CAPITOLO IV.

»Va', gli stendardi tuoi raggiugni, vola

»Ove t'invita onor. Favellò il cielo,

»E sola hai scelta fra vittoria e morte.»

_James Duff._

Morton e il suo compagno aveano già corso qualche tratto di strada senza

dirsi l'uno all'altro nessuna cosa. Non so che di ributtante nella

fisonomia dello straniero stoglieva il giovine Morton dall'indirigergli

la parola, nè l'altro per vero dire mostrava grande propensione a legare

conversazione con lui. Finalmente dopo mezz'ora di cammino questi ruppe

d'improvviso il silenzio. »Com'è mai che il figlio del colonnello Morton

si è trovato a questa rassegna?»

»Adempisco i miei doveri come lo deve un suddito fedele» la quale

risposta fu pronunziata col tuono di chi non si cura di continuare un

colloquio.

»È egli forse vostro dovere, giovane incauto, è egli dovere d'un

cristiano il portar l'armi a favore di coloro, che perseguiscono i veri

credenti, che versarono il sangue de' santi? Quegli che tutto può è

finalmente arrivato, e ben ei saprà sceverare il grano buono dal

loglio.»

»Comprendo dai vostri discorsi, essere voi nel novero di coloro che

pensano fare opera meritoria nel ribellarsi contra il governo. Dovreste

però essere più riserbato nei detti, nè parlare in simil guisa alla

presenza d'uno che non conoscete. Anzi ragion di prudenza comanderebbe a

me pure di non ascoltarvi.»

»Gli è forza che tu m'ascolti! Il tuo signore ha le sue mire sopra di

te, e quando ti chiamerà, converrà bene che tu lo segua. Se ti fosse

toccato in sorte l'udire qualche buon predicatore, saresti a quest'ora

tal qual devi essere un giorno.»

»Noi siamo Presbiteriani al pari di voi.»

Di fatto il castello di Milnwood andava fornito d'un ministro

Presbiteriano, di quelli però, come parecchi ve n'avea, che si erano

sottomessi al governo, e ne ottennero in compenso la permissione di

compire gli ufizi del proprio ministero. Da tale patto di religiosa

tolleranza era nato uno scisma di setta, perchè i Puritani, se lo erano

a tutto rigore di termine, censuravano severamente quei lor fratelli

Presbiteriani, che non eran d'avviso di mettersi in lotta aperta contra

le vigenti leggi.

»Sutterfugio! miserabile sutterfugio! sclamò lo straniero. Non v'ha

mezzo termine fra la salute e la dannazione, fra i principj mondani e i

precetti dell'Evangelio.»

»Mio zio crede che noi godiamo d'una ragionevole libertà di coscienza, e

a me sembra....»

»Vostro zio sagrificherebbe tutte le greggie della cristianità per

salvare un agnello sol del suo ovile. Avrebbe, cred'io, adorato il

vitello d'oro. Oh! il padre vostro era ben tutt'altra cosa!»

»Mio padre certamente era un uomo rispettabile e pieno d'onore, ma

dovreste rammentarvi ch'ei combattè in difesa della famiglia reale, per

la quale m'avete veduto portar l'armi questa mattina.»

»Pur troppo lo so! Le più belle fiaccole d'Israello si spengono qualche

volta. Ma s'egli avesse veduto i tempi a' quali viviamo, avrebbe

maledetta l'ora in cui trasse la spada per una tal causa. Però ne

parleremo altra volta, perchè, o giovane, ancor tel ripeto, sonerà la

tua ora e ti verranno a mente le mie predizioni — Addio. La mia strada è

di qui.»

In questa, gli mostrò un sentiero, che guidava alla volta di aride e

deserte montagne, e già stava abbandonando la strada maestra per

prendere quella via, allor quando gli si affacciò una donna avvolta in

rosso mantello, che seduta dianzi sull'orlo del cammino, al vederlo si

alzò, e avvicinatasi a lui, in misterioso tuono gli disse.

»Guai a voi se vi avviate per questo sentiero! Sta il lione nelle

montagne, e cerca divorare le povere nostre agnelle smarrite.»

»Dio avrà cura della sua greggia, rispose lo straniero. Ma ove sono

Hamilton e Rathillet?»

»Nelle foreste di Drake-Moss con sessanta o settanta uomini fra pedoni e

cavalieri, ma sforniti d'armi, di viveri, di munizioni.»

»Procurerò unirmi ad essi.»

»Dio vi liberi dal tentarlo in tal sera! Tutti i passi son guerniti dai

nostri persecutori. Piuttosto cercatevi qualche nascondiglio insin che

dura la notte; domani mattina vi sarà più facile il potergli

raggiugnere.»

»Dimorate voi in queste vicinanze? Potete darmi ricovero in casa

vostra?»

