_Colle Fiorito._
L'età mia giovanissima, la salute vigorosa, la lunga astinenza dai
diletti di amore, più volte, durante il viaggio, mi esposero a
difficili cimenti. Ma la donna, che nei propositi generosi ed onesti
è sovente più ferma dell'uomo, moderava i miei ardori colla saviezza
del suo contegno. Quand'io, fissandola con uno sguardo troppo
espressivo, le minacciava una dichiarazione, il nome di Carlo le
veniva sul labbro accompagnato da un sospiro eloquente. Se la mia
conversazione volgeva al sentimentale, essa si atteggiava da
eroina--io parlava d'amore; ella rispondeva: battaglie!
I frequenti trabalzi della vettura che l'uno verso l'altra ci
spingevano, la solitudine, l'oscurità della notte, e gli altri
lenocinii della nostra posizione non debellarono la fermezza della
Ascolana.
Passammo per Macerata, Camerino e Tolentino, non arrestandoci che
per prender cibo.
Giunti alla Muccia, il figliuolo del Marcuccio non volle più
accompagnarci colla sua vettura.
Noi lasciammo ch'egli retrocedesse e ci recammo ad un meschino
albergo per riposarci dal lungo e disagiato viaggio.
Io dormiva placidamente da due buone ore, quando un rumorio di
cariaggi e di cavalli, mi riscosse d'improvviso.
--Sono carabinieri bolognesi che si recano a Roma--disse l'oste
entrando nella mia stanzuccia.
--Ben giunti!
E balzai dal letto, diedi la sveglia all'Ascolana, poi con essa mi
recai sulla piazza.
La fortuna mi inviava in que' soldati una eccellente scorta per
proseguire più sicuro nel mio viaggio. Parlai al colonnello ed
ottenni due posti sui cariaggi.
Poche ore dopo, giungemmo a Colle Fiorito.
Le scene ch'io sto per descrivere sono di un genere ben diverso
dalle precedenti; mi è quindi forza mutar stile e colori, e darmi
l'aria di scrittor serio.
L'esercito austriaco pochi giorni innanzi era entrato
vittoriosamente in Bologna. Come suole avvenire in tali fortune di
guerra, prima che le nuove truppe occupassero la città, le antiche
ne sgomberavano, seguite da quei cittadini che per avventura si
credevano più compromessi.
I carabinieri, coi quali io mi era accompagnato, erano circa
duecento, e rifuggiavansi a Roma dietro ordini di quel governo
repubblicano. Il colonnello, che precedeva a cavallo la comitiva,
era un gagliardo di cinquant'anni in circa; volto abbronzito dal
sole, occhio di brace, irti mustacchi. Cavalcavano al di lui fianco
da cinque o sei uffiziali e due donne belle e giovanissime entrambe,
figlia l'una, l'altra cognata del chirurgo maggiore. Un sergente di
circa quarant'anni, inchiodato alla sua cavalcatura, si era legati
dietro il dorso due piccoli bimbi, mentre dinanzi, fra l'una e
l'altra briglia del cavallo, sporgeva il capo una leggiadra
fanciulletta non maggiore di due lustri, che tenendosi d'una mano
aggrappata alla folta criniera della giumenta, coll'altra
accarezzava languidamente il volto del soldato.
--Povero padre!--sclamò l'Ascolana additandomi quel gruppo--Povero
soldato!
--Eccellente padre, eccellente soldato!--io risposi. E la viva
commozione mi troncava le parole.
--Que' poveri bambinelli cominciano presto a sperimentare i disagi
della vita. Eppure, non vedi come sorridono? Essi scherzano
infantilmente colle cinghie di quella bianca tracolla. E quella
gentile fanciulletta che di tempo in tempo si volge indietro a
salutarli con un bacio!... Oh beati i fanciulli! felice l'età in cui
l'uomo può sorridere in mezzo ai più gravi pericoli e trastullarsi
delle avversità! Quelle vergini creature sono inaccessibili al
dolore.
--È vero; ma il povero padre... porta egli solo il fardello di
tutti.
