CAPITOLO VII.

_Colle Fiorito._

L'età mia giovanissima, la salute vigorosa, la lunga astinenza dai

diletti di amore, più volte, durante il viaggio, mi esposero a

difficili cimenti. Ma la donna, che nei propositi generosi ed onesti

è sovente più ferma dell'uomo, moderava i miei ardori colla saviezza

del suo contegno. Quand'io, fissandola con uno sguardo troppo

espressivo, le minacciava una dichiarazione, il nome di Carlo le

veniva sul labbro accompagnato da un sospiro eloquente. Se la mia

conversazione volgeva al sentimentale, essa si atteggiava da

eroina--io parlava d'amore; ella rispondeva: battaglie!

I frequenti trabalzi della vettura che l'uno verso l'altra ci

spingevano, la solitudine, l'oscurità della notte, e gli altri

lenocinii della nostra posizione non debellarono la fermezza della

Ascolana.

Passammo per Macerata, Camerino e Tolentino, non arrestandoci che

per prender cibo.

Giunti alla Muccia, il figliuolo del Marcuccio non volle più

accompagnarci colla sua vettura.

Noi lasciammo ch'egli retrocedesse e ci recammo ad un meschino

albergo per riposarci dal lungo e disagiato viaggio.

Io dormiva placidamente da due buone ore, quando un rumorio di

cariaggi e di cavalli, mi riscosse d'improvviso.

--Sono carabinieri bolognesi che si recano a Roma--disse l'oste

entrando nella mia stanzuccia.

--Ben giunti!

E balzai dal letto, diedi la sveglia all'Ascolana, poi con essa mi

recai sulla piazza.

La fortuna mi inviava in que' soldati una eccellente scorta per

proseguire più sicuro nel mio viaggio. Parlai al colonnello ed

ottenni due posti sui cariaggi.

Poche ore dopo, giungemmo a Colle Fiorito.

Le scene ch'io sto per descrivere sono di un genere ben diverso

dalle precedenti; mi è quindi forza mutar stile e colori, e darmi

l'aria di scrittor serio.

L'esercito austriaco pochi giorni innanzi era entrato

vittoriosamente in Bologna. Come suole avvenire in tali fortune di

guerra, prima che le nuove truppe occupassero la città, le antiche

ne sgomberavano, seguite da quei cittadini che per avventura si

credevano più compromessi.

I carabinieri, coi quali io mi era accompagnato, erano circa

duecento, e rifuggiavansi a Roma dietro ordini di quel governo

repubblicano. Il colonnello, che precedeva a cavallo la comitiva,

era un gagliardo di cinquant'anni in circa; volto abbronzito dal

sole, occhio di brace, irti mustacchi. Cavalcavano al di lui fianco

da cinque o sei uffiziali e due donne belle e giovanissime entrambe,

figlia l'una, l'altra cognata del chirurgo maggiore. Un sergente di

circa quarant'anni, inchiodato alla sua cavalcatura, si era legati

dietro il dorso due piccoli bimbi, mentre dinanzi, fra l'una e

l'altra briglia del cavallo, sporgeva il capo una leggiadra

fanciulletta non maggiore di due lustri, che tenendosi d'una mano

aggrappata alla folta criniera della giumenta, coll'altra

accarezzava languidamente il volto del soldato.

--Povero padre!--sclamò l'Ascolana additandomi quel gruppo--Povero

soldato!

--Eccellente padre, eccellente soldato!--io risposi. E la viva

commozione mi troncava le parole.

--Que' poveri bambinelli cominciano presto a sperimentare i disagi

della vita. Eppure, non vedi come sorridono? Essi scherzano

infantilmente colle cinghie di quella bianca tracolla. E quella

gentile fanciulletta che di tempo in tempo si volge indietro a

salutarli con un bacio!... Oh beati i fanciulli! felice l'età in cui

l'uomo può sorridere in mezzo ai più gravi pericoli e trastullarsi

delle avversità! Quelle vergini creature sono inaccessibili al

dolore.

--È vero; ma il povero padre... porta egli solo il fardello di

tutti.

