VII.

Nella sottoprefettura di Castelnuovo Bedonia era già il secondo

mercoledì senza Adele Ruzzani. L'astro maggiore si nascondeva, e il

cielo, quantunque ci avesse in mostra tutti i minori, pareva orbo di

luce. Queste cose, per altro, non bisognerebbe andarle a dire alla

contessina Berta Gamberini, nè alla contessa Beatrice, sua madre.

Secondo la loro opinione, dove son esse c'è tutto, o, per dire la cosa

con un po' di modestia, non ci manca più nulla.

Il sottoprefetto ignorava ancora che diavolo fosse accaduto del signor

Gentili e della sua bella nepote. Quella cima del delegato non ne

sapeva di più, quantunque, per far le cose a modo e venire in chiaro

di tutto, avesse mandato le guardie travestite a prender lingua in

casa Ruzzani.--I padroni sono andati a Milano;--rispondeva il

segretario.--A Milano;--soggiungeva il maestro di casa.--A

Milano;--ribadiva il cuoco.--A Milano;--ripeteva lo sguattero. Se in

casa Ruzzani ci fosse stato anche un pappagallo, son certo che il

signor Borgnetti ci avrebbe avuto una testimonianza di più per

l'andata a Milano.

Chieder notizie in casa degli assenti, non era di sicuro il miglior

mezzo per averle autentiche. Ma il delegato non sapeva a qual santo

votarsi; tanto più che il santo dei questori e dei delegati di

pubblica sicurezza non è ancora stato fissato, ed è forse un po' tardi

per pensarci adesso. In città mancavano a dirittura le tracce dei

colpevoli. La loro carrozza li aveva trasportati alla stazione della

strada ferrata, e laggiù facevano coincidenza due volte al giorno i

treni diretti, per modo che non si poteva argomentare dall'ora, se

fossero andati a levante o a ponente. I carabinieri, mi direte. Ma in

quel tempo c'era dissidio tra i carabinieri e la pubblica sicurezza;

dissidio che credo non sia anche stato composto. I carabinieri,

interrogati sulla partenza del signor Gentili, avevano risposto: noi

andiamo alla stazione per vedere le facce sospette; il signor Gentili

non era una faccia sospetta, dunque.... Il sillogismo non faceva una

grinza, e i carabinieri non dovevano sapere se il signor Prospero

fosse andato da quella parte, anzi che da un'altra. Ma era proprio

partito? I carabinieri si stringevano nelle spalle. Neanche questo li

riguardava. Il carabiniere non ha che la consegna; ora, quando la

consegna non dice di ricordarsi di un fatto, il carabiniere può

benissimo dimenticarlo; meglio ancora, non osservarlo.

Così restavano le cose, al regime del buio pesto. Intanto il

sottoprefetto non poteva sfogare con nessuno quella rabbia che aveva

in corpo; doveva fremere e tacere; sopra tutto tacere, anche col duca

di Francavilla, che ad ogni tanto gli toccava il tasto delicato della

propria felicità.

--Orbene, cavaliere, quando tornano i nostri viaggiatori?

--A giorni, signor duca, a giorni. È impaziente?

--Dio buono, i giorni mi paion mesi. Castelnuovo, non lo nego, è una

bella città....

--A chi lo dice?--gridava il sottoprefetto, prevedendo il resto.--Io

non vedo l'ora di andarmene, da questo paese di orsi intrattabili. Ma

finirà, vivaddio, o in un modo o nell'altro. Ma di grazia, signor

duca, mi levi una curiosità. Le piace poi tanto quella signorina

Ruzzani? Io credevo che anche la contessina Berta Gamberini....

--Berte Gamberini ce n'è mille in ogni città d'Italia;--sentenziò il

duca di Francavilla.

