VI.

E intanto, la signorina Adele Ruzzani, dov'era?

Domandiamolo al sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia. Il degno

ufficiale del governo, che ha in mano il servizio della pubblica

sicurezza di tutto il circondario, dovrebbe sapere ogni cosa. "Nulla

sfugge all'occhio vigile dell'autorità" era una delle sue frasi

predilette.

Ora, ecco ciò che sapeva il cavalier Tiraquelli.

Due giorni dopo quella sua famosa conversazione sotto il loggiato,

egli vedeva di bel nuovo il suo interlocutore ed amico, il futuro

commendatore signor Prospero Gentili.

--Orbene, come vanno le cose?--gli aveva chiesto senza dargli tempo di

esporre le ragioni della sua visita mattutina.--A me pare che ci sia

un progresso. L'ha notata anche Lei, l'attenzione vivissima con cui la

sua bella nepote ascoltava l'altra sera il duca di Francavilla? È un

buon segno; che ne dice?

--Sì, un buon segno,--ripetè il signor Prospero con aria distratta.

--Che? Non le pare?--gridò il sottoprefetto, che coglieva le mosche

per aria.

--Ho forse detto il contrario?--chiese il signor Prospero, prendendo

una scossa improvvisa.

E dentro di sè aggiunse:

--Non ci mancherebbe altro! Dopo che quella birichina m'ha fatto

giurare!....

--No;--rispondeva frattanto il sottoprefetto;--ma credevo che Ella ci

avesse ancora qualche dubbio.

--Per me, niente affatto;--ripigliò il signor Prospero.--Quantunque,

per esser sicuri, sarà utile di parlare con lei.

--Lo faccia una volta, al nome di Dio. Se non lo fa Lei, chi ha da

farlo?

--È giusto;--disse il signor Prospero,--è giusto. Gliene parlerò,

appena saremo tornati da questo viaggio.

--Questo viaggio!--esclamò il sottoprefetto.--O dove?

--Come? Non gliel ho ancor detto? Ero venuto a bella posta per

prendere congedo. Veda un poco dove ho la testa!

--E dove va?--tornò a chiedere il sottoprefetto, senza curarsi più che

tanto di vedere dove avesse la testa il signor Prospero.

--A Milano, con mia nepote. Sì, pare che ciò sia

necessario;--soggiunse il signor Gentili, notando un atto di stupore

del sottoprefetto.--La mia Adelina ha certe spesucce da fare....--

Il cavalier Tiraquelli era visibilmente sconcertato dall'annunzio di

quella gita.

--E dica.... staranno molto?--domandò.

--Oh, non credo. Si tratta di una visita alla modista.... Come sa, la

mia nepote si serve d'ogni cosa a Milano. Ci sarà anche una conferenza

col gioielliere, per rinnovare la legatura di tutte le gioie di

famiglia. Anche per le gioie la moda è cambiata, e la mia nepote vuol

tutte legature a giorno.--

La faccia del sottoprefetto si rasserenò.

--Potrebb'essere un indizio;--diss'egli.

--Indizio, di che?

--Non vede? Questa cura di rimettere a nuovo le sue gioie. Signor

Prospero mio, non ha mai posto mente che, quando si avvicina il tempo

della cova, la cingallegra si mette al grave, e va attorno pel bosco a

beccar le pagliuzze, per comporre il suo nido?--

Il signor Prospero spalancò gli occhi e la bocca ad un tempo; gli

occhi per ammirare e la bocca per ridere.

--Ah ah!--esclamò egli.--Ed io, bestia, non ci aveva pensato. Ella ha

una grande penetrazione, signor cavaliere!--

Il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia assunse un'aria conveniente

all'ammirazione ond'era fatto argomento.

--Oh, guarda!--aggiungeva mentalmente il signor Prospero.--Quella

birichina m'ha consigliato di metter fuori il pretesto delle gioie, ed

io non ci ho scoperto il baco. Ma già, le donne hanno un punto più del

diavolo.

