La società raccolta intorno al duca di Francavilla s'era fatta seria,
a mano a mano che egli procedeva nella sua narrazione.
--È una rinunzia al mondo, senza uscire dal mondo;--osservò il più
sentenzioso tra tutti i sottoprefetti del regno.
--Così la intendono difatti;--ripigliò il duca di Francavilla.--Ho
veduto finalmente il priore; un uomo sui trentacinque, o giù di lì;
bruno di capegli, di fattezze regolari con due occhioni intelligenti
che prendono risalto dalla bianchezza del viso. Anch'egli porta la
tunica color tabacco, ma dallo scollo gli escono fuori i solini della
camicia, che rompono la monotonia del vestiario, e porta in capo una
berretta di velluto, tagliata artisticamente, sulla foggia del
Cinquecento. Mi accolse benissimo, quantunque gli occhi indagatori
tradissero un'ombra di sospetto. Gli raccontai sinceramente chi fossi,
perchè mi trovassi a Castelnuovo e, pel momento, lassù. Egli allora ad
interrogarmi sulle caverne, sugli scavi, e sulla profondità de' miei
studi, che è poca davvero. Si vedeva chiara l'intenzione di darmi
l'esame; ma io feci mostra di non avvedermi di nulla e gli sciorinai
tutta la mia povera scienza. Ebbi la fortuna di entrargli in grazia;
il suo volto si rasserenò e la sua lingua si sciolse.--"Voi ci
guadagnate la mano;--mi disse;--anche noi volevamo intraprendere
qualche ricerca di questo genere; perchè qui, nel convento di San
Bruno, si vuol bastare a molte cose e fare un piccolo mondo per
noi."--"Non c'è il grande?" osservai.--"Grande, sì,--mi rispose,--ma
noioso troppo, con le sue invidie, co' suoi rancori, e con tutte
l'altre malinconie che guastano ogni cosa. Nessuno può viverci a modo
suo; e questo sarebbe il meno male;--soggiunse con aria benevola;--ma
il guaio è questo, che nessuno può adoperarsi per gli altri, senza
esserne pagato di mala moneta. Faccia il mondo i fatti suoi e ci viva
dentro chi vuole; noi, tirati in disparte, avremo tutto il buono del
mondo, e respingeremo il cattivo."--"Incominciando dalle donne?" osai
domandargli.
--Ah, ci siamo!--gridarono le signore.--E che cosa le ha risposto?
--Rimase a tutta prima in silenzio, guardandomi fisso. Veramente,
m'ero spinto un po' troppo. Ma la mia aria non era d'uomo che avesse
gettato là un frizzo per dar noia al proprio interlocutore, bensì di
un uomo che amava illuminarsi nella discussione. E il priore lo
intese, poichè, fatto un sorriso malinconico e data una crollatina di
testa, mi rispose.... Aspettino, signore mie, vorrei ricordarmi con
precisione di tutto. Un ragionamento così bello!...
--Via, per farcelo parere più bello, questo benedetto discorso, non ce
lo faccia aspettar troppo;--gridarono le dame, con quel tono di
familiare autorità, che dimostrava il conto in cui era tenuto il
personaggio.
--Pazienza, lo ripeterò male; ma non sarà colpa mia;--ripigliò il duca
di Francavilla.--"Signore, mi disse il frate, non è così che
l'intendiamo noi altri. La nostra comunità non ha ufficio di odiare le
donne. Esse non entrano nel nostro credo, non fanno parte del nostro
ideale, ecco tutto. Si odiano forse i diamanti, per la semplice
ragione che non si portano in dito?"
--Ha detto questo, il priore?--domandò la signora Morselli.
--Per l'appunto, signora, e m'è sembrato abbastanza gentile. Non pare
anche a lei?
--Sì, per un uomo che sfugge le donne, non c'è male. Continui, la
prego.
--Questa, dissi io, è l'opinione della comunità; ma personalmente, quale
concetto si formano delle donne?--"Signore mio, personalmente si
sfuggono; si sono sfuggite. Ognuno di noi è venuto qua con la seconda
vocazione. Si meraviglia di questa mia distinzione? Pure è naturalissima.
