Il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia atteggiò le labbra ad un
sorriso tra l'arguto e il melenso, che rispondeva benissimo allo stato
particolare di un uomo, il quale per ragione dell'ufficio dovesse
indovinare a volo e che frattanto avrebbe voluto essere aiutato un
pochino.
--Una meraviglia!--esclamò egli avvicinandosi e cercando di guadagnar
tempo.
--Mi correggo;--ripigliò il duca di Francavilla.--Le meraviglie, nel
suo circondario, sono parecchie, anzi più delle sette di cui si
vantava l'antichità;--soggiunse egli, volgendo intorno una rapida
occhiata, come se volesse sparpagliare il complimento tra tutte le sue
ascoltatrici.--Ma intendevo parlare d'una meraviglia medievale, di una
stranezza, d'un anacronismo.... infine, per chiamar le cose col loro
nome, del convento dei matti.
--Ah!--rispose il sottoprefetto, dando una rifiatata.--E lei, signor
duca, si è inerpicato fin là?
--Certamente; il dilettante d'archeologia preistorica ha perduta la
sua giornata, facendola guadagnare al curioso. Ho veduto il convento
dei matti e ci ho mangiata anche la frittata dell'amicizia.--
Il duca di Francavilla non s'immaginava di aver fatto una cosa tanto
singolare. Lo pensò, quando vide che tutti gli si strinsero intorno,
come altrettanti bambini a cui avesse raccontato di essere andato alle
tre montagne d'oro, o agli alberi del sole.
--Racconti, signor duca, racconti!--gli dissero.
--Penetrare nel convento dei matti non è mica una cosa facile!
--Davvero?
--Sicuramente, e Lei può stimarsi fortunato. Ci è una guardia così
severa contro tutti i curiosi!
--È vero quello che se ne dice?--domandò la signorina Adele Ruzzani.
--Signorina....--rispose il duca,--io veramente non so che cosa se ne
dica....
--Che ci sono in quel convento degli uomini in collera col mondo.
--Come tutti i frati, signorina.
--Che si lasciano crescere la barba fino alla cintura;--soggiunse la
signora Morselli.
--E si scavano la fossa come i certosini;--rincalzò la contessina
Berta.
--Signore mie, non ho veduto niente di ciò;--rispose il duca di
Francavilla.--Ho trovato delle persone a modo, con le barbe regolari,
ed anche col mento raso. Che siano in collera col mondo, mi par di
capirlo dal fatto che si son dati alla vita monastica. Ma infine, non
mi è sembrato che odiassero tutti, poichè mi hanno ricevuto benissimo,
senza sapere chi fossi, e mi hanno lasciato andare via senza
domandarmelo affatto.
--Essi,--notò il sottoprefetto,--non odiano che il sesso gentile.
--Oh brutti!--esclamò la signora Morselli, con un gesto di orrore.
--Già,--continuò il sottoprefetto,--abborrono le giovani; per aver
grazia davanti a loro, bisogna essere venerabili.--
La signora Morselli che voleva essere annoverata fra le giovani,
arricciò il naso, peggio che non avesse fatto da prima.
--Ma in che modo è andato a battere lassù, signor duca?--ripigliò il
sottoprefetto, lasciando a mezzo il suo dialogo con la signora
Morselli.
--Oh, in un modo naturalissimo, e quasi senza avvedermene. M'ero
alzato stamane per tempo, e andavo al mio lavoro prediletto nella
caverna della Ripa, quando mi venne udito dalla costa di rimpetto il
rumore di alcuni sassi che si staccavano dall'alto e sdrucciolavano
giù per la frana. Alzai gli occhi e guardai. Credetti alle prime di
riconoscere un cane; ma la sua andatura guardinga per un sentiero così
strano, mi pose in sospetto.
--Un lupo, forse?--disse la signora Morselli, fingendo un brivido di
leggiadra paura.
