»Sull'aggrottata fronte in note ultrici
»Scritto è col sangue: morte ai miei nemici!
Per sottrarsi alla vigilanza della buona donna di casa, Morton andò per
poco nella propria stanza. Munito d'una lanterna sorda ei s'accigneva a
portare a Burley la preparatagli cena, quando udì il calpestio di una
banda di cavalleria, lontana solamente due passi dalla casa. Ed era
quella stessa di cui gli sonarono all'orecchio i tamburi dietro la
strada. Giunta la banda dinanzi alla porta del castello, udì l'ufiziale
comandante del distaccamento gridare con distinte note: _alto là!_
Nascosto con tutta accuratezza il lume, si avvicinò alla finestra,
schiarita per buona sorte dai raggi di bellissima luna, onde potè
scorgere le cose che a mano a mano accadettero.
»A chi appartiene questa casa?» gridò una voce con tuono autorevole.
»A sir David Milnwood, mio colonnello» gli fu risposto.
»È egli per la buona causa?» replicò la voce di prima.
»Un Presbiteriano, ma ei si vale d'un ministro spirituale tollerato dal
governo, nè mai si mostrò recalcitrante alle leggi.»
»Ipocrisia! forse maschera che tanti san prendere solo per non avere
coraggio di mostrare a chiaro di giorno i sentimenti interni dell'animo
loro! Son tentato di visitare la casa. Chi sa non vi si nasconda
qualcuno fra gli scellerati di cui siamo in traccia?»
»V'assicuro, mio colonnello (si udì una terza voce prima ancora che
Morton avesse avuto il tempo di riaversi dal concetto spavento) vi
assicuro che è una briga inutile e tempo perduto. Milnwood è un vecchio
avaro: non pensa nè poco nè assai a politica, e fuori del proprio denaro
non si cura d'altra cosa su questa terra. Suo nipote era alla rassegna
stamane, ed anzi sortì capitano del _Pappagallo_: su di lui dunque non
può cadere sospetto di fanatismo. Mi fo mallevadore io, che da lungo
tempo tutti dormono in questa casa, e metterla in trambusto a tal'ora
sarebbe un ammazzar di paura quel povero vecchio. Ne prenderebbe tutti
per una banda di ladri venuti ad impossessarsi del suo tesoro.»
»Se la cosa è così noi perderemmo un tempo che si può meglio impiegare.
_Reggimento guardie! Attenti! Marciare in avanti!_ Marche!»
Si udì nuovamente lo strepito dei tamburi e lo squillo delle trombe, e
allorquando Morton vide allontanati i soldati, scese per trasferirsi
laddove stava il suo ospite. Lo trovò in piedi colla sciabola nuda al
fianco, e tenendo una pistola a ciascuna mano. Al debole lume della sua
lanterna, fu sorpreso della raddoppiata ferocia, che su i lineamenti
d'esso egli scorse, e dai quali trapelava ad un tempo tutto l'entusiasmo
del fanatismo.
»Giacchè, come ben me n'accorgo, udiste lo strepito della cavalleria,
comprenderete il motivo che mi ha impedito di venir più presto da voi.»
»Che monta ciò? disse Burley; la mia ora non ha ancora sonato. Quando
giugnerà, andrò ad unirmi cogli altri martiri della buona causa. Ma
fintantochè io potrò sulla terra farmi strumento alle volontà del mio
padrone, camminerò diritto dinanzi a me.»
»Ecco di che ristorarvi. Io vi consiglio partire domani all'alba, onde
sottrarvi più facilmente alle indagini di chi vi persegue.»
»Giovane, voi siete già stanco di me! Il sareste ben maggiormente, se vi
fosse nota l'opera, che non ha guari ho compiuta. Ma non mi fa
maraviglia che siate stanco di me. Vi ha tai momenti che lo sono io di
me stesso. Credete voi che non sia penoso incarico il sentirsi chiamato
ad eseguire i tremendi ma giusti decreti del cielo? il dovere imporre
silenzio a quell'involontario sentimento che fa fremere l'uomo quando
bagna le sue mani nel sangue de' propri simili? Pensate forse che dopo
aver ferito un colpevole, il feritore nel vederlo cadere non porti un
guardo atterrito sopra se stesso? Ch'ei talvolta non dubiti persino se
veramente egli avea missione a punirlo?»
