CAPITOLO X.

»Qui fa posa l'armata. Odi i cenni severi

»Del duce. _Halt_ ai pedoni; _scendete_ ai cavalieri.

_Swift._

Il vecchio cameriere del maggiore Bellenden entrò nella stanza del

padrone un'ora prima del solito, annunziandogli il corriere che giugnea

allora allora dal castello di Tillietudlem.

»Un corriere! esclamò il maggiore mettendosi a sedere sul letto: apri le

finestre, Pique, e alza le cortine. — Non vorrei credere che mia cognata

fosse inferma. — Ma leggiamo e sapremo tutto. — Ah! è lettera della mia

nipotina. — Hum! _la gotta!_ Che diamine! Ella lo sa pure; son sei mesi

e più che non odo parlare di gotta — _La sua vesta di seta!_ Par che non

ne abbia d'altre! — Il _Gran Ciro_! Vada al diavolo il _Gran Ciro_! — È

divenuta matta? Mandarmi un corriere a posta, farmi svegliare a cinque

ore del mattino per tutte queste baie! — Vediamo pur anche il poscritto.

— Oh! mio Dio! Presto, Pique! sellare il mio, il tuo cavallo! Conviene

partir sul momento!»

»Spero, signore, che non vi sieno cattive nuove dalla parte di

Tillietudlem!» disse Pique maravigliato del modo subitaneo e commosso

onde questi ordini gli vennero dati.

»Sì....no....sì. In somma è d'uopo ch'io mi trasporti là immediatamente

per parlare con Claverhouse. Dunque presto, Pique, il mio cavallo! Oh

mio Dio! in che tempi viviamo! — Il figlio del mio antico collega! — E

questa piccola zingara mi salta fuori colla _mia gotta_, colla _sua

veste di seta_; e riserva a un poscritto la cosa la più importante della

sua lettera!»

Pique non perdè tempo: onde il vecchio maggiore fu ben tosto a cavallo e

sulla strada che mena a Tillietudlem. Cammin facendo deliberò di non dir

nulla alla cognata sull'affare principale che colà il conducea, perchè

ben conosceva l'odio inveterato che questa donna nudriva contro quanto

sapeva di Presbiteriano, alla qual setta tutti i Morton appartenevano.

Per altra parte viveva nella fiducia, che la sola fama del proprio nome

sarebbe stata possente ad ottenere da Claverhouse la liberazione del

giovine amico.

»Leale come debb'esserlo, dicea fra se stesso, non può negare una grazia

ad un vecchio soldato mio pari; dovrebbe anzi ascrivere a sua ventura il

poter prestar servigio al figlio d'un altro vecchio soldato. Non ho mai

conosciuto buon militare che non fosse franco ed umano ad un tempo, e

benchè il nostro dovere ci obblighi talvolta alla severità, val sempre

meglio che l'esecuzione delle leggi sia affidata a noi anzichè a que'

praticoni del foro, gente di testa fredda e di falso cuore.»

S'interteneva ancora in tali meditazioni, allorchè Gudyil tuttavia

avvinazzato gli prendea le briglie del cavallo per aiutarlo a mettere il

piede a terra nel cortile di Tillietudlem.

»Ebbene, Gudyil! il veterano gli disse, mi pare che abbiate letta la

scrittura per tempo: _Il buon vino fortifica il cuore dell'uomo._»

»Che volete, signor maggiore? la vita è breve; voi ed io siamo fiori di

campo, gigli di valle, che fioriscano e che...»

»_Fiori, gigli!_ camerata mio, che vi lasciate sfuggire? i vecchi

peccatori pari nostri son piuttosto cardi selvatici e ortiche. Vedo però

che non vi state dall'innaffiare queste erbe?»

»Io sono, per la grazia di Dio, un vecchio soldato, sig. maggiore...»

»Dite un vecchio dissoluto, Gudyil.... Ma non monta. Annunziate il mio

arrivo alla vostra padrona.»

Gudyil condusse il maggiore in una sala, ove lady Margherita si dava

grandi brighe nel fare gli apparecchi convenevoli al ricevimento del

colonello Graham di Claverhouse, uomo rispettato ed onorato siccome eroe

da una delle fazioni che laceravano la Scozia, detestato come

sanguinolento tiranno dall'altra.

»Ve l'ho pur detto! (tai rimproveri ella volgeva in quel punto ad una

delle sue cameriere) quante volte dovrò ancora replicarlo? Tutte le cose

hanno da essere quest'oggi nello stessissimo ordine in cui si trovarono

quel dì memorabile quando sua maestà si degnò far colezione nel mio

castello.»

»Sì, milady, e mi ricordo...»

