IV.

La società raccolta intorno al duca di Francavilla s'era fatta seria,

a mano a mano che egli procedeva nella sua narrazione.

--È una rinunzia al mondo, senza uscire dal mondo;--osservò il più

sentenzioso tra tutti i sottoprefetti del regno.

--Così la intendono difatti;--ripigliò il duca di Francavilla.--Ho

veduto finalmente il priore; un uomo sui trentacinque, o giù di lì;

bruno di capegli, di fattezze regolari con due occhioni intelligenti

che prendono risalto dalla bianchezza del viso. Anch'egli porta la

tunica color tabacco, ma dallo scollo gli escono fuori i solini della

camicia, che rompono la monotonia del vestiario, e porta in capo una

berretta di velluto, tagliata artisticamente, sulla foggia del

Cinquecento. Mi accolse benissimo, quantunque gli occhi indagatori

tradissero un'ombra di sospetto. Gli raccontai sinceramente chi fossi,

perchè mi trovassi a Castelnuovo e, pel momento, lassù. Egli allora ad

interrogarmi sulle caverne, sugli scavi, e sulla profondità de' miei

studi, che è poca davvero. Si vedeva chiara l'intenzione di darmi

l'esame; ma io feci mostra di non avvedermi di nulla e gli sciorinai

tutta la mia povera scienza. Ebbi la fortuna di entrargli in grazia;

il suo volto si rasserenò e la sua lingua si sciolse.--"Voi ci

guadagnate la mano;--mi disse;--anche noi volevamo intraprendere

qualche ricerca di questo genere; perchè qui, nel convento di San

Bruno, si vuol bastare a molte cose e fare un piccolo mondo per

noi."--"Non c'è il grande?" osservai.--"Grande, sì,--mi rispose,--ma

noioso troppo, con le sue invidie, co' suoi rancori, e con tutte

l'altre malinconie che guastano ogni cosa. Nessuno può viverci a modo

suo; e questo sarebbe il meno male;--soggiunse con aria benevola;--ma

il guaio è questo, che nessuno può adoperarsi per gli altri, senza

esserne pagato di mala moneta. Faccia il mondo i fatti suoi e ci viva

dentro chi vuole; noi, tirati in disparte, avremo tutto il buono del

mondo, e respingeremo il cattivo."--"Incominciando dalle donne?" osai

domandargli.

--Ah, ci siamo!--gridarono le signore.--E che cosa le ha risposto?

--Rimase a tutta prima in silenzio, guardandomi fisso. Veramente,

m'ero spinto un po' troppo. Ma la mia aria non era d'uomo che avesse

gettato là un frizzo per dar noia al proprio interlocutore, bensì di

un uomo che amava illuminarsi nella discussione. E il priore lo

intese, poichè, fatto un sorriso malinconico e data una crollatina di

testa, mi rispose.... Aspettino, signore mie, vorrei ricordarmi con

precisione di tutto. Un ragionamento così bello!...

--Via, per farcelo parere più bello, questo benedetto discorso, non ce

lo faccia aspettar troppo;--gridarono le dame, con quel tono di

familiare autorità, che dimostrava il conto in cui era tenuto il

personaggio.

--Pazienza, lo ripeterò male; ma non sarà colpa mia;--ripigliò il duca

di Francavilla.--"Signore, mi disse il frate, non è così che

l'intendiamo noi altri. La nostra comunità non ha ufficio di odiare le

donne. Esse non entrano nel nostro credo, non fanno parte del nostro

ideale, ecco tutto. Si odiano forse i diamanti, per la semplice

ragione che non si portano in dito?"

--Ha detto questo, il priore?--domandò la signora Morselli.

--Per l'appunto, signora, e m'è sembrato abbastanza gentile. Non pare

anche a lei?

--Sì, per un uomo che sfugge le donne, non c'è male. Continui, la

prego.

--Questa, dissi io, è l'opinione della comunità; ma personalmente, quale

concetto si formano delle donne?--"Signore mio, personalmente si

sfuggono; si sono sfuggite. Ognuno di noi è venuto qua con la seconda

vocazione. Si meraviglia di questa mia distinzione? Pure è naturalissima.

