_e la sua nepote Adele Ruzzani, ringraziano il padre
Anacleto, priore di San Bruno, della cortese ospitalità ad
essi accordata. Ne serberanno grata memoria e rivedranno
assai volentieri l'amico, in Castelnuovo Bedonia (palazzo
Ruzzani, via S. Michele, N. 8) se egli vorrà ricordarsi
de' suoi riconoscenti novizi ed amici._
Il nome del signor Prospero, come potete immaginare, era stampato; il
resto era fatto a penna, e con una leggiadra mano di scritto, che non
doveva esser quella del signor Prospero.
--Ah serafino! serafino!--esclamò il padre Anacleto, sospirando, poi
ch'ebbe letto due volte.
Non era più il caso di aspettare un sonno che per tutta notte non
aveva voluto scendere sulle ciglia del padre Anacleto. Il priore uscì
dalla sua cella, e andò a passeggiare nel chiostro. Il luogo era
deserto; peggio ancora, senza luce, quantunque incominciassero a
penetrarvi i primi raggi del sole. Ma voi capirete benissimo che qui
si parla per via di metafora, seguendo il pensiero del padre Anacleto,
che ricordava in quel punto il verso dantesco:
Io venni in loco d'ogni luce muto,
e ben presto avrebbe potuto aggiungervi i due seguenti, che dànno
intiera la terzina:
Che mugghia, come fa mar per tempesta,
Se da contrarii venti è combattuto.
Infatti, quella mattina, all'ora del refettorio, il padre Anacleto fu
posto in mezzo da' suoi conventuali, che cominciarono a tempestarlo di
domande.
--Padre priore!
--Orbene?
--I novizi?
--Sono partiti stamane.
--In che modo?
--Ma.... nel modo più naturale. A piedi, fino al fondo della discesa,
dove hanno trovata la carrozza che li aspettava, per ricondurli a
Castelnuovo. Signori miei,--soggiunse il priore, vedendo che quel
breve racconto non persuadeva molto i suoi uditori,--dopo ciò che era
intervenuto ieri mattina....
--Che cosa è intervenuto?
--Lo sapete pure: il mio colloquio col sottoprefetto di Castelnuovo.
Dopo quel colloquio, di cui vi ho subito fatto parola, voi capirete
bene che essi non potevano più rimanere a San Bruno.
--È doloroso!...--esclamò il padre Restituto.
--Eh, lo dico ancor io;--rispose il priore.
--È doloroso,--ripigliò il padre Restituto,--che siate venuto a questa
estremità, senza sentire.....
--Che cosa? I vostri pareri? Li conoscevo già da ciò che si è detto, e
lungamente, nella ultima adunanza del capitolo.
--C'è ben altro che il capitolo!--gridò il padre Restituto.--Se volete
degnarvi di rammentare quel che s'è detto ieri, prima di entrare in
refettorio, io stesso, che prima non vedevo di buon occhio la presenza
dei novizi tra noi, vi ho confessato sinceramente d'essermi convertito
alle vostre ragioni.
--Era una cortesia da parte vostra,--disse il priore,
inchinandosi.--Ma restava sempre una opinione personale.
--A cui partecipavano tutti;--entrò a dire il padre Agapito.--Del
resto,--soggiunse egli speditamente, per non lasciarsi sopraffare da
nessuno,--e appunto perchè si era parlato di conversioni, avreste pure
potuto aspettare un giorno e un'ora.
--Non bruciava mica il convento!--esclamò il padre Ilarione.
--Eccone un altro!--disse il priore, sforzandosi di ridere, ma assai
più disposto a mandarli tutti al diavolo in un solo convoglio.
--E un altro ancora, e un altro, fino ad avere l'unanimità;--ribattè
il padre Ilarione.--Scusate, priore, non c'eravate che voi, a vedere
la necessità di mandar via i novizi: noi altri si era già tutti
persuasi di tenerli.
--Ma per che farne, Dio buono?--gridò il priore, che già stava per
mettere la pazienza da un lato.--Non voglio credere che vi passasse
per la testa di farne due frati!
