CAPITOLO XII.

_Fra due repubbliche._

(Grande aria per baritono con accompagnamento di coro).

_Baritono._ Vi ho detto fin da principio ch'io sono un primo

baritono assoluto; ma poichè vi ostinate a credermi un repubblicano,

lasciamo correre l'ipotesi, o piuttosto fissiamola come punto di

partenza. Alla mia volta, o signori, permettete che io vi chiegga

qual parte siate venuti a rappresentare voi sotto le mura di Roma.

_Coro._ Noi siamo soldati della repubblica francese!

_Bar._ Alla buon'ora! Dunque, se io fossi soldato della repubblica

romana, noi ci troveremmo su due campi avversarii a combattere per

lo stesso principio. In verità che le mie idee si confondono. Come

si spiegano questi rapporti contradditorii fra due popoli, che

dovrebbero chiamarsi fratelli nel vincolo di una identica

costituzione, e invece si azzuffano accanitamente per..?

_Coro._ Per ristabilire l'ordine pubblico.

--Per liberare i romani dall'oppressione straniera...

--Per proteggere il papa contro gli attacchi di pochi

rivoluzionarii.

--Per difendere la religione cattolica, apostolica...

_Bar._ Basta, signori; ho capito. Per tal modo voi venite a

dichiarare che repubblica è sinonimo di disordine, che gli Italiani

debbono considerarsi come stranieri in casa propria; che il papa è

tanto screditato ed impotente, da non poter resistere da solo contro

gli attacchi di pochi faziosi; che la religione cattolica

apostolica, ecc., ecc., ha cessato di essere una forza morale, ed ha

bisogno, per sorreggersi, delle vostre baionette. Quanto alla prima

questione, mi permetterete di farvi osservare che l'idea di

costituirci in repubblica è una conseguenza dell'esempio che voi ci

avete dato. Non credevamo che una forma di governo, conquistata da

voi con tante rivoluzioni e tanto sangue, trapiantandosi da

Parigi a Roma, divenisse sinonimo di disordine e di anarchia.

Aggiungerò--vedete come è ingenua la logica degli Italiani!--che la

repubblica di Roma faceva assegnamento sul vostro appoggio morale e

materiale--e in caso di coalizione europea, non contava che un solo

alleato possibile, la Francia repubblicana.

_Coro._ _Tiens! tiens!_...

--_C'est drôle!_

--_C'est bête!_

_Bar._ Voi dite che Roma è violentata dagli stranieri...

_Coro._ _Oui! des lombards! des toscans! des piemontais! des

vénitiens!_

_Bar._ Voi mi confondete, signori.--Se i lombardi, i toscani ed i

veneti, in Roma debbono considerarsi come stranieri, voi avete mille

ragioni di prendere il loro posto, ed io sto per credere che i veri

Italiani... siate voi... Ma non perdiamoci a cavillare sopra una

questione che potrebbe risolversi colla carta geografica. Qualcuno

di voi, a giustificare l'intervento, vuol farmi credere ch'esso

abbia per iscopo di proteggere il papa contro la rivoluzione... Ma,

in nome di S. Pietro apostolo! che altro è mai questa nostra

rivoluzione se non la risposta di tutti gli Italiani all'appello del

pontefice, la conseguenza diretta ed immediata della splendida

iniziativa presa da Pio IX?--I Lombardi insorsero contro l'Austriaco

ed eressero le barricate al grido di viva Pio IX! Questo grido fu

scritto sulle nostre bandiere, questo grido fu ripetuto dal nostro

esercito sui campi di Goito e di Somma Campagna.--Concorrendo alla

terribile crociata contro i suoi mille tiranni, l'Italia, più che

una rivoluzione, compi un atto di fede cristiana. Chi ha mancato?