»Non mi trovo assai dotto, signor Balfour per discutere sopra tali
argomenti con voi; ma non crederò mai che il cielo possa inspirare atti
contrari alla umanità, sentimento di cui lo stesso cielo ne ha fatto un
precetto.»
Burley sembrò confuso alquanto a tai detti, ma riprendendo lena,
freddamente rispose. »Ella è cosa naturale che pensiate così. Voi
giacete tuttavia immerso in una oscurità più profonda di quella che
regnava nel carcere ove gettato fu Geremia. Pure l'impronta della luce
brilla nel vostro fronte. No; il figlio di colui che fe' sventolare
sulle nostre montagne la bandiera della giustizia non rimarrà sepolto in
tenebre eterne; e giugnerete a riconoscere, che quando siamo chiamati,
dobbiamo ubbidire senza discernere, nè vicini, nè congiunti, nè amici.»
»Sentimenti tali siccome i vostri, sclamò con enfasi Morton, scusano
sino ad un certo punto le provvisioni crudeli, che i membri del
Consiglio privato hanno prese contro di voi. Essi dicono che vi
spacciate forniti d'interne rivelazioni e che scotete il giogo delle
leggi e dell'umanità, ogni qualvolta queste si trovano in contradizione
con ciò che chiamate _vostro spirito illuminatore_.»
»Essi pronunziano giudizio ingiusto sopra di noi. Sono eglino quegli
spergiuri, che calpestando tutte le autorità divine ed umane, ne
perseguono perchè ci teniamo strettamente alle leggi promulgate dopo la
morte di Carlo I, a quelle leggi di cui giurarono l'esecuzione al pari
di noi.»
»Vi replico, Sig. Balfour, che a me non piace entrare in tal
controversia. Ho voluto pagare un debito di mio padre col darvi un
asilo, ma non è mia mente nè di servire la vostra causa, nè di prendere
parte alle vostre discussioni. Vi lascio dunque, e porto meco un sincero
rincrescimento di non potervi prestare maggiori servigi.»
»Spero però rivedervi domani prima che io parta. Quando ho posto mano
all'impresa ho detto addio a tutte le affezioni terrene; pur sento che
il figlio del colonnello Morton mi è grandemente caro. Ogni volta ch'io
fiso gli occhi sopra di lui, mi prende un fermo convincimento che lo
vedrò un giorno sguainare la spada in difesa di quella santa causa per
cui suo padre ha combattuto.»
Morton gli promise rivederlo sul far del giorno e si ritirò.
Non passò egli una notte molto tranquilla. La sua immaginazione, turbata
dagli avvenimenti della giornata, gli presentò sogni i più bizzarri ed i
più incoerenti. Ora gli si dipingeano innanzi spaventevoli scene, il cui
autore principale era Burley. Ora vedea dinanzi a sè Editta Bellenden,
pallida e cogli occhi pregni di lagrime che da lui implorava soccorso,
intantochè barriere insuperabili ne lo disgiugnevano. Si trovava indi
sopra un campo di battaglia, in mezzo alla mischia, e fra l'orror delle
stragi; finalmente era fatto prigioniere e condannato a perire. Già
sorgeva l'aurora, quand'ei fu sciolto da sogno sì tormentoso.
»Ho dormito troppo, esclamò; proteggiam la partenza di questo misero
fuggitivo.»
Corse alla scuderia, e lo trovò che ancora dormiva. Gli battè sulla
spalla, e Burley scosso a quel colpo, ma tuttavia tra il sonno e la
veglia, sclamò »Un sacerdote, voi dite? sì, un sacerdote di Belial. Fate
quel che volete di me, non negherò già quello a cui una forza
invincibile mi costrinse. — Ah siete voi! (riconobbe Morton in
quell'istante). Sì, gli è d'uopo partire. Ma non mi accompagnerete
almeno alla distanza d'un tiro d'archibuso dalle montagne?»
Avendo Morton acconsentito, salirono a cavallo, e partirono insieme.
Fecero un miglio circa di sentiero ombreggiato da grandi alberi, d'onde
alla parte alpestre si perveniva; e per tutto questo tratto di cammino
tacquero entrambi. Burley volgendosi d'improvviso a Morton sì gli parlò:
»Ebbene, quanto vi dissi la scorsa notte ha fatto frutto nel vostro
animo? volete mettere mano all'opera?»