»La mia capanna non è distante che un miglio, ma quattro figli di

Belial, quattro dragoni vi si sono posti di guernigione, e devastano

quel poco ch'io possiedo per punirmi di non aver voluto assistere alla

predica del nostro ministro, che non è nel numero de' veri credenti.»

»Sofferite e sperate, buona donna. Addio. Vi ringrazio. Ma (soggiunse,

appena fu partita la vecchia) e dove troverò io un'asilo per questa

notte?»

»Se avesse una casa mia propria, disse Merton, a costo d'affrontare

qualunque rischio vi darei un ricetto, anzichè lasciarvi in balìa ai

pericoli da cui sembrate or minacciato; ma mio zio dopo le ammende e le

pene pronunziate contra coloro che hanno lega co' Presbiteriani

refrattari al governo, è stato preso da tale spavento, che ha proibito

rigorosamente a tutti della sua casa d'avere alcuna sorte di

comunicazione coi medesimi.»

»A ciò mi aspettava, lo straniero soggiunse. Per altro poteste ricevermi

senza ch'ei lo sapesse. Un granaio, una scuderia, un fenile bastano a

mio ricovero.»

»Vi accerto che mi è impossibile il farvi entrare in Milnwood senza il

consenso di mio zio, e quand'anche il potessi, avrei scrupolo di

coscienza nell'avventurarlo a quel pericolo che più di tutti ei

paventa.»

»Non mi resta a dirvi che una sola parola. Vostro padre vi ha egli

parlato mai di Iohn Balfour di Burley?»

»Che gli salvò la vita a rischio della propria nella giornata di

Marston-Moor? Sì certamente, e spesso me ne ha parlato.»

»Ebbene, o giovane, vedi questo uomo dinanzi a te. Pensa, se vuoi

commettere a morte sicura chi salvò i giorni del tuo genitore.»

Mille ricordanze allora si offersero alla mente di Morton, tenerissimo

quasi all'idolatria della memoria del padre: riandava fra se medesimo

quante volte questi gli avea fatto parola dell'importante servigio

prestatogli da Balfour di Burley, e quant'altre espresse il proprio

rincrescimento sulle guerre civili della Scozia, che non gli

permettevano mostrarsegli grato; perchè fin d'allora che la Scozia si

divise fra i Partigiani della repubblica e que' di Carlo II, figlio

dell'infelice Stuardo perito sopra d'un palco, l'ardente fanatismo di

Bothwell spinse costui nella prima delle due fazioni, nè il padre di

Morton più lo rivide.

Il giovane di Milnwood stava tuttavia ondeggiando fra tali idee,

allorchè un rumor di tamburo uditosi da lontano lo fece risolvere.

»Questi è senza dubbio Claverhouse col restante del suo reggimento,

esclamò. Se proseguite il cammino, cadete inevitabilmente nelle sue

mani; se volgete i passi ver la città rischiate d'incontrarvi nel

colonnello Graham. Le gole delle montagne son custodite. Non posso

abbandonare in tale pericolo chi salvò la vita a mio padre. Venite a

Milnwood. Se siamo scoperti, farò in modo che la punizione della

giustizia cada sopra di me, senza avvolgere nella mia rovina uno

zio....»

Burley ascoltò tale discorso senza mostrar grande commozione, indi si

fece a seguire chetamente Morton.

Il castello di Milnwood fabbricato dal padre di chi n'era a quei giorni

proprietario noveravasi fra i più belli, ridotto però in uno stato di

grande scadimento per la niuna sollecitudine datasi dal presente padrone

a restaurarlo. Una breccia aperta nel muro di cinta dava ingresso nel

cortile della scuderia, e fu per questa che venne introdotto Burley.

»Gli è d'uopo che vi lasci qui un momento, gli disse, fintantochè io

vada in casa per procurarvi un letto.»

»Qual bisogno ne ho io? rispose Burley. Sono trent'anni dacchè la mia

testa si adagia più spesso sulla nuda terra che su i cuscini. Oltrechè

voi poi non potete farmi entrare in casa senza ammettere alla confidenza

del mio segreto qualcuno, e sarebbe ciò un aumentarmi il pericolo di

venire scoperto.»

Timore che parve fondatissimo a Morton, il quale fece entrare il

compagno nella scuderia, ove collocarono i loro cavalli, e Burley si

fece letto di alcuni fasci di paglia.

»Tornerò fra brevi istanti, gli disse Morton, e vi porterò que'

reficiamenti che a tale ora mi sarà possibile procacciarmi.»

E per vero dire ei non era poco impacciato a serbare questa promessa:

perchè la speranza di ottenere da cena tutta era posta nel trovare di

buon'umore la sola persona alla quale il signor del castello dava

l'intera sua confidenza, la vecchia governante. Se questa donna fosse

andata a letto, o corrucciata per avere aspettato il suo giovane padrone

oltre la mezza notte, vi era grande probabilità per l'ospite di dover

dormire a digiuno.