--Eh, capisco; capisco che non si sarebbe scomodato a far il viaggio

di Castelnuovo Bedonia;--ripigliò il sottoprefetto, crollando la

testa.--E poi, c'è la grande, la luminosa idea del ministro, che

soverchierebbe ogni altra ragione, quando pure ci fosse. Concetti

meravigliosi... quando si possono applicare! Ma, pur troppo, non

sempre gli alti concetti hanno la fortuna d'incarnarsi nei fatti. E un

modesto terra terra è ancora un sufficiente ideale di governo.

--Che cosa dice?--gridò il duca di Francavilla.--Vede forse qualche

difficoltà nella conclusione del negozio?

--No;--rispose il sottoprefetto.--Cioè, possiamo dire sì e no, no e

sì. Com'Ella sa, queste cose vanno trattate con somma delicatezza,

anzi a dirittura coi guanti. Ora, quando si palpa così poco, non si sa

mai se si è molto avanti, o molto indietro. Mi spiego? Del resto, il

signor Prospero, tutore della ragazza, è contentissimo, onoratissimo

di questo disegno. Quanto alla signorina, che dirle di più, dopo

l'idea che le è venuta di far rilegare a nuovo tutte le gioie di

famiglia?

--Che capriccio!--esclamò il duca.--Non si poteva far dopo?

--Eh, duca mio, le ragazze hanno tutto il loro pizzico di vanità.

Questa poi ci aggiunge di aver sempre fatto a modo suo e di tener

dietro a tutte le prime impressioni. Compatiamola, del resto. Ha da

sposare un duca di Francavilla, e non vuole che il mondo rida di lei.

Tutto ha da essere rinnovato in casa sua. Dopo le gioie, vedrà i

mobili e tutto il rimanente. Scommetterei che rifaranno la facciata al

palazzo.--

Il duca strinse le labbra, in atto d'uomo che non è punto contento di

certe lungherie; crollò la testa e se ne andò pei fatti suoi.

--Auf!--disse il prefetto, come fu solo.--Una gran noia, questo posare

in falso! E durarla, poi!--

Immaginate con che animo si trovasse a fare il suo ufficio di padrone

di casa, nel secondo mercoledì che vi ho detto, e con che gusto

dovesse sentire dei ragionamenti come questi:

--Quel signor Prospero è un traditore! Chi l'avrebbe mai detto, con

quell'aria ingenua! Piantarci lì, senza una parola d'avvertimento! E

passi che ci abbia lasciati lui; ma rapirci la signorina Adele! Questa

è grossa davvero. Vogliamo domandarne soddisfazione. Avrà da

pentirsene!--

Mentre queste inezie si dicevano nel crocchio dei buontemponi, il duca

di Francavilla, con aria svogliata, sedeva accanto alla tavola

rotonda, sfogliando un albo, per la decima, o per la dodicesima volta,

e mandando al diavolo Castelnuovo Bedonia, con tutte le sue

dipendenze. La contessina Berta sedeva al pianoforte e suonava una

romanza per la signora Morselli, che andava inutilmente in visibilio.

La serata era fredda, quasi più fredda di quella della settimana

antecedente; tutti i convenuti, qual più, qual meno, quale per un

verso, quale per un altro, avevano le lune.

La sola contessa Beatrice Gamberini era più ilare del solito, più

pomposa, più bofficiona, più rosea.

Avete mai provato a mettere una mela vizza sotto la campana d'una

macchina pneumatica? A mano a mano che l'aria si rarefà, la mela va

perdendo le rughe; la sua pelle si rialza, si stende, brilla, vi dà

l'illusione della freschezza. Così la contessa Beatrice; veduta ad una

certa distanza, così colorita e con gli occhi pieni d'insolito brio,

pareva di dieci anni più giovane.

La contessa Beatrice era l'unica persona che quella sera non avesse

dato noia al sottoprefetto con l'eterno argomento del signor Prospero

e della signorina Adele. Umana tra tutte le contesse del mondo! Anzi,

divina senz'altro! Il cavalier Tiraquelli le votò nel segreto

dell'anima sua una gratitudine immensa. E per dimostrargliela in

qualche modo, ed anche per sottrarsi alle domande importune degli

altri, si piantò al fianco della contessa, stando a chiacchiera con

lei e dandole ragione in ogni cosa che ella dicesse.

