CANZONI

I, 10-2. Il paragone trae la sua origine dalla credenza che

trovasi riferita, ad es., in un antico poemetto francese, nel

quale appunto, a proposito della «balena» «_Qui de biens est

farsie et plainne_» si dice fra l'altro: «_Quant elle est prise

et atrappée — Mieus en vaut toute la contrée_»: cfr. G. RAYNAUD,

_Mélanges de philologie romane_, Paris, 1913, p. 137. Altrimenti

spiega quest'allusione G. BERTONI, in _Zeitsch._, XXXVI, 569-71.

I, 55-60. «Ma per ragione di buona speranza, come l'oliva non

cangia la verdura, cosí io non cangio il mio buon volere e il

cor gioioso, piacente e amoroso, per quanto mi sia cangiato

l'aspetto».

II, 24. «Come l'oscuritá è diversa dallo splendore».

II, 33. «Non partire» dipende da «faraggio» del v. p. Tutto il

verso mi pare poi debba intendersi: «non partirò giammai»;

«tutto tempo» è lo stesso che «giammai», da cui è rinforzato.

III. Per quanto riguarda lo schema metrico, in relazione a

quello proposto, è probabile che nella seconda «volta» della

prima strofa (specialmente vv. 14-5) si debba trattar

d'assonanza; ma la seconda «volta» della seconda strofa (vv.

32-3) è certo errata: cfr. in contrario WIESE, _Archiv_ cit.,

CXVII, 217. Il Wiese, invece, ha ragione quando afferma che gli

ultimi otto versi (73-80) appartengono ad una nuova strofa, non

al commiato. La canzone è dunque incompiuta.

III, 36. Il sogg. di «vien» è «sofferire», che si rileva da

quanto precede.

III, 77. La corr. «ria» (cd. «seria») è del WIESE, _Archiv_

cit., CXVII, 217.

IV, 12-3. «acciocché, per la mia fermezza, fossi sicuro di non

render vana la mia fatica».

IV, 20. «Io non credo — ciò che sarebbe offensivo — ».

V, 36-8. Per la correz., cfr. ROSSI in _Gior. st. d. l. it._,

XLIX, 382. Sulla lezione di questi e dei sgg. vv. riportata

nella _Poetica_ del Trissino da un cd., che forse era

l'archetipo del Pal. 418, cfr. MASSÈRA, _Una ballata_ cit., pp.

2-3 dell'estr. Quanto al significato, «sua» del v. 36 si

riferisce a «core» del v. 33.

VI. Riguardo allo schema metrico, ci pare di dover sostenere

ancora quanto dicemmo ne _I Rimatori lucchesi_ cit., pp. 111-2.

Le proposte del WIESE, _Archiv_ cit., CXVII, 218, ci allontanano

troppo dai cdd. e non sembrano interamente accettabili.

VI, 12. Per aver la rimalmezzo, come nei vv. corrispondenti

delle altre strofe, si ha da correggere il «tanto» dei cdd. in

«tutto»?

VI, 19-20. «che amore non è diverso da vera perfezione».

VI, 53. «E quel che io dico mi sembra un dir nulla». Manca la

rimalmezzo: la proposta del WIESE, _Archiv_ cit., CXVII, 218

(«mando») urta contro la lettura dei mss.

VII, 1-6. «Sperando da lungo tempo di trarre a mio vantaggio la

contesa impegnata con la mia donna, la quale mi dá tal coraggio

ch'io credo sovrastare ogni altro uomo, conoscenza, che proviene

da obbedienza, mi consiglia a ben servire».

VII, 10. La rimalmezzo è casuale, mancando nel verso

corrispondente dell'altra strofa.

VII, 14-5. «Non è dubbio che conoscenza nasce da senno fino; e

ciò è provato».

VII, 23. «che l'una cosa (il «ben fare» e il «comportar

sofferenza» = esser sofferenti) possa stare insieme con

l'altra («usar villania» ed «esser folli»).

VII, 29. «contrar'.». La lieve correzione (cd. «contrario») è

voluta dalla metrica. Per i molti esempi nei rimatori antichi di

simili troncamenti, fra i quali è citato pur questo, cfr.

NANNUCCI, _Teoria dei nomi della lingua italiana_, Firenze,

1858, p. 632.

VIII. Il dubbio sulla sua autenticitá, espresso dallo ZACCAGNINI

in _Rass. crit._ cit., XI, 37-8, non ha fondamento.

VIII, 24-6. «e (l'amore) raccomanda continuamente di seguire la

via amorosa, perché volle stare insieme con loro (con gli

uccelli)».

IX, 2-3. «sono da considerare da ciascuno amatore».

IX, 14. Sottintendi «che».

X, 13. Meglio col cd. «pensos'a nott'e dia»?

X, 21. «m'ha conquiso». Per la correzione (cd. «mi comquise»)

cfr. WIESE, _Archiv_ cit., CXVII, 219.

X, 29. Il cd. legge «osmantenere». Il WIESE, _Altitalienisches

Elementarbuch_ cit., p. 209 propone: «A fin [di pietanza]

ottenere».

X, 42 sgg. Il PARODI, _Rima siciliana_ cit., p. 124 _n._, si

domanda — cosa che a me non sembra necessaria — se le finali in

«-ente» di questa strofa non sieno da trasformare in «-enti»,

trovandosi in «gente» l'«-i» finale per «-e» del siciliano.

X, 43. «ch'è regina». La correzione era prima dubitativamente

proposta in nota ne _I Rimatori lucchesi_ cit., p. 115.

Diversamente pensa il PARODI, _Rima siciliana_ cit., p. 128 _n_.

XI. Riunisco qui le varianti. 4. Hor, 5. hauia, 27. Anchor, 30.

alchun, 31. misura, 32. huom, 33. uertude, 34. huom, 36.

addiuenir, 37. Ciaschuna, 53. humiliare, 56. Ch'allaccio, 61.

ché detto, 62. ché á dire.

XI, 1. Nella stampa, è lasciato un po' di spazio per la iniziale

grande, che manca: c'è invece una b minuscola.

XI, 52-4. «Prima di servirla, mi trovo che l'avvenente, per

darmi gioia, umilia verso di me guiderdone (= ricompensa) si

soave».

XI, 56. La correzione è del PELLEGRINI: cfr. _Rass. bibliogr._

cit., XXI, p. 19.

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 130 / 272 题