Ogni uomo ha due vocazioni, nella sua gioventù. La prima, che è vera o
falsa, senza che a tutta prima si possa discernere; donde vengono i tardi
pentimenti, le smanie e le lunghe agonie del chiostro. Sant'Antonio,
romito volontario nella Tebaide, raccolto da mane a sera nelle sue sante
meditazioni, vedeva ad ogni tratto il demonio che assumeva tutte le forme
de' suoi desiderii soffocati e delle sue ambizioni represse. Santa Teresa
sofferse indicibili tormenti, rimpianse più volte il suo voto, e
l'ardente misticismo della sua vita e le cagioni della sua morte
provarono qual grande sacrificio avesse fatto, e certamente superiore
alle sue forze. Non è da fidarsi della prima vocazione. Perciò, la
società moderna fa bene a sopprimere, in quel modo che può, tutti gli
ordini monastici, fondati sulla indissolubilità d'un voto pronunziato
prima del tempo. La seconda vocazione è vera, perchè essa càpita all'uomo
esperto nelle battaglie della vita, ed egli vi si abbandona con piena
cognizione di causa. Non mi dicano male di questa vocazione e non muovano
guerra a' suoi legittimi affetti; lascino a tutti i cuori feriti, a tutte
le anime deluse, il loro rifugio nella solitudine, il loro conforto nella
pace di un fraterno ritrovo."--"Come è vero!" gridai. La mia esclamazione
gli piacque, poichè egli continuò, infervorandosi:--"Voi dunque lo
vedete, o signore, ci siamo raccolti in parecchi, tutti colpiti dai
medesimi disinganni. Eravamo tre, da principio, come la prima compagnia
di san Bruno, e ci eravamo affratellati nei nostri dolori. Non già i
dolori dei vent'anni, che son passeggeri come i nembi di primavera; bensì
i dolori dei trenta, che hanno una radice più profonda e si nutrono
nell'amara esperienza del mondo."--"Scusate,--interruppi,--voi qui
parlate dei dolori che reca all'uomo un affetto infelice; ma l'uomo non
vive soltanto per l'amore; c'è l'ambizione, potente diversivo; c'è il
desiderio di esser utile al suo simile. La politica, per esempio..."--Non
mi lasciò finire. E per quanto io m'immagini di far dispiacere al nostro
ottimo signor sottoprefetto....
--Dica pure, dica pure!--rispose il cavalier Tiraquelli, a cui era
dedicata quella sospensione rettorica.
--Sì,--ripigliò il duca di Francavilla,--a giudizio del mio
interlocutore la politica e il desiderio di adoperarsi a pro' del suo
simile, sono altrettante afflizioni di spirito.--"È vero,--mi
rispose,--ad una certa età l'uomo incomincia a sentire questi
filantropici stimoli, d'esser consigliere comunale, deputato,
amministratore d'opere pie, membro d'un consiglio agrario, capitano
della guardia nazionale...."
--Signor Prospero,--disse il sottoprefetto, interrompendo, non senza
un perchè, il duca di Francavilla,--questa è per noi.
--Anzi, tutta per me;--replicò il signor Prospero.--Ma io non me ne
lagno. Continui, signor duca, continui.--
Il duca di Francavilla rimase a tutta prima un po' sconcertato; ma
intese benissimo che il sottoprefetto voleva offrirgli un appiglio a
correggere con le sue note il discorso del priore di San Bruno.
--Non son io che parlo, è il priore;--disse egli;--_relata refero_, e
ambasciatore non porta pena. Non è vero, signor Gentili?
--Gliel ho già detto; continui. Capitano della guardia nazionale lo
ero così poco, che il giudizio di questo priore dei matti non potrebbe
neanche risguardarmi. Del resto, io non sono un ambizioso
pentito,--soggiunse con amabile ipocrisia il signor Prospero,--e senza
mestieri di farmi frate.