--E perchè no? Erano pure venuti per questo!
--Via, signori, parliamo sul serio, se si può. Ci eravamo prestati
cortesemente ad un capriccetto di donna; ecco tutto. Non si fonda
impunemente un ordine come il nostro, senza destare la curiosità della
gente, senza far nascere le voglie più strane. Una ragazza molto
gentile e molto romantica, s'è messa in capo di vedere il convento; ha
trovato il modo di violare la consegna, o la clausura, se così mi è
lecito dire. Non l'abbiamo riconosciuta subito; perciò ha potuto ella
rimanere tra noi. Ma ditemi, o signori; poichè la cosa è stata
scoperta, anzi, poichè c'è stata solennemente annunziata, era prudente
da parte nostra, era savio, di dire a quella ragazza: restate? E in un
convento d'uomini?
--Di cavalieri, lo avete detto voi;--osservò il padre Agapito.
--Sì, per non mandar via il padrino, fino a tanto non ci constava
nulla di lui. Ma da ieri, o signori, avevamo una notizia ufficiale, e
la confessione stessa del padrino Adelindo.
--Confessione ricevuta da voi!--ripetè ironicamente il padre Agapito.
Il priore era già per uscire dai gangheri.
--Di grazia, che cosa vorreste dire con ciò?
--Che era una confessione insufficiente, fatta a voi solo. Noi tutti,
radunati in capitolo, avevamo il diritto di mandar via i novizi. E
voi, facendo di vostro capo, lasciate sospettare....
--Signor Mario Novelli!--interruppe il priore.
--Lasciate sospettare,--proseguì stizzito il padre Agapito,--che vi
piacesse poco, in così gelosa materia--(e calcò sull'epiteto)--aver
consiglio da noi.
--Signor Mario Novelli!--ripetè il priore, alzando la voce d'un tono.
Ma l'altro aveva già perdute le staffe.
--Mario Novelli! Mario Novelli!--ripetè, alzando la voce a sua
volta.--Che cosa è questa novità di chiamarmi oggi col mio nome di
gentiluomo?
--Per richiamarvi appunto al vostro debito di gentiluomo;--replicò il
padre Anacleto.--Mi avete detto villania, e ne chiamo a testimoni i
vostri colleghi. Signor Mario Novelli,--proseguì con accento severo il
priore,--appese alla parete della mia cella ci sono due lame di Toledo
e due canne Lepage. E questo per farvi intendere che, se accetto le
osservazioni di tutti, non ammetto le insinuazioni di nessuno.
--Poveri noi!--gridò il padre Marcellino, in mezzo al tumulto che le
parole del priore avevano destato nella comunità.--Non ci mancava più
altro.
--Conte Gualandi del Poggio,--rispondeva frattanto il padre Agapito, o
se vi torna meglio, il signor Mario Novelli,--sono a vostra
disposizione.
--Ma no, non è possibile!--gridarono parecchi, cercando
d'intromettersi.--Un po' di calma, signori! Non facciamo uno scandalo.
--È necessario;--rispose il padre Restituto.--Il priore ha provocato.
--Che provocato!--ribattè il padre Anselmo.--Si è difeso contro un
ingiurioso sospetto.--
La lite era per inasprirsi anche fra le seconde parti. Ma il priore la
troncò subito con queste gravi parole:
--Signori, vi prego! Per qualche ora almeno, sono ancora il vostro
superiore. Usatemi la cortesia di tenervi neutrali e lasciate a me la
cura di sciogliere le questioni che mi risguardano. Signor
Novelli,--proseguì, rivolgendosi al padre Agapito;--eccovi i miei
padrini: il signor Giorgio Verna e il signor Nello Altoviti.--
Così dicendo, additava il padre Anselmo e il padre Bonaventura.
Il padre Agapito s'inchinò. E rivolgendosi ai due che gli erano stati
indicati, disse loro:
--Favoriscano intendersi coi miei padrini: il signor Pellegrino della
Rosa e il signor Ariodante Soresi.--
Indicava, così dicendo, il padre Ilarione e il padre Restituto. E
questi due, fatto l'inchino di rigore, si allontanarono in compagnia
degli altri, che aveva indicati il priore.
