_Padre Domenico mi sconforta dal farmi Francescano._
Mentre io andava di tal guisa fantasticando, udii picchiare
sommessamente alla porta. Era un frate, vecchio, dall'occhio vivace,
dal sorriso melanconico e dolce. Padre Domenico (tale era il suo
nome di convento) entrò nella mia camera colla timidezza di una
fanciulla o piuttosto d'un collegiale che tema essere còlto da'
superiori in atto di indisciplina. Si avanzò di alcuni passi, indi
chiuse la porta con cautela, dopo aver spiato nel corridojo se
qualche importuno lo avesse seguito.
--Ebbene? mi chiese il buon monaco,--come passaste la notte?
--A meraviglia, risposi. Ed ora mi trovo siffattamente commosso
dalla pace solenne che spira in questo asilo, che ho risoluto di
presentarmi al padre guardiano onde implorare di essere ammesso
nell'ordine.
Padre Domenico sorrise, ma quel sorriso aveva una espressione di
tristezza e di ironia. Poi, dopo breve silenzio:
--Il convento ha le sue attrattive per le anime sensibili e
poetiche. L'amore degli agi, del lusso, dei piaceri, l'ambizione
della gloria, della potenza, sono esca ingannatrice negli anni più
bollenti della vita; ma per tutti giunge un'epoca di disinganno e
talvolta di disperazione, che ci fa rifuggire da quei beni fallaci,
a cui giovanetti aspirammo con tanto ardore. L'uomo di cuore, l'uomo
che a tempo sa leggere nel libro della verità, o tosto o tardi prova
il fastidio, il ribrezzo del mondo, ed un solo bene domanda, un
bene modesto e tranquillo: l'isolamento e la pace.
--Voi dunque approvate la mia risoluzione?
Il frate levossi in piedi e aperse l'uscio di nuovo per spiare se
nessuno ci ascoltasse; poi abbassando la voce, mi parlò di tal
guisa:
--I conventi, figliuol mio, furono istituiti da uomini che al pari
di voi desideravano la quiete dell'anima e la meditazione. I
fondatori degli ordini religiosi appartennero alla categoria dei
disingannati; gente dai nobili e generosi istinti, dal cuore
delicato e sensibile, cui la società, in compenso di opere
benefiche, gittò in volto il vituperio e l'oltraggio. Ingenui che
seminarono il benefizio e raccolsero l'ingratitudine; che elevarono
la mente a studii di pubblico interesse, insegnarono dottrine
umanitarie, combatterono il vizio potente, smascherarono
l'impostura; e la massa ribelle degli stolti tentò schiacciarli
colla persecuzione. Taluni ancora chiesero affetti alla donna, si
affidarono ai sorrisi od alle carezze, e più tardi s'accorsero di
essersi addormentati sovra un letamajo e d'aver adorata una carogna
inghirlandata di rose. Il disinganno, fors'anco il disprezzo del
mondo trasse i primi martiri della umanità a fabbricarsi un asilo su
qualche alpestre dirupo. Si istituirono leggi severe di abnegazione,
di lavoro perpetuo; si tentò colla disciplina, col digiuno e meglio
ancora colla dimenticanza di ogni affetto terreno, di indurare
l'anima e il corpo a tutti i mali inerenti alla nostra fragile
argilla. E nella solitudine del romitorio molti meditarono efficaci
provvedimenti a redimere la società; raccolsero e studiarono i
codici della civiltà antica, per diffonderla poscia a benefizio
delle generazioni future; e moltissimi tramarono contro i tiranni,
facendosi scudo del pregiudizio che rendeva il loro asilo
inviolabile per seminare i primi germi di quelle idee di
emancipazione, che oggidì mandano frutti copiosi. Ma ora, le cose
mutarono aspetto--lo studio, la dottrina, le generose idee
appartengono alla umanità tutta intera--nei conventi entrò la pazza
ignoranza e l'odio del bene.--Mentre il secolo si illumina e si
ringagliardisce, qui le tenebre si fanno più dense. Figliuol mio,
non vi lusinghi la pace apparente. Ove alberga l'odio, non può
essere pace vera. Questi monaci, che voi vedete sì manierosi, sì
fervidi nella preghiera, sì umili e rassegnati, sono altrettanti
cospiratori, pronti, ove il potessero, ad immolare metà del genere
umano per ridurre al servaggio e all'abbrutimento l'altra metà.
