CAPITOLO IV.

_Miracoli della donna._

Apersi la porta; il Birecchi mi apparve sulla soglia nella marziale

attitudine di un... cavadenti.

--Signor forestiere, una buona notizia per voi!

--Che! il blocco sarebbe levato?

--Vi ha di meglio. Una bella signora, proveniente da Ascoli, ha

preso alloggio all'albergo del _Marcuccio_ e fra pochi giorni si

metterà in cammino per Roma.

--Ebbene? che v'ha egli d'interessante per me in codesta notizia?

--La signora ha bisogno di un compagno di viaggio--voi vi

presentate--ella vi accetta per suo cavaliere--partite per Roma con

lei, ed eccovi uscito da ogni imbarazzo! S'io non fossi ammogliato,

prenderei il vostro posto: perocchè da che vivo in questo

sciagurato paese, non ho fiutato mai il più appetitoso boccone di

femmina...

Mi volsi a frate Domenico e lo consultai collo sguardo. Il buon

monaco sorrise, poi colla ingenuità d'un fanciullo:

--Andate! ma sovvenitevi che la donna è più pericolosa, più

terribile del convento. È più facile ad un monaco svincolarsi dalla

disciplina e gettare la tonaca fratesca, che non ad un uomo di cuore

sciogliersi dalle reti o dai vincoli in cui l'astuzia femminile sa

avvilupparlo.

Ciò detto, padre Domenico uscì dalla cella. Onde io, nuovamente

incalzato dalla infernale eloquenza del Birecchi, e bramoso di

lasciar quel luogo che mi appariva popolato di orribili spettri,

risolvetti di visitare la bella romagnola.--Ma come introdurmi

presso di lei? con qual coraggio offrirmele a compagno?

--Lasciatene a me l'incarico, rispose il Birecchi.

Mi appoggiai al di lui braccio, e usciti entrambi dal convento, in

meno di un quarto d'ora giungemmo all'albergo del _Marcuccio_. Il

Birecchi si fece tosto annunziare alla signora, e poco dopo il

figliuolo del Marcuccio ci introdusse nel di lei appartamento.

Entrammo in una cameretta rischiarata da pallida luce. La donna era

coricata. Appena ci vide, rizzossi alquanto sul guanciale, e traendo

dalle coltri un braccio più candido dell'alabastro, ne fece appoggio

alla testa, da cui un'onda di neri capelli si spandeva sugli omeri e

sul petto. Il Birecchi mi aveva decantata la bellezza maravigliosa

di quella donna; a me parve divina. L'estrema pallidezza del volto,

che forse al cavadenti era apparsa un po' lugubre, rendevala ai miei

occhi più interessante. L'ebbi appena veduta e tosto ringraziai il

buon Francescano d'avermi fatto rinunziare alle mie idee di perpetuo

celibato. Il demonio aveva ottenuta piena vittoria.

Io non osava parlare. Che dirle? Il fascino della bellezza è sì

potente da troncarci gli accenti sul labbro e istupidirci i sensi.

Buon per me che il Birecchi era al mio fianco, e il Birecchi non era

uomo da smarrirsi. Egli dunque aprì la conversazione con un esordio

degno de' suoi talenti e della sua conosciuta eloquenza.

--Jeri sera io ebbi la fortuna di vedervi giungere a questo albergo:

voi mi sembraste spossata dal viaggio e udii che nel salire le scale

pregaste il cameriere di mandare per un medico. Il medico è qui ai

vostri ordini (in così dire mi additava). Nel caso poi abbiate

bisogno d'un cavadenti, potete valervi dell'opera mia ed io sono

certo che mai non mi verrà dato di strappare da più leggiadra bocca

denti più belli.

In altra occasione avrei riso di cuore nell'intendere quell'esordio

stravagante; ma tutto assorto nel gentile spettacolo di bellezza che

mi stava dinanzi, mi era scesa nell'anima una tristezza che chiudeva

l'adito ad ogni altra emozione. La bellissima donna mi chiese s'io

fossi il solo medico del paese; risposi che sì, quantunque mi

ripugnasse il confermare una menzogna.

--Se ciò è, disse ella con qualche imbarazzo, desidererei parlarvi

senza testimonii, e pregherei il signore di uscire per pochi

istanti.

--Come le aggrada, rispose il Birecchi.

E partì, facendomi un cenno dell'occhio, che poteva tradursi: Voi

fortunato! profittate della buona ventura, e, sopratutto badate di

non contraddirvi!