Così, per un padrino che era fuggito da San Bruno, ce n'erano quattro
in moto, nel chiostro. Ma di specie diversa, pur troppo, e, sia detto
senza intenzione di offenderli, assai meno belli del primo.
Al tumulto era succeduta la calma: una calma solenne, la calma dei
grandi apparecchi. Il grosso dei frati bisbigliava da un lato, ma
l'interesse della scena era tutto raccolto in quel crocchio di
quattro, che trattavano le condizioni dello scontro. Anche essi
bisbigliavano; ma il loro bisbiglio decideva un gran punto, e da esso
pendevano le sorti di due uomini.
Il padre Anacleto, dopo fatta la presentazione dei suoi assistenti,
era andato a passeggiare in giardino. Come fu giunto al crocicchio dei
sentieri, dove la sera antecedente gli era occorso quel dialogo
importante che vi ho riferito, gli parve opportuno di andarsi a posare
su quel sedile di pietra che vi ho pure accennato. Ma non al medesimo
posto ch'egli aveva la sera antecedente; un pochettino più in là,
verso lo spigolo.
Puerilità, direte; ma di queste puerilità s'intesse la vita. Se ci
pensate un tantino, se interrogate i vostri ricordi, son certo che
ammetterete anche questo.
Al padre Anacleto mancò il tempo di richiamare le memorie del luogo,
perchè il padre Anselmo e il padre Bonaventura gli furono quasi subito
ai fianchi.
--Orbene?--chiese egli, appena li vide apparire.
--Si è combinato;--risposero.
--Ora, arma e luogo?
--Che frase alfieresca! V'imiteremo anche noi, rispondendovi: subito,
spada, qui.
--Grazie!--disse il padre Anacleto.--Aspettiamoli, dunque.
--Eccoli appunto;--ripigliò il padre Anselmo, segnando col capo tra le
piante, donde appariva il padre Agapito, seguito dai padri Restituto e
Ilarione.
Gravi ambedue, i padrini di Mario Novelli; gravi come si conveniva
alla dignità dell'ufficio e alla solennità del momento. Uno di essi,
il padre Restituto, portava tra mani le due spade di Toledo, spiccate
allora dalla parete, nella cella del padre Anacleto.
--Conte,--disse egli,--abbiamo scelto le vostre per una semplicissima
ragione. Non ce n'erano altre abbastanza buone in convento. Del resto,
quantunque voi le abbiate forse maneggiate anni fa, non ci consta che
in due anni, dacchè siete a San Bruno, vi siate mai più esercitato con
esse.
--Nemmeno con semplici fioretti;--rispose il padre Anacleto.--Del
resto, quelle due lame non mi sono servite mai. Erano il ricordo
prezioso d'un amico d'infanzia, d'un compagno d'armi, e non ho voluto
separarmene.
--Benissimo;--replicò il padre Restituto.--Anche il signor Novelli
dichiara di esser fuori di esercizio da un anno. Sicchè, le condizioni
sembrano pareggiate abbastanza.--
Fatte queste ed altre poche parole con la fredda urbanità analoga al
caso, i padrini scelsero il terreno lì presso, ed assegnarono i posti
ai combattenti. Intanto il padre Tranquillo, medico e chirurgo della
comunità, si giovò del sedile, per deporvi, debitamente aperta, la
busta dei ferri. Il fratello Giocondo, nominato suo aiutante, era
andato a prendere acqua alla fontana, e tornava con la secchia
ripiena, dando occhiate in qua e in là, con un'aria melensa da non si
dire.
Il padre Anselmo, come più pratico di quei negozi, fu per comune
accordo dei colleghi nominato maestro di combattimento. Egli, perciò,
entrando subito nella dignità dell'ufficio, prese le due spade, le
misurò l'una contro l'altra, e, dopo averle poste in croce sul forte
delle lame, le porse al padre Restituto. E questi, indettato dal
maestro di combattimento, andò a presentarle dalla parte della
impugnatura, ai due combattenti. Una ne prese il conte Gualandi del
Poggio, senza badarci più che tanto; l'altra andò al signor Mario
Novelli.