Le parole di padre Domenico, il tono della sua voce e il fuoco del
suo sguardo mi destarono un fremito nell'anima. Una idea terribile
mi balenò alla mente. Dio sa quanto avrà sofferto e quanto soffre
ancora questo povero monaco nel dover convivere con gente di tal
fatta!
Il buon frate mi lesse nel cuore, e riprese a parlare di tal guisa:
--Tu indovini i miei dolori, o figliuolo, hai ragione di
compiangermi. Io fui ingannato due volte nel corso della vita: la
prima volta dal mondo, ed ho potuto separarmi da esso--la seconda
volta dal convento, e pur troppo dovrò rimanervi per sempre...
--Perchè non profittate delle attuali agitazioni politiche per
fuggire da questo carcere? Molti altri lo hanno fatto...
--Ed han fatto male, interruppe il frate. Il soldato che prestò
giuramento non può senza infamia disertare dal suo corpo. Non voglio
tradire il voto che io ho fatto a Dio. D'altronde, io sono vecchio,
e sento che il mio cuore è già quasi consunto. Se il mondo e il
convento mi hanno tradito, il Dio in cui fermamente credo, mi
promette un asilo dove troverò la vera pace. Prima che in questo, io
vissi due anni in altro convento poco lunge da Bologna. Il padre
guardiano mi odiava; io era segnato a dito come un eretico, fui più
volte calunniato da' superiori ne' loro rapporti al grande Rettore
di Roma; questi mi inflisse castighi e supplizii. Per circa due mesi
giacqui sepolto in un pozzo, ove ogni giorno mi si gettava
l'alimento più infetto.--E i castighi e le vendette del padre
guardiano servivano di trastullo agli altri miei colleghi, i quali
mi perseguitavano con una raffinatezza che la solitudine e gli ozii
del convento rendevano più imaginosa. La rivoluzione di Roma e la
fuga di Pio IX mitigarono alquanto i rigori della mia sorte.--Da due
mesi fui qui inviato, e l'ipocrisia dei monaci si giova del mio nome
per far credere ai buoni popolani di Grottamare che in convento si
nutrano idee liberali e patriottiche.--Però, di tratto in tratto il
padre mi tuona all'orecchio delle minaccie... Se la buona causa
italiana rimarrà schiacciata entro le mura di Roma, se il Pontefice
verrà ripristinato nel suo Governo, io so qual destino mi attende.
Esser sepolto vivo in qualche andito segreto dell'ortaglia.... e
morire di lenta, dolorosa agonia. Non potete figurarvi quanto
ingegnosa sia la mente di codesti frati nel tormentarmi! Alla mensa,
quando è imposto il silenzio, fingendo dimenticanza, il cuoco non mi
reca il mio piatto--alla notte mi disturbano con rumori infernali
nella mia cella, o mi introducono fra le coltri qualche sudicieria.
Essi credono far opera di devozione--ond'io prego Iddio acciò
perdoni loro il male che mi fanno. Così potessi illuminarli e
condurli dal fanatismo alla religione, ed alla carità evangelica! Ma
la corruzione ha messe troppo profonde radici qui dentro e il monaco
si è trasformato nel più orribile dei mostri--il mostro che odia,
che perseguita, che uccide, credendo di operare il bene e di rendere
omaggio alla divinità.
Appena il frate ebbe finito di parlare, io vidi due grosse lagrime
corrergli giù per le guancie. Le sue labbra si agitarono mormorando
una preghiera. Io gli strinsi la mano e vi impressi un bacio. In
quel punto, sentii bussare alla porta, e una voce nasale profferire
il _Deo gratias_!