Ogni uomo ha due vocazioni, nella sua gioventù. La prima, che è vera o

falsa, senza che a tutta prima si possa discernere; donde vengono i tardi

pentimenti, le smanie e le lunghe agonie del chiostro. Sant'Antonio,

romito volontario nella Tebaide, raccolto da mane a sera nelle sue sante

meditazioni, vedeva ad ogni tratto il demonio che assumeva tutte le forme

de' suoi desiderii soffocati e delle sue ambizioni represse. Santa Teresa

sofferse indicibili tormenti, rimpianse più volte il suo voto, e

l'ardente misticismo della sua vita e le cagioni della sua morte

provarono qual grande sacrificio avesse fatto, e certamente superiore

alle sue forze. Non è da fidarsi della prima vocazione. Perciò, la

società moderna fa bene a sopprimere, in quel modo che può, tutti gli

ordini monastici, fondati sulla indissolubilità d'un voto pronunziato

prima del tempo. La seconda vocazione è vera, perchè essa càpita all'uomo

esperto nelle battaglie della vita, ed egli vi si abbandona con piena

cognizione di causa. Non mi dicano male di questa vocazione e non muovano

guerra a' suoi legittimi affetti; lascino a tutti i cuori feriti, a tutte

le anime deluse, il loro rifugio nella solitudine, il loro conforto nella

pace di un fraterno ritrovo."--"Come è vero!" gridai. La mia esclamazione

gli piacque, poichè egli continuò, infervorandosi:--"Voi dunque lo

vedete, o signore, ci siamo raccolti in parecchi, tutti colpiti dai

medesimi disinganni. Eravamo tre, da principio, come la prima compagnia

di san Bruno, e ci eravamo affratellati nei nostri dolori. Non già i

dolori dei vent'anni, che son passeggeri come i nembi di primavera; bensì

i dolori dei trenta, che hanno una radice più profonda e si nutrono

nell'amara esperienza del mondo."--"Scusate,--interruppi,--voi qui

parlate dei dolori che reca all'uomo un affetto infelice; ma l'uomo non

vive soltanto per l'amore; c'è l'ambizione, potente diversivo; c'è il

desiderio di esser utile al suo simile. La politica, per esempio..."--Non

mi lasciò finire. E per quanto io m'immagini di far dispiacere al nostro

ottimo signor sottoprefetto....

--Dica pure, dica pure!--rispose il cavalier Tiraquelli, a cui era

dedicata quella sospensione rettorica.

--Sì,--ripigliò il duca di Francavilla,--a giudizio del mio

interlocutore la politica e il desiderio di adoperarsi a pro' del suo

simile, sono altrettante afflizioni di spirito.--"È vero,--mi

rispose,--ad una certa età l'uomo incomincia a sentire questi

filantropici stimoli, d'esser consigliere comunale, deputato,

amministratore d'opere pie, membro d'un consiglio agrario, capitano

della guardia nazionale...."

--Signor Prospero,--disse il sottoprefetto, interrompendo, non senza

un perchè, il duca di Francavilla,--questa è per noi.

--Anzi, tutta per me;--replicò il signor Prospero.--Ma io non me ne

lagno. Continui, signor duca, continui.--

Il duca di Francavilla rimase a tutta prima un po' sconcertato; ma

intese benissimo che il sottoprefetto voleva offrirgli un appiglio a

correggere con le sue note il discorso del priore di San Bruno.

--Non son io che parlo, è il priore;--disse egli;--_relata refero_, e

ambasciatore non porta pena. Non è vero, signor Gentili?

--Gliel ho già detto; continui. Capitano della guardia nazionale lo

ero così poco, che il giudizio di questo priore dei matti non potrebbe

neanche risguardarmi. Del resto, io non sono un ambizioso

pentito,--soggiunse con amabile ipocrisia il signor Prospero,--e senza

mestieri di farmi frate.