Inoltratosi adunque Morton alla porta di casa, picchiò modestamente

com'era solito praticare tutte le volte quando avvenivagli di tornare

dopo l'ora in cui suo zio aveva uso di ritirarsi. Così assumea l'aria di

chi confessa una colpa e ne chiede remissione, e sollecitava anzichè

chiedere di essere ammesso. Ripetè due volte quel picchio, e la

governante, lasciando il cantone del fuoco, presso cui stava seduta, e

mettendosi attorno al collo un secondo fazzoletto per ripararsi dal

freddo, trasse il catenaccio, abbassò una stanga di ferro, e la porta fu

aperta.

»Bell'ora di tornare a casa, signor Enrico! (gli disse con quel tuono

che d'ordinario prendono le fantesche viziate dall'indulgenza del loro

padrone) bell'ora da disturbare il riposo d'una casa tranquilla, e da

obbligarmi a vegliare alzata aspettandovi ad onta d'un ostinato

raffreddore che provo!»

E per mostrare di non avere detto bugia tossì due o tre volte.

»Vi ringrazio, Alison, vi ringrazio di tutto cuore!»

»Mio Dio! sig. Enrico, siete ben divenuto un gran signore! Tutti mi

dicono mistress Wilson. Il sig. Milnwood solamente mi chiama Alison, ma

non sempre. Spesse volte mi nomina mistress Wilson anche egli.»

»Ebbene, mistress Wilson, io sono dunque mortificatissimo d'avervi fatto

aspettar tanto tempo.»

»Or dunque che state a fare? prendete una candela e andate a coricarvi —

Soprattutto, abbiate attenzione di non lasciarla sgocciolare

nell'attraversare i corritoi; perchè qui c'è sempre da pulire, e tutte

le faccende vengono addosso a me.»

»Ma la mia cara Alison, vorrei veramente cenare prima di mettermi a

letto.»

»Cenare! Lo dite per celia, signor Enrico? Come se non sapessimo che

siete stato eletto capitano del _Pappagallo_, e che avete condotti tutti

gli sfaccendati della contea all'osteria del suonatore di cornamusa, di

Niel, banchettandogli, a spese sicuramente di vostro zio; perchè dove

avreste trovato voi di che pagare un tal conto? datemi ora ad intendere

che avete bisogno di cena!»

»Vi assicuro, mia buona mistress Wilson, che muoio di fame e di sete e

so che avete troppa cortesia per non lasciarmi pregare invano.»

»Ah sig. Enrico! come sapete far bene per conciliarvi le donne! Pazienza

se non saranno che vecchie! non correrete pericolo, ma tenetevi lontano

dalle giovani — Ebbene! son per darvi una prova di non avervi

dimenticato. Lo so anch'io che non bisogna mettere i giovinetti al caso

di andare a letto a stomaco vuoto.»

E dobbiamo a tale proposito rendere giustizia a mistress Wilson, che era

un'eccellente donna, ed amava grandemente Enrico siccome quella che lo

aveva veduto nascere. Tutte le cose da lei dette sin qui erano intese

soltanto ad ostentare un tal qual tuono di superiorità, ma ella avea

preparato entro un canestro tutto quanto occorreva alla cena del suo

giovine padrone.

»Andate, figlio mio, gli diss'ella riguardandolo con occhio di

compiacenza. Portatevi con voi le vostre vettovaglie. Le troverete

buone, almeno quanto i cibi che v'avran potuto apprestare nell'osteria

di Niel. La moglie di Niel sì era una brava donna; però quanto al saper

fare cucina, non poteva ancora competere con una governante d'una casa

signorile. Sua figlia poi povera creatura! è tutta un'altra cosa. Non

pensa che all'acconciatura. Domenica scorsa l'ho veduta alla chiesa con

una cuffia tutta a nastri. Tanta pompa non finirà bene. Ma andate,

figlio mio, non posso più tenere gli occhi aperti. Non fate le cose in

troppa fretta, e abbiate riguardo nello spegnere la candela. Voi

troverete un boccale d'_ala_, e una picciola ampolla di _ratafiat_ fior

d'aranci. Non ne do a tutti, e lo tengo in serbo pe' mali di stomaco cui

vado soggetta; ma vi gioverà meglio che l'acquavite. È una bevanda

pregiudizievole alla gioventù. Buona notte, sig. Enrico! Badate bene

alla candela.»

Morton l'accertò che avrebbe prese tutte le necessarie cautele, e le

disse di non prender tema, se lo udiva discendere, e di ciò addusse in

iscusa il bisogno di tornare a visitare nella scuderia il proprio

cavallo, promettendole che avrebbe avuta la massima cura di chiuder bene

la porta. Egli volea tosto correre, raggiugnere il suo ospite, allorchè

voltosi addietro vide mistress Wilson che mettea fuori la testa dalla

porta socchiusa, e che raccomandava di bel nuovo: »Tenete più diritta la

vostra candela, o cattivello.»

I Puritani di Scozia, vol. 1 · 第 6 / 19 题