--Benissimo, dunque, tutto va a gonfie vele;--disse il

sottoprefetto.--Mi rincresce, per verità, che abbiano a stare lontani

una settimana.... Voglio credere che la loro assenza non durerà di

più. Ad ogni modo, Ella mi scriverà, non è vero? Avrò così un buon

argomento per consolare quel povero duca. Poveretto, è innamorato

morto. Confessi, signor Prospero mio arcicarissimo, che una coppia

così bella non si potrebbe immaginare, anche se non si trattasse di

secondare un alto concetto politico di Sua Eccellenza.

--Eh, eh!--rispose il signor Prospero, seguitando a ridere.--Sono del

suo parere.

--Ella, dunque, tasterà il terreno.

--Tasterò, non dubiti, tasterò. Quantunque...

--Quantunque, che cosa?

--Quantunque, dopo la spiegazione che Lei mi ha data sulle gioie e sui

nidi, sarebbe quasi inutile; non le pare?

--Sì, ma, anche a prevedere una risposta, è chiaro che bisogna

provocarla. E oramai, più presto si fa, meglio è. Io la consiglierei

di parlarne a dirittura in viaggio. E mi scriva, sa? Appena ha qualche

cosa di nuovo, me ne avverta. Se c'è un sì chiaro e tondo, lo mando

per telegrafo al ministro. E la commenda vien subito.--

Il signor Prospero sospirò. Quella benedetta commenda, egli non

l'aveva mai veduta così lontana come in quel punto.

Il mercoledì seguente fu freddo, almeno nel salotto della

sottoprefettura. Il duca di Francavilla, che per solito era così

gentile, così premuroso, con tutte le dame, giovani e vecchie, belle e

brutte di Castelnuovo, per modo che non si sapeva quali fossero le sue

preferenze, il duca di Francavilla scoperse quasi il suo giuoco,

mostrandosi distratto nella conversazione, svogliato nel ballo,

infastidito d'ogni cosa. La contessina Berta ebbe un bel tormentare il

cembalo; non le toccò neppure un complimento. Ed anche lei fu noiosa

parecchio. Le amiche trovarono che i suoi nervi erano più

aristocratici del solito. E il ricevimento della sottoprefettura

risentì di quella diversità d'umori; se non fosse stato il ricevitore

del registro, che era sempre uguale a sè stesso, sarebbe parso un

mortorio.

--Dunque, la bella Ruzzani è partita?--chiese la contessa Gamberini

alla sottoprefettessa, su quel canapè di damasco rosso che i lettori

conoscono.

--Sì, è andata a Milano per certe spese.

--Un matrimonio alle viste?

--Eh!--rispose la sottoprefettessa, non dicendo nè sì nè no.

--Qui non c'è nessun partito per lei, ch'io mi sappia;--ripigliò la

contessa, cercando di scoprir terreno.

--Pare anche a me;--replicò la sottoprefettessa.--Ma forse ci sarà

qualche domanda di fuori.--

La signora sottoprefettessa non era nel segreto di suo marito, o era

d'una fintaggine a tutta prova. La contessa Gamberini non potè cavarne

altro.

Intanto il sottoprefetto, sicuro del fatto suo, aspettava la lettera

del Prospero. Il giorno stesso in cui il futuro commendatore era stato

a prender congedo, per accompagnare la sua bella nepote a Milano, egli

scriveva al ministro questa lettera confidenziale:

"Ho l'onore di annunziare a Vostra Eccellenza che la faccenda procede

benissimo. Il duca di Francavilla ha fatto il viaggio di Cesare:

_veni, vidi, vici_. Quest'oggi la ragazza è partita per Milano, dove

rimarrà otto giorni, al più. Le mie informazioni particolari, e

sicurissime, mi pongono in grado di dirle che essa è andata a far

rilegare a nuovo le gioie di famiglia. Questo è, come vede

l'Eccellenza Vostra, un indizio eccellente delle sue inclinazioni. Del

resto, lo zio e tutore della signorina è felicissimo di aiutare a

questa unione, ed io confido che Vostra Eccellenza vorrà premiare lo

zelo di questo egregio cittadino, il quale è entrato con tanta

facilità nelle idee del primo ministro (lo dico senza adulazione, e

con la mia usata schiettezza) che abbia mai avuto l'Italia. Frattanto,

io gli ho lasciata intravvedere la commenda. I motivi, per i due primi

gradi, ci sarebbero: dieci anni di grado nella guardia nazionale, in

qualità di capitano, per la croce di cavaliere; l'opera prestata nel

comizio agrario, e le analoghe cognizioni, per quello di ufficiale.