--Torno dunque con animo tranquillo al priore di San Bruno;--ripigliò

il duca di Francavilla.--"Appunto nella politica, diceva egli, toccano

all'uomo le delusioni peggiori. Che cos'è la politica, e in genere la

passione dell'uomo per la cosa pubblica? Per gli uni è soddisfazione

di vanità personale, o giuoco d'interesse; per gli altri uno sfogo

d'amor patrio, sentimento nobilissimo tra tutti. Lascio i primi, che

non meritano neanche la nostra indignazione, e bado solamente ai

secondi. Che conforto è il loro? Che onesta soddisfazione derivano dal

tempo e dall'ingegno che sprecano e dalle amarezze che ingoiano? La

persuasione di aver fatto opera inutile, oltre che sospetta. E allora

vi domando io, con che animo consigliare ad un galantuomo di star

saldo nel suo ufficio di palo, che non arresta nulla, e sarà egli

stesso travolto? Avete osservata mai,--soggiunse il priore,--la

corrente d'un fiume, in un giorno di piena? Rami, tronchi d'alberi,

quanto è caduto sotto il gorgo invasore, va via rapidamente a fior

d'acqua. Un ramo, un fuscello, quel che volete, lentamente si

allontana dalla via diritta. Un vortice ha turbato il suo corso, un

fiotto lo ha mandato fuori di strada. E quel ramo, quel fuscello,

tentenna un istante, indi a mano a mano si scosta. Sono molti con

esso, nella corrente del fiume; parecchi, come attratti da una forza

irresistibile, tornano al mezzo, per essere travolti dall'onda; altri

se ne allontanano sempre più, e riescono ad afferrare il punto in cui

l'acqua, risospinta dalla piena, si ristagna, offrendo a quei rami, a

quei fuscellini, un rifugio, un asilo. Io ho sempre pensato che quei

fuscellini possiedano un'anima, la coscienza e la volontà di non

essere travolti dalla corrente."--"Scusate,--interruppi,--ma l'acqua

stagnante è limacciosa, solo la corrente è limpida."--"Volete dire che

il mio paragone non corre?--ripigliò il priore, sorridendo.--Sia pure;

rivoltatelo, fate che il torbido sia nel mezzo della corrente e il

limpido sui lati. Oppure, non vedete nel paragone che il tumulto e la

calma."--

--Caspiterina, che sfarzo di ragionamento, per dirle che hanno seguito

il _rumores fuge_ di Catone e che odiano il mondo!--esclamò il

ricevitore del registro.

--No, mio signore;--rispose il duca di Francavilla;--non odiano il

mondo, a rigore di termini. Anche su questo capitolo, come su quello

delle donne, ci hanno le loro idee capricciose.--"Il mondo non è

brutto,--mi diceva per l'appunto il priore;--il crederlo tale è un

errore di coloro che hanno già la mania suicida nel sangue. Il mondo è

quello che è, un complesso di bene e di male, con sovrabbondanza di

male o di bene, secondo gli umori e la condizione di chi giudica. In

ogni sua parte, il mondo può offrire qualche allegrezza, o qualche

consolazione, come può offrirne la vita, in ogni classe sociale.

L'uomo di senno, in qualunque condizione egli sia, a qualunque classe

appartenga, misura il pro e il contro della sua partecipazione, non

già con gli occhi dell'egoista, che bada a sè, ma con quelli del

generoso, che vuol fare tutto ciò che è utile altrui. E lo fa,

all'occorrenza, non badando a speranze di premio, nè guastandosi il

sangue, se le trova fallaci; lo fa, sopratutto, perchè giova al suo

simile, e solamente nel caso in cui egli è persuaso di giovare. Tra

tutte le fatiche una sola è grave, l'inutile. E l'uomo, governandosi

in quella guisa, senza sdegno, senza debolezze, senza vani rimpianti,

cerca di mettere al sicuro la sua parte di felicità. Non vedete

Cincinnato, che coltiva i suoi campi, e prima e dopo i ripetuti onori

del consolato, della dittatura e dello interregno? Scipione Africano è

inescusabile davvero, perchè va troppo tardi a digerire nella quiete

di Literno gli amari bocconi che gli hanno fatto inghiottire i suoi

concittadini. Se ci fosse andato prima, non lo avrebbero trovato

superbo, nè arrogante, e non gli avrebbero dato del ladro, o poco

meno, come fecero, con molto accanimento, in pubblica assemblea; ed

egli, educando fiori in riva al suo lago, esule volontario e benevolo,

non sarebbe morto arrabbiato."--Così parlò, signore mie, il priore di

San Bruno, con molta bontà e senza quel tono cattedratico, che io,

compendiando le sue parole, ho dovuto dare al discorso.

--Confessi, signor duca,--osservò la sottoprefetessa,--ch'Ella è

innamorato del discorso ed anche dell'oratore.

--Sì, non lo nego, ho trovato del buono nell'uno e nell'altro. E poi,

quella cortese accoglienza del refettorio, mi ha messo di buon umore,

mi ha fatto parer grazioso, tollerabile, anche quel branco di matti.

--Saluteremo dunque un nuovo frate di San Bruno?--domandò la signora

Morselli.