--No, una volpe. Non istetti molto ad accertarmene, osservando la sua
coda alta e vistosa. Avevo il mio fucile ad armacollo; ma la distanza
era troppo grande e non mi fidai di lasciarle andare una botta. Un
contadinello che veniva dietro a me, con un carico sulle spalle, mi
disse:--"Badate, se volete prenderla, io posso insegnarvi il suo covo,
che è là."--E mi additava una balza, sormontata da cinque o sei pini
bistorti, a forse cinquecento metri dal punto ov'era la volpe.--"Vuoi
tu accompagnarmi?"--gli dissi.--"Per ora, fino a mezza strada,--mi
rispose;--ma se volete aspettarmi, tanto che io consegni questo carico
alla badìa, vi accompagnerò fino alla tana."--Non sapevo che si
trovasse una badìa da quelle parti, e domandai che frati ci
fossero.--"Non son frati,--mi disse il contadino,--quantunque vestano
da frati; il parroco dice che son lupi travestiti da pastori; la gente
dice che son matti."--"E tu che cosa ne dici?"--"Che potranno
benissimo esser matti, ma che di sicuro non sono lupi, e che non vanno
vestiti da pastori, perchè hanno la tonaca, proprio alla maniera dei
frati."--La cosa mi parve singolare. Lasciai correre la volpe e
interrogai il contadino, sperando di cavarne qualche notizia intorno a
quel convento di frati che non erano frati, di lupi che non erano
lupi, e di matti che potevano esser savi, più di tanti e tanti che ne
hanno la riputazione. Ma il contadino mi aveva detto quasi tutto quel
che sapeva. Gli abitatori del convento non li conosceva; soltanto ne
aveva veduti due o tre da lontano, e non era in relazione che col
frate converso. Egli non mi sapeva descriver nulla, neanche l'abito di
quei monaci, se avesse qualche particolarità notevole, che lo
avvicinasse ad un ordine, o lo distinguesse da un altro. Ed io,
curioso come.... un uomo, risolsi di accompagnarlo fino alla porta del
convento. Tanto, a sentir lui, era tutta strada per andare verso i
pini, dove ci aveva il suo covo la volpe. Mi allontanavo invece dalla
mia caverna ossifera; ma questa mi avrebbe sempre aspettato. Eccomi
dunque, signore e signori, in viaggio per il convento dei matti. Si
passa un torrentello, si entra in una forra, si scende ancora, fino ad
un ponte massiccio, d'un arco solo, che mette ad una torre quadrata
con le sue feritoie in basso, le sue caditoie in alto e i merli sul
colmo, come ogni torre che si rispetta.
--Dio, come descrive bene!--mormorò la signora Morselli.--Par di
vederla.
La modestia del duca di Francavilla fece le viste di non aver udita la
mezza voce del soprano sfogato.
--Di là dal ponte,--diss'egli, continuando,--è una macchia fitta di
frassini e di cerri che nasconde il sentiero. Che pace, là dentro!
Solo a vedere quella conca di verde cupo, ho intesa la vita monastica,
e per cinque minuti ho invidiati i santi uomini che vissero là dentro,
ignorati dal mondo.
--Fino alla soppressione delle fraterie;--notò il
sottoprefetto.--L'eremo di San Bruno è stato venduto dieci anni fa.
Le signore mostravano desiderio di udire la continuazione del
racconto. E il duca proseguì:
--Entrato sotto il portico in compagnia del contadino, vidi il frate
converso, un giovialone con tre giri di pappagorgia, tondo come una
botte, ma giovane ancora, e con due occhietti neri che non stavano mai
fermi. Voleva parere arcigno, ma non gli riuscì.--"Che cosa vuole,
questo signore?" chiese egli al contadino.--"È un cacciatore,
e domanda di riposarsi un poco."--"E vorrà un bicchier di
vino, m'immagino."--"Padre,--risposi io,--l'ora è troppo
mattutina."--"Che! mattina o sera, è sempre ora di bere."--"Concedo,
ma a patto che si sia mangiato un boccone."--Il converso mi
guardò con aria compassionevole.--"Non è l'opinione di tutti i
filosofi;--rispose;--Anassagora pretende che si debba ber vino soltanto
_post pastum_; Zenone invece sostiene che _potum semper juvabit_."--Volli
mettermi anch'io all'altezza di quella erudizione burlesca e
replicai:--"Ambedue s'accordano per combattere la dottrina di
Talete."--"Ah sì?--ribattè egli con accento tra il burbero e il
rabbonito.--E che cosa dice Talete?"--"_Aqua optima rerum_."--"Per
risciacquarsi il viso una volta alla settimana, non nego."--"Padre, io
m'inchino alla sua equanimità; il mondo fu più severo di Lei, e condannò
il sistema di Talete all'oblìo." Queste parole mi fruttarono un sorriso
del frate converso, il quale mi disse:--"Venga al convento e farà
colazione."--In ogni altra circostanza avrei ringraziato, rifiutando; ma
quella fortunata occasione di visitare un convento di matti non era da
lasciarsi sfuggire, e ringraziai, accettando. Signor ricevitore, non
avrebbe fatto lo stesso? Intanto, guardavo il mio uomo, così tondo e così
vispo, con quella sua tonaca color tabacco, tutta strappi e frittelle.