--Signori,--disse allora il padre Anselmo, facendosi avanti con un
fioretto in pugno, come simbolo della sua autorità,--avremmo stabilito
volentieri uno scontro al primo sangue, trattandosi di una
provocazione fatta senz'astio, in un momento di collera, e dopo tutto
in famiglia. Ma perchè l'arma, con poca varietà di colpi, ha molta
varietà di conseguenze, il dire primo sangue non vorrebbe dir nulla,
potendo anche darsi che una sferzata violenta, su qualche muscolo
importante, riescisse più grave per la continuazione del duello che
non una vera puntata, quando non penetrasse più di due o tre
centimetri. Vogliano scusare questo linguaggio, poco amabile in
verità, ma necessario per la chiarezza della cosa. Abbiamo dunque
pensato di rimettere la cessazione del combattimento all'arbitrio del
chirurgo, secondo la gravità delle lesioni.--
Il fratello Giocondo si premette il ventre con un moto involontario
delle palme. Una di quelle botte, accennate dal padre Anselmo col nome
generico e quasi innocente di lesioni, gli pareva quasi di riceverla
lui. E frattanto seguitava a dare occhiate in qua e in là, come se
aspettasse qualcuno. I carabinieri, forse?
Frattanto, i due avversarii, con le punte rivolte a terra,
s'inchinavano in atto di assentimento. Il padre Anselmo proseguì in
questa forma:
--Signori, voi obbedirete rigorosamente ai comandi. Vi darò l'alto,
quante volte mi sembrerà che uno di voi sia ferito, o abbia mestieri
di ricogliere il fiato. Siete fuori d'esercizio tutt'e due, ed anche
questo vi può intervenire. Siamo intesi;--conchiuse il padre
Anselmo.--Signori, rammentate questo: che combattete lealmente. A
voi!--
E accompagnato il segnale con una alzata del fioretto che gli serviva
come bastone di comando, il maestro di combattimento si tirò indietro
d'un passo, per lasciar libero il giuoco dei ferri.
Strana combinazione! Il duello si faceva davanti a quel sedile di
pietra, su cui, la sera antecedente, si era posato il monachino
biondo. Dov'era, in quel punto, e che pensava il monachino? Se avesse
mai potuto immaginarsi quello che succedeva per lui! Il padre Anacleto
diede un'occhiata a quel posto, e gli parve di vederlo là, col suo
viso d'angelo e con gli occhi intenti alla scena. Ah, monachino
adorato! Per quale dei due avversarii erano i vostri sguardi più
teneri? Il padre Anacleto non lo distinse bene; forse perchè, la sera
antecedente, al ricordo del padre Agapito, il monachino biondo si era
chiuso in silenzio diplomatico. Lo sapete pure, il proverbio: chi tace
non dice niente.
Comunque fosse, il dubbio non era punto piacevole. E il padre
Anacleto, o, se vi torna meglio, il conte Gualandi del Poggio, diede
un'occhiata al suo avversario, un'occhiata che pareva volesse passarlo
fuor fuori; ma subito dopo sorrise, come bisogna sorridere nell'atto
di sbudellare il proprio simile, od anche di esserne sbudellato; stese
il braccio destro, alzò il braccio sinistro, ripiegando la palma verso
la testa, e cadde in guardia con una grazia, che dimostrava l'uso
antico e la padronanza dell'arma.
Qui, forse, v'immaginerete, che il fratello Giocondo, non che
stringersi il ventre, si dèsse a dirittura per morto. Disingannatevi;
proprio in quel punto il fratello Giocondo metteva un grido di gioia,
che fece voltare la testa ai due combattenti.
--Che c'è?--disse il priore.