»Non mi rimovo dalla mia opinione, Morton rispose; che è una brama di
conciliare i doveri di cristiano con quelli di suddito fedele.»
»Ossia in altri termini, soggiunse amaramente sorridendo Burley, volete
servire ad un tempo Baal e il Dio d'Israello. Volete che le vostre
labbra un dì professino la verità, e che il dì dopo il vostro braccio
versi il sangue di chi ha giurato difenderla. Credete voi dunque poter
toccare la pece senza lordarne le vostre mani? vivere tra le file de'
reprobi e non somigliare ad essi? No; il cielo formò altri divisamenti
sopra di voi. La vostra ora scoccherà, o giovane: m'intendete? La vostra
ora scoccherà! Addio. Noi ci rivedremo.»
Così favellando fe' galoppare il cavallo e s'addentrò in una gola che
separava due monti.
»Addio, selvaggio entusiasta, Morton sclamò in veggendolo allontanare.
Oh come la compagnia d'un tal uomo mi diverrebbe pericolosa in alcuni
momenti! Certamente il fanatismo delle sue massime religiose e le atroci
conseguenze ch'ei ne ritrae, non mi permetteranno mai di pensare alla
sua maniera; ma per altra parte è egli possibile che un uomo, che uno
Scozzese veda a sangue freddo il sistema di persecuzione abbracciato in
questo sfortunato paese? Non è tal sistema che ha poste l'armi in mano a
tante sensate persone, le quali non avrebbero sognato a ribellarsi
giammai? Non è per la causa della libertà religiosa e civile che il
padre mio combattè? dovrò io restarmene in un indifferente ozio? ovvero
parteggiare pei persecutori, o non piuttosto per le vittime
dell'oppressione? Però chi mi sa dir se coloro, le cui voci
entusiastiche non sonano ora che libertà, giunti a riportare vittoria
non divenissero più crudeli de' presenti loro oppressori? qual
moderazione può aspettarsi da un Burley, e da coloro che hanno comunione
di sentimenti con lui? Quai cose scorgo io attorno di me? Il furore e la
violenza che assumono maschera, or di civile autorità, or di zelo
religioso! E perchè rimanere in un paese dilaniato sì crudelmente? Vi
son io schiavo? non posso io impugnare la spada del padre mio, e girmene
a cercare in un altro regno la gloria o una morte onorevole?»
Ultima idea che si fe' dominante dell'animo di Morton. Deliberato quindi
a seguirla, pensò appena fosse arrivato a casa, parlarne per prima cosa
a suo zio.
»Un solo sguardo di Editta, diceva egli fra se medesimo, una sola parola
di lei farebbe dileguare tutte le mie risoluzioni. Conviene adunque fare
un passo che non mi permetta il tornare addietro, e se la rivedo sia
solamente per darle l'ultimo addio.»
Con tal mira pertanto entrò nella sala, ove trovò lo zio seduto ad un
grande seggiolone a bracciuoli, e che avea dinanzi a sè un piatto colmo
di polenta d'orzo, solita sua colezione. La favorita governante teneasi
dietro a lui appoggiata al seggiolone, e in tal positura che senza
derogare al rispetto la mostrava avanzata nell'animo del padrone. Era
egli stato d'alta statura in sua giovinezza, il qual pregio però nè
manco gli rimanea, essendosi curvato il suo dorso che parea una vera
superfice curvilinea; onde accadde che nell'assemblea di una vicina
parrocchia trattandosi di costruire un ponte ad un picciolo fiume, e
discutendosi sulla curvatura da darsi all'arco, un bizzarro ingegno mise
il partito di comperare la schiena del signor Milnwood, che ei
certamente avrebbe ceduta, perchè non v'era cosa ch'ei non fosse pronto
a cedere per denaro. Avea piedi di smisurata grandezza, mani scarne
altrettanto quant'eran lunghe, guernite d'unghie che l'acciaio toccava
di rado; guancie incavate, volto raggrinzato e lungo a proporzione della
sua persona; piccioli occhi turchini, che si avvivavano solamente
allorquando intendeva ad affari che gli potessero arrecare qualche
profitto; tale era la seducente presenza di sir David Milnwood. La
natura avrebbe mostrato poco discernimento, se dentro cotale invoglia
avesse collocato un animo liberale e benefico. Nè ella commise per vero
dire un tal fallo, perchè cotest'uomo era un perfetto modello di
abbiezione, d'avarizia e di sordido amor proprio.