Si era parlato del più e del meno, di un'omelia del vescovo, di una

lettera su Castelnuovo, stampata due giorni addietro in un foglio

della capitale, di amministrazione comunale e di mode. La varietà dei

discorsi aveva tirata intorno al canapè di damasco rosso la maggior

parte degli ospiti, perfino le ragazze, che, di solito, si

raccoglievano accanto al pianoforte. Dalle mode, per natural

transazione, si venne a parlare del lusso, veramente sfrenato, che

invadeva tutte le classi sociali, anche nella piccola città di

Castelnuovo; poi delle sostanze limitate, degli scarsi raccolti, con

una piccola scorribanda sull'agricoltura.

--Qui ci vorrebbe il signor Prospero Gentili,--saltò su a dire il

ricevitore del registro.--Sentiremmo un bel discorso sui concimi

artificiali.--

Quell'accenno personale diede maledettamente sui nervi al cavalier

Tiraquelli. Era un presentimento?

--Il signor Gentili! Poveretto!--esclamò la contessa Beatrice, levando

il viso a mezz'aria.

--Poveretto! Perchè?--domandò il ricevitore.

Il sottoprefetto non domandò nulla, ma tese gli occhi e aperse la

bocca anche lui. Andava incontro alle parole della contessa Gamberini,

come la biscia all'incanto.

--Non sa?--ripigliò la contessa.--È andato a farsi frate.--

Un grido universale accolse quella rivelazione improvvisa.

--Frate!--esclamò il ricevitore.--E dove?

--Poco lungi da noi; nel convento dei matti.--

La bomba era scoppiata. E quella candida bofficiona della contessa

Beatrice se ne stava lì, con le braccia raccolte alla cintura, le

labbra aperte e gli occhi di smalto, in mezzo a quella ventina di

persone stupefatte, come se non fosse stata lei che aveva dato fuoco

alla miccia.

Il duca di Francavilla aveva alzata la testa e lasciato di sfogliare

il suo albo. La contessina Berta, dal canto suo, aveva abbandonato il

pianoforte, e bel bello, senza parere, si era accostata al crocchio

del canapè di damasco.

--Dei matti!--balbettava frattanto il signor sottoprefetto.

--Sì, mio Dio; non lo sapevano?--ribattè la contessa Beatrice.

--Ecco;--rispose il sottoprefetto, vedendo che tutti avevano posti gli

occhi su lui, e che non c'era verso di cansarla;--qui bisognerebbe

distinguere. Io so, per esempio, e non so. Ma di grazia, contessa, che

cosa consta a Lei, di questa risoluzione del signor Prospero? Se ci

sarà qualche discrepanza tra le sue informazioni e le mie,--soggiunse

il cavaliere Tiraquelli con aria di suprema bontà,--correggeremo le

une o le altre, secondo il bisogno.

--Oh, l'avverto che non correggerà le mie;--gridò la contessa

Gamberini.--So poco, io; ma quel poco io l'ho per sicuro.

--_Da fonte per ordinario assai bene informata_;--notò ridendo il

signor ricevitore del registro.

Ma nessun giornalista era presente, per arrossire, e la insigne

scioccheria destò a mala pena il sorriso di due o tre intendenti.

--Dal mio fattore;--ripigliò la contessa.--Ed ecco come è andata la

cosa. Il mio fattore era in campagna, alla Serra, per visitare un

piccolo podere che abbiamo noi, tra monte Acuto e San Bruno.

Discendeva appunto da una scorciatoia in mezzo ai faggi, quando vide

andare in su due persone, sedute sugli asinelli, e seguite da un

contadino, che portava due sacche da viaggio. Una di quelle due

persone era il signor Prospero Gentili.

--Quando?--chiese il sottoprefetto, con aria di voler stabilire i

fatti e le date.