Ma prima che il converso potesse dargli risposta, sboccarono da un
viale i conventuali di San Bruno. Otto in numero, perchè gli altri sei
erano già sul terreno, e i due novizi erano partiti, otto in numero,
ma disposti a far chiasso per sedici. Dovevano essersi concertati per
quella irruzione, ed anche essersi appiattati in tempo dietro un
filare di cipressi, per saltar fuori nel momento opportuno, preparati
a sentirsi dire anche delle impertinenze, pur di mandare a monte ogni
cosa.
--Non lo vogliamo, questo duello!--gridarono.--Non lo vogliamo! Non lo
vogliamo!--
Il padre Anacleto fece un gesto espressivo di malcontento.
--Signori, vi prego;--disse egli;--voi non avete a che fare in questo
luogo; rammentate gli obblighi della cavalleria.
--Che cavalleria d'Egitto! Qui c'è frateria e non altro. I Templarii,
che erano frati e cavalieri, son morti da un pezzo.
--Poi,--soggiunse il padre Marcellino, che pareva il capitano della
banda,--primo debito di cavalieri è quello di saper ragionare. E voi,
sia detto con vostra licenza, non sapete, o non volete, che torna lo
stesso.
--Sia pure, non vogliamo;--rispose il priore.--Vedete dunque che non è
il caso d'insegnarci più nulla.--
E faceva l'atto di rimettersi in guardia. Ma lo spazio tra lui e il
padre Agapito era occupato. Bisognava infilzarne parecchi, prima di
giungere al petto dell'avversario.
--Ad ogni modo, sentiamolo!--disse il padre Restituto, vedendo che non
c'era verso di mandar via gl'importuni.
--Forse ci avrà qualcosa di nuovo;--osservò il padre Tranquillo.
--Sì, anche di nuovo;--rispose il padre Marcellino, cogliendo la frase
in aria.--Siamo venuti a predicare la pace, e vi mettiamo davanti agli
occhi la popolazione di Castelnuovo, che trarrà partito da questo
scandalo, per dire del nostro convento tutto il male possibile.
--Dicano quel che vogliono;--borbottò il padre Anacleto;--non me ne
importa un bel nulla.
--A voi, sta bene; ma non così a noi, che non abbiamo le bizze in
corpo. Il convento, o signori....
--Che convento! Vada al diavolo il convento!--gridò il padre Agapito,
per non essere da meno del suo avversario.
--Ah, ecco un'idea!--ripigliò il padre Marcellino.--Al diavolo il
convento! Cioè, traducendo la vostra esclamazione in forma piana e
cortese, sciogliamo pure la nostra comunità. Non mi oppongo al
disegno. Tanto, vedete, signori miei, qui c'è entrato il demonio. La
pace se n'è andata, e niente varrà a ricondurla tra noi. Inoltre,
senza quella donna che è partita stamane, non c'è più vita, non c'è
più luce, a San Bruno; ma tenebre, ve lo dirò col Salmista, tenebre ed
ombra di morte.--
I duellanti rimasero di sasso; il padre Restituto cascava dalle
nuvole.
--Voi, padre Marcellino!--esclamò.--Siete voi, che parlate così?
--Io, sì, io! E che vi credevate? che fossi di pietra? Sono, è vero,
il più tranquillo di tutti noi, non escluso il padre Tranquillo, che
ha messo i ferri in batteria. Ma ci ho un cuore, ci ho un cuore....
come voi, Restituto, come voi, Agapito, come voi, Ilarione,
Bonaventura ed Anselmo, che siete tutti innamorati. Negatelo, sì, fate
la bella figura di Pietro nel pretorio di Gerusalemme! Peccato che non
ci sia un gallo, per cantarci tre volte! Ma la farò io, la parte del
gallo evangelico. Voi, Agapito, ieri mattina, mentre il sottoprefetto
di Castelnuovo tratteneva il priore a colloquio, eravate fuggito alle
Querci, sulle orme dei novizi; e non già per amore del novizio
vecchio, si capisce. E voi, Restituto, che facevate frattanto?