»Mi pare che non vi ricordiate nulla. Sua maestà colle proprie mani

spinse un fiaschetto di Bordò che gli stava a destra, verso un pasticcio

di salvaggina posto a sinistra. Ne rammento le parole: _Il Bordò ed il

pasticcio sono due buoni amici; non è lecito scompagnarli._ Tutto questo

vi è passato dalla memoria?»

»Oh no, milady! tanto più che me lo avete ripetuto più d'una volta; ma

ho creduto dover ordinare le cose, come erano all'atto che sua maestà

entrò in questa sala, ed allora il pasticcio stava a sinistra.»

»Non sapete quello che vi diciate. Le cose devono essere poste in

conformità del gusto che sua maestà si degnò manifestare. I gusti di sua

maestà devono essere legge per noi e per chiunque non sia stanco del

soggiorno di Tillietudlem.»

»Egli è facile il secondare i vostri voleri, o milady (soggiunse Misia

operando il cambiamento ordinatole dalla padrona) ma volendo mettere

tutte le cose nello stato in cui sua maestà le lasciò, sarebbe d'uopo

fare una breccia famosissima in questo pasticcio.»

La porta della sala apertasi in quel momento, trasse ad altre

considerazioni lady Bellenden.

»Che cosa volete, Gudyil? In questo momento non posso ascoltare nessuno.

— Ah! fratello mio, siete voi! disse con tuono di maraviglia al

maggiore. Quest'è veramente una visita mattutina!»

»Nè sarò quindi meno benvenuto, almeno lo spero, rispose il maggiore. Ho

saputo che Claverhouse facea oggi colezione con voi, ed ho giudicato che

questo giovane moschettone non avrebbe sgradito di trovarsi un istante

in corrispondenza con un vecchio archibuso qual mi son io.»

»Faceste ottimamente, o fratello; e vi avrei invitato, ma temei

che me ne mancasse il tempo. Voi vedete le faccende che mi dà

quest'apparecchio. Voglio che tutte le cose si trovino nello stesso

ordine in cui erano allora...»

»_Che il re fece qui colezione._ (La interruppe il maggiore che, non

meno di tutti gli altri amici e familiari di lady Margherita, tremava

quando la vecchia matrona intavolava questo capitolo; e ciò accadendo,

si studiava di terminarlo presto.) Me ne ricordo ottimamente. Sapete

ch'io mi teneva in piedi dietro la sedia di sua maestà.»

»Sì fratello mio, e venite a proposito per aiutare la mia reminiscenza

su tutte le particolarità di quella imbandigione.»

»No in fede mia! dopo quella colezione ne ho fatte tante, che m'hanno

dileguato dalla memoria la vostra. Ma a che servono questo baldacchino,

questi cuscini, questo gran seggiolone?»

»Trono, trono, fratello mio!»

»Bene dunque _trono_! Ed è da questo _trono_ che Claverhouse dee dare

l'assalto al pasticcio?»

»Oh no, fratello mio! questo trono avendo avuto l'onore d'essere seggio

a sua maestà, nessun altro dee più profanarlo. È posto qui soltanto a

commemorazione di quella gran giornata.»

»Faceste dunque male a collocarlo così in vista di un uomo che per

arrivare sin qui avrà fatto dieci miglia a cavallo, e troverebbe molto

piacevole l'adagiarvisi. — Ma dov'è Editta?»

»Sulla torre maggiore del castello. L'ho incaricata di avvertirmi

dell'arrivo de' miei ospiti.»

»Ah! l'avete posta alla veletta! Vado dunque a trovarla colà, e lascio

che terminiate di ordinare la vostra linea di battaglia; o se, come mi

sembra, avete già finito, vi consiglio accompagnarmi. Non sapete voi che

bello spettacolo da vedersi è un reggimento di cavalleria quando

marcia?»

Sì dicendo offerse in cerimonioso atteggiamento di vecchio cortigiano il

braccio a lady Margherita, la quale lo accettò ringraziando il fratello

con una di quelle riverenze che usavano un secolo prima dei tempi ora

descritti.

Saliti su per una scala a chiocciola, giunsero sul pianerottolo della

torre; ove trovarono Editta, non già in atto di chi aspetta con

impazienza e curiosità l'arrivo d'un reggimento di dragoni, ma pallida,

smarrita, e dando a divedere in ogni suo lineamento, che il sonno non ne

aveva visitate le palpebre in tutta la precedente notte.

»Ebbene, cattivella! le disse il maggiore. Che cosa dunque vi sentite?