L'illusione era perfetta; avevo davanti un vero frate torzone. Sbrigatosi
dal contadino e preso l'involto sulle braccia, il converso mi accennò di
seguirlo. La strada era più grande che non l'avessi creduta da prima,
vedendo quella macchia così fitta di cerri e di frassini. Il mio strano
compagno mi domandò se fossi del paese, ed io notai l'aria di contentezza
che si dipinse sulla sua faccia rubiconda, appena gli ebbi detto che ero
forestiero, che mi trovavo a Castelnuovo per ragione di studio. "Il
priore è gentilissimo,--mi disse,--e sarebbe anche ospitale, se le visite
non fossero quasi sempre di curiosi, che vogliono sapere chi siamo, e
perchè viviamo qui ritirati."--"Non vorrei essere importuno"--mi
affrettai a rispondere.--"No, non ci pensi neanche;--replicò il
converso!--Lei è uno studioso, dunque non è un curioso."--Mi parve che la
distinzione fosse molto arbitraria, ma lasciai correre, pensando che lo
studioso mascherava abbastanza bene il curioso e che sarei potuto
giungere a quel benedetto convento. La strada costeggiava un rigagnolo,
ma a poco a poco si alzava sul fianco della collina. Qua e là, a giuste
distanze, sorgevano certi tabernacoli, che rispondevano alle stazioni
della _Via crucis_. Dalle vette circostanti si vedevano spuntare i tetti
dei romitorii. Finalmente, svoltato un angolo tra due poggi, mi si parò
davanti agli occhi una valle, con qualche segno di coltivazione, e un
grosso edifizio nel mezzo.
--Il convento di San Bruno:--disse il sottoprefetto, approfittando di
una pausa del narratore.--È stato venduto per ottomila lire, e un solo
taglio d'alberi ne ha fruttate cento cinquantamila.
--Ai frati nuovi?
--No, a certi speculatori che avevano comperato l'eremo e poi lo hanno
rivenduto ai frati nuovi, ai matti, come li chiamano in paese.
--Son matti davvero!--gridò la signora Morselli.--Odiare le donne! Ma
si può dar di peggio?
--E quanti sono?--chiese Adele Ruzzani, a cui piacevano poco tutte
quelle interruzioni.
--Nove, per ora, ma se ne aspettano cinque.
--Graziosi, quei novizi!--esclamò il sottoprefetto.
--Avanti, coi nemici delle donne!--ripigliò la signora Morselli.--E
Lei, cavaliere, non li obbliga a smettere?
--Signora, mi dica lei come si potrebbe farlo. Sono in regola con
tutte le leggi dello stato. Non sono mica una famiglia di monaci
all'antica; sono una brigata d'amici che vivono in comune, e non
domandano d'essere riconosciuti come ente morale.
--Non ci mancherebbe altro! un ente morale, questo covo di celibi!
--Covo di celibi! Ben trovato! Come a dire un covo di bricconi;--gridò
il duca di Francavilla, dando la sua occhiata in giro, per
comprenderci anche la signorina Adele, senza aver aria di far
preferenze:
--Bisogna disfare il covo!--ripicchiò la signora Morselli, facendo di
buona voglia la sua parte di mamma.--Signor cavaliere pensiamoci.
--Eh, pensiamoci pure;--disse il sottoprefetto con aria di
condiscendenza, temperata da un sorrisetto e da una crollatina di
spalle.--Se in Parlamento penseranno a votarmi una legge contro il
celibato, non dubiti, mi metterò subito in campagna, con una mezza
dozzina di carabinieri. Signor Prospero, Lei mi aiuterà, chiamando
sotto le armi la guardia nazionale.
--Propongo un altro metodo;--entrò a dire il ricevitore del
registro.--Sono quattordici, i frati di San Bruno? Si va col sindaco e
con quattordici ragazze da marito.
--Bella trovata!--gridò la signora Morselli.--Resta a vedersi se le
ragazze di Castelnuovo si degneranno di fare la strada per quei
quattordici sciocchi. Già m'immagino che saranno anche brutti.
--No, signora mia;--rispose il duca di Francavilla;--li ho veduti in
refettorio e....
