_Miracoli della donna._
Apersi la porta; il Birecchi mi apparve sulla soglia nella marziale
attitudine di un... cavadenti.
--Signor forestiere, una buona notizia per voi!
--Che! il blocco sarebbe levato?
--Vi ha di meglio. Una bella signora, proveniente da Ascoli, ha
preso alloggio all'albergo del _Marcuccio_ e fra pochi giorni si
metterà in cammino per Roma.
--Ebbene? che v'ha egli d'interessante per me in codesta notizia?
--La signora ha bisogno di un compagno di viaggio--voi vi
presentate--ella vi accetta per suo cavaliere--partite per Roma con
lei, ed eccovi uscito da ogni imbarazzo! S'io non fossi ammogliato,
prenderei il vostro posto: perocchè da che vivo in questo
sciagurato paese, non ho fiutato mai il più appetitoso boccone di
femmina...
Mi volsi a frate Domenico e lo consultai collo sguardo. Il buon
monaco sorrise, poi colla ingenuità d'un fanciullo:
--Andate! ma sovvenitevi che la donna è più pericolosa, più
terribile del convento. È più facile ad un monaco svincolarsi dalla
disciplina e gettare la tonaca fratesca, che non ad un uomo di cuore
sciogliersi dalle reti o dai vincoli in cui l'astuzia femminile sa
avvilupparlo.
Ciò detto, padre Domenico uscì dalla cella. Onde io, nuovamente
incalzato dalla infernale eloquenza del Birecchi, e bramoso di
lasciar quel luogo che mi appariva popolato di orribili spettri,
risolvetti di visitare la bella romagnola.--Ma come introdurmi
presso di lei? con qual coraggio offrirmele a compagno?
--Lasciatene a me l'incarico, rispose il Birecchi.
Mi appoggiai al di lui braccio, e usciti entrambi dal convento, in
meno di un quarto d'ora giungemmo all'albergo del _Marcuccio_. Il
Birecchi si fece tosto annunziare alla signora, e poco dopo il
figliuolo del Marcuccio ci introdusse nel di lei appartamento.
Entrammo in una cameretta rischiarata da pallida luce. La donna era
coricata. Appena ci vide, rizzossi alquanto sul guanciale, e traendo
dalle coltri un braccio più candido dell'alabastro, ne fece appoggio
alla testa, da cui un'onda di neri capelli si spandeva sugli omeri e
sul petto. Il Birecchi mi aveva decantata la bellezza maravigliosa
di quella donna; a me parve divina. L'estrema pallidezza del volto,
che forse al cavadenti era apparsa un po' lugubre, rendevala ai miei
occhi più interessante. L'ebbi appena veduta e tosto ringraziai il
buon Francescano d'avermi fatto rinunziare alle mie idee di perpetuo
celibato. Il demonio aveva ottenuta piena vittoria.
Io non osava parlare. Che dirle? Il fascino della bellezza è sì
potente da troncarci gli accenti sul labbro e istupidirci i sensi.
Buon per me che il Birecchi era al mio fianco, e il Birecchi non era
uomo da smarrirsi. Egli dunque aprì la conversazione con un esordio
degno de' suoi talenti e della sua conosciuta eloquenza.
--Jeri sera io ebbi la fortuna di vedervi giungere a questo albergo:
voi mi sembraste spossata dal viaggio e udii che nel salire le scale
pregaste il cameriere di mandare per un medico. Il medico è qui ai
vostri ordini (in così dire mi additava). Nel caso poi abbiate
bisogno d'un cavadenti, potete valervi dell'opera mia ed io sono
certo che mai non mi verrà dato di strappare da più leggiadra bocca
denti più belli.
In altra occasione avrei riso di cuore nell'intendere quell'esordio
stravagante; ma tutto assorto nel gentile spettacolo di bellezza che
mi stava dinanzi, mi era scesa nell'anima una tristezza che chiudeva
l'adito ad ogni altra emozione. La bellissima donna mi chiese s'io
fossi il solo medico del paese; risposi che sì, quantunque mi
ripugnasse il confermare una menzogna.
--Se ciò è, disse ella con qualche imbarazzo, desidererei parlarvi
senza testimonii, e pregherei il signore di uscire per pochi
istanti.
--Come le aggrada, rispose il Birecchi.
E partì, facendomi un cenno dell'occhio, che poteva tradursi: Voi
fortunato! profittate della buona ventura, e, sopratutto badate di
non contraddirvi!