Quanto all'esito dei nostri negoziati, spero di poterle mandare

qualche ragguaglio tra breve e di mostrarmi degno dei favori che la

Eccellenza Vostra si è degnata di promettermi."

Tre giorni dopo, il ministro rispondeva di suo pugno:

"Cavaliere carissimo.--Non dubiti, provvederò pel Gentili, com'Ella

giustamente propone. Ella faccia il suo dovere, come sempre. Lavoriamo

per un nobile intento. In questa faccenda, a prima vista di così poco

rilievo, c'è più importanza che Ella, già tanto perspicace, non veda.

Perseveri, stringa le fila, e mi mandi buone notizie; io farò

altrettanto con Lei."

--Sono commendatore e prefetto!--gridò il cavaliere Tiraquelli, appena

ebbe finito di leggere.

La sottoprefettessa, che era presente a quello sfogo di onesta

soddisfazione, inarcò tosto le ciglia.

--Che? come? Si lascia Castelnuovo?

--Sì, Erminia; sì, Erminiuccia mia, ma non per ora. Ci vuole ad ogni

cosa il suo tempo. Non dubitare, sarai prefettessa entro l'anno. E

senatrice, per giunta. Perchè, si sa, una ciliegia tira l'altra. Esser

prefetto e non senatore, mi parrebbe una sconcordanza. Che cosa sono i

prefetti, se non le colonne amministrative del regno? E i senatori che

cosa sono? Le colonne legislative. Ora, non può esser buon legislatore

se non chi ha dato prova di esser buon amministratore. Donde la

conseguenza.... mi pare.... Oh le dirò io, le ragioni di questa

necessaria connessione;--proseguì il sottoprefetto di Castelnuovo,

quando fu solo nel suo ufficio.--L'amministrazione, o signori.... una

saggia amministrazione è una legislazione applicata, come la

legislazione.... una saggia legislazione, è una amministrazione

pensata. E perchè l'opera amministrativa proceda regolarmente, è

necessario... _porro unum est necessarium_, che l'opera legislativa

sia informata ad un concetto pratico, eminentemente pratico. Non si è

mai badato a questa necessità; ed è stato l'errore, da cui son

proceduti tutti gli altri. L'organismo di uno stato... Bello,

quest'organismo dello stato!--osservò il sottoprefetto, fermandosi,

come per ammirare l'opera sua.--Dev'essere anche nuovo. L'organismo

dello stato, o signori, è come un ben inteso sistema di distribuzione

d'acque, che, attinte alla sorgente donde emanano tutti i poteri, si

dividono in cento canali, per recare a tutte le parti del campo i

benefizi della vita. _Et uda mobilibus pomaria rivis._ Questa è la

chiave, questo è il problema.--_Hoc opus, hic labor._--_That is the

question._--Anche l'inglese ci sta bene, in un discorso, quasi più del

latino. Già, le citazioni fanno sempre buon giuoco. E le frasi, anche.

Il prestigio delle istituzioni, l'era dei sacrifizi, la servitù

secolare, il trionfo delle idee, la forza del diritto che si

contrappone al diritto della forza, il vasto campo delle ipotesi e la

severa scuola dei fatti.... Vedete come le trovo! Come mi fioriscono

sulla lingua! Ed anche questo _fioriscono_! Non l'ho mica cercato.

Tiraquelli, amico mio, siamo nati oratori; dobbiamo andare in

Senato.--

Qui il signor sottoprefetto si fermò di schianto.

--Ma quando?--pensò egli.--Prima di tutto la promozione a prefetto, e

un po' di fortuna per saltare una classe. Ma prima di tutto, ancora,

il matrimonio Francavilla Ruzzani. E questo diavolo del signor

Prospero, che non mi ha scritto ancora! È capace di non esser forte in

ortografia, e di vergognarsi. Se sapessi dov'è alloggiato, gli

manderei un telegramma.--

Quest'idea del telegramma, passata a caso per la mente del

sottoprefetto, ci tornò il giorno dopo. Il signor Prospero non si era

fatto vivo, e il cavalier Tiraquelli era sulle spine.