Andavate in qua e in là, chiedendo a tutti dove fosse andato l'amico
Agapito. E non già per desiderio dell'amico, si capisce anche questo.
E voi tutti, Agapito, Restituto, Ilarione, con qualchedun altro di
giunta, iersera, mentre il priore discorreva col padrino Adelindo, per
consigliarlo a darci questa brutta mattinata, che cosa facevate, di
grazia? Lavoravate a tutt'uomo per muovere lo zio Prospero, e mandarlo
in giardino, ad interrompere un colloquio che vi rendeva feroci. Dite
di no, se vi dà l'animo! Volevate contrariare un'opera creduta
necessaria dal nostro priore, dall'unico tra noi che non avesse
perduta la testa, dall'unico tra noi che non fosse cotto del monachino
biondo.--
Gli ascoltatori erano rimasti scombussolati da quell'assalto oratorio.
Volevano parlare, interrompere il corso delle rivelazioni, ma non ne
venivano a capo. Il padre Marcellino aveva preso l'aìre e voleva
giungere in fondo. Ma anche lui dovette fermarsi un istante, per
riprendere il fiato. E qui lo interruppe il priore.
--V'ingannate, Marcellino;--diss'egli gravemente.--Io sono più
innamorato di loro; più innamorato di voi tutti, messi insieme.
--Oh! oh!--gridarono tutti in coro.
--Non c'è oh che tenga;--ripigliò il padre Anacleto.--Innamorato
morto! Il padre Marcellino ha dato l'esempio delle confessioni;
ricevete la mia.--
Il padre Agapito non era rimasto maravigliato come gli altri. Che il
priore fosse innamorato del serafino biondo egli lo sospettava da
parecchi giorni; e da ventiquattr'ore, poi, sospettava anche
dell'altro, cioè a dire che fosse riamato. Gli avevano messo quella
pulce nell'orecchio certi discorsi fatti alle Querci, dond'era per
l'appunto ritornato al convento con quell'aria di cattivo umore, che
ho già avuto l'onore di accennarvi. Lassù, presso il romitorio,
dov'erano andati a consumare la mattinata, per cansare la vista del
sottoprefetto di Castelnuovo, il serafino biondo non aveva fatto quasi
altro che discorrere del padre Anacleto. Sulle prime, il padre Agapito
non ci aveva badato, e dava intorno al priore di San Bruno tutte le
notizie che il serafino aveva l'aria di chiedergli per semplice
curiosità. Ma poi, volendo egli ricondurre la conversazione in una
cerchia più intima, e non venendone a capo, perchè il serafino tornava
sempre sul primo argomento, si era insospettito, anzi impermalito
senz'altro, e l'avere il serafino accettata la sua ghirlanda di
fiammole non era bastato a rasserenare la fronte del signor Mario
Novelli. Perciò immaginate di che animo fosse, sul pomeriggio, quando
il priore stava a colloquio col serafino; e quanto volentieri avesse
dato fuori, nella mattina seguente, fino al segno di far perdere la
pazienza al padre Anacleto e di buscarsi una sfida.
Egli, adunque, non si maravigliò della confessione del priore,
considerata in sè stessa, ma piuttosto della sincerità bonaria con cui
era stata fatta. E volle, come suol dirsi, averne l'intiero.
--Amate?--diss'egli.--E.... siete felice?
--Non intendo la vostra domanda,--rispose il priore.
Il padre Agapito diede una crollata di spalle in segno di stizza.
--Vi domando se siete riamato;--replicò.
--Riamato? Non so.
--Come? Non sapete! È strano.
--Perchè? Non so nulla, e per una semplice ragione. Non ho chiesto
nulla e non mi si è dovuto rispondere.
--Ah, questa, poi, è grossa!--esclamò il padre Ilarione.--Siete stato
tre ore a confessare il monachino, e non gli avete domandato nulla?
--Vorreste dubitare della mia parola?--chiese il padre
Anacleto.--Mettete che io sia stato uno sciocco, e sarete nel vero.
--Il priore ha ragione;--entrò a dire il padre Marcellino.
--Grazie!--rispose il priore, inchinandosi.