Le nostre considerazioni furono interrotte da parole aspre ed
odiose, che di un tratto ferirono l'orecchio. Alcuni soldati
pedestri s'erano in quel punto avvicinati al carriaggio. L'un d'essi
aveva proferita una grossa bestemmia: l'altro, volgendosi al
conduttore del convoglio:
--Pe' tuoi mortacci!--gridò con rabbia feroce--dev'essere molto
comodo viaggiare a cavallo od in vettura! Io ho le scarpe consunte,
e la pelle che fa sangue. Sozii, fatevi in là, o cedetemi il posto
per qualche ora, se ciò vi torna più gradito!
Così dicendo, il soldato spiccò un salto e venne a collocarsi sul
carriaggio. Gli altri non tardarono a seguirne l'esempio, e tutti
quanti vennero a sdraiarsi confusamente vicino e noi. L'Ascolana
arrossì, tremò di dispetto e di paura; quando ella si strinse al mio
braccio come per cercare un rifugio, sentii che la sua mano tremava.
--Signori--diss'io volgendomi ai soldati,--permettete che noi
scendiamo a terra. Non ci sarà discaro far qualche miglia a piedi.
Nessuna risposta. Io balzai dal carriaggio, e l'Ascolana meco.
Camminammo due ore in silenzio: la mia bella compagna troppo tardi
s'avvedeva che l'andare a Roma non era in quell'epoca la cosa più
facile del mondo, e che più ci accostavamo alla capitale, più
crescevano gli ostacoli e i disagi.
Di tratto in tratto io porgeva orecchio alle parole dei soldati.
Parvemi da prima ch'essi macchinassero qualche orribile disegno; li
intesi proferire sommessamente il nome del colonnello; poi vidi
segni e gesti minacciosi, accompagnati da bestemmie ed imprecazioni;
alla fine compresi il mistero. In quel piccolo esercito era entrata
la sfiducia, che propagandosi come per magnetico influsso da uomo ad
uomo, riesce talvolta a demoralizzare anco i valorosi, a trasformare
i leoni in conigli. Lamentavano i disagi sofferti nel cammino;
ricordavano le care famiglie abbandonate, le spose e i figliuoli
lasciati senza sostegno; stimando inevitabile e prossima la caduta
di Roma, vana impresa giudicavano lo accorrere a difenderla. E tali
cose ripetendo, dapprima con trepida voce, poi colla sicurezza di
chi trova appoggio negli altri, tutti concordemente risolvettero di
abbandonare il colonnello e di andarsene ove ciascheduno credesse
meglio.
Eravamo a qualche miglio da Foligno, quando alcuni paesani ci
vennero incontro, annunziando al colonnello esser poche ore innanzi
entrata in quella città l'avanguardia dell'esercito austriaco, che
movea da Toscana alla volta d'Ancona.
Il colonnello fece sosta; poi, dopo aver riflettuto, ordinò ai
soldati di retrocedere verso Colle Fiorito. Tutti obbedirono; il
colonnello (duolmi d'averne obbliato il nome) avea nella voce, negli
sguardi, in tutta la nobil persona qualche cosa di solenne e di
autorevole. Poichè fummo giunti a Colle Fiorito, egli si fermò
nuovamente, e fatte schierare le truppe, lo arringò con queste brevi
parole:
--Fratelli! dovere d'ogni soldato è la cieca obbedienza agli ordini
de' superiori. Questi ci chiamano a Roma; noi dobbiam tentare ogni
mezzo per giungervi. Là (ed accennava una strada erta e dirupata)
apresi la valle di Tesino, per cui in meno di sei ore giungeremo a
Spoleto. Il passaggio è alquanto malagevole; convien quindi
abbandonare i carriaggi, i bagagli, e tutto quanto può darci
impaccio. Riposatevi per pochi istanti; io vi concedo due ore di
bivacco prima di riprendere il cammino.
Un mormorìo lugubre e sinistro rispose a quella breve allocuzione.
Il volto del colonnello si fece pallido di sdegno; egli tentò
proferire altre parole, ma l'impeto della commozione gli tolse la
voce. Allora le file dei soldati si scomposero, e taciti ciascuno,
la fronte dimessa, presero la via opposta a quella che il colonnello
aveva additata.
--Figliuoli! figliuoli!... la vostra è una risoluzione codarda!
Abbandonarmi in tal momento! Disertare la bandiera della libertà.
