I, 1-12. A considerare la prima parte della strofa di ottonari,
anzi che di settenari, come giá mi parve, mi ha indotto e il piú
attento esame della lezione dei cdd. (cfr. specialmente i vv.
1-2) e il confronto con la seconda parte.
I, 62. Secondo il v. 60, sottintendi «è», che si riferisce a
«spera» e «cèra».
II. Relativamente alla ricostruzione metrica, ora mi pare che
l'APPEL abbia ragione (cfr. in contrario _I Rimatori lucchesi_
cit., p. LXVI, n. 2) per quanto riguarda i vv. 43-8, che
egli collega alla strofa sg. D'altra parte, non so rinunziare a
vedere fra le varie strofe quel cotal legame, su cui cfr.
BIADENE, _Il collegamento delle stanze mediante la rima nella
canzone italiana dei secoli XIII e XIV_, Firenze, 1885, p. 13:
cfr. V. 15 «Davante», v. 22 «falla», v. 34 «languisco». Certo,
nella quarta strofa, che comincia appunto al v. 43, questo
legame manca. Io ho l'impressione che ciò provenga da un
trascorso del rimatore. Manca ancora, è vero, nell'ultima
strofa: v. 61 sgg. Se non che, essa ne sará priva perché
considerata stante a sè, come una specie di commiato.
II, 42. «che». È un «che» ripetuto, come si ritrova in antico
italiano e anche in provenzale: NANNUCCI, _Analisi critica dei
verbi italiani_, Firenze, 1843, p. 91, n. 6.
II, 46-8. «(e intanto) sto nascosto piú di quello che non stesse
Adamo, quand'ebbe mangiato il frutto proibito».
II, 53-3. Sottintendi «a».