Non appena questo amabile personaggio vide entrare il nipote, innanzi
volgergli la parola, si affrettò a portare alla bocca il primo cucchiaio
di polenta, che non avea per anche toccata. E siccome scottava assai, e
la trangugiò senza badarvi, il dolore che ne risentì aumentò in esso la
preesistente voglia di brontolare.
»Vada al diavolo chi ha preparato questa polenta!» sclamò tutto adirato.
»Per altro è buona, soggiunse mistress Wilson, l'ho fatta io colle mie
mani. Ma perchè affrettarvi tanto? Vedete che cosa vuol dire non aver
pazienza!»
»State zitta, Alison! Gli è con mio nipote che ho da far conti. —
Ebbene, signorino! bella vita che si conduce! Voi non tornaste a casa
che a mezzanotte.»
»In circa, signore!»
»_In circa, signore!_ bella risposta! E perchè non venire subito
terminata la rassegna?»
»Credo che ne sappiate il motivo. Ebbi la fortuna di essere il miglior
tiratore, e fui costretto a rimanere per offerire qualche reficiamento
agli altri giovani miei colleghi.»
»Reficiamenti! diavolo! E stimo che avete il coraggio di dirmelo in
faccia! Aver le pretensioni di far banchetti agli altri, e non avreste
da mangiare per voi, se non vi tenessi per carità in casa mia, io che ho
con fatica quanto mi basta per vivere! Ma se mi siete stato cagione di
spese, è tempo che mi compensiate colla vostra fatica. E non vedo perchè
non potreste voi condurmi il mio aratro. Anzi son rimasto senza bifolco;
e questa professione vi starebbe assai meglio del portare gli abitini
verdi che non avete il comodo di pagare, e dello spendere i miei denari
in polvere e piombo. In fine poi il mestiere dell'agricoltore è un
onesto mestiere e vi guadagnereste il vostro pane senza essere a carico
di nessuno.»
»È un mestiere, o signore, che non conosco, e che non sono niente
curioso di conoscere. Sappiate però che io veniva in questo punto a
farvi noto un mio divisamento, non meno acconcio a liberarvi dalla spesa
che fate per me.»
»Un vostro divisamento! sarà qualche cosa di vago! Si può sapere qual
sia questo bel divisamento?»
»Vel dico in due parole, o signore. Ho fatto disegno di abbandonare la
Scozia, e prender servigio in qualche terra straniera, come lo fece mio
padre prima delle turbolenze che desolarono la nostra patria. Forse il
suo nome non è per anco dimenticato ne' paesi ov'egli ha servito, e
varrà a suo figlio il vantaggio d'esservi ricevuto almeno come soldato.»
»Dio ci assista! sclamò la governante. Il Sig. Enrico andar via! Oh no,
no! questa cosa non è possibile. Voi non ci abbandonerete sicuramente.»
Sir David non avea in sostanza nessuna voglia di lasciar partire un
nipote, che gli era utilissimo in molte occasioni; onde fu per lui come
un colpo di fulmine l'udir questo giovane, dianzi soggetto al menomo dei
suoi voleri, e che ora mostravasi vago d'uno stato d'independenza.
»E chi vi darà i modi per mettere a termine un sì stravagante disegno, o
signore? Non io. Pensateci bene. A quel che vedo, voi vorreste seguire
le pedate di vostro padre, sposare una miserabile, farvi ammazzare, e
lasciarmi alle spalle una nidiata di figli che volerebbero come voi,
appena fatte le ali!»
»Non ho alcuna idea di ammogliarmi» rispose Enrico.
»Che bei propositi! disse la governante. È una cosa che fa compassione
l'udire i giovani parlare in tal modo! Non si sa che ai loro anni
bisogna, o che si maritino, o che facciano peggio?»