--Torno dunque con animo tranquillo al priore di San Bruno;--ripigliò
il duca di Francavilla.--"Appunto nella politica, diceva egli, toccano
all'uomo le delusioni peggiori. Che cos'è la politica, e in genere la
passione dell'uomo per la cosa pubblica? Per gli uni è soddisfazione
di vanità personale, o giuoco d'interesse; per gli altri uno sfogo
d'amor patrio, sentimento nobilissimo tra tutti. Lascio i primi, che
non meritano neanche la nostra indignazione, e bado solamente ai
secondi. Che conforto è il loro? Che onesta soddisfazione derivano dal
tempo e dall'ingegno che sprecano e dalle amarezze che ingoiano? La
persuasione di aver fatto opera inutile, oltre che sospetta. E allora
vi domando io, con che animo consigliare ad un galantuomo di star
saldo nel suo ufficio di palo, che non arresta nulla, e sarà egli
stesso travolto? Avete osservata mai,--soggiunse il priore,--la
corrente d'un fiume, in un giorno di piena? Rami, tronchi d'alberi,
quanto è caduto sotto il gorgo invasore, va via rapidamente a fior
d'acqua. Un ramo, un fuscello, quel che volete, lentamente si
allontana dalla via diritta. Un vortice ha turbato il suo corso, un
fiotto lo ha mandato fuori di strada. E quel ramo, quel fuscello,
tentenna un istante, indi a mano a mano si scosta. Sono molti con
esso, nella corrente del fiume; parecchi, come attratti da una forza
irresistibile, tornano al mezzo, per essere travolti dall'onda; altri
se ne allontanano sempre più, e riescono ad afferrare il punto in cui
l'acqua, risospinta dalla piena, si ristagna, offrendo a quei rami, a
quei fuscellini, un rifugio, un asilo. Io ho sempre pensato che quei
fuscellini possiedano un'anima, la coscienza e la volontà di non
essere travolti dalla corrente."--"Scusate,--interruppi,--ma l'acqua
stagnante è limacciosa, solo la corrente è limpida."--"Volete dire che
il mio paragone non corre?--ripigliò il priore, sorridendo.--Sia pure;
rivoltatelo, fate che il torbido sia nel mezzo della corrente e il
limpido sui lati. Oppure, non vedete nel paragone che il tumulto e la
calma."--
--Caspiterina, che sfarzo di ragionamento, per dirle che hanno seguito
il _rumores fuge_ di Catone e che odiano il mondo!--esclamò il
ricevitore del registro.
--No, mio signore;--rispose il duca di Francavilla;--non odiano il
mondo, a rigore di termini. Anche su questo capitolo, come su quello
delle donne, ci hanno le loro idee capricciose.--"Il mondo non è
brutto,--mi diceva per l'appunto il priore;--il crederlo tale è un
errore di coloro che hanno già la mania suicida nel sangue. Il mondo è
quello che è, un complesso di bene e di male, con sovrabbondanza di
male o di bene, secondo gli umori e la condizione di chi giudica. In
ogni sua parte, il mondo può offrire qualche allegrezza, o qualche
consolazione, come può offrirne la vita, in ogni classe sociale.
L'uomo di senno, in qualunque condizione egli sia, a qualunque classe
appartenga, misura il pro e il contro della sua partecipazione, non
già con gli occhi dell'egoista, che bada a sè, ma con quelli del
generoso, che vuol fare tutto ciò che è utile altrui. E lo fa,
all'occorrenza, non badando a speranze di premio, nè guastandosi il
sangue, se le trova fallaci; lo fa, sopratutto, perchè giova al suo
simile, e solamente nel caso in cui egli è persuaso di giovare. Tra
tutte le fatiche una sola è grave, l'inutile. E l'uomo, governandosi
in quella guisa, senza sdegno, senza debolezze, senza vani rimpianti,
cerca di mettere al sicuro la sua parte di felicità. Non vedete
Cincinnato, che coltiva i suoi campi, e prima e dopo i ripetuti onori
del consolato, della dittatura e dello interregno? Scipione Africano è
inescusabile davvero, perchè va troppo tardi a digerire nella quiete
di Literno gli amari bocconi che gli hanno fatto inghiottire i suoi
concittadini. Se ci fosse andato prima, non lo avrebbero trovato
superbo, nè arrogante, e non gli avrebbero dato del ladro, o poco
meno, come fecero, con molto accanimento, in pubblica assemblea; ed
egli, educando fiori in riva al suo lago, esule volontario e benevolo,
non sarebbe morto arrabbiato."--Così parlò, signore mie, il priore di
San Bruno, con molta bontà e senza quel tono cattedratico, che io,
compendiando le sue parole, ho dovuto dare al discorso.
--Confessi, signor duca,--osservò la sottoprefetessa,--ch'Ella è
innamorato del discorso ed anche dell'oratore.
--Sì, non lo nego, ho trovato del buono nell'uno e nell'altro. E poi,
quella cortese accoglienza del refettorio, mi ha messo di buon umore,
mi ha fatto parer grazioso, tollerabile, anche quel branco di matti.
