CAPITOLO III.

_Padre Domenico mi sconforta dal farmi Francescano._

Mentre io andava di tal guisa fantasticando, udii picchiare

sommessamente alla porta. Era un frate, vecchio, dall'occhio vivace,

dal sorriso melanconico e dolce. Padre Domenico (tale era il suo

nome di convento) entrò nella mia camera colla timidezza di una

fanciulla o piuttosto d'un collegiale che tema essere còlto da'

superiori in atto di indisciplina. Si avanzò di alcuni passi, indi

chiuse la porta con cautela, dopo aver spiato nel corridojo se

qualche importuno lo avesse seguito.

--Ebbene? mi chiese il buon monaco,--come passaste la notte?

--A meraviglia, risposi. Ed ora mi trovo siffattamente commosso

dalla pace solenne che spira in questo asilo, che ho risoluto di

presentarmi al padre guardiano onde implorare di essere ammesso

nell'ordine.

Padre Domenico sorrise, ma quel sorriso aveva una espressione di

tristezza e di ironia. Poi, dopo breve silenzio:

--Il convento ha le sue attrattive per le anime sensibili e

poetiche. L'amore degli agi, del lusso, dei piaceri, l'ambizione

della gloria, della potenza, sono esca ingannatrice negli anni più

bollenti della vita; ma per tutti giunge un'epoca di disinganno e

talvolta di disperazione, che ci fa rifuggire da quei beni fallaci,

a cui giovanetti aspirammo con tanto ardore. L'uomo di cuore, l'uomo

che a tempo sa leggere nel libro della verità, o tosto o tardi prova

il fastidio, il ribrezzo del mondo, ed un solo bene domanda, un

bene modesto e tranquillo: l'isolamento e la pace.

--Voi dunque approvate la mia risoluzione?

Il frate levossi in piedi e aperse l'uscio di nuovo per spiare se

nessuno ci ascoltasse; poi abbassando la voce, mi parlò di tal

guisa:

--I conventi, figliuol mio, furono istituiti da uomini che al pari

di voi desideravano la quiete dell'anima e la meditazione. I

fondatori degli ordini religiosi appartennero alla categoria dei

disingannati; gente dai nobili e generosi istinti, dal cuore

delicato e sensibile, cui la società, in compenso di opere

benefiche, gittò in volto il vituperio e l'oltraggio. Ingenui che

seminarono il benefizio e raccolsero l'ingratitudine; che elevarono

la mente a studii di pubblico interesse, insegnarono dottrine

umanitarie, combatterono il vizio potente, smascherarono

l'impostura; e la massa ribelle degli stolti tentò schiacciarli

colla persecuzione. Taluni ancora chiesero affetti alla donna, si

affidarono ai sorrisi od alle carezze, e più tardi s'accorsero di

essersi addormentati sovra un letamajo e d'aver adorata una carogna

inghirlandata di rose. Il disinganno, fors'anco il disprezzo del

mondo trasse i primi martiri della umanità a fabbricarsi un asilo su

qualche alpestre dirupo. Si istituirono leggi severe di abnegazione,

di lavoro perpetuo; si tentò colla disciplina, col digiuno e meglio

ancora colla dimenticanza di ogni affetto terreno, di indurare

l'anima e il corpo a tutti i mali inerenti alla nostra fragile

argilla. E nella solitudine del romitorio molti meditarono efficaci

provvedimenti a redimere la società; raccolsero e studiarono i

codici della civiltà antica, per diffonderla poscia a benefizio

delle generazioni future; e moltissimi tramarono contro i tiranni,

facendosi scudo del pregiudizio che rendeva il loro asilo

inviolabile per seminare i primi germi di quelle idee di

emancipazione, che oggidì mandano frutti copiosi. Ma ora, le cose

mutarono aspetto--lo studio, la dottrina, le generose idee

appartengono alla umanità tutta intera--nei conventi entrò la pazza

ignoranza e l'odio del bene.--Mentre il secolo si illumina e si

ringagliardisce, qui le tenebre si fanno più dense. Figliuol mio,

non vi lusinghi la pace apparente. Ove alberga l'odio, non può

essere pace vera. Questi monaci, che voi vedete sì manierosi, sì

fervidi nella preghiera, sì umili e rassegnati, sono altrettanti

cospiratori, pronti, ove il potessero, ad immolare metà del genere

umano per ridurre al servaggio e all'abbrutimento l'altra metà.