Avete trascorsa la notte pensando al _gran Ciro_, o non piuttosto allo

spasimato _Artamene_? Voi mi sembrate la moglie d'un ufiziale, che tiene

in mano la gazzetta il dì successivo ad una battaglia, e teme trovare

nel novero dei feriti o morti il nome di suo marito.»

Fortunatamente per Editta, si fece udire in quel momento un lontano

fragor di tamburi; laonde non si pensò più a lei, e tutti gli occhi

furon volti alla parte d'onde si aspettava il reggimento. Prima che si

scorgessero gli uomini a cavallo, vedeansi a quando a quando per

traverso agli alberi lampeggiare le loro armi, che i raggi del sole

ripercotevano. Finalmente il reggimento comparve avanzandosi al suono di

musica militare; e di trecent'uomini in circa n'era la forza.

»Questo spettacolo mi leva trenta anni dalle spalle, gridò il vecchio

maggiore, benchè per vero dire non mi garbi niente il genere di servigio

cui questi poveri diavoli sono costretti; non contrasto già d'avere io

pure avuta la mia parte nelle guerre civili; ma non ho mai combattuto

più di buona voglia come allora quando era sul continente, e vedendomi a

fronte faccie di stranieri la cui lingua diversava dalla mia. È una cosa

che v'accora l'udire uno sfortunato chieder compassione nella vostra

lingua medesima, ed essere obbligato a menargli colpi di sciabola, come

se fosse un Francese che gridasse _miséricorde_. Eccoli che scendono ora

dalla montagna! Bella gente! e come ben messi e come ben armati! Quegli

che galoppa di fianco è senza dubbio Claverhouse. Sì: ora si mette a

capo di tutto il corpo per passare il ponte. Cinque minuti ancora, e gli

avremo qui.»

Passato ch'ebbero il ponte, si separarono in due bande. I soldati

condotti dai sottufiziali presero la via della cascina, ove lady

Bellenden avea fatto preparare quant'era necessario a riceverli; gli

ufiziali collo stendardo e colla scorta che lo custodiva salirono soli

il sentier discosceso che guidava al castello.

Lady Bellenden, Editta, e il Maggiore, allora scesero giù dalla torre,

sicchè il loro giugnere nel cortile fu contemporaneo a quello degli

ufiziali. Il portastendardo abbassò la bandiera ad onore di milady e

della nipote di milady. Intanto le vecchie mura di quel castello

rintronavano e del gradevole suono dei militari strumenti e dello

strepito prodotto dallo scalpitar de' cavalli.

Claverhouse cavalcava un nerissimo corridore, il più bello forse che

si vedesse in tutta la Scozia, ben addestrato, avvezzo al fuoco, e

a cui il cavaliere dovette più d'una volta la vita; le quali

congiunte circostanze acquistaron credenza ad una voce nata fra

quegl'ignorantissimi Puritani, che il demonio, cioè, avesse presentato

Claverhouse d'un cavallo su di cui nè l'acciaro nè il piombo poteano, e

che facea quindi maggiore abilità d'inseguirli al suo cavaliere. Scesone

il colonnello, i suoi primi passi furono verso lady Margherita, alla

quale con ogni cortesia addicevole ad un militare d'alto grado porse

atti di rispetto e di scusa per l'incomodo ch'era costretto arrecarle.

Lady Bellenden non ebbe modi nell'esprimergli il contento per la

circostanza occorsale di ricettare un sì distinto ufiziale, e un

servitore sì zelante di sua maestà. Finalmente quando non rimaneva più

nulla da dirsi per compiere il cerimoniale della cortesia, il colonnello

chiese di poter ritirarsi alcuni minuti col sergente Bothwell, per udire

la relazione che questi dovea presentargli.

Il maggiore colse questa occasione per parlare ad Editta, senza che

potesse udirlo lady Bellenden: »Perdeste il giudizio, mia cara nipote?

Scrivermi una lettera piena d'inezie, di _vesti_, di _sete_, di _Ciri_,

e serbare al poscritto la sola cosa che dovea rilevarmi.»

»Egli è che, caro zio, rispose esitando Editta, io.... io non sapea

troppo se..... se fosse decente che io.....»

»Ho capito, che voi prendeste parte nella causa d'un Presbiteriano; ma

io era amico del padre di questo giovane..... che bravo militare! Se

prese una volta l'armi per la cattiva causa, un'altra volta difese la

buona. Ad ogni modo vi comportaste con giudizio nel non far cenno di un

tale affare alla vostra ava; in questo v'imiterò. Ella ha massime

pregiudicate. Troverò l'istante di parlare in disparte a Claverhouse. —

-Ma entrano nel castello. Seguiamoli.»

I Puritani di Scozia, vol. 1 · 第 13 / 19 题