L'ostinata difesa dei Francesi, e la difficoltà di vincerli del tutto,
ristretti com'erano dietro i corpi de' loro cavalli, fece sì che la
maggior parte degli Spagnuoli inclinassero a prestar orecchio alla loro
proposta. Ma non vi si piegava Diego Garcia: gridava inferocito ai suoi
compagni esser vergogna il ritirarsi avanti ad uomini mezzo vinti, e
doversi finir l'impresa per mostrar che gli Spagnuoli a piedi come a
cavallo valevano più di loro; e non trovandosi altr'arme fuorchè la
spada, colla quale non poteva giugnerli, si chinava a terra infuriato,
ed alzando que' gran sassi che fissavano i limiti del campo e che un
uomo di forza ordinaria avrebbe mossi a stento, li scagliava in mezzo
allo squadrone nemico. Ma non era difficile schivarne la percossa, e
perciò non potè nè pur per questa via riuscire a danneggiarli. Non
ostante si riaccese la zuffa, e durò finchè il sole già cadeva verso
occidente, ed i Francesi bravissimamente seguitarono la loro difesa,
tantochè convenne alla fine alle due parti di rimanersi: i giudici
decretarono uguale l'onore della giornata, dando agli Spagnuoli vanto
di più valenti, e quello di più costanti ai Francesi. I due prigioni
furon barattati; e tutti stanchi, affannati e pesti ripresero la via,
gli uni del campo, gli altri della città.
Quando v'entrarono gli Spagnuoli, era quasi sera. Scavalcarono al
castello, e, presentatisi a Consalvo, narrarono com'era passata la
cosa. Si turbò forte il gran Capitano sgridandoli perchè, avendo così
ben cominciato, non avesser saputo finire. In quest'occasione si mostrò
in tutta la sua luce la nobil natura di Diego Garcia. Egli che in campo
aveva anche con aspre parole rimproverato ai compagni che lasciassero
la cosa imperfetta, ora alla presenza di Consalvo prese arditamente
a difenderli, dicendo aver essi fatto il potere da uomini dabbene
quali erano, e condotta a fine la loro impresa, che era far confessare
ai Francesi valer essi al par di loro nella battaglia a cavallo. Ma
Consalvo male accettando queste scuse, e, troncate le parole col
rispondere _Por mejores os embié yo al campo_[12], li licenziò.
Ripigliamo ora il filo di ciò che accadde la sera innanzi a Brancaleone
dopo lasciato Inigo per tornar presso Fieramosca.
Quando approdò all'isola di Sant'Orsola, la premura di giugnervi
presto che aveva provato nel tragitto, si calmò riflettendo al modo
col quale doveva annunziare ad Ettore i casi di Ginevra, e lo stato
in cui l'aveva lasciata. Salì lentamente la scala che conduceva sulla
spianata del convento, e, ricomposte l'idee, si avviò alla foresteria.
Ma il discorso che aveva preparato si trovò inutile. Entrando nella
camera vide Zoraide seduta al capezzale che col dito gli accennò di
non far romore, e Ettore che dormiva profondamente. Si ritirò indietro
pian piano, mentre la giovane alzatasi e rimasta un momento a guardar
Fieramosca, visto che riposava tranquillo, uscì in punta di piedi, e
seguì Brancaleone in una delle camere vicine.
--Tutto va bene--disse Zoraide:--domani Ettore sarà come se non avesse
avuto male. Ma, e Ginevra, dov'è? ne avete trovata la traccia?
A Brancaleone tornò il fiato in corpo sentendo le nuove di Fieramosca,
e rispose:
--Ginevra è nella rocca in buone mani, e presto la potrete vedere;
ma, ditemi: Ettore sarà poi guarito veramente? Dopo domani si dovrà
combattere.
--Ebbene, combatterà.--
Una certa espressione misteriosa che accompagnava le parole di Zoraide
stimolò la curiosità di Brancaleone, il quale volendo saper più
precisamente di che sorta fosse il male del suo amico, udì che era
stato ferito, ma leggermente, nel collo, senza però che Zoraide gli
parlasse del pugnale avvelenato. Tuttavia non vedendo naturali le
espressioni della giovane, seguitò ad interrogarla, ma non gli riuscì
di cavarne spiegazioni più chiare:
--V'è una favola fra noi in Levante--dicea Zoraide, sorridendo
mestamente--che racconta d'un leone del deserto, al quale un topo salvò
la vita. Di più non vi voglio dire, e vi basti sapere che fra poche
ore il braccio d'Ettore sarà forte come il collo d'un toro selvaggio.
Ora però non v'è da far altro fuorchè lasciarlo in quiete; domani si
sveglierà a tempo per potersi metter in ordine; io ritorno vicino a lui
per esser pronta ad ogni bisogno; fidatevi di me: dell'arte di curar
ferite ne son maestra, e ne ho saputo sanare di più pericolose.--
Brancaleone visto che non gli rimaneva altro a fare presso il
ferito, raccomandò a Zoraide che quando Ettore si fosse svegliato lo
racquetasse sul conto di Ginevra, gli annunziasse il combattimento
pel giorno vegnente, gli dicesse che sarebbe venuto egli stesso
sul mezzogiorno, ove non fosse comparso prima di quell'ora in
città. Rimasti così d'accordo, se ne ritornò a Barletta, ove, prima
d'andarsene a casa, volle passar dal castello per sapere che ne fosse
di Ginevra. Ma trovò chiusa la porta e alzato il ponte; onde gli
convenne differir di chiarirsi alla mattina vegnente.