Le nostre considerazioni furono interrotte da parole aspre ed

odiose, che di un tratto ferirono l'orecchio. Alcuni soldati

pedestri s'erano in quel punto avvicinati al carriaggio. L'un d'essi

aveva proferita una grossa bestemmia: l'altro, volgendosi al

conduttore del convoglio:

--Pe' tuoi mortacci!--gridò con rabbia feroce--dev'essere molto

comodo viaggiare a cavallo od in vettura! Io ho le scarpe consunte,

e la pelle che fa sangue. Sozii, fatevi in là, o cedetemi il posto

per qualche ora, se ciò vi torna più gradito!

Così dicendo, il soldato spiccò un salto e venne a collocarsi sul

carriaggio. Gli altri non tardarono a seguirne l'esempio, e tutti

quanti vennero a sdraiarsi confusamente vicino e noi. L'Ascolana

arrossì, tremò di dispetto e di paura; quando ella si strinse al mio

braccio come per cercare un rifugio, sentii che la sua mano tremava.

--Signori--diss'io volgendomi ai soldati,--permettete che noi

scendiamo a terra. Non ci sarà discaro far qualche miglia a piedi.

Nessuna risposta. Io balzai dal carriaggio, e l'Ascolana meco.

Camminammo due ore in silenzio: la mia bella compagna troppo tardi

s'avvedeva che l'andare a Roma non era in quell'epoca la cosa più

facile del mondo, e che più ci accostavamo alla capitale, più

crescevano gli ostacoli e i disagi.

Di tratto in tratto io porgeva orecchio alle parole dei soldati.

Parvemi da prima ch'essi macchinassero qualche orribile disegno; li

intesi proferire sommessamente il nome del colonnello; poi vidi

segni e gesti minacciosi, accompagnati da bestemmie ed imprecazioni;

alla fine compresi il mistero. In quel piccolo esercito era entrata

la sfiducia, che propagandosi come per magnetico influsso da uomo ad

uomo, riesce talvolta a demoralizzare anco i valorosi, a trasformare

i leoni in conigli. Lamentavano i disagi sofferti nel cammino;

ricordavano le care famiglie abbandonate, le spose e i figliuoli

lasciati senza sostegno; stimando inevitabile e prossima la caduta

di Roma, vana impresa giudicavano lo accorrere a difenderla. E tali

cose ripetendo, dapprima con trepida voce, poi colla sicurezza di

chi trova appoggio negli altri, tutti concordemente risolvettero di

abbandonare il colonnello e di andarsene ove ciascheduno credesse

meglio.

Eravamo a qualche miglio da Foligno, quando alcuni paesani ci

vennero incontro, annunziando al colonnello esser poche ore innanzi

entrata in quella città l'avanguardia dell'esercito austriaco, che

movea da Toscana alla volta d'Ancona.

Il colonnello fece sosta; poi, dopo aver riflettuto, ordinò ai

soldati di retrocedere verso Colle Fiorito. Tutti obbedirono; il

colonnello (duolmi d'averne obbliato il nome) avea nella voce, negli

sguardi, in tutta la nobil persona qualche cosa di solenne e di

autorevole. Poichè fummo giunti a Colle Fiorito, egli si fermò

nuovamente, e fatte schierare le truppe, lo arringò con queste brevi

parole:

--Fratelli! dovere d'ogni soldato è la cieca obbedienza agli ordini

de' superiori. Questi ci chiamano a Roma; noi dobbiam tentare ogni

mezzo per giungervi. Là (ed accennava una strada erta e dirupata)

apresi la valle di Tesino, per cui in meno di sei ore giungeremo a

Spoleto. Il passaggio è alquanto malagevole; convien quindi

abbandonare i carriaggi, i bagagli, e tutto quanto può darci

impaccio. Riposatevi per pochi istanti; io vi concedo due ore di

bivacco prima di riprendere il cammino.

Un mormorìo lugubre e sinistro rispose a quella breve allocuzione.

Il volto del colonnello si fece pallido di sdegno; egli tentò

proferire altre parole, ma l'impeto della commozione gli tolse la

voce. Allora le file dei soldati si scomposero, e taciti ciascuno,

la fronte dimessa, presero la via opposta a quella che il colonnello

aveva additata.

--Figliuoli! figliuoli!... la vostra è una risoluzione codarda!

Abbandonarmi in tal momento! Disertare la bandiera della libertà.

