di difesa il quale avrà cura di proporre, e ordinare tutto
ciò, che potrà contribuire a difendere il territorio comune. Il Governo
Toscano ha già inviato da qualche giorno in Bologna due Rappresentanti,
il Colonnello Manganaro, ed il Capitano Araldi.»
[583] Vedi ragguaglio delle Sedute della Costituente Toscana del 2 e 3
aprile 1849 qua oltre.
[584] _Risposte date dai Ministri dello Interno e degli Esteri alle
interpellazioni Pigli; ed estratto di altri particolari delle Sedute
del 2 e 3 aprile 1849 dell'Assemblea Costituente Toscana_:
«_Ministro dell'Interno._ Quanto allo Interno io devo conservare
molta prudenza intorno queste interpellazioni; nulladimeno
disegnando così l'insieme della Toscana, dirò: — in generale le
popolazioni della campagna sono mediocremente disposte alla idea
della guerra; le campagne nostre in parte negano mobilizzarsi in
Guardia Nazionale. Parecchi Gonfalonieri mandano preghiere di esser
dimessi, non sentendosi il coraggio civile di affrontare l'antipatia
delle popolazioni per la mobilizzazione della Guardia medesima,
antipatia che potrebbe esser vinta con più efficaci eccitamenti dei
Gonfalonieri mentovati. Lo stato di ignoranza in cui si trova parte
della popolazione toscana, fa che queste lepidezze non prendano sempre
un aspetto fiero, e di una aperta reazione: ma in molti luoghi, dove
la popolazione della campagna conserva ancora una certa fibra forte,
allora questa repugnanza si converte in modi alquanto più sensibili.
I Deputati di quest'Assemblea, e ormai il Popolo tutto, sono informati
dei fatti successi in varie parti del contado toscano. Questo è quanto
allo stato della popolazione campestre. — Nelle città lo spirito è
acceso per la patria difesa. Livorno ha mandato quasi tutta la gioventù
in campo per avviarsi alle frontiere. Firenze comincia a muoversi, e si
muoverà....
«Guardia mobile parte da diverse città della Toscana verso la capitale,
per organizzarsi, ricevere le armi, e andare ai confini; non come
fiammella che vive prossima a spengersi, ma come scintilla che
seconderà gran fiamma.
«Le cure del Governo infine ad ora adoprate sono tali, che hanno
cercato di alimentare ed accarezzare amorosamente questa fiammella;
e spera poter riuscire a fare che una massa non piccola della nostra
Gioventù possa coprire le frontiere. — Vi sono poi i Rapporti dei
nostri pubblici funzionarj di un ordine più elevato (per esempio i
Prefetti) intorno alla idea della Unificazione della Toscana con Roma.
Se debbo qui fedelmente esporre quello che a me da questi funzionarj
vien riferito, dirò, che la massima parte della popolazione toscana
recalcitra alla immediata Unificazione con Roma: alcuni perfino ne
fanno argomento di timore per non poter conservare l'ordine pubblico,
quando questa Unificazione fosse legalmente e definitivamente
proclamata da questa Assemblea, mentre all'opposto la opinione contro
qualunque ingiustissima invasione straniera potrebbe crescere fino al
furore.
«Il superior Comandante della Guardia Nazionale fiorentina anch'esso
ci ha denunziato dubbj gravissimi sulla adesione della Guardia stessa
intorno a questa grave perdita d'immediata Unificazione, confidando
nello egregio spirito dei Militi per correre alla frontiera.
«Come Ministro dello Interno a me pare avere in generale sodisfatto
alle domande ed alle interpellazioni direttemi dal Deputato Pigli.
«Il Ministro della Guerra vi potrebbe dire circa i mezzi che sono
in suo potere per armare ed equipaggiare la Gioventù, e unirla ai
Battaglioni della nostra Milizia stanziale.
«Il Ministro delle Finanze potrà a sua posta dirvi quali mezzi sono a
sua disposizione per soddisfare ai bisogni dell'armamento.
«_Un Deputato._ Domando la parola.
«_Presidente._ Non mi pare che siano esaurite le interpellazioni,
perchè il Deputato Pigli ne ha fatte di due specie: cioè sullo stato
interno dello Stato e sugli Affari Esteri; in conseguenza io credo...
«_Un Deputato._ Domandava la parola per rettificare un fatto.
«_Presidente._ Io credo non poter aprire la discussione, sino a che
non siano esaurite le risposte alle interpellazioni. — Il Cittadino
Ministro dello Interno ha altro da soggiungere?