Fermate!... Ah! vile canaglia! ah! briganti screditati!... poichè il
morire in battaglia vi fa tanta paura, possiate, com'io di cuore ve
lo auguro, morire sulla forca appiccati!
Così parlava il sergente, che, sceso da cavallo, e collocati i suoi
figliuoletti sotto un albero, si adoperava con preghiere e minacce a
ricomporre le file, a rianimare gli spiriti della soldatesca
demoralizzata. Ma nè preghiere nè minacce valsero a tanto; i
disertori non ascoltavano più che il freddo consiglio della paura, e
allontanandosi a piccoli drappelli, si spandevano nelle campagne
vicine. Il colonnello dall'alto del suo cavallo li accompagnava con
sguardi di rimprovero e di dolore.
Già i disertori erano quasi tutti scomparsi, e intorno al colonnello
non rimanevano che venti o trenta uomini incirca, allorquando il
tuono di una fucilata ci fece trasalire.
--Ah cane! assassino!--urlò il sergente come toro ferito.
Noi accorremmo al suo grido. Povero sergente! Tengo vivamente
scolpiti nella memoria i lineamenti di quella fisonomia vivace e
stizzosa, e parmi vedere tuttavia que' suoi occhi da augello
grifagno mandar lampi di sdegno. Le invettive lanciate contro i
disertori gli eran state cagione di un alterco con tre o
quattro soldatacci, i quali avevano posto mano alle spade.
Nell'allontanarsi, un di essi, nascosto dietro gli alberi, aveva
scaricato un colpo sull'animoso sergente.
Il buono e generoso soldato esce illeso dalla mischia e con paterna
sollecitudine ritorna presso l'albero, ove poco dianzi aveva
adagiata la sua piccola famiglia....
I due bimbi agitano le mani in segno di esultanza e prevengono coi
baci le carezze del padre... Perchè mai la gentile fanciulla non si
leva dagli erbosi tappeti per lanciarsi nell'amplesso paterno?....
Il sergente si avvicina al piccolo gruppo... Il pallore,
l'immobilità della figliuola gli stringono il cuore di un orribile
presagio... Egli stende la mano, prende fra le braccia il corpo
amato--lo agita, lo stringe, lo scuote con moto convulso...! Oh
momento di terribile angoscia!--Enrichetta, la vispa fanciulla, che
poco dianzi folleggiava sotto l'albero, governando come una piccola
madre i due minori fratelli--Enrichetta non era più che una gelida
larva.--La palla scagliata dal disertore codardo, risparmiando il
sergente, era giunta fino al cuore della povera fanciulletta...
Le grandi, le improvvise sciagure istupidiscono... Appena il
sergente si riscosse, mandò dal petto un ruggito...
Poi, senza profferire parola, cedette all'Ascolana la piccola salma,
e trasse la spada dal fodero per slanciarsi nella boscaglia ad
inseguire i fuggiaschi...
--Ferma! gridò il colonnello, ferma!... Vuoi tu cimentare la tua
vita contro un centinaio di codardi, i quali ti piomberanno adosso
per ischiacciarti?
Fossero non cento, ma mille! replicò il sergente nell'entusiasmo del
dolore; io giuro di esterminarli.... tutti...
--Tu rimarrai soverchiato, ed essi ti uccideranno...
--Ebbene? che importa?.... desidero vendicare mia figlia... e
morire...
--Morire... Sta bene... E chi avrà cura degli altri due figli?
In questo punto, i due poveri bamboletti, ignari dell'orribile caso,
si erano trascinati carpone fin presso al sergente, e gli
abbracciavano le ginocchia per fargli festa...
Il padre sentì la voce del dovere... Le piccole braccia che gli
stringevano le ginocchia parvero pietrificarlo.
--Oh! voi avete ragione! esclamò il sergente, stendendo la mano al
colonnello... Grazie! grazie del buon consiglio!... Questi poveri
innocenti... hanno bisogno di un padre...
Ciò detto, il desolato ritolse all'Ascolana il prezioso deposito, e
sedette sotto l'albero, riscaldando co' suoi baci e colle lagrime le
guancie dell'estinta. Quel volto abbrunato dal sole, duro, irsuto,
spirante furore e vendetta--in quel momento di sublime dolore avea
acquistata una espressione di tenerezza materna.