Rimasto solo presso il letto della malata, ella, arrossendo nel
viso, cominciò a balbettare alcune frasi sconnesse, indi, narratami
l'origine della sua malattia, fece atto di rimuovere le coltri per
mostrarmi la parte offesa.
--Fermate, signora! esclamai, arrossendo alla mia volta. È tempo che
io metta un termine a cotesta finzione. Io non voglio veder nulla:
non sono un medico io; il Birecchi si è permessa una celia...
ed oramai sarebbe impudenza, vigliaccheria, il secondarlo
d'avvantaggio. Sedotto dalla descrizione dei vostri vezzi, io mi
lasciai qui condurre sperando mi accettereste a compagno di viaggio.
Io vi giuro che non ebbi pensiero di profittare della vostra
posizione per mire indecenti. Perdonatemi dunque il fallo
involontario: io mi ritiro.
--Restate, disse la donna. Poichè il destino mi vi ha condotto
dinanzi, ed io v'ho già in parte rivelati i miei mali, tant'è ch'io
mi affidi interamente a voi. Sola, senza conoscenti, in un paese
pressochè inabitato, è forse il cielo che a me vi manda. Più che
d'un medico io avea bisogno d'un amico; e voi lo sarete per me, il
cuore me lo dice!
Così parlando, la malata mi stese la mano, ed io la strinsi per
rispondere al di lei voto con una promessa.
In quel punto il Birecchi bussò alla porta.
--Rimandate quel signor cavadenti, disse la donna con subito sdegno.
Apersi la porta e pregai il Birecchi di ritirarsi. Quegli si
stropicciò le mani, si pose il cappello in testa, e proferì col tono
di voce più grottesco un _ho capito_, da cui si scorgeva ch'egli
aveva propriamente capito nulla. Poi, parlandomi all'orecchio:
--Spero, mi disse, che voi non le strapperete tutti i denti. Salvate
qualche cosa pel povero Birecchi!
E se ne andò zuffolando.
Allora rientrai nella camera, accostai una sedia al letto della
malata, ed ella mi parlò di tal guisa:
--Io son figliuola d'un ricco possidente di Ascoli. Sposai da circa
sette mesi un giovane che io amava con tutto il fervore dell'anima.
Mio padre, uomo burbero e di principii severi, si era opposto a
quelle nozze. Spiacevangli nel mio Carlo l'orgoglioso carattere,
l'indole ardente, la tenacità nei propositi, certa naturale
fierezza, che a me lo rendeva accetto, e la mia mente giovanile
vieppiù infiammava dell'amor suo.
«L'amore non ragiona. Le controversie che io incontrava, mi erano
sprone a tentare ogni mezzo di riuscita. Pregai, piansi, posi in
opera tutte le arti che ad onesta fanciulla suggerisce la passione:
Carlo fu mio.
«Il giorno delle nozze si passò in feste e tripudii. Alla sera,
congedati i parenti e gli amici che avevano assistito alla
cerimonia, il mio sposo uscì di casa per pochi istanti. Quand'egli
rientrò, il suo volto era pallido, i capegli ritti in sulla fronte,
la voce tremante e convulsa.
«--Donde vieni? che ti è accaduto? gli chiesi spaventata.
«--Nulla, rispos'egli, nulla. Una facezia... uno scherzo...
«Io mi appoggiai al di lui braccio, e commossa da terrore, d'amore,
da mille indistinti affetti, lo seguii nella stanza nuziale.
«Quella notte, in cui sperava dovesse aprirmisi il paradiso...»
Qui la bella Ascolana interruppe il racconto, fissandomi in volto
uno sguardo scrutatore quasi esitasse di proseguire.
Dopo breve silenzio, crollò il capo mestamente, mormorando a voce
bassa:
--Bisogna pure ch'io sfoghi il mio cuore; e voi mi avete l'aria
d'onest'uomo...
--Signora, se voi dubitate di me, io vi prego di troncare una
confessione di cui non vi ho richiesta...
--Vi par egli ch'io l'avrei cominciata, se il cuore non mi avesse
prevenuta in vostro favore? Permettete soltanto che io vi taccia
come la notte del mio matrimonio per me si passasse. Quella
ricordanza mi empie di raccapriccio. Vi basti sapere che dove io
attendeva tenere carezze, e cento delizie da lunga pezza
vagheggiate, trovai le convulsioni della paura, i delirii del
rimorso. Mio marito poche ore innanzi era divenuto assassino.
