XIX.

--Ma, di grazia, ora che siamo fuori, si potrebbe sapere perchè si va

via, così di schianto, senza dire neanche buon giorno?

--Non mi dir nulla, zio! Si va via....

--Dopo essere venuti, lo capisco, era il meglio che si potesse fare.

--Ah, sì, ho fatto male a venirci. Se ti avessi obbedito!

--Tarda confessione, ma preziosa. Te la ricorderò per le altre

occasioni. Il polo artico! L'equatore!... Sai, non ci vengo, al polo;

e all'equatore, nemmeno.

--No, non dubitare, non si andrà più in nessun luogo. Son divenuta una

donna di casa. Da oggi in poi si rimarrà chiusi a Castelnuovo.

--Ecco un'altra esagerazione. Per un viaggetto in paesi cristiani, non

ho mai detto di no. E se ora si dèsse una corsa a Torino, a Milano, a

Venezia....

--No, voglio restare a Castelnuovo. Che cosa ci manca, laggiù? Tu ci

hai tutte le tue abitudini; io le mie, i libri, i fiori, i pennelli.

Sai, zio? la vita può esser bella anche così. Credo anzi che sia bella

solamente così. Uno scrittore ha detto che la più bella cosa del mondo

è la luce; poi vien subito il verde.

--Sarà un matto.

--No, sai! Voleva dire che il massimo dei piaceri è quello degli

occhi. Vedere è sapere.

--Passi per la luce. Ma il verde! Che c'entra il verde, in seconda

linea, se è già incluso fra i sette colori del prisma?

--È vero; ma lo scrittore, parlando del verde, intendeva lo spettacolo

della campagna.

--Ha bisogno di troppi commenti, il tuo scrittore. E, se Dio vuole,

non sarà Dante. Ma parliamo d'altro. Andare a Castelnuovo! Non ti

sembra un errore?

--Già siamo in cammino, e, dovunque tu volessi andare, ti bisognerebbe

sempre toccar l'uscio di casa.

--Lo capisco, ma si può andare a casa per fuggire da capo, oggi stesso

o domani. Senti, ragazza mia, le ciarle di Castelnuovo mi spaventano.

Tra noi e gl'importuni ci vorrei mettere un mese, almeno una

quindicina di giorni, di cui si potesse dire dove li abbiamo passati.

Intanto, nel nostro soggiorno temporaneo, si vedrebbe, si

concerterebbe....

--No, non me ne parlare; non voglio.

--Non voglio, è una grama ragione.

--E poi, per viaggiare, fa troppo caldo.

--Oh, eccone una, che è molto seria, in verità! Come se qui presso, e

con la tonaca del convento, si fosse stati al fresco!--

Questo dialogo, e il rimanente che si ommette per brevità, occorreva

tra il signor Prospero Gentili e la sua bionda nepote, Adele Ruzzani,

all'alba, nella discesa tra il ponte di San Bruno e la vallata

sottostante, dove i nostri due personaggi erano aspettati per salire

in carrozza.

Erano usciti dal convento alle cinque del mattino. L'ordine di far

venire la carrozza laggiù era stato dato dal padre Anacleto la sera

antecedente, subito dopo il colloquio in giardino. Era necessario

provvedere in tempo, perchè lassù le carrozze non potevan giungere,

non avendo gli antichi frati pensato mai a condurre una strada

carrozzabile fino alla vetta del monte.

Come dovessero accogliere la notizia di quella partenza i frati nuovi,

lascio argomentare a voi. Essi non si erano avveduti, non avevano

sospettato di nulla in quella sera, perchè il padre Anacleto avea

fatto il suo colpo alla chetichella, da quell'uomo savio e prudente

che era. Povero padre Anacleto! La sua prudenza e la sua saviezza non

lo avevano mica salvato dalle interne burrasche. In quella notte che

era l'ultima del soggiorno di quel monachino biondo al convento, il

padre Anacleto aveva passato ore d'inferno. La pena dei trasgressori

dell'undecimo comandamento, che il monachino biondo non gli aveva

voluto dire, lasciandogli la cura d'indovinarla da sè, egli già

incominciava a scontarla. E ne sentì più acerbo lo strazio nell'anima,

quando, allo scoccar delle cinque del mattino, gli venne udito un

rumore di passi nel corridoio; indizio certo di una aspettata

partenza.

Pochi minuti dopo le cinque, erano venuti a battere all'uscio della

sua cella. Era andato ad aprire e il fratello Giocondo gli aveva

recata una carta di visita, triste saluto degli ospiti che erano

partiti pur dianzi. La carta diceva per l'appunto così:

L'undecimo comandamento: Romanzo · 第 27 / 32 题