--Ah, lo accomodo io! Non mi ha detto a che albergo voleva scendere;

ma io gli farò vedere che posso saperlo ugualmente. Nulla sfugge

all'occhio vigile dell'autorità.--

E quel giorno, per l'appunto, il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia

batteva il telegrafo per domandare al questore di Milano in quale

albergo si trovasse ad alloggio un signor Prospero Gentili, di cui

dava tutte le indicazioni necessarie.

--Sarà maravigliato, domattina, di ricevere un mio telegramma, prima

di alzarsi da letto. Caro signor Prospero! Sarà pure obbligato a

rispondermi.--

Per intanto, capitò la risposta del questore di Milano. In nessun

albergo, secondo che appariva dai rispettivi elenchi dei viaggiatori,

esisteva un Prospero Gentili, od altro di somigliante, con nepote o

senza.

Se aveste veduto il muso del sottoprefetto di Castelnuovo, dopo la

lettura di quel telegramma! L'usciere, che aveva portato il foglio e

lo aveva veduto accogliere con tanto allegra sollecitudine, dovette

svignarsela in fretta, per non ricevere il calamaio, od altro arnese

dello scrittoio, nella testa. Il segretario venne per la firma, e fu

mandato al diavolo. Entrò la sottoprefettessa e fu mandata col

segretario. Insomma, il nostro uomo schiattava dalla rabbia, e finì

col chiudersi nel suo ufficio, dichiarando che per tutto quel giorno

non voleva vedere nessuno.

Il signor Prospero non era andato a Milano! Che cosa voleva dire

quella novità? Peggio ancora, che cosa voleva dire quella bugia?

Perchè, infatti, si trattava d'una bugia, e detta con animo

deliberato. Era il "mentire sapendo di mentire" di cui si è fatto

tanto spreco in politica. La bugia del signor Prospero sarebbe stata

perdonabile, se egli fosse partito solo. Un ripesco amoroso, Dio

buono, chi non l'ha? Ed è forse necessario che un uomo dica chiaro e

tondo: badate, io vo da questa parte, anzi che da un'altra? Ma il

signor Gentili era partito con la sua nepote, e dopo aver preso

formalmente congedo. La cosa era grave; rasentava lo sfregio. Uno

sfregio all'autorità? Il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia non era

uomo da tollerarlo.

E frattanto, nessuno si presentava. Lo lasciavano solo co' suoi dubbi,

senza offrirgli l'occasione d'un piccolo sfogo. Il signor cavaliere si

rammentò allora di aver detto che non voleva vedere nessuno.

E afferrato il campanello, suonò furiosamente.

L'usciere comparve sull'ingresso.

--Che cosa comanda il signor cavaliere?

--Chiamatemi il signor Borgnetti.--

Il signor Borgnetti era il delegato di pubblica sicurezza del

circondario di Castelnuovo Bedonia.

Un pensiero venne in mente al sottoprefetto, poichè l'usciere fu

andato. Se il questore di Milano si fosse ingannato, negando l'arrivo

del signor Gentili in quella città? Ma no; come poteva ingannarsi, se

aveva veduto l'elenco dei viaggiatori? O forse il signor Prospero,

andando a Milano, aveva creduto opportuno di cangiar nome? Perchè? Ma,

lo avesse pur fatto, il telegramma del cavalier Tiraquelli al questore

di Milano dava chiaramente i connotati della persona, e il telegramma

del questore rispondeva con uguale chiarezza intorno ai due casi.

Il sottoprefetto di Castelnuovo non ci vedeva più lume.--Oh, devo

saperlo!--borbottava.--Lo saprò, dovesse costarmi.... È un'azionaccia

che mi fa il signor Prospero. Ma è possibile? No, non può essere, qui

c'è di sicuro un equivoco. Ah sciocco petulante! Asino calzato e

vestito! T'hanno a far commendatore! Te lo darò io, il collare! Ma che

cosa può essere accaduto, che questo signor Prospero.... Non vorrei

che gli fosse capitata qualche disgrazia per istrada. Ma, in questo

caso, perchè non mandarmelo a dire?