«_Ministro dello Interno._ Se sono sodisfatti.... (_no, no._) No? però
a me pare che potrebbero esserlo.
«_Ministro degli Affari Esteri._ Le interpellazioni a me dirette
vertono sulle notizie di Genova e Piemonte, sulla probabilità che può
esistere di una ripresa di ostilità nella Guerra Italiana, e sulle
relazioni che passano tra il Governo Toscano e le Potenze estere.
«Le ultime notizie di Genova sono state pubblicate nel _Monitore_
di ieri sera. — Il Governo non ne ha ricevute altre fino a questo
momento. Quanto al Piemonte resulterebbe al Governo, sebbene la fonte
della notizia non sia officiale, che l'armistizio fatale di cui tanto
ha parlato la stampa periodica fosse firmato dal nuovo Re nel giorno
24 del passato mese, e che il Re istesso avesse dichiarato esser sua
volontà di fare rispettare l'armistizio ancorchè non si fossero potute
ottenere dal Maresciallo Austriaco le modificazioni fatte sperare al
Parlamento Sardo. Probabilità dunque di ripresa di ostilità non esiste
in Piemonte, a meno che non vogliano aprir la guerra per proprio conto
le Popolazioni con una generale insurrezione.
«Quanto alle relazioni che sono fra il Governo Toscano e le Potenze
estere non posso dire all'Assemblea che questo: Non avere le medesime
cambiato dal 9 febbraio. — Il Governo è in rapporti officiosi coi
Rappresentanti d'Inghilterra, Francia e Spagna; colla Prussia, Russia
e le altre Nazioni, sono rotti anche i rapporti officiosi. Dirò
poi che riguardo al partito che l'Inghilterra e la Francia possono
aver preso relativamente alla questione italiana tale quale l'hanno
fatta i recenti avvenimenti, è da ritenersi che siano fino a questo
momento arrivate le istruzioni analoghe dei respettivi Governi ai
Rappresentanti di queste due Nazioni qui residenti.
«Ho risposto alle interpellazioni del Deputato Pigli.
«Il _Presidente_ domanda al Deputato Pigli se non ha altro da domandare.
«Il _Deputato Bichi_ domanda che siano cancellate da' fogli degli
Stenografi le interpellazioni e le risposte.
«_Un Deputato_ osserva che le interpellazioni erano inutili, perchè i
componenti l'Assemblea conoscevano pienamente i fatti stessi tanto per
i mezzi che ognuno di loro aveva come Deputato della provincia, quanto
anche per avere avuto più volte notizie dal Governo nelle adunanze
segrete.
«_Presidente._ Prima di tutto, insiste nella sua proposta il Deputato
Bichi?
«_Deputato Bichi._ Insisto perchè gli Stenografi cancellino dai loro
fogli le narrazioni che rivelano vergogne.
«_Presidente._ Bisognerebbe che ella scrivesse la sua proposizione e
che io la ponessi in discussione.
«_Deputato Guidi Rontani._ Io farei una osservazione: se il
Deputato Bichi chiede che sieno cancellate le risposte del Ministro
dello Interno, perchè queste non abbiano pubblicità, e perchè le
date spiegazioni non possono corrispondere al fine che le mosse;
io approverei la loro radiazione. Se poi questa mozione dovesse
considerarsi come impugnativa dei fatti, allora non potrei concordarla.
«(Diverse voci: _no! no!_)
«_Presidente._ Allora siccome semplicizza la disputa, domando se si
debbano radiare dal rendiconto degli Stenografi tanto le interpellanze,
quanto le relative risposte.
«_Deputato Guerrazzi._ Io non sarei mai di parere di dissimulare la
verità; meglio valeva non chiederla. Ora che è chiesta la verità, la
verità si dica. La magnanimità dell'Assemblea non deve consistere nel
dissimulare la verità, ma nel contemplarla e spendere ogni mezzo per
vincerla, qualora non fosse consentanea all'alto scopo che ci siamo
proposti.
«Se la verità è dura, è un fatto fatale; a noi non deve bastare il
cuore di mutarla per quanto è possibile, perchè quando noi cadremo
sotto la necessità dei fatti, noi mostreremo ancora che abbiamo fatto
quanto per noi era possibile per superarla con virtù e con fermezza.
«_Presidente._ Rinnuovo all'Assemblea l'interrogazione se essa è
di parere che debbansi radiare tanto le interpellazioni quanto le
risposte.
