_Spoleto._
Il giorno era tramontato, e già la luna imbiancava la vetta degli
Appennini, quando noi ripigliammo la marcia. I soldati e le donne
montarono a cavallo; io salii sulla groppa di uno sciagurato
asinello, noleggiato per pochi baiocchi dall'oste di Colle Fiorito.
Il sergente si fece legare dietro il dorso i minori figliuoletti e
adagiò l'amato cadavere sulla sella.
Viaggiavamo in silenzio. Ciascuno avea qualche segreto dolore
nell'animo, o tristi memorie del passato, o presentimenti funesti
dell'avvenire.
Da Colle Fiorito fino all'entrata della valle di Tesino, si ascende
per facile pendio tappezzato di verdi erbette, nudo di alberi e di
cespugli; e quindi, dove comincia il declivio, la strada diventa
più malagevole e va intricandosi in una specie di laberinto, ove di
leggieri ci saremmo smarriti, se il talento dei quadrupedi in tali
casi non guidasse quello dell'uomo. Cavalcammo tutta notte senza mai
arrestarci, ed allo spuntare dell'alba ci trovammo aver superata la
spaventosa vallea, dove, per la pioggia abbondante caduta pochi dì
innanzi, il torrente s'era ingrossato a tal segno che il mio povero
asinello più volte aveva nuotato nell'acqua fino alla pancia. Verso
le dieci del mattino, entrammo in Spoleto. Quivi era giunta una
colonna mobile di soldati volontari, reclutati dal generale Arcioni,
parte in Toscana, parte nelle città e nei villaggi delle Romagne,
Arezzo, Perugia, Cortona, Assisi, Macerata, Foligno, tutte le città
e le grosse borgate poste sullo stradale che da Firenze mette a
Roma, aveano dato il loro contingente a quell'esercito improvvisato,
che simile ad una falda di neve staccatasi dalla cima d'un monte, si
era ingrossato nel discendere e trasformato in una valanga
formidabile.
Sulle porte di Spoleto, io e l'Ascolana prendemmo congedo dai nostri
compagni. Quando fummo per separarci, il sergente si avvicinò a noi
colla sua cavalcatura, e volgendosi alla mia compagna: signora, le
disse, questa sera avran luogo i funerali della mia povera bimba. In
così dire, sollevò un lembo del panicello bianco che la copriva, e
riguardato il bellissimo volto dell'estinta, e baciatala
religiosamente in fronte:--ella è proprio morta! riprese
singhiozzando; converrà quindi che questa sera noi la portiamo al
camposanto. Voi l'accompagnerete, signora? Voi verrete a spargere
qualche fiore sulla sua tomba. Saremo pochi al corteggio, tanto
pochi, che se alcuno mancasse....
Le parole del sergente si perdettero in un singhiozzo. Adelaide gli
stese la mano:
--A qual ora?
--Alle sei, rispose il sergente, nella chiesa dell'addolorata.
--Prima delle sei, saremo là ad aspettarvi.
Il sergente ci ringraziò con un melanconico cenno del capo e volse
il cavallo verso la piazza maggiore. Io entrai coll'Ascolana nel
primo albergo che ci occorse.
Riposati il corpo e la mente dalle insolite fatiche, essendo già il
sole prossimo al tramonto, ci avviammo taciti e mesti verso la
chiesa, donde il convoglio funebre dovea partirsi. Entrati, noi
trovammo le due donne ed i carabinieri devotamente inginocchiati
presso un piccol feretro, coperto d'un bianco drappo e sormontato da
una ghirlanda di fiori recenti. L'Ascolana vi depose un'altra
corona; poi, colle lagrime agli occhi, si confuse all'altre donne.
Il sergente, traendo seco i suoi due minori figliuoletti mi si
accostò, mi strinse la mano per ringraziarmi, e fissato lo sguardo
sulla cassa mortuaria, stette immobile come impietrito dal dolore
finchè un sacerdote, accompagnato da due chierici, mosse alla nostra
volta intuonando la pace dei defunti.
Il sacerdote, che allora scendeva dall'altare per la funebre
cerimonia, veggendo tanti soldati nella chiesa, ne parve sgomentato:
se non che la pia attitudine delle donne e le lagrime del povero
sergente, e i nostri volti compunti da religiosa mestizia, lo
rincorarono. Poichè ebbe cantate secondo il rito le lamentevoli
salmodie, le donne, sollevata la cassa, in bell'ordine uscirono dal
tempio, e noi tutti dietro quelle per strade solitarie ci avviammo
al camposanto.
Sotto le mura di Roma cadevano ogni giorno le vittime a centinaia;
le palle dei _Chasseurs de Vincennes_ colpivano i petti dei militi
generosi, che pieni di giovinezza e di vita, bivaccavano sui
baluardi assediati; e noi con occhio asciutto leggevamo ogni giorno
il bollettino dei morti e dei feriti, fra il pranzo ed il caffè,
indifferenti spettatori di quella sanguinosa tragedia per cui il
Tevere scorse parecchi mesi vermiglio.--Perchè mai, nel condurre al
cimitero la figliuola del sergente, noi tutti, compreso il
colonnello dal volto abbronzito, commossi l'anima d'insolita
tenerezza, camminavamo a capo chino e versando qualche lagrimuzza?
Misteri del cuore umano!
Quando fummo nel camposanto, e il sacerdote ebbe per l'ultima volta
benedetta la piccola salma, una scena inaspettata e commovente pose
fine alla cerimonia lugubre. I due piccioli bimbi che il sergente
avea condotti seco; essi che durante la giornata non aveano dato
alcun segno di compunzione quasi in loro non fosse coscienza del
doloroso avvenimento; essi, che senza piangere aveano seguito il
funebre convoglio, appena i becchini si impadronirono della cassa
per calarla nella sepoltura, entrambi ad un tempo mandarono un
grido, e cercando svincolarsi dalle braccia paterne, fra le lacrime
ed i singhiozzi, si diedero ad esclamare il nome di Enrichetta. La
buona Ascolana se li recò in grembo tentando placarli con amorose
parole; ma di mano in mano che i becchini colmavano di terra la
fossa, i pianti e le grida di quei due poveretti raddoppiavano.
--Enrichetta è salita al paradiso, diceva il sergente, a mala pena
soffocando i singhiozzi; Ella è andata lassù a trovare la vostra
povera madre e tornerà presto.... e voi andrete a stare con lei... e
per sempre.
--No! no! strillavano i due bimbi, additando la fossa, e fissando
gli occhi nei due becchini con espressione quasi feroce.
--Signori, disse il sergente volgendosi a noi; il santo uffizio è
compiuto, nè io pretendo abusare più oltre della vostra carità.
Lasciate ch'io rimanga solo per pochi istanti colla mia piccola
famiglia; ho bisogno anch'io di sfogare senza testimonii il mio
dolore. Le lagrime stanno male sul ciglio di un soldato, ma il padre
ha bisogno di piangere, ed egli vi chiede a tal uopo un momento di
solitudine. In pari tempo, vedrò di calmare anche questi due
innocenti, che, siccome voi vedete, ora soltanto si sono accorti di
aver perduta una sorella.
Noi uscimmo dal camposanto; l'Ascolana si appoggiò al mio braccio, e
rientrammo all'albergo coll'animo profondamente commosso.