--Saluteremo dunque un nuovo frate di San Bruno?--domandò la signora
Morselli.
--Se parla per me, non credo;--rispose il duca.--Ho ben altre idee per
il capo!
--E ben altri uffici l'aspettano nel mondo;--aggiunse gravemente il
sottoprefetto, dando un'occhiata al signor Prospero, commendatore di
là da venire.
--Non ho ambizione,--rispose modestamente il duca;--ma siccome il
mondo non mi ha fatto nulla, e non ho ragione di fuggire il bel sesso,
che mi è tanto cortese della sua attenzione in questo momento, io non
mi farò frate, lo giuro. Dico soltanto che anche lassù, per qualche
settimana, ci si potrebbe vivere. È intenzione di quei frati di avere
nel loro convento ogni cosa necessaria, ed anche molte delle
superflue, che pure aiutano tanto ad abbellire la vita e a coltivare
lo spirito. A farla breve, si foggiano un piccolo mondo nel grande, e
ci si chiudono dentro.
--E dal grande,--chiese il sottoprefetto, col suo solito acume,--non
filtrerà nulla di gramo nel piccolo?
--Sostengono di no, cavaliere mio. La loro teorica, come ho avuto
l'onore di dirle, è fondata sulla serietà della seconda vocazione.
Uomini provati alle battaglie e infastiditi dalle vanità della vita,
si ritirano al deserto, non portando altro con sè che il desiderio
della pace. Quali ambizioni minute potrebbero turbarli nel loro
ritiro, se hanno rinunziato alle grandi? L'Ariosto ha collocata la
discordia in un convento di frati. Ma questi hanno giurato di non
volercela a nessun patto. Per dare il buon esempio, il priore, a mala
pena saranno arrivati i cinque nuovi compagni che si aspettano,
convocherà il capitolo, per rassegnare la sua dignità, accettata _pro
tempore_ e nel solo intento di dare indirizzo al suo ordine.
--Ed è un bel giovane, questo priore?--domandò la signora Morselli.
--Tanto simpatico;--rispose il duca.
--E in che modo s'è ridotto lassù? Che disinganni ha potuto avere?
--Signora mia, glie l'avrei chiesto volentieri, ma ho avuto paura di
passare per un curioso. Lassù non amano i curiosi, e ho dovuto tenermi
la voglia in petto.
--E gli altri frati, come sono?
--Belli e brutti, giovani e maturi; ce n'è per tutti i gusti.
--Oh, stiano pure da sè;--gridò la signora Morselli.--Nessuna donna vorrà
piangere la loro fuga dal mondo. Quantunque,--soggiunse,--bisognerebbe
trovare il modo di farli pentire. Questo loro proponimento mi pare una
sfida bella e buona, e Lei, signor cavaliere, dovrebbe raccoglierla.
--Ci penserò;--disse il sottoprefetto, con accento solenne.--Qualche
cosa si potrà fare certamente. Perchè infine, Ella ha ragione,
signora; qui c'è un principio di mal esempio. Nessuno può sottrarsi
agli obblighi della convivenza sociale; è cànone di filosofia civile.
Siamo tutti operai, del pensiero o del braccio. Una società bene
costituita non può ammettere queste diserzioni, e un savio governo dee
volgere tutta la sua autorità a rimediarci. Questi tentativi di
ribellione alla legge morale, anche non espressamente vietati dal
codice, vogliono essere repressi, con quel diritto che emana dallo
spirito, se non dalla lettera del codice. L'uomo che si apparta è come
il lavorante che si arresta, ritardando col fatto suo il compimento
dell'opera comune. Sventura ai popoli in cui s'infiltra questo male
del ritirarsi in disparte, poichè allora la decadenza incomincia!
Abbandonare le vie del consorzio benevolo, per pochi o molti dolori
che se ne temano, è un rinunziare anticipatamente all'onore e al
frutto delle utili iniziative, in cui c'è campo per tutte le
operosità; un rinnegare la saviezza vigilante del governo, che tutto
vede, punisce e premia quando occorre, ed ha balsami anche per la
virtù male ricompensata. Questa, almeno,--conchiuse il sottoprefetto
di Castelnuovo Bedonia,--è la mia opinione.--
E si concentrò gloriosamente nel vuoto sonoro delle sue frasi,
lasciando che i suoi uditori argomentassero, da quel piccolo saggio,
con quante chiacchiere si governi il mondo.