--Oh, non già per la patente di sciocco, che vi siete data da
voi;--replicò il padre Marcellino;--ma per quel rispetto che merita
una vostra affermazione. Voi dite che una cosa non è, e noi tutti
dobbiamo credervi. Non ci avete mai dato argomento a sospettare il
contrario.
--È vero! è vero!--gridarono tutti.--Anche il padre Agapito dovrà
convenirne.
--Farò di più, o signori;--disse il padre Agapito, confuso.--Padre
Anacleto.... conte Gualandi.... volete voi stringermi la mano?--
Il padre Anacleto gli dischiuse le braccia, fra gli applausi di tutta
la comunità.
Quell'abbraccio amichevole, riscaldò il padre Agapito, al secolo Mario
Novelli; l'applauso dei colleghi gli fece perdere la tramontana.
Anch'egli si trovò in vena di schiettezza e di magnanimità.
--Potrei dire al priore, a tutti, a tutti voi,--cominciò egli,--che
ognuno è libero di farsi avanti col serafino. Ma, ohimè, signori! Nel
cuore del serafino è posto occupato. Ieri mattina, mentre io cercavo
di guadagnar terreno, ho dovuto accorgermi della triste verità.
Accennavo Agapito, e mi si rispondeva Anacleto; tanto che mi seccai e
proposi di ritornare al convento. Priore, è una brutta cosa, la
gelosia. Ma essa non farà velo alla mia coscienza. Voi siete un
cavaliere, e siete anche migliore di me. Sì, lasciatemelo dire, siete
migliore di me. Voi non avete parlato, e la signorina Ruzzani è
partita da San Bruno. Io, invece, ho cercato di parlare.... e non sono
stato ascoltato. Eccovi la mia confessione, sincera come la vostra.
Restiamo in pace, signor priore?
--Restiamo;--disse il padre Anacleto.--Soltanto vi domanderò di
lasciare da banda il titolo. Non voglio esser priore; voglio rimanere
l'ultimo dei frati di San Bruno. Ricorderete tutti che ve l'ho detto
da un pezzo.
--È un nobile atto!--gridò il padre Restituto.--Ma se accettassimo la
proposta del padre Marcellino?... Se sciogliessimo la comunità?...
Signori, voi tutti lo intendete, lo sentite tutti, come l'ha detto il
padre Marcellino; qui c'è stato il demonio; non c'è più pace, nè
felicità, dove non c'è più luce. Già, anch'io lo pensavo da tempo;
abbiamo fatti i conti senza la voce di natura.
--L'undecimo comandamento!--esclamò il priore.--Anche voi?
--Che undecimo? che comandamento?
--Sicuro! Starai nel consorzio de' tuoi simili; vivrai della loro
medesima vita; amerai e soffrirai con essi; perchè non ti è dato
sottrarti alle legge comune. Questo è l'undecimo comandamento; mi è
stato rivelato:--disse il padre Anacleto.
--Sul Sinai?--chiese il padre Ilarione.
--Sul Tabor;--disse il padre Marcellino, ridendo.--Non vedete com'è
trasfigurato, il nostro priore? Infatti, egli ha veduta la verità; si
è trovato a faccia faccia con lei. E adesso, signori miei, sentite.
Questi conventi laici si possono istituire per chiasso, e perchè
durino una stagione. Ma istituiti sul serio, perchè ci s'abbia a
passare la vita, tornano uggiosi più degli antichi, dove almeno alla
mortificazione della carne rispondeva la speranza di un bene
immortale. Torniamo al secolo, signori; il convento di San Bruno,
nostra proprietà collettiva, lo daremo alle Opere pie; il materiale
scientifico alle scuole di Castelnuovo. Agli altri particolari si
provvederà; intanto io vi propongo il seguente ordine del giorno: "La
comunità di San Bruno è sciolta."
Un grido, un urlo di approvazione, accolse la proposta del padre
Marcellino.
--È il caso di raccogliere i ferri;--disse il padre Tranquillo.
E richiuse la busta.