Rimasto solo presso il letto della malata, ella, arrossendo nel

viso, cominciò a balbettare alcune frasi sconnesse, indi, narratami

l'origine della sua malattia, fece atto di rimuovere le coltri per

mostrarmi la parte offesa.

--Fermate, signora! esclamai, arrossendo alla mia volta. È tempo che

io metta un termine a cotesta finzione. Io non voglio veder nulla:

non sono un medico io; il Birecchi si è permessa una celia...

ed oramai sarebbe impudenza, vigliaccheria, il secondarlo

d'avvantaggio. Sedotto dalla descrizione dei vostri vezzi, io mi

lasciai qui condurre sperando mi accettereste a compagno di viaggio.

Io vi giuro che non ebbi pensiero di profittare della vostra

posizione per mire indecenti. Perdonatemi dunque il fallo

involontario: io mi ritiro.

--Restate, disse la donna. Poichè il destino mi vi ha condotto

dinanzi, ed io v'ho già in parte rivelati i miei mali, tant'è ch'io

mi affidi interamente a voi. Sola, senza conoscenti, in un paese

pressochè inabitato, è forse il cielo che a me vi manda. Più che

d'un medico io avea bisogno d'un amico; e voi lo sarete per me, il

cuore me lo dice!

Così parlando, la malata mi stese la mano, ed io la strinsi per

rispondere al di lei voto con una promessa.

In quel punto il Birecchi bussò alla porta.

--Rimandate quel signor cavadenti, disse la donna con subito sdegno.

Apersi la porta e pregai il Birecchi di ritirarsi. Quegli si

stropicciò le mani, si pose il cappello in testa, e proferì col tono

di voce più grottesco un _ho capito_, da cui si scorgeva ch'egli

aveva propriamente capito nulla. Poi, parlandomi all'orecchio:

--Spero, mi disse, che voi non le strapperete tutti i denti. Salvate

qualche cosa pel povero Birecchi!

E se ne andò zuffolando.

Allora rientrai nella camera, accostai una sedia al letto della

malata, ed ella mi parlò di tal guisa:

--Io son figliuola d'un ricco possidente di Ascoli. Sposai da circa

sette mesi un giovane che io amava con tutto il fervore dell'anima.

Mio padre, uomo burbero e di principii severi, si era opposto a

quelle nozze. Spiacevangli nel mio Carlo l'orgoglioso carattere,

l'indole ardente, la tenacità nei propositi, certa naturale

fierezza, che a me lo rendeva accetto, e la mia mente giovanile

vieppiù infiammava dell'amor suo.

«L'amore non ragiona. Le controversie che io incontrava, mi erano

sprone a tentare ogni mezzo di riuscita. Pregai, piansi, posi in

opera tutte le arti che ad onesta fanciulla suggerisce la passione:

Carlo fu mio.

«Il giorno delle nozze si passò in feste e tripudii. Alla sera,

congedati i parenti e gli amici che avevano assistito alla

cerimonia, il mio sposo uscì di casa per pochi istanti. Quand'egli

rientrò, il suo volto era pallido, i capegli ritti in sulla fronte,

la voce tremante e convulsa.

«--Donde vieni? che ti è accaduto? gli chiesi spaventata.

«--Nulla, rispos'egli, nulla. Una facezia... uno scherzo...

«Io mi appoggiai al di lui braccio, e commossa da terrore, d'amore,

da mille indistinti affetti, lo seguii nella stanza nuziale.

«Quella notte, in cui sperava dovesse aprirmisi il paradiso...»

Qui la bella Ascolana interruppe il racconto, fissandomi in volto

uno sguardo scrutatore quasi esitasse di proseguire.

Dopo breve silenzio, crollò il capo mestamente, mormorando a voce

bassa:

--Bisogna pure ch'io sfoghi il mio cuore; e voi mi avete l'aria

d'onest'uomo...

--Signora, se voi dubitate di me, io vi prego di troncare una

confessione di cui non vi ho richiesta...

--Vi par egli ch'io l'avrei cominciata, se il cuore non mi avesse

prevenuta in vostro favore? Permettete soltanto che io vi taccia

come la notte del mio matrimonio per me si passasse. Quella

ricordanza mi empie di raccapriccio. Vi basti sapere che dove io

attendeva tenere carezze, e cento delizie da lunga pezza

vagheggiate, trovai le convulsioni della paura, i delirii del

rimorso. Mio marito poche ore innanzi era divenuto assassino.