--Nove giorni fa;--rispose la contessa.--Il signor Gentili non vide il

nostro fattore che era nascosto dietro alle frasche; ma questi vide

lui e lo riconobbe benissimo. E quando gli venne tra i piedi il

contadino, che ritornava con le due umili cavalcature al piano, gli

domandò come fosse che aveva lasciato il signor Gentili lassù.

--E lui?

--Il contadino rispose che non conosceva punto il signor Gentili. Lo

aveva trovato, col suo compagno, presso la stazione della strada

ferrata. Si era offerto a portargli le sacche da viaggio, e quello gli

aveva risposto: "Vorremmo andare fino a San Bruno; sapreste trovarci

due cavalcature?"--"Sicuro, che le troverò;--rispose il contadino;--ci

ho il fatto vostro in casa di mio padre."--Così si erano conosciuti ed

intesi; il contadino li aveva accompagnati fino al ponte di San Bruno,

e aveva udito dalle labbra stesse del viaggiatore le parole: "veniamo

per farci frati" dette al converso che era andato ad aprire.--

Tutti quei particolari fecero un gran colpo sull'animo degli astanti.

La meraviglia era stata così forte, che nessuno si era dato pensiero

di chiedere chi fosse il compagno del signor Gentili in quella domanda

d'ammissione. Ma era pronta alla riscossa la contessina Berta, che si

fece innanzi, col suo giovanile candore, e dimandò:

--C'era anche Adele?

--Anche Adele;--rispose la contessa madre alla contessina figlia.

--Sarà un po' difficile che riesca a farsi frate;--disse il ricevitore

del registro.

--Uno scherzo! una ragazzata!--mormorò il sottoprefetto.

--Scherzo e ragazzata finchè si vuole;--osservò la signora

Morselli.--Ma una donna.... una ragazza.... in un convento

d'uomini....

--Dio buono!--interruppe quella santa creatura della contessa

Beatrice.--Adele è in compagnia del suo tutore, del fratello di sua

madre. Io non ci trovo nulla di male. Ah, signor duca,--proseguì la

contessa Beatrice, volgendosi al Francavilla, che era rimasto là

ingrullito, e, da Almaviva che voleva essere, incominciava a far la

figura di Don Bartolo,--Lei ha fatto una descrizione troppo bella del

convento di San Bruno, e i nostri amici se ne sono innamorati di

schianto.--

Il duca di Francavilla fece una risatina melensa, indi si morse le

labbra e tornò a sfogliare il suo albo. Fu una gran confusione, un

pandemonio, nel salotto della sottoprefettura di Castelnuovo Bedonia.

E in verità, c'era materia a discorrere per tutti i versi. Una

occasione più ghiotta non era capitata mai. Dio buono, la signorina

Adele in un convento d'uomini! Era ben fatto, forse? E se era male,

fino a che punto lo era? Certo, l'idea di quella gita era venuta a lei

e il tutore non aveva fatto che obbedire. Altro che Milano!

conchiudevano tutti. Altro che rilegare a nuovo le gioie di famiglia!

avrebbe potuto conchiudere il sottoprefetto.

Il degno rappresentante del governo in Castelnuovo Bedonia non badò

neanche più a dissimulare la sua ignoranza. Quella notizia così

inattesa, così stravagante, lo aveva colto in pieno, lo aveva

sbalordito.

Quasi sarebbe inutile il dire che per quella sera non si parlò più dei

soliti quattro salti. Gran bella quadriglia avrebbe potuto comandare

il duca di Francavilla! Berta, la gentil contessina, passò davanti a

quella rovina di duca e gli gettò un'occhiata di compassione; indi,

tornata al cembalo, rimase là tutta sola, facendo scorrere le agili

dita sulla tastiera, e cavandone accordi sommessi, mentre laggiù,

presso il canapè di damasco, si faceva un chiasso indiavolato. Ve l'ho

già detto, era scoppiata una bomba; bisognava raccogliere i cocci.