«(La proposizione Bichi non è ammessa.)
* * * * *
_Ciampi._ «... Ma si obietta e si dice: noi dobbiamo prepararci alla
guerra della nostra Indipendenza: occorrono dunque pronti e sufficienti
mezzi per sostenerla. Ed io rispondo: Per ciò che potrà farsi in questi
pochi giorni nei quali l'Assemblea tacerà, i mezzi non mancano. E se
mi si soggiungesse, che sono insufficienti, allora dirò: Proclamate
il principio, dite nettamente sotto qual bandiera volete far questa
guerra, dite che deve essere una guerra di Indipendenza Nazionale,
Italiana, e allora, interpretando anche il voto dei miei amici della
opposizione, vi dichiaro, che noi tutti voteremo non per 2, ma per
18 e 20 milioni, e quanti più ne abbisognassero. Ma permettetemi
che francamente io ve lo dica: — negare di proclamare il principio,
abbassare la guerra della Indipendenza alla difesa egoista dei confini
toscani, e far tanta insistenza per aver questi due milioni, mi sembra
lo stesso, che chiedere i fondi per le feste della Restaurazione.»
[585] «Era castellano nella rocca di Monte Petroso Biagio del Melano.
Costui sendo affogato intorno dai nimici, e non vedendo per la salute
della rôcca alcuno scampo, gittò panni e paglia da quella parte che
ancora non ardeva, e di sopra vi gittò due suoi piccoli figliuoli,
dicendo ai nimici: «Togliete per voi quelli beni che mi ha dati la
fortuna, e che voi mi potete tôrre; quelli che io ho dell'animo, dove
la gloria e l'onore mio consiste, nè io vi darò, nè voi mi torrete.»
Corsero i nimici a salvare i fanciulli, ed a lui porgevano funi e
scale perchè si salvasse. Ma quegli non l'accettò, anzi volle piuttosto
morire nelle fiamme, che vivere salvo per le mani degli avversarj della
patria sua.» — (Machiavelli, _Istorie Fiorentine_, lib. IV.)
[586] Di queste espressioni a un dipresso mi valsi nella ultima Seduta
dell'Assemblea insorgendo contro la proposta di un Deputato — che la
corda faceva trovare i danari. —
[587] Giovami riferire l'autorità del signor Montalembert per temperare
la stupida indiscretezza di coloro, che esaminando la mia condotta
vanno a cercare il nodo nel giunco. Nella Seduta dell'Assemblea di
Francia del 10 febbraio 1851, cotesto oratore si esprimeva così:
«Adesso voi mi direte, ch'egli ha commesso errori. Egli ha commesso
errori? davvero! e voi avete fatto questa bella scoperta? Permettete,
che io vi domandi, da quando in qua avete trovato nel mondo un Governo,
che non commettesse errori?» Con più grato animo mi valga ricordare
la parte finale del Discorso di Addio fatto al Congresso americano
«_da quello, che lasciava ai posteri il nome di Washington onde essi
arrossiscano di eccezione così solitaria_.» — (Byron, Ode a Napoleone.)
Il Generale, rivolto ai suoi colleghi, favellò in questa sentenza:
«Gli atti pubblici provano fino a qual punto i principii che ho
rammentato mi abbiano condotto nello adempimento dei doveri del
mio ufficio. La mia coscienza almeno mi dice, che non me ne sono
allontanato. Comecchè ripassando gli atti della mia amministrazione
non conosca colpa veruna d'intenzione, io ho un sentimento troppo
profondo dei miei difetti per _essere sicuro di non avere commesso
errori_. Quali essi sieno, io prego l'Onnipotente Dio a dissipare i
mali che potrebbero partorire. Io così porterò meco la speranza, che
la mia Patria non cesserà di considerarli con indulgenza, e che dopo
quarantacinque anni di vita consacrati a pro suo con rettitudine e zelo
_cadranno in obblio i torti di un merito insufficiente, come io cadrò
ben tosto nella dimora dello eterno riposo_!...»