»Zitta, Alison! il padrone interruppe. E voi, Enrico, toglietevi questa
fantasia dalla mente. Ve l'ha fatta nascere la soldatesca che vedeste
ieri. Ma anche qui ci vorrebbero denari, e voi, figliuol mio, non ne
avete.»
»Non mi bisogna gran cosa, o signore, e se voleste sol darmi la
catenella d'oro, che il Margravio regalò a mio padre dopo la battaglia
di Lutzen...»
»La catenella d'oro!» sclamò sir David.
»La catenella d'oro! ripetè mistress Wilson; misericordia!» Indi
ammutolirono entrambi, tanta fu la sorpresa prodotta in essi da cotale
proposta.
»Ne conserverò alcune anella, qual ricordanza de' meriti di mio padre
rimunerati con questo dono; il rimanente mi fornirà i modi di seguire
quella carriera, ove lo stesso padre mio si acquistò tanta gloria.»
»Mio Dio! Sig. Enrico, non sapete forse che il mio padrone porta tutte
le domeniche questa catenella?»
»E tutte le volte che mi metto il mio abito di velluto nero! soggiunse
sir David. E poi ho sempre inteso dire che tal genere di proprietà non
si trasmette per linea diretta di successione, ma appartiene al capo
della famiglia. Sapete voi che ha tremila anella? Ne son certo, perchè
le avrò contate mille volte. Vale trecento lire sterline.»
»È più di quanto mi occorre, signore. Se volete darmi il terzo di tale
somma e cinque anella della catena, il di più sarà un lieve compenso
della spesa che sino ad ora avete fatta per me.»
»Questo giovine ha il cervello guasto del tutto, sclamò sir David. Mio
Dio! Che cosa diverrà la catena di Milnwood quand'io sarò morto? questo
prodigo venderebbe, se fosse sua, la corona di Scozia.»
»Ascoltatemi, o signore, disse con sommessa voce al padrone la
governante. Un po' di colpa ce l'avete anche voi. Lo legate troppo
corto. Per esempio la spesa che ha fatta all'osteria di Niel, questa
bisogna pagarla.»
»Se passa i due dollari, Alison, non voglio che nessun me ne parli.»
»Accomoderò io un tal conto con Niel, la prima volta che andrò alla
città, e a miglior mercato che non potreste far voi o sir Enrico.» Indi
postasi all'orecchio di Morton »Non lo tormentate di più, e siate savio.
Pagherò tutto io col ricavato della prima partita di burro che venderò.»
Indi alzando la voce e volgendosi al padrone »Però non tenete più a sir
Enrico il proposito di guidare l'aratro. Non mancano poveri sgraziati
nel paese, che si prenderanno questo assunto per una boccata di pane.
Son ben fatti a ciò più che un giovine della sua qualità.»
»Eh! Alison, se vi basta l'animo di trovarne uno che non pretenda
salario in contante, sia pur così! — Orsù Enrico, fate colezione, poi
levatevi l'abito verde, e mettete la vostra casacca grigia. È un colore
che mi s'affà meglio alla vista.»
Morton dopo avere fatta colezione si ritirò nella sua camera, ben
convinto che non era quello il momento da sperare buon esito ai concetti
divisamenti. Forse però non fu molto afflitto in suo cuore di ostacoli,
che gl'impedivano allontanarsi dalle vicinanze a lui predilette di
Tillietudlem.
La buona massaia il seguì battendogli dolcemente la spalla e
raccomandandogli d'esser savio, e di far conto del suo abito nuovo. »Lo
porto meco, soggiunse, insieme al vostro cappello per iscoparlo. Ma
avvertite bene di non parlar più d'andarvene o di vendere la catenella
d'oro. Vostro zio trova egual soddisfazione in contarne le anella e in
vedervi. In fine poi sapete che i vecchi non durano sempre. E catenella,
e castello e terre, tutto questo un giorno sarà roba vostra. Voi
sposerete qualche giovane signorina di vostro genio, metterete su buona
casa a Milnwood, perchè vi è quanto occorre per farlo. Son cose, figlio
mio, che vagliono bene l'incomodo di avere pazienza un pochino.»
V'era qualche cosa nella conclusione di un tale discorso, che non sonava
male all'orecchio di Morton. Strinse ei la mano di Alison, la ringraziò
dell'avviso e le promise di pensarvi sopra un'altra volta prima di
abbracciare nessun partito.