Fermate!... Ah! vile canaglia! ah! briganti screditati!... poichè il

morire in battaglia vi fa tanta paura, possiate, com'io di cuore ve

lo auguro, morire sulla forca appiccati!

Così parlava il sergente, che, sceso da cavallo, e collocati i suoi

figliuoletti sotto un albero, si adoperava con preghiere e minacce a

ricomporre le file, a rianimare gli spiriti della soldatesca

demoralizzata. Ma nè preghiere nè minacce valsero a tanto; i

disertori non ascoltavano più che il freddo consiglio della paura, e

allontanandosi a piccoli drappelli, si spandevano nelle campagne

vicine. Il colonnello dall'alto del suo cavallo li accompagnava con

sguardi di rimprovero e di dolore.

Già i disertori erano quasi tutti scomparsi, e intorno al colonnello

non rimanevano che venti o trenta uomini incirca, allorquando il

tuono di una fucilata ci fece trasalire.

--Ah cane! assassino!--urlò il sergente come toro ferito.

Noi accorremmo al suo grido. Povero sergente! Tengo vivamente

scolpiti nella memoria i lineamenti di quella fisonomia vivace e

stizzosa, e parmi vedere tuttavia que' suoi occhi da augello

grifagno mandar lampi di sdegno. Le invettive lanciate contro i

disertori gli eran state cagione di un alterco con tre o

quattro soldatacci, i quali avevano posto mano alle spade.

Nell'allontanarsi, un di essi, nascosto dietro gli alberi, aveva

scaricato un colpo sull'animoso sergente.

Il buono e generoso soldato esce illeso dalla mischia e con paterna

sollecitudine ritorna presso l'albero, ove poco dianzi aveva

adagiata la sua piccola famiglia....

I due bimbi agitano le mani in segno di esultanza e prevengono coi

baci le carezze del padre... Perchè mai la gentile fanciulla non si

leva dagli erbosi tappeti per lanciarsi nell'amplesso paterno?....

Il sergente si avvicina al piccolo gruppo... Il pallore,

l'immobilità della figliuola gli stringono il cuore di un orribile

presagio... Egli stende la mano, prende fra le braccia il corpo

amato--lo agita, lo stringe, lo scuote con moto convulso...! Oh

momento di terribile angoscia!--Enrichetta, la vispa fanciulla, che

poco dianzi folleggiava sotto l'albero, governando come una piccola

madre i due minori fratelli--Enrichetta non era più che una gelida

larva.--La palla scagliata dal disertore codardo, risparmiando il

sergente, era giunta fino al cuore della povera fanciulletta...

Le grandi, le improvvise sciagure istupidiscono... Appena il

sergente si riscosse, mandò dal petto un ruggito...

Poi, senza profferire parola, cedette all'Ascolana la piccola salma,

e trasse la spada dal fodero per slanciarsi nella boscaglia ad

inseguire i fuggiaschi...

--Ferma! gridò il colonnello, ferma!... Vuoi tu cimentare la tua

vita contro un centinaio di codardi, i quali ti piomberanno adosso

per ischiacciarti?

Fossero non cento, ma mille! replicò il sergente nell'entusiasmo del

dolore; io giuro di esterminarli.... tutti...

--Tu rimarrai soverchiato, ed essi ti uccideranno...

--Ebbene? che importa?.... desidero vendicare mia figlia... e

morire...

--Morire... Sta bene... E chi avrà cura degli altri due figli?

In questo punto, i due poveri bamboletti, ignari dell'orribile caso,

si erano trascinati carpone fin presso al sergente, e gli

abbracciavano le ginocchia per fargli festa...

Il padre sentì la voce del dovere... Le piccole braccia che gli

stringevano le ginocchia parvero pietrificarlo.

--Oh! voi avete ragione! esclamò il sergente, stendendo la mano al

colonnello... Grazie! grazie del buon consiglio!... Questi poveri

innocenti... hanno bisogno di un padre...

Ciò detto, il desolato ritolse all'Ascolana il prezioso deposito, e

sedette sotto l'albero, riscaldando co' suoi baci e colle lagrime le

guancie dell'estinta. Quel volto abbrunato dal sole, duro, irsuto,

spirante furore e vendetta--in quel momento di sublime dolore avea

acquistata una espressione di tenerezza materna.

In chiave di baritono · 第 10 / 25 题