--Basta, o signora, diss'io rabbrividendo. Preferisco ignorare il
resto d'una tale istoria.
--Poichè il mio labbro ha proferito l'accusa contro l'uomo di cui
porto il nome, è necessario ascoltiate anche le sue discolpe.
--Voi potete risparmiarle; io non ammetto discolpe pegli
assassini...
--Signore... vi hanno delle ragioni politiche...
--Avete voi per queste ragioni politiche sentito men vivo il
ribrezzo nello stringere la sua mano grondante di sangue?
--Nella prima notte che io passai al fianco di Carlo, appena egli mi
ebbe rivelato l'orribile segreto, io fui presa da ribrezzo, e mi
ritrassi inorridita dall'amplesso sanguinoso. Ma quando il mio sposo
mi fece suonare all'orecchio le sante parole: _Italia e libertà!_
parole ch'io mai non aveva udite prima d'allora, parole che d'un
tratto mi svelavano un nuovo mondo d'idee, di speranze e di
aspirazioni; allora cessò il ribrezzo del sangue; una forza
magnetica mi attrasse di bel nuovo verso colui che mi parlava quel
gagliardo linguaggio--io non vidi più nel mio Carlo un assassino, ma
il vendicatore di un popolo oppresso, lo strumento della giustizia
di Dio...
--Voi l'amavate davvero il vostro Carlo, e veggo che l'amate
ancora...
--Se io l'amo!
Rammenta, o lettore, l'energia della Rachel e la soavità della
Ristori; uniscile assieme, e saprai qual fosse l'accento della bella
Ascolana nel proferire quella esclamazione. E pensa altresì che ella
era coricata; che i gesti, i moti della persona riuscivano
doppiamente efficaci; che ad ogni agitar delle braccia e delle altre
membra, le coltri se ne andavano giù dalla sponda opposta...
--E come avviene che il vostro Carlo non trovisi ora con voi?
--Le ragioni istesse che il giorno delle mie nozze lo spinsero a
trucidare un prete scellerato, pochi mesi dopo lo strapparono dalle
mie braccia. Egli è partito per Roma alla testa di un corpo di
volontari...
--E voi, per quanto apparisce, vi siete proposta di andarlo a
raggiungere...
--Ne ho fatto giuramento. Non è forse dovere di sposa seguire il
marito, fosse anche sul cammino che conduce al patibolo? Oh sì!
voglio combattere anche io; anch'io voglio prender parte a questa
terribile e disperata lotta di generosi! A Roma si decidono in
questo momento i destini dei nostri figliuoli--fra venti anni (il
mio Carlo lo ha detto--ed io ho fede nelle sue parole) fra
vent'anni, o i popoli avranno schiacciata l'idra del dispotismo
clericale che ha in Roma il suo capo, o i preti avranno abbrutito
di bel nuovo l'Europa coi terrori dell'inquisizione.
L'entusiasmo dell'Ascolana era al colmo.
Il Birecchi entrò nella stanza; ma ella non fece più caso di lui.
--Signora, le dissi stringendole la mano, mi accettereste voi per
compagno di viaggio?
--Non solo vi accetto, ma conto su voi, rispose ella.
Il Birecchi fece una smorfia grottesca, e proferì un _ho capito_ più
sonoro e più goffo che mai.
Il mezzogiorno era prossimo, ed io voleva giungere al convento per
l'ora del pranzo. Mi congedai dalla bella Ascolana, promettendole
sarei tornato a farle visita prima di notte, onde intendermi con lei
per l'esecuzione de' nostri progetti. Il Birecchi esitava a
seguirmi, ma l'Ascolana con un sorriso misto di dolcezza e d'ironia:
--Signore, gli disse, io aveva bisogno del medico; per oggi posso
dispensarmi dal cavadenti.
Il Biracchi sta volta non pareva disposto a _capire_; ma vedendo
ch'egli rimaneva inchiodato dinanzi al letto, io lo indussi a
seguirmi, traducendogli letteralmente il motto della signora:
--L'ammalata ha bisogno di rimaner sola.
--Ah! vedo... basta...! _ho capito!_
Pochi minuti dopo, io risaliva la collina per recarmi al convento;
il Birecchi passeggiava sotto le finestre dell'albergo, appannandole
de' suoi sospiri.