--A proposito. Ella deve continuare la sua storia, signor duca. Era
rimasto.... Dov'era rimasto?
--In vista del convento. Ma il resto del viaggio può esser soppresso,
senza nuocere alla chiarezza del racconto.
--No, no, vogliamo tutto, dall'a fino alla zeta.
--Non le facciamo grazia d'una virgola.
--Capisco,--disse il duca ridendo,--non mi permettono di far punto.
--Incominci, la prego, a non far punto e virgola;--gridò quel capo
ameno del ricevitore.
--Obbedisco;--replicò il duca di Francavilla, inchinandosi.--Dalla
svolta a cui eravamo rimasti, fino al convento, sono forse mille
passi, e la strada scende insensibilmente fin là. Non si direbbe che,
in un luogo alpestre come quello, si nasconda una valle, e direi quasi
una conca, di così dolce declivio. Ah, non è questo che vogliono,
signore mie? Accettino dunque il mio metodo; prendiamo la via più
breve ed entriamo difilati in convento. È fabbricato come tutti gli
altri, ha un portone, un androne, un parlatoio; certi santi dipinti a
fresco lungo le pareti, e i miracoli di san Bruno nelle lunette tra i
cornicioni delle mura e gli archetti della vôlta; un cortile con un
porticato in giro, il pozzo nel mezzo, e gli ortaggi intorno al pozzo.
Dico male; ortaggi, no; ci hanno piantato dei fiori. E questi fiori mi
hanno dato da pensare. Perchè dei fiori, nel convento dei matti? Non è
una comunità di odiatori delle donne? Ora, dove non si amano le donne,
e che servono i fiori? Io non mi ci raccapezzo, e lascio il quesito ad
ingegni più accorti del mio. Accennerò soltanto una cosa, che potrà
servire come schiarimento agli studiosi. Il frate converso mi ha detto
che il priore non ama l'aglio e tollera appena il prezzemolo nella
frittata.
--Avanti, signor duca, avanti!
--Sono agli ordini delle signorie loro. Andando oltre in compagnia
del converso, incontrai un frate, vestito in tutto come il mio
accompagnatore, ma più pulito quel tanto. Mi parve un uomo sui
quarant'anni, ma forse lo faceva più vecchio la gravità
dell'aspetto. Non badò a me, tranne per rispondere al mio saluto
con un cenno del capo.--"Padre Anselmo!" gli disse il converso,
inchinandosi.--"Fratello Giocondo!" gli rispose quell'altro. Seppi
così che il converso si chiamava Giocondo; un bel nome e bene
appropriato al personaggio.--"Chi è questo padre Anselmo?" gli
domandai.--"È il bibliotecario" mi rispose il converso.--"Diamine!
non l'hanno in cantina, la biblioteca?"--"Che! Magari avessero più
vino e meno libri! Ma già, all'esser tinozzi di quel buono,
preferiscono d'esser pozzi di scienza, ed hanno fatto una
biblioteca ricchissima."--Più avanti, c'incontrammo in un
altro.--"Padre Bonaventura!" disse il converso, inchinandosi come
prima.--"Fratello Giocondo!" rispose quell'altro, e tirò via.--"E
questo chi è?" domandai.--"L'astronomo."--"Come? Avete anche un
osservatorio?"--"Sicuramente, e un laboratorio di chimica, e tante
altre diavolerie. Tutte le settimane i padri si radunano un giorno
a capitolo, e mettono i loro studi in comune."--"Benissimo! E
faranno un giornale?"--"Ci hanno pensato,--mi rispose fratello
Giocondo,--ma finora non sono in numero per impiantare anche una
tipografia. Presto saranno quattordici e allora stamperanno il
giornale scientifico."--"Riescirà interessante e lo leggerò
volentieri."--"Credo che sarà difficile; fanno conto di stamparne a
mala pena quindici copie; una per ciascheduno di loro, ed una per
la biblioteca. Almeno, così ho sentito dire."--Rimasi di stucco.
Saranno matti, sì e no, pensavo, ma certamente sono molto curiosi.
Seguitai il converso; vidi la chiesa, che è stata trasformata in
biblioteca; quindi entrai nella sala del capitolo, che ha i sedili
torno torno, come al tempo dei frati Camaldolesi, con la giunta di
certi scaffali nel mezzo, per le riviste scientifiche, letterarie
ed artistiche di tutte le parti d'Europa. Dal medaglione della
vôlta, san Bruno benedice ogni cosa.--