Quella sera, ad uno ad uno, spulezzarono tutti i convitati due ore

prima del solito. Non si ballava e la partenza anticipata aveva la sua

scusa. Ultimo rimase nel salotto il signor duca di Francavilla. Il

sottoprefetto, anzi che doversi sorbire cinque minuti di conversazione

con lui, in quella circostanza, avrebbe voluto essere dieci palmi

sotterra. Ma il duca di Francavilla, o non si accorse del suo misero

stato, o non volle fargli grazia; e andatogli incontro, senza far

l'atto di stendergli la mano, come il sottoprefetto sperava, lo

interrogò con un cenno del capo. Con un cenno uguale il sottoprefetto

rispose.

--Che cos'è questa storia?

--Ne so quanto Lei.

--Ma... e i discorsi fatti col signor Prospero?

--Non erano ancora discorsi fatti con la ragazza; glielo avevo già

detto, io!

--E la storiella delle gioie?

--Santi Numi! Un artifizio per pigliar tempo.--

Il duca s'inalberò.

--Troverebbero qualche cosa a ridire sul conto mio?--domandò egli,

rabbruscato.

--Non credo. Che cosa potrebbero trovare? Io lo domando a Lei. Ma

vorranno un po' di tempo a pensarci su. La gente che possiede i

quattrini, ci ha sempre qualche dubbio, qualche esitanza.... Infine,

che so io? Signor duca, si commenta Dante, che ne vale la pena, e ci

fanno una discreta figura anche gli asini. A commentare i passi oscuri

del signor Prospero, c'è assai meno sugo, e ci diventerebbe un asino

anche un sottoprefetto.--

Ciò detto, il degno uomo si lasciò andare per morto sul canapè di

damasco rosso, come un uomo che avesse risoluto di non commentare più

nulla.

Il signor duca faceva le volte del leone e non accennava punto a

volersene andare. Tutto ad un tratto si fermò, fissò gli occhi in

volto al padrone di casa, e gli disse:

--Che cosa ne penserà il ministero?--

L'ombra minacciosa, evocata dal duca di Francavilla, si rizzò davanti

agli occhi del povero cavaliere. E la sua nomina a prefetto, la

commenda, la dignità senatoria? Quella triplice forma delle sue future

grandezze gli fuggiva veloce dallo sguardo. _Illa levem fugiens raptim

secat aethera pennis_, avrebbe detto Virgilio.

--Signor duca, che ne so io?--gridò il sottoprefetto, coll'ansia

dell'uomo che affoga.--Vuole condannar me, per una colpa non mia? Il

signor Prospero è un imbecille e non sarà mai commendatore.

Quantunque, a voler esser giusti, una qualità non escluda l'altra in

modo assoluto. Ma può darsi che.... Non giudichiamo senza sapere le

cose. Un po' di tempo per raccapezzarci! Intanto, se permette,

chiamerò il delegato di pubblica sicurezza. Ho da dargli certi

ordini.--

Il duca di Francavilla se ne andò, mediocremente soddisfatto di quella

proroga, e il sottoprefetto chiamò l'usciere, che a certe ore del

giorno esercitava anche l'ufficio di servitore.

--Dove sarà il delegato? A letto?

--Oh, a quest'ora no, signor cavaliere. A quest'ora sarà al caffè

delle Tre Rose, per far la partita a tarocchi col cancelliere della

pretura.

--Andate a chiamarlo. Ho bisogno di vederlo subito.--

Il cavaliere Tiraquelli, tanto seccato durante la sera, aveva bisogno

di sfogarsi su qualcheduno. E la vittima designata era il povero

signor Borgnetti.

Il delegato capitò alla sottoprefettura con un'aria ilare, fin troppo

ilare, che accennava ad uno stomaco pieno e ad un'anima senza rimorsi.

--Or bene, sa nulla?--gli chiese il sottoprefetto.

--Sì,--rispose il delegato, ammiccando e sorridendo con insolita

familiarità.

--Dica su, dunque!