chi ha tradito? qual fu il primo disertore nel momento della

lotta?--Quegli stesso, che l'aveva iniziata, e benedetta nel nome

di Dio. Perchè il Capo ci fornì l'esempio nefando, vorrete voi

condannarci di non aver disertato in massa?... Questi soldati,

questi Italiani, che voi perseguitate, che voi venite a snidare

dall'ultimo asilo della libertà, non d'altro sono colpevoli fuorchè

della loro troppa fede in Pio IX. Perdonate, signori uffiziali, s'io

vi parlo con qualche vivacità. Ma io mi trovo in tal posizione, da

cui la balordaggine umana mi apparisce tanto deforme che quasi mi

vergogno di appartenere alla specie. A che giovano le lezioni della

istoria, a che giovano i progressi della libertà, quando ad ogni

tratto vediamo trionfare l'assurdo, e la follia distruggere in pochi

mesi il progresso di un secolo?... La repubblica!... L'ideale del

migliore dei governi, che ha per epigrafe: libertà, uguaglianza e

fratellanza.--Non è questa la nostra insegna?... Pure, le due

repubbliche si guardano in cagnesco... La libertà dell'una osteggia

la libertà dell'altra--si accusano--vengono alle mani,--da ambo le

parti si prodiga il sangue--e intanto, fra queste due repubbliche

che si sgozzano, un prete ed un croato, seduti ad una tavola

grassamente imbandita, aspettano tranquillamente l'ora di riprendere

lo scettro del mondo.--Io concludo: se è vero che voi siate

repubblicani, la repubblica non è altro per voi che una formola di

transazione per ricondurre i popoli, da un governo moderatamente

liberale, all'assolutismo più dispotico.

Il generale Sauvant non pose tempo in mezzo; diede alcuni ordini al

Còrso, il quale, rientrato pochi minuti dopo nella sala, disse ad

alta voce: la vettura è pronta!

Allora il generale, voltosi gentilmente all'Ascolana:--Signora, le

disse, noi siamo ben lieti di usare a vostro pro del dritto di

grazia a noi concesso. Fra un'ora sarete in Roma, a fianco di vostro

marito--voi potete partire all'istante.

Tutti ci levammo in piedi per farle cortegio infino alla vettura.

Ella era pallida in volto, e a stento camminava, e non profferiva

parola. Io l'aiutai a salire in vettura; e stringendole la mano, le

sussurrai all'orecchio alcune frasi sconnesse che mal traducevano i

tanti e variati sentimenti che in quel punto mi cozzavano nel cuore.

«Addio, bella Italiana, dissero gli uffiziali. Fra due giorni ci

rivedremo.... Dite a que' bravi Romani che fra due giorni verremo a

far colazione anche noi al _caffè delle belle arti_, e a fumare uno

zigaro sulla Piazza del Popolo.»

La vettura si mosse, e scendendo pel ripido pendìo, scomparve ben

tosto dai nostri sguardi.

Io cercava dissimulare il profondo cordoglio di quella improvvisa

separazione. Dissi dunque agli uffiziali:

--A quanto pare, voi contate d'esser fra due giorni padroni di Roma?

--È colpo sicuro!...

--Per qual porta entrerete?

--I Francesi non entrano mai per le porte...

--Al diavolo i rodomonti! sclamai in buon italiano, per dar sfogo

alla rabbia che mi strozzava.

--Che avete detto?

--Ho detto che son rimasto senza moglie... e che ora i buoni pranzi

sono finiti!

Di tal modo finì la mia grande aria. Ma il coro che si era

intercalato al recitativo e alle prime battute dell'adagio, non

concorse all'effetto delle cadenze.--Qualcuno degli uffiziali, con

un cenno leggiero della testa, mostrò di arrendersi al mio

ragionamento--altri si scambiarono furtivamente delle occhiate

d'approvazione--finalmente, i più avversi alla logica, risposero con

una crollatina di spalle, che mi fece inorgoglire. Erano convinti,

ma non osavano confessarlo.

Fu breve silenzio nella sala. La bella Ascolana, per distrarre le

menti da una questione, che avea messo i miei ospiti in tanto

imbarazzo, si volse con amabili accenti al generale per chiedergli

qual sorte fosse a noi destinata.

La risposta del generale, come ognuno può immaginare, mi interessava

grandemente.

In chiave di baritono · 第 15 / 25 题