_Un pranzo a Monte Mario._
Dopo un'ora di marcia, giungemmo alla sommità di Monte Mario, ove
accampava un grosso distaccamento di truppe, sotto il comando del
generale Souvant.
Entrammo in un magnifico palazzo. Il generale non tardò a comparire.
Girò gli occhi intorno, passando ad uno ad uno in rassegna quei
numerosi prigionieri; poi voltosi a me e all'Ascolana, che in
disparte meditavamo qualche ingegnoso stratagemma per uscire dalle
mani nemiche; signori, ci disse, io non posso permettere che voi
restiate con tanto disagio fra questa canagl.... cioè.... voleva
dire... fra questa brava gente. Noi siamo troppo galanti per
dimenticare i riguardi dovuti ad una bella e giovane signora, dalle
fibre delicate. Io vi offro il mio braccio, o nobile e maestosa
progenie delle Cornelie e delle Lucrezie! Compiacetemi di seguirmi
nell'altra sala in compagnia del vostro signor marito!--Così
parlando, il generale, con una galanteria irresistibile, si
impadronì della donna e con lei si diresse nell'interno del palazzo,
dopo avermi accennato di seguirlo.--I soldati francesi, vedendomi
attraversare il porticato nelle umilianti apparenze di un marito
vittima, ridevano sotto i baffi e portavano le mani alla fronte
facendo un gesto molto pittoresco.
Il generale ci condusse in una magnifica stanza al piano superiore,
dove trovammo un letto eccellente.--«Riposatevi fino all'ora del
pranzo, disse egli con amabile cortesia; verso le cinque vi faremo
chiamare; spero non rifiuterete di pranzare alla nostra tavola, dove
il mio stato maggiore vi farà allegra corona.... Convien adattarsi
alle circostanze... Siamo sul campo di battaglia, e i nostri cuochi
qualche volta sono distratti dalle bombe... Però le nostre cantine
sono ben fornite... I preti ci mandano da Roma dell'eccellente
Champagne, che il migliore non si potrebbe avere a Parigi. Il
Champagne e l'Orvieto strinsero alleanza nelle nostre cantine... Ciò
mi è di buon augurio per le future relazioni tra l'Italia e la
Francia... Io spero che un giorno le due nazioni si stringeranno la
mano, come io ve la stringo di cuore sin da questo momento.»
Il generale voleva ad ogni costo mettersi nelle buone grazie...
dell'Ascolana--e frattanto, egli ci aveva fornito la stanza ed il
letto,--dove, in un momento di esaltazione ingovernabile, per noi si
compì finalmente quella parte del rito coniugale, che è reputata la
più dilettevole.
Tiriamo un velo su quella scena. E d'altronde le sono istorie troppo
comuni--tutti gli animali della creazione passano per quella via.
Si potrebbe discutere sulla maggiore o minore colpabilità
dell'Ascolana: ma la mia questione di teologia morale fornirebbe un
episodio troppo noioso.
--L'Ascolana non è meno virtuosa, non è meno pura innanzi al
tribunale della mia ragione, e del mio cuore.--Ella ha ceduto ad uno
di quei casi di _forza maggiore_, che ponno riguardarsi una clausola
eccezionale anche nei contratti di fedeltà, stipulati col
matrimonio.--Eravamo stanchi, abbrustoliti dal sole, in uno stato di
esaltazione indescrivibile. Nella stanza non c'era che un
solo letto--un letto molto comodo--ombreggiato da folte
cortine...--angusto--colle sponde rilevate, formanti un declivio...
Eppure ci eravamo coricati coi più onesti propositi. L'Ascolana
aveva fatto il segno della croce.... io aveva recitato una
giaculatoria...
Alle cinque ore, un'uffiziale entrò nella camera, per invitarci a
discendere. Fummo condotti nella sala da pranzo. Alla Ascolana era
riserbato il posto d'onore fra il generale ed il suo aiutante
maggiore,--io fui relegato,--come era da prevedersi--all'estremo
confine della tavola.
Il desinare fu servito lautamente; v'era copia di vivande squisite,
dilicati vini, frutta, confetti, ogni ben di Dio. Al principiare del
pranzo si parlava, poi si venne alle grida; all'ultimo, sturate le
bottiglie dello Champagne, la sala divenne una babele di schiamazzi.
Quattro importanti questioni, di genere affatto opposto,
alimentavano la impetuosa loquacità dei commensali.--Musica, guerra,
politica e gastronomia!
Io mi ero prefisso di secondare in ogni cosa i miei ospiti.
Cionullameno, verso la fine del pranzo, le incredibili enormità e i
nuovi spropositi che circolavano per la sala, e sopratutto la
sprezzante albagia di un ufficiale nel disconoscere lo scopo e la
giustizia della nostra rivoluzione, mi inagrirono il sangue. Tutti i
calcoli della prudenza furono in un punto soffocati da un impeto di
bile. L'amor di patria e lo Champagne infiammarono la mia
eloquenza--io presi a difendere la rivoluzione con tutta la vigoria
delle mie note cantonali; sicchè in breve pervenni a dominare
l'assemblea. L'Ascolana mi incoraggiava col baleno degli occhi e
colla intercessione di una gentile parola, ogniqualvolta gli
irritabili uditori accennavano di prender fuoco.
La discussione prese forma di una grande _aria da baritono con
accompagnamento di coro_.
Permetti, lettore che io ne trascriva le parole, onde tu possa di
tua fantasia applicarle la musica.