Il sottoprefetto ripigliò il campanello e suonò da capo. L'usciere

ricomparve sull'ingresso.

--Il signor Borgnetti?

--S'è mandato a chiamare. Era a letto, e si veste.

--A letto! a quest'ora? E il governo non dirà che gli si mangia il

pane a tradimento?--

Il Borgnetti capitò finalmente. Era un coso secco allampanato, colore

e fibra di stoccafisso, con baffi arroncigliati e mosca ripiegata in

fuori, gli occhi grigi e mobilissimi, una gran smania di parere un

_hidalgo_ spagnuolo, col solo guadagno di poter essere paragonato a

Don Chisciotte della Mancia. Le sue grandi imprese si restringevano a

qualche articolo su pei giornali, buttato giù a tempo avanzato. In

confidenza, era una vittima della sua grande schiettezza; i governanti

lo avevano in uggia, perchè in altri tempi un suo scritto aveva

risicato di far nascere una quistione europea. Come avrete capito, era

un buon diavolo, incapace di quelle brutte cose che con tanta

grandezza d'animo voleva appiopparsi, e aggiungerò incapace di far

male ad una mosca, se non avesse avuto il vizio di tormentare ad ogni

momento la sua.

--Ella dormiva!--notò severamente il sottoprefetto.

--Cavaliere....--mormorò il delegato;--quando l'ufficio è chiuso...

quando non c'è niente da fare...

--C'è sempre da fare, nel suo ministero, come nel mio;--replicò il

superiore.--Sieda; dobbiamo parlare a lungo. Sono scontento di Lei.

--Di me?

--Di Lei.

--Ma.... il motivo?....

--I motivi, vorrà dire? Sono parecchi, i motivi. Le parlo franco,

perchè Lei ama la franchezza.

--È il mio difetto;--rispose l'_hidalgo_ con enfasi.

--Bene; si senta dunque dire che la polizia in Castelnuovo Bedonia è

mal fatta; sì, molto mal fatta. Ho lagnanze continue del governo,

sempre e solamente per questo. I tre banditi, perchè non si prendono?

perchè si lasciano ad infestare la campagna, con gran pericolo

della...

--Banditi!--interruppe il delegato.--Dica renitenti alla leva. È male,

non dico di no; ma non si tratta punto di uomini pericolosi. Non hanno

rubato nulla, finora; i contadini li proteggono, li sottraggono a

tutte le ricerche della forza. Un servizio per le forre di monte

Acuto, tra quelle selve di faggi e di cerri, non è mica la cosa più

agevole del mondo. Un po' di tempo, e saranno presi anche i tre

renitenti; un po' di tempo e non altro.

--Il sindaco di Trigallo,--proseguì implacato il

sottoprefetto,--continua a fare orecchi da mercante alle nostre

ingiunzioni.

--Quello non è affar mio;--rispose il delegato;--è affar suo.

--Per le questioni che avvengono, o che possono avvenire in paese,

tocca alla pubblica sicurezza, ed Ella ci deve pensare;--ribattè il

sottoprefetto.--Ma già, secondo Lei, niente ha attinenza con la

pubblica sicurezza. Questo spetta ai carabinieri, quello agli uscieri,

quell'altro ai doganieri; le guardie di questura debbono stare al

corpo di guardia, e il signor delegato deve spartire il suo tempo tra

il letto e la letteratura. Le parlo franco, perchè Lei ama la

franchezza. Da Lei, dal suo ufficio, non si può neanche sapere donde

vengono, e dove vanno tante persone.... che vengono e che se ne vanno.

--Si spieghi;--disse il signor Borgnetti, che quella volta aveva

dimenticato di vantarsi del suo difetto, rammemoratogli con patente

ironia dal superiore imbizzito.--Si spieghi!

--La servo subito;--ripigliò il sottoprefetto, che era giunto dove

voleva.--Ella non tiene neanche un elenco quotidiano di chi giunge e

di chi parte dal circondario.

--Ella non me lo ha mai domandato.

--Si domandano, queste cose? Sono i principii, i rudimenti del

mestiere.

--Mestiere!...--osservò il signor Borgnetti, impermalito.