Quando abbiamo letto siffatte parole, o Dio! come si fa egli a
riportare lo sguardo su le pagine dell'Accusa, e di altri che
insensatamente quanto ferocemente mi lacerano per gli errori, che
in mezzo a tanto trambusto di vicende e agitazioni di uomini posso
avere commesso io, mentre i Governi stessi, in condizioni ordinarie,
e i sommi personaggi non ne andarono immuni? — Quando Gesù Cristo,
soccorrendo alla peccatrice, disse agli accusatori: Chi di voi senza
peccato, getti la prima pietra, — fra tanta turba di gente (e badate
ch'erano tutti Farisei) non uscì un solo di cui la fronte fosse così
sconosciuta alla vergogna, che ardisse stendere la mano al sasso: ai
giorni nostri, qui, in patria, — voi lo vedete, — al grido: Chi di
voi senza peccato, gitti la pietra, — mille braccia si tirano su la
camicia fino al gomito, e ghermiscono le più elette ghiaie del Mugnone,
pronti a scagliare..... o generosi!.... o forti! Ben ti puoi estimare
avventurosa, o Patria, che tante serque contieni in te di petti
santissimi, e di Farisei neppure uno solo!
[588] Ritengo la proposizione già provata: nondimeno penso importante
aggiungere alquante prove specialissime:
Rispetto alla Guardia Nazionale: — «La principale occupazione del
Circolo la sera del 24, fu la questione delle elezioni _dei capitani,
tenenti, e sotto-tenenti della Guardia Nazionale_, avvenute nella
mattina del 22. Queste elezioni _sono cadute generalmente su persone
poco repubblicane_; sono state generalmente rielette le medesime
persone agli antichi gradi.» — (_Popolano_, 28 febbraio 1849.)
Per quello riguarda l'elezioni dei Deputati a Firenze: — «2 Marzo. —
La discussione di ieri sera al Circolo (del Popolo) si aggirò tutta
sulla nota dei Candidati del Compartimento Fiorentino all'Assemblea dei
120. La serata non fu migliore per la Commissione. Dopo avere già essa
stessa riformata la sua nota, _ripudiando una parte dei suoi figli_,
ha dovuto ritirarne altri da sè nel tempo della discussione, ed altri
sono stati respinti dalla giustizia del Circolo; oltre quelli che sono
usciti vincitori coi voti sì, ma laceri e mal conci dalla discussione.
L'ultima giustizia, però, speriamo che la faranno gli Elettori col
rigettare tutti quelli che si spacciano nostri legislatori, e non
sono stati mai _nè Unitarii, nè Repubblicani, nè Rivoluzionarii, nè
Cospiratori per l'Unità e per la Repubblica_; nè sono capaci colla
sapienza e coll'azione sul Popolo a fare alcuna opera buona nella
costruzione del nuovo edifizio da elevarsi sul Campidoglio; insomma,
che non hanno nè scienza, nè coraggio; ma sono gente di moda.
«Lo zelo laborioso di alcuni Socii, che sanno posporre i riguardi
al dovere, estorse da alcuni Candidati dichiarazioni pregevoli, da
pigliarne atto per confrontarle coi fatti avvenire, siccome fu detto.
Richiesto un Candidato: Che farebbe se l'Assemblea dei 120 non votasse
l'Unione con Roma? rispose: Scenderei in piazza collo schioppo per
unirmi col Popolo a fare la rivoluzione ec.» — (_Popolano_, 3 marzo
1849.)
«L'esempio fu bello, quantunque non riuscisse affatto onorevole ai
varii Candidati; alcuni dei quali balbettarono mal sicure parole in
temi che mostravano di male intendere; altri ricopersero sotto sonori
accenti la fiacchezza dei loro sensi tutt'altro che rivoluzionarii.
Pare che il Circolo dovrà cancellarne qualcuno dalla nota dei
Candidati, senza aspettare che lo cancellino gli Elettori. Pure si
udirono in altri anche belle e generose parole repubblicane, da cui
esalava purissima l'idea della nostra Unità. Ma alla domanda fatta
quasi a tutti: — Che fareste se l'Assemblea dei 120 tradisse l'Unità
italiana, non ratificando la riunione con Roma già decretata dal
Popolo? — alcuni Candidati s'impelagarono, smarrirono il senno, e
non seppero, com'altri, risolutamente rispondere: Lascerò il posto
disonorato, e correrò a debellare col Popolo italiano questi nuovi
traditori.» — (_Popolano_, 7 marzo 1849.)
[589] Le lusinghe _non cessarono mai_. — «Roma 29 marzo, di sera.
