CAPITOLO VIII.

_Spoleto._

Il giorno era tramontato, e già la luna imbiancava la vetta degli

Appennini, quando noi ripigliammo la marcia. I soldati e le donne

montarono a cavallo; io salii sulla groppa di uno sciagurato

asinello, noleggiato per pochi baiocchi dall'oste di Colle Fiorito.

Il sergente si fece legare dietro il dorso i minori figliuoletti e

adagiò l'amato cadavere sulla sella.

Viaggiavamo in silenzio. Ciascuno avea qualche segreto dolore

nell'animo, o tristi memorie del passato, o presentimenti funesti

dell'avvenire.

Da Colle Fiorito fino all'entrata della valle di Tesino, si ascende

per facile pendio tappezzato di verdi erbette, nudo di alberi e di

cespugli; e quindi, dove comincia il declivio, la strada diventa

più malagevole e va intricandosi in una specie di laberinto, ove di

leggieri ci saremmo smarriti, se il talento dei quadrupedi in tali

casi non guidasse quello dell'uomo. Cavalcammo tutta notte senza mai

arrestarci, ed allo spuntare dell'alba ci trovammo aver superata la

spaventosa vallea, dove, per la pioggia abbondante caduta pochi dì

innanzi, il torrente s'era ingrossato a tal segno che il mio povero

asinello più volte aveva nuotato nell'acqua fino alla pancia. Verso

le dieci del mattino, entrammo in Spoleto. Quivi era giunta una

colonna mobile di soldati volontari, reclutati dal generale Arcioni,

parte in Toscana, parte nelle città e nei villaggi delle Romagne,

Arezzo, Perugia, Cortona, Assisi, Macerata, Foligno, tutte le città

e le grosse borgate poste sullo stradale che da Firenze mette a

Roma, aveano dato il loro contingente a quell'esercito improvvisato,

che simile ad una falda di neve staccatasi dalla cima d'un monte, si

era ingrossato nel discendere e trasformato in una valanga

formidabile.

Sulle porte di Spoleto, io e l'Ascolana prendemmo congedo dai nostri

compagni. Quando fummo per separarci, il sergente si avvicinò a noi

colla sua cavalcatura, e volgendosi alla mia compagna: signora, le

disse, questa sera avran luogo i funerali della mia povera bimba. In

così dire, sollevò un lembo del panicello bianco che la copriva, e

riguardato il bellissimo volto dell'estinta, e baciatala

religiosamente in fronte:--ella è proprio morta! riprese

singhiozzando; converrà quindi che questa sera noi la portiamo al

camposanto. Voi l'accompagnerete, signora? Voi verrete a spargere

qualche fiore sulla sua tomba. Saremo pochi al corteggio, tanto

pochi, che se alcuno mancasse....

Le parole del sergente si perdettero in un singhiozzo. Adelaide gli

stese la mano:

--A qual ora?

--Alle sei, rispose il sergente, nella chiesa dell'addolorata.

--Prima delle sei, saremo là ad aspettarvi.

Il sergente ci ringraziò con un melanconico cenno del capo e volse

il cavallo verso la piazza maggiore. Io entrai coll'Ascolana nel

primo albergo che ci occorse.

Riposati il corpo e la mente dalle insolite fatiche, essendo già il

sole prossimo al tramonto, ci avviammo taciti e mesti verso la

chiesa, donde il convoglio funebre dovea partirsi. Entrati, noi

trovammo le due donne ed i carabinieri devotamente inginocchiati

presso un piccol feretro, coperto d'un bianco drappo e sormontato da

una ghirlanda di fiori recenti. L'Ascolana vi depose un'altra

corona; poi, colle lagrime agli occhi, si confuse all'altre donne.

Il sergente, traendo seco i suoi due minori figliuoletti mi si

accostò, mi strinse la mano per ringraziarmi, e fissato lo sguardo

sulla cassa mortuaria, stette immobile come impietrito dal dolore

finchè un sacerdote, accompagnato da due chierici, mosse alla nostra

volta intuonando la pace dei defunti.

Il sacerdote, che allora scendeva dall'altare per la funebre

cerimonia, veggendo tanti soldati nella chiesa, ne parve sgomentato:

se non che la pia attitudine delle donne e le lagrime del povero

sergente, e i nostri volti compunti da religiosa mestizia, lo

rincorarono. Poichè ebbe cantate secondo il rito le lamentevoli

salmodie, le donne, sollevata la cassa, in bell'ordine uscirono dal

tempio, e noi tutti dietro quelle per strade solitarie ci avviammo

al camposanto.

Sotto le mura di Roma cadevano ogni giorno le vittime a centinaia;

le palle dei _Chasseurs de Vincennes_ colpivano i petti dei militi

generosi, che pieni di giovinezza e di vita, bivaccavano sui

baluardi assediati; e noi con occhio asciutto leggevamo ogni giorno

il bollettino dei morti e dei feriti, fra il pranzo ed il caffè,

indifferenti spettatori di quella sanguinosa tragedia per cui il

Tevere scorse parecchi mesi vermiglio.--Perchè mai, nel condurre al

cimitero la figliuola del sergente, noi tutti, compreso il

colonnello dal volto abbronzito, commossi l'anima d'insolita

tenerezza, camminavamo a capo chino e versando qualche lagrimuzza?

Misteri del cuore umano!

Quando fummo nel camposanto, e il sacerdote ebbe per l'ultima volta

benedetta la piccola salma, una scena inaspettata e commovente pose

fine alla cerimonia lugubre. I due piccioli bimbi che il sergente

avea condotti seco; essi che durante la giornata non aveano dato

alcun segno di compunzione quasi in loro non fosse coscienza del

doloroso avvenimento; essi, che senza piangere aveano seguito il

funebre convoglio, appena i becchini si impadronirono della cassa

per calarla nella sepoltura, entrambi ad un tempo mandarono un

grido, e cercando svincolarsi dalle braccia paterne, fra le lacrime

ed i singhiozzi, si diedero ad esclamare il nome di Enrichetta. La

buona Ascolana se li recò in grembo tentando placarli con amorose

parole; ma di mano in mano che i becchini colmavano di terra la

fossa, i pianti e le grida di quei due poveretti raddoppiavano.

--Enrichetta è salita al paradiso, diceva il sergente, a mala pena

soffocando i singhiozzi; Ella è andata lassù a trovare la vostra

povera madre e tornerà presto.... e voi andrete a stare con lei... e

per sempre.

--No! no! strillavano i due bimbi, additando la fossa, e fissando

gli occhi nei due becchini con espressione quasi feroce.

--Signori, disse il sergente volgendosi a noi; il santo uffizio è

compiuto, nè io pretendo abusare più oltre della vostra carità.

Lasciate ch'io rimanga solo per pochi istanti colla mia piccola

famiglia; ho bisogno anch'io di sfogare senza testimonii il mio

dolore. Le lagrime stanno male sul ciglio di un soldato, ma il padre

ha bisogno di piangere, ed egli vi chiede a tal uopo un momento di

solitudine. In pari tempo, vedrò di calmare anche questi due

innocenti, che, siccome voi vedete, ora soltanto si sono accorti di

aver perduta una sorella.

Noi uscimmo dal camposanto; l'Ascolana si appoggiò al mio braccio, e

rientrammo all'albergo coll'animo profondamente commosso.

In chiave di baritono · 第 11 / 25 题