--Se parla per me, non credo;--rispose il duca.--Ho ben altre idee per

il capo!

--E ben altri uffici l'aspettano nel mondo;--aggiunse gravemente il

sottoprefetto, dando un'occhiata al signor Prospero, commendatore di

là da venire.

--Non ho ambizione,--rispose modestamente il duca;--ma siccome il

mondo non mi ha fatto nulla, e non ho ragione di fuggire il bel sesso,

che mi è tanto cortese della sua attenzione in questo momento, io non

mi farò frate, lo giuro. Dico soltanto che anche lassù, per qualche

settimana, ci si potrebbe vivere. È intenzione di quei frati di avere

nel loro convento ogni cosa necessaria, ed anche molte delle

superflue, che pure aiutano tanto ad abbellire la vita e a coltivare

lo spirito. A farla breve, si foggiano un piccolo mondo nel grande, e

ci si chiudono dentro.

--E dal grande,--chiese il sottoprefetto, col suo solito acume,--non

filtrerà nulla di gramo nel piccolo?

--Sostengono di no, cavaliere mio. La loro teorica, come ho avuto

l'onore di dirle, è fondata sulla serietà della seconda vocazione.

Uomini provati alle battaglie e infastiditi dalle vanità della vita,

si ritirano al deserto, non portando altro con sè che il desiderio

della pace. Quali ambizioni minute potrebbero turbarli nel loro

ritiro, se hanno rinunziato alle grandi? L'Ariosto ha collocata la

discordia in un convento di frati. Ma questi hanno giurato di non

volercela a nessun patto. Per dare il buon esempio, il priore, a mala

pena saranno arrivati i cinque nuovi compagni che si aspettano,

convocherà il capitolo, per rassegnare la sua dignità, accettata _pro

tempore_ e nel solo intento di dare indirizzo al suo ordine.

--Ed è un bel giovane, questo priore?--domandò la signora Morselli.

--Tanto simpatico;--rispose il duca.

--E in che modo s'è ridotto lassù? Che disinganni ha potuto avere?

--Signora mia, glie l'avrei chiesto volentieri, ma ho avuto paura di

passare per un curioso. Lassù non amano i curiosi, e ho dovuto tenermi

la voglia in petto.

--E gli altri frati, come sono?

--Belli e brutti, giovani e maturi; ce n'è per tutti i gusti.

--Oh, stiano pure da sè;--gridò la signora Morselli.--Nessuna donna vorrà

piangere la loro fuga dal mondo. Quantunque,--soggiunse,--bisognerebbe

trovare il modo di farli pentire. Questo loro proponimento mi pare una

sfida bella e buona, e Lei, signor cavaliere, dovrebbe raccoglierla.

--Ci penserò;--disse il sottoprefetto, con accento solenne.--Qualche

cosa si potrà fare certamente. Perchè infine, Ella ha ragione,

signora; qui c'è un principio di mal esempio. Nessuno può sottrarsi

agli obblighi della convivenza sociale; è cànone di filosofia civile.

Siamo tutti operai, del pensiero o del braccio. Una società bene

costituita non può ammettere queste diserzioni, e un savio governo dee

volgere tutta la sua autorità a rimediarci. Questi tentativi di

ribellione alla legge morale, anche non espressamente vietati dal

codice, vogliono essere repressi, con quel diritto che emana dallo

spirito, se non dalla lettera del codice. L'uomo che si apparta è come

il lavorante che si arresta, ritardando col fatto suo il compimento

dell'opera comune. Sventura ai popoli in cui s'infiltra questo male

del ritirarsi in disparte, poichè allora la decadenza incomincia!

Abbandonare le vie del consorzio benevolo, per pochi o molti dolori

che se ne temano, è un rinunziare anticipatamente all'onore e al

frutto delle utili iniziative, in cui c'è campo per tutte le

operosità; un rinnegare la saviezza vigilante del governo, che tutto

vede, punisce e premia quando occorre, ed ha balsami anche per la

virtù male ricompensata. Questa, almeno,--conchiuse il sottoprefetto

di Castelnuovo Bedonia,--è la mia opinione.--

E si concentrò gloriosamente nel vuoto sonoro delle sue frasi,

lasciando che i suoi uditori argomentassero, da quel piccolo saggio,

con quante chiacchiere si governi il mondo.

L'undecimo comandamento: Romanzo · 第 12 / 32 题