--Bene, dica sacerdozio e mi lasci tranquillo. Io le ripeto che certe

cose si debbono sapere. Perchè, poi, succede che....

--Che cosa? A buon conto, da una settimana in qua non è venuto un

forestiero che abbia dato sospetto di nulla. E quanto a partenze,

nessuno si è mosso di qui.

--Nessuno! Proprio nessuno! E il Gentili, che è andato con la nepote,

è dunque nessuno?--

Qui il Borgnetti ebbe l'aria di cascar dalle nuvole.

--Scusi, signor cavaliere,--diss'egli,--non mettevo il Gentili tra le

persone che vanno osservate...

--Tutte, tutte egualmente, e il signor Gentili non dee sfuggire alla

legge comune;--rispose il sottoprefetto.--Che cos'è la partenza? Un

fatto. Orbene, Lei deve prendere nota del fatto, e delle ragioni del

fatto, perchè il suo superiore le sappia.

--Voglio sperare, almeno,--si provò a dire il povero delegato,--che le

ragioni del viaggio del signor Gentili le avrà sapute, senza bisogno

delle mie indagini.

--Io so quel che so;--rispose il sottoprefetto,--ma Lei deve metterle

in carta, come tutte le altre informazioni d'ugual genere. Io debbo

averle sott'occhi, come un maestro di musica ha lo spartito di

un'opera, dove sono notate tutte le parti. L'amministrazione è

un'orchestra. Guai se manca l'accordo fra due istrumenti; ogni cosa va

a rotoli. Dov'eravamo rimasti? Ah, ecco, al caso del signor Gentili.

Saprebbe dirmi Lei dov'è andato il signor Gentili con la sua nepote? È

l'esempio che mi viene a taglio per la dimostrazione del mio assunto,

ed io me ne servo. Ella vedrà poi con che frutto. Suvvia, mi dica

dunque dov'è andato il Gentili?

--A Milano,--rispose il delegato.

--No;--ribattè il sottoprefetto, con accento di rimprovero, come se la

colpa fosse tutta del delegato.

Il Borgnetti si strinse nelle spalle.

--Bene;--diss'egli;--tutti l'han detto ed io non ho creduto di doverne

dubitare. Ma, se non è andato a Milano, vuol dire che sarà andato

altrove.

--Ed ecco dove Ella perde la bussola, signor Borgnetti mio riverito.

Ma veniamo a noi. Ella si ricordi che io so tutto, ma che voglio

metterla alla prova. Infatti, è una specie d'esame d'idoneità, a cui

la sottopongo, ed eccole il tema: Sapere dove è andato veramente il

signor Prospero Gentili, con sua nipote Adele Ruzzani. Se non riesce

nella prova, l'avverto, signor Borgnetti, che Lei ritorna negli

Abruzzi, donde è piovuto a Castelnuovo Bedonia.

--Signor cavaliere,--gridò il Borgnetti, scuotendo la testa con aria

che voleva parer fiera,--è una prova di sfiducia, che non avrei

creduto mai....

--Bene, lo creda adesso e non avrà più a maravigliarsene. Io fo il mio

dovere;--borbottò il cavaliere Tiraquelli, chinando la testa e

misurando a lunghi passi il pavimento.--Il ministero ci fulmina con le

sue osservazioni. Crede Lei che sia una cosa piacevole aver dei

rimproveri, quando si ha tutto il diritto di aspettare degli elogi?

--No, davvero;--rispose il Borgnetti;--ed io, per l'appunto....

--Ed io per l'appunto,--riprese il sottoprefetto,--che dovrei ricevere

i rimproveri per la via gerarchica della prefettura da cui dipende

Castelnuovo, pel solo fatto che mi trovo a godere la confidenza

particolare di Sua Eccellenza il ministro dell'interno, ricevo biasimi

in prima mano. Ecco qua,--soggiunse il sottoprefetto, togliendo una

lettera dallo scrittoio e spiegandola all'altezza del proprio

naso,--ieri il ministro mi ha scritto:--"Caro Tiraquelli.... Vedi un

po' tu, se hai un delegato pratico del servizio, o no. A me, dopo quel

che ne sento, pare di no. Ne vuoi un altro? Domandalo."--

Al delegato parve un po' strana la intromissione del ministro

dell'interno in quelle piccolezze d'un circondario così poco

importante, com'era quello di Castelnuovo Bedonia. Ma non potendo

dubitare del fatto, così audacemente asserito dal suo superiore e

corroborato da una lettera di quella fatta, arrisicò un giudizio

severo sulla gravità dei ministri in genere, e di quello dell'interno

in particolare.