Le parole di padre Domenico, il tono della sua voce e il fuoco del

suo sguardo mi destarono un fremito nell'anima. Una idea terribile

mi balenò alla mente. Dio sa quanto avrà sofferto e quanto soffre

ancora questo povero monaco nel dover convivere con gente di tal

fatta!

Il buon frate mi lesse nel cuore, e riprese a parlare di tal guisa:

--Tu indovini i miei dolori, o figliuolo, hai ragione di

compiangermi. Io fui ingannato due volte nel corso della vita: la

prima volta dal mondo, ed ho potuto separarmi da esso--la seconda

volta dal convento, e pur troppo dovrò rimanervi per sempre...

--Perchè non profittate delle attuali agitazioni politiche per

fuggire da questo carcere? Molti altri lo hanno fatto...

--Ed han fatto male, interruppe il frate. Il soldato che prestò

giuramento non può senza infamia disertare dal suo corpo. Non voglio

tradire il voto che io ho fatto a Dio. D'altronde, io sono vecchio,

e sento che il mio cuore è già quasi consunto. Se il mondo e il

convento mi hanno tradito, il Dio in cui fermamente credo, mi

promette un asilo dove troverò la vera pace. Prima che in questo, io

vissi due anni in altro convento poco lunge da Bologna. Il padre

guardiano mi odiava; io era segnato a dito come un eretico, fui più

volte calunniato da' superiori ne' loro rapporti al grande Rettore

di Roma; questi mi inflisse castighi e supplizii. Per circa due mesi

giacqui sepolto in un pozzo, ove ogni giorno mi si gettava

l'alimento più infetto.--E i castighi e le vendette del padre

guardiano servivano di trastullo agli altri miei colleghi, i quali

mi perseguitavano con una raffinatezza che la solitudine e gli ozii

del convento rendevano più imaginosa. La rivoluzione di Roma e la

fuga di Pio IX mitigarono alquanto i rigori della mia sorte.--Da due

mesi fui qui inviato, e l'ipocrisia dei monaci si giova del mio nome

per far credere ai buoni popolani di Grottamare che in convento si

nutrano idee liberali e patriottiche.--Però, di tratto in tratto il

padre mi tuona all'orecchio delle minaccie... Se la buona causa

italiana rimarrà schiacciata entro le mura di Roma, se il Pontefice

verrà ripristinato nel suo Governo, io so qual destino mi attende.

Esser sepolto vivo in qualche andito segreto dell'ortaglia.... e

morire di lenta, dolorosa agonia. Non potete figurarvi quanto

ingegnosa sia la mente di codesti frati nel tormentarmi! Alla mensa,

quando è imposto il silenzio, fingendo dimenticanza, il cuoco non mi

reca il mio piatto--alla notte mi disturbano con rumori infernali

nella mia cella, o mi introducono fra le coltri qualche sudicieria.

Essi credono far opera di devozione--ond'io prego Iddio acciò

perdoni loro il male che mi fanno. Così potessi illuminarli e

condurli dal fanatismo alla religione, ed alla carità evangelica! Ma

la corruzione ha messe troppo profonde radici qui dentro e il monaco

si è trasformato nel più orribile dei mostri--il mostro che odia,

che perseguita, che uccide, credendo di operare il bene e di rendere

omaggio alla divinità.

Appena il frate ebbe finito di parlare, io vidi due grosse lagrime

corrergli giù per le guancie. Le sue labbra si agitarono mormorando

una preghiera. Io gli strinsi la mano e vi impressi un bacio. In

quel punto, sentii bussare alla porta, e una voce nasale profferire

il _Deo gratias_!

In chiave di baritono · 第 6 / 25 题