Appena fatto giorno vi corse, e trovò ch'eran usciti allora gli undici
guerrieri spagnuoli per andar al campo seguitati da tutti quelli che si
trovaron liberi d'accompagnarli, onde pochissima gente v'era rimasta.
Salì le scale senza trovar a chi domandare; venne sino all'uscio ove
la sera prima aveva lasciata Ginevra, e bussò. Fra Mariano, che v'avea
passata la notte, gli aperse, e venuti in una camera vicina, narrò a
Brancaleone l'accaduto.
Tanto più rimase questi afflitto e travagliato dalla trista nuova,
quanto che vedeva cadere una tanta sventura sul suo amico, nel momento
in cui era meno preparato a sopportarla, e quando per l'imminente
battaglia avea bisogno di tutte le sue forze; temeva che, accasciato
sotto il peso del dolore si mostrasse inferiore a sè stesso in una
prova tanto ardua ed importante. Pensato perciò al rimedio, stabilì
col frate di celar questa morte per tutto quel giorno, e l'indomani
soltanto assumesse quegli il carico di far portar la defunta al
monastero, com'era stato suo volere, mentre Ettore fosse occupato
a combattere co' suoi compagni. Credettero non difficile serbar
il segreto per questo giorno in cui la rocca era quasi deserta, e
stimarono di dirlo soltanto a Consalvo, onde accordasse gli ajuti che
sarebbero occorsi per far il trasporto del corpo ed i funerali con un
poco d'onore.
Per quel che spettava a Fieramosca, al quale bisognava pur dare qualche
spiegazione, concertarono che Brancaleone gli dicesse: Ginevra star
bene, non poterlo vedere per quel giorno, e che soltanto gli faceva
sapere si ricordasse dell'onore italiano, combattesse con quella virtù
che meritava una tanta cagione, e ch'essa pregherebbe per lui, e pei
suoi compagni: le quali cose si potevan dir tutte senza bugia, ed erano
tali da riconfortarlo, e farlo andar franco alla battaglia.
Dato sesto così a questa faccenda importantissima, scese Brancaleone
in piazza, e venuto alla casa de' fratelli Colonna, li trovò ambedue
nel cortile che, avendo radunati i tredici Italiani, ne rivedevan
minutamente l'arme, le bardature, i cavalli, onde per l'indomani si
trovassero in assetto, e non vi fosse parte dei loro arnesi che non
fosse a prova.
Brancaleone, che aveva avuto avviso di questo ritrovo, vi avea mandato
i suoi scudieri e quelli di Fieramosca coi cavalli e l'armi. Ma il loro
padrone mancava, ed alle interrogazioni di tutti rispondevano dicendo
che non s'era veduto e che di più non sapevano.
Prospero Colonna udì queste novelle con maraviglia, che si cambiò
presto in ira; onde, quando comparve Brancaleone, domandò con volto
severo:
--E dov'è Fieramosca, che non compare?
--Eccellenza!--rispose Brancaleone--sarà qui a momenti; il suo indugio
non è volontario.... un caso improvviso e d'importanza....
--Qual cosa vi può esser per lui più d'importanza che la faccenda di
domani? Non avrei creduto che potesse avere adesso altro pensiero.--
Fanfulla che, ricordando i casi della sera scorsa, voleva trovar
qualche verso d'avviare il discorso in modo da poterne parlare, disse
ridendo:
--Eh! stanotte avrà ballato troppo, o avrà trovato qualche chiodo nuovo
per cacciare quello vecchio, e allora si sa che alzarsi troppo presto
rincresce....
--Avrà trovato il canchero che Dio ti dia,--riprese Brancaleone:--credi
tutti pazzi come te?--Vi dico, eccellenza, che non dubitiate, e
sull'onor mio sarà qui fra poco, anzi andrò io stesso a sollecitarlo.--
Pensò questo partito esser il più sicuro, poichè, per quanto si
fidasse di Zoraide, dubitava che qualche nuovo ostacolo lo avesse
potuto impedire. S'avviò al porto, per far un'altra volta il viaggio
dell'isola; entrato in barca, al momento di staccarsi dalla riva,
usciva di dietro al molo un battello nel quale con grandissima
allegrezza scorse Ettore, che vedutolo venne a lui, e saltato a terra
subito gli domandò:
--Dov'è Ginevra? è inferma? che le è accaduto? presto, presto, andiamo
da lei.
--Presto, dai Colonna invece, non s'aspetta altri che te: Ginevra sta
bene e la vedrai poi.
--Bene, l'ho caro; ma andiamo da lei.
--Ma non t'ha detto Zoraide che domani si combatte?
--Si combatterà, ma ora, in nome di Dio, conducimi da Ginevra....
--Ora non la puoi vedere, nè per tutt'oggi....
--Ed io ti dico....
--Ma se non mi dai retta e non mi lasci parlare, non la finiremo
mai.... Dunque devi sapere (e tutto questo è per parte sua: non che
l'abbia veduta, ma me l'ha fatto dire, onde lo dicessi a te): essa
dunque sta bene, la signora Vittoria l'ha accolta e ristorata, e
prestatole quegli amorevoli uffici che richiedeva il