II.

Quell'atroce avvenimento rimase per alcun tempo involto di mistero.

La giovane regina a cui l'augusto consorte era solito aprirsi

interamente, non ebbe la parola di quell'enigma sanguinoso. Il fatto

fu in diverse guise commentato alla corte; il popolo mormorò

sommessamente, ma ben presto cessò d'occuparsene.

Ciò che più seriamente dava a pensare alla regina, ai ministri, alla

corte ed al popolo di Panamia, era lo strano cambiamento

sopravvenuto nel carattere e nelle abitudini del principe.

Quell'uomo sì mite e manieroso, sì affabile ed espansivo, di giorno

in giorno diveniva più tetro e irascibile. Usciva rare volte dal

palazzo, e sempre in carrozza coperta, a cortine abbassate. Passava

molte ore rinchiuso nel suo gabinetto. Rare volte assisteva al

consiglio dei ministri. Ogni qual volta gli accadesse di trovarsi in

presenza di estranei, si notava nello sventurato una singolare

premura di portare la mano al naso e di tenervela accavallata con

una pertinacia inesplicabile. A quella posa insolita della mano, il

primo ministro e consigliere intimo di re Piperio annodò, come

vedremo, le fila che lo condussero alla scoperta del segreto.

Questo primo ministro e consigliere si chiamava Canella, e dopo la

regina, era la persona più influente alla corte. Le sue osservazioni

erano quasi sempre infallibili. Egli possedeva il colpo d'occhio che

scruta i pensieri e approfondisce i più intimi arcani di un cuore.

Un giorno, mentre la regina si doleva fra lacrime e singulti degli

strani furori del principe, l'arguto ministro proferì a mezzo labbro

tre parole: _questione di naso!_ La regina, come ognun può

immaginare, provò una scossa nervosa, e chinò il capo arrossendo.

Il gran Canella non s'ingannava. Per accertarsi, non gli rimaneva

che tentare una prova sull'animo del re. Egli non pose tempo di

mezzo. Un'ora dopo, il ministro ed il re si trovavano di fronte.

--Maestà! disse il ministro con accento risoluto; io son venuto a

rassegnarvi le mie dimissioni...

--Io spero, mio ottimo Canella, che tu vorrai palesarmi le ragioni

che ti spingono ad abbandonare il tuo sovrano in questo grave

momento.

--Maestà! io vi ho sempre parlato colla massima franchezza, ed è

quello che farò anche nell'ora di separarmi per sempre da voi... Da

qualche tempo, vostra maestà è di un umore insopportabile. Per ogni

nonnulla (e qui il ministro fissò nel volto reale una occhiata

incisiva come un trapano), per ogni nonnulla vi sale la mosca al

_naso_...

--Sciagurato! gridò il re balzando dalla seggiola e portando la mano

al pugnale...

Ma il ministro non gli diè tempo di tradurre in atto quell'impeto di

collera, e, facendosi barricata di una sedia a bracciuoli, gridò a

sua volta con voce di tuono: «O re, la tua ira mi ha tutto

rivelato... Il mio sospetto è omai certezza... Poichè non si tratta

che di una questione di naso, io ritiro le mie dimissioni».

Il re ed il ministro stettero alcun tempo immobili, guardandosi in

silenzio. Il principe si sentì soggiogato. I suoi occhi si

gonfiarono. Egli ricadde in sulla seggiola singhiozzando e ripetendo

con accento convulso: «è vero: questione di naso!... questione di

naso!»

L'arguto Canella non proferì che queste parole: «due soluzioni

possibili; o tagliare... o incrociare!...»

In chiave di baritono · 第 19 / 25 题