--Nel convento di San Bruno;--ripigliò il signor Borgnetti.--È andato

nel convento da burla, e la sua nepote con lui. A farsi frati; anche

questo da burla. Veda che razza di matti! La ragazza non troverà più

marito; lo zio è un imbecille.

--Quanto al signor Prospero, è anche la mia opinione;--osservò molto

giudiziosamente il sottoprefetto.--Quanto alla signorina, sappia,

signor Borgnetti, che con una dote come la sua....

--Capisco; si chiudono gli occhi su molte cose.

--Del resto,--rispose il sottoprefetto,--non c'è niente di male. Non

si tratta che d'un capriccio di fanciulla inesperta, e la presenza

dello zio chiuderà la bocca ai maligni. Ma ora, mi dica il resto.

Perchè, m'immagino, appena trovato il bandolo, Ella sarà andato sino

in fondo.

--Eh, non guari più di così. L'amico non sapeva altro, e me n'ha

informato pochi minuti fa. Eravamo ancora a discorrere insieme, quando

è capitato l'usciere a cercarmi.

--Pochi minuti fa!--esclamò il sottoprefetto.--L'amico! Ma chi è

costui?

---Senta, non vo' fargliene un mistero. Ho saputo tutto.... dal

ricevitore del registro.--

Il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia diede un balzo sulla seggiola,

che fece balzare di contraccolpo il delegato.

--Dal ricevitore del registro!--esclamò il degno rappresentante del

governo.--Dal ricevitore del registro, che lo aveva risaputo da me!

--Non da Lei, scusi;--ribattè il delegato, a cui i caldi vapori del

vino avevano destato il senso della ribellione;--dalla signora

contessa Gamberini. Vede, cavaliere; per saper le cose, non ci sono

che le donne. In massima, le scoperte più importanti si fanno tutte a

caso. La traccia misteriosa, indovinata da pochi segni fugaci, non si

trova che nei romanzi. Me lo diceva appunto il questore di Rossano, da

cui dipendevo, prima di venire a Castelnuovo.--Se Lei vuol far

carriera,--mi soggiungeva quell'uomo impareggiabile,--lasci credere

che tutto proceda dalla sua accortezza: ma in cuor suo non si vergogni

di non essere accorto. In queste materie, non lo è nessuno. La fortuna

è donna, ed è giusto che s'innamori di qualcheduno; ecco tutto.--

Il sottoprefetto lo avrebbe strozzato con le sue mani, quel burlone di

un delegato.

--Lei ha alzato un po' il gomito, quest'oggi;--gli disse, con accento

sarcastico.

--Oh, poco, assai poco;--rispose il delegato, con aria di sommo

candore.--A mala pena una bottiglia di Capri bianco. Ne hanno mandato

al conservatore delle ipoteche, da Napoli, dov'egli è stato cinque

anni. Mi ha invitato a festeggiare l'arrivo, e si è stati due ore in

_gaudeamus_.

--Beato Lei, che ha tempo da perdere!--esclamò il sottoprefetto con

piglio severo, che contrastava con quella forma di benevolo

augurio.--Vada a dormire, adesso, mentre io veglio per Lei e per

tutti.--

E fatto un gesto nobilissimo, ad accompagnamento di quel nobile

commiato, il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia volse le spalle al

signor delegato Borgnetti.

--Non sapeva nulla!--disse il signor Borgnetti, mentre scendeva le

scale e si stropicciava le mani,--non sapeva nulla del signor

Prospero; perciò è andato in collera, vedendo che la polizia della

contessa Gamberini era meglio fatta della sua. Ma badiamo, signor

Borgnetti;--soggiunse egli gravemente;--la polizia della

sottoprefettura di Castelnuovo siamo noi che la facciamo, e non

bisogna dirne male. Baie! Alla fin fine, o che s'ha da aver l'occhio a

tutte le minuzie di Castelnuovo Bedonia? E non aveva ragione il mio

vecchio principale a dire che la fortuna è donna? Venga la fortuna, e

terrà luogo d'ingegno.--

L'undecimo comandamento: Romanzo · 第 15 / 32 题