--Basta, o signora, diss'io rabbrividendo. Preferisco ignorare il

resto d'una tale istoria.

--Poichè il mio labbro ha proferito l'accusa contro l'uomo di cui

porto il nome, è necessario ascoltiate anche le sue discolpe.

--Voi potete risparmiarle; io non ammetto discolpe pegli

assassini...

--Signore... vi hanno delle ragioni politiche...

--Avete voi per queste ragioni politiche sentito men vivo il

ribrezzo nello stringere la sua mano grondante di sangue?

--Nella prima notte che io passai al fianco di Carlo, appena egli mi

ebbe rivelato l'orribile segreto, io fui presa da ribrezzo, e mi

ritrassi inorridita dall'amplesso sanguinoso. Ma quando il mio sposo

mi fece suonare all'orecchio le sante parole: _Italia e libertà!_

parole ch'io mai non aveva udite prima d'allora, parole che d'un

tratto mi svelavano un nuovo mondo d'idee, di speranze e di

aspirazioni; allora cessò il ribrezzo del sangue; una forza

magnetica mi attrasse di bel nuovo verso colui che mi parlava quel

gagliardo linguaggio--io non vidi più nel mio Carlo un assassino, ma

il vendicatore di un popolo oppresso, lo strumento della giustizia

di Dio...

--Voi l'amavate davvero il vostro Carlo, e veggo che l'amate

ancora...

--Se io l'amo!

Rammenta, o lettore, l'energia della Rachel e la soavità della

Ristori; uniscile assieme, e saprai qual fosse l'accento della bella

Ascolana nel proferire quella esclamazione. E pensa altresì che ella

era coricata; che i gesti, i moti della persona riuscivano

doppiamente efficaci; che ad ogni agitar delle braccia e delle altre

membra, le coltri se ne andavano giù dalla sponda opposta...

--E come avviene che il vostro Carlo non trovisi ora con voi?

--Le ragioni istesse che il giorno delle mie nozze lo spinsero a

trucidare un prete scellerato, pochi mesi dopo lo strapparono dalle

mie braccia. Egli è partito per Roma alla testa di un corpo di

volontari...

--E voi, per quanto apparisce, vi siete proposta di andarlo a

raggiungere...

--Ne ho fatto giuramento. Non è forse dovere di sposa seguire il

marito, fosse anche sul cammino che conduce al patibolo? Oh sì!

voglio combattere anche io; anch'io voglio prender parte a questa

terribile e disperata lotta di generosi! A Roma si decidono in

questo momento i destini dei nostri figliuoli--fra venti anni (il

mio Carlo lo ha detto--ed io ho fede nelle sue parole) fra

vent'anni, o i popoli avranno schiacciata l'idra del dispotismo

clericale che ha in Roma il suo capo, o i preti avranno abbrutito

di bel nuovo l'Europa coi terrori dell'inquisizione.

L'entusiasmo dell'Ascolana era al colmo.

Il Birecchi entrò nella stanza; ma ella non fece più caso di lui.

--Signora, le dissi stringendole la mano, mi accettereste voi per

compagno di viaggio?

--Non solo vi accetto, ma conto su voi, rispose ella.

Il Birecchi fece una smorfia grottesca, e proferì un _ho capito_ più

sonoro e più goffo che mai.

Il mezzogiorno era prossimo, ed io voleva giungere al convento per

l'ora del pranzo. Mi congedai dalla bella Ascolana, promettendole

sarei tornato a farle visita prima di notte, onde intendermi con lei

per l'esecuzione de' nostri progetti. Il Birecchi esitava a

seguirmi, ma l'Ascolana con un sorriso misto di dolcezza e d'ironia:

--Signore, gli disse, io aveva bisogno del medico; per oggi posso

dispensarmi dal cavadenti.

Il Biracchi sta volta non pareva disposto a _capire_; ma vedendo

ch'egli rimaneva inchiodato dinanzi al letto, io lo indussi a

seguirmi, traducendogli letteralmente il motto della signora:

--L'ammalata ha bisogno di rimaner sola.

--Ah! vedo... basta...! _ho capito!_

Pochi minuti dopo, io risaliva la collina per recarmi al convento;

il Birecchi passeggiava sotto le finestre dell'albergo, appannandole

de' suoi sospiri.

In chiave di baritono · 第 7 / 25 题