— In seguito delle disastrose notizie del Piemonte, l'Assemblea ha
nominato un Triumvirato a norma del Decreto che vi accludo. I membri
di questo Triumvirato sono Mazzini, Armellini e Saffi. Si voleva farvi
entrare anche Guerrazzi e Montanelli; ma si è poi pensato che il primo,
essendo costà Capo del Potere Esecutivo, non avrebbe potuto accettare
fino ad Unione compiuta. Ad ogni modo però il Triumvirato attuale è
provvisorio, e non appena formeremo con voi uno Stato solo, provvedemmo
ad una nuova nomina, e la faremo in guisa da trar profitto degli uomini
più illustri e più popolari tanto di Toscana come di Roma.
«Affrettate adunque l'Unione, affrettatela con tutte le vostre forze,
imperocchè da questa Unione soltanto può venire la comune salvezza
della Italia Centrale.» — (_Alba_, 4 aprile 1849.)
[590] Il Segretario Biondi. Tornata dell'Assemblea Costituente del 2
aprile 1849.
[591] _Italia Rossa_, del Visconte D'Arlincourt, pag. 116 e seguenti.
[592] Il generale Pepe nella _Storia delle Rivoluzioni d'Italia del
1847-48-49_ (Bruxelles, 1850, pag. 270) narra uno esempio stupendo
di virtù, il quale a me piace referire non tanto perchè serva
maravigliosamente di conferma alla mia sentenza, la quale non ne ha
bisogno, quanto perchè consoli l'animo contristato dall'odierno diluvio
universale di viltà. Il generale Nugent fu gagliardo battagliero, ed
aspro nemico della Italia, comunque togliesse a moglie gentildonna
italiana di Benevento; nel 1849 con prova estrema di valore assaltava
Brescia, che con prove estreme di valore si difendeva. Prevalsero
alfine il numero degli assalitori, la qualità delle armi, e la
esperienza del trattarle; però cadde Brescia, dopo ch'ebbe ucciso
al nemico 1500 uomini, 36 ufficiali, un luogotenente-colonnello, un
colonnello, e lo stesso generale Nugent, — il quale sentendosi vicino a
morte nel dettare il suo testamento _lasciava alla città di Brescia un
legato in tributo della sua ammirazione per lei_!
[593] _Prose Politiche._ Lettera Apologetica. Ed. Le Monnier.
[594] «L'Assemblea Costituente rigettò l'Unione con Roma; e con ciò
fare impedì forse una nuova complicanza dalla quale nessun utile e
molto danno poteva ora resultare. Forse impedì piuttosto un decreto che
un fatto; ma in ogni caso fece opera ragionevole. Concentrò inoltre
in un solo tutto il potere esecutivo; ed anco questo partito era
consigliato dalla imperiosità delle circostanze.
«Operi adunque chi ebbe la somma dei poteri per salvare la Toscana, e
l'esperienza dovrà consigliarlo nella scelta dei mezzi più opportuni ed
efficaci.
«Due mali oggi minacciano la Toscana: il disordine interno armato in
lotta civile, ed una possibile invasione austriaca. Queste due calamità
egli deve scongiurare dal nostro Paese; e quando vi riesca, non vi sarà
onesto cittadino che per questo non gli si professi riconoscente.
«Se noi sapessimo la Toscana in condizioni diverse da quelle nelle
quali oggi sventuratamente si trova, noi sapremmo proporre ben altri
consigli. Ma ove è ella la guerra dei _Popoli_ che soccorra la disfatta
dei _Regii_? Ove è un nucleo al quale si vogliano rannodare le forze
disperse? ove è un principio vitale che le animi e le governi? I
Decreti non creano eserciti, i proclami non aggiungono stabilità ai
governi disfatti.
«Però noi crediamo che tutti i sinceri amatori della patria debbano
oggi convenire in questo: salvare per primo quel più che è possibile
dell'onore e della indipendenza nazionale invocando l'appoggio della
Francia; dividere almeno la sventura cogli altri Popoli fratelli,
se non bastammo a dividere i pericoli; — salvare l'indipendenza
dello Stato, minacciata dall'Austriaco vittorioso; salvare le libere
istituzioni minacciate dalle fazioni reazionarie; salvare la pubblica
tranquillità, e con essa le proprietà e le persone, minacciate dai
turbolenti d'ogni Partito.
«Questo crediamo sia oggi dovere del Governo di procurare, invocando
il concorso dei poteri municipali; l'autorità dei quali riman sempre
incontestata, qualunque sia l'influenza degli avvenimenti politici.» —
(_Conciliatore_, Nº 88, 29 marzo 1849.)
[595]