--Vedete di che cosa si dà pensiero un ministro!--diss'egli tra

sè.--Almeno ci avesse un'ombra di ragione!--

Il sottoprefetto depose la lettera sullo scrittoio, non senza dare una

guardata altezzosa al Borgnetti, per vedere che senso gli avesse fatto

quel saggio di stile epistolare. Il povero delegato stava duro, ma era

diventato verde come un ramarro.

--Capisce?--gridò il sottoprefetto, per ribadire il chiodo,--la forma

è amichevole, ma il colpo mi è venuto ugualmente. Ed Ella, frattanto,

non sa dirmi neanche dove sia andato il Gentili. La cosa più naturale

del mondo! Non si tratta mica di andar sulle traccie d'un ladro, che

fugge di nottetempo, nè d'un bancarottiere, che ha bisogno di

sottrarsi alle ricerche combinate dell'autorità e dei proprii

creditori. Si tratta d'un pacifico ed onesto cittadino, che, non

avendo nulla a nascondere, se ne va tranquillamente, alla luce del

giorno, per una gita di piacere. Ed Ella non sa nulla!

--Se mi avesse mostrato il desiderio di sapere qualche cosa,--rispose

il delegato,--lo avrei fatto pedinare. Lo avrei pedinato io, per

maggior sicurezza. Noti, cavaliere, che ero appunto sulla piazza dello

Statuto, quando il signor Gentili è montato in carrozza.--"Signor

Gentili, se ne va?"--"Sì, vado a Milano."--"Ah, bene; una città che

merita. E resterà molto lontano da noi?"--"Oh, una ventina di giorni."

--Anche una ventina!--esclamò il sottoprefetto.--E a me aveva detto

una settimana!

--Sì,--ripigliò il delegato,--mi disse una ventina di giorni.--"Buon

divertimento," gli risposi.--"E a Lei, signor Borgnetti, quiete

perfetta in Castelnuovo."--Così ci siamo lasciati. Dovevo io

immaginare che mi spacciasse una frottola?

--Doveva;--replicò il sottoprefetto, con breviloquenza alfieresca.

--Ma scusi, non si trattava mica d'un ladro... d'un bancarottiere....

--Non si sa mai. Un uomo è sempre un essere pericoloso, per

l'ufficiale di pubblica sicurezza. Oggi è sano; domani ammattisce.

Oggi le sue faccende vanno bene ed egli è un galantuomo; domani vanno

male ed egli mette una firma falsa. Nulla e nessuno deve sfuggire

all'occhio vigile dell'autorità. _Maledictus homo qui fidit in

hominem_, dovrebb'essere la massima della Questura.... ed anche

d'altri uffici più alti;--mormorò il sottoprefetto, traendo un

sospiro.

--Signor cavaliere, le prometto che saprò dove è andato il Gentili.

--Sì, bravo, a quest'ora!

--Farò quel che potrò, anche in ritardo. Poichè non vuol dirmelo

Lei....

--Oh, non ci mancherebbe altro, che io le dessi l'esame e le

suggerissi la risposta! Vada là; faccia le sue indagini, mi sappia

dire la cosa più facile del mondo, ed io.... le restituirò la mia

stima.--

Il delegato se ne andò, con la sua lavata di testa. Come fu nelle

scale, si messe a ridere.

--Sono uno sciocco io, a spaventarmi di queste alzate

d'ingegno!--diss'egli.--Questo rogantino è in collera col Gentili, che

gli ha detto una cosa per un'altra. Non sa nulla e vuole appoggiarsi a

me, senza parere di averne bisogno. Contentiamolo, via! I superiori

son tutti così. Tutto sta a saper conoscere l'umore della bestia.--

L'undecimo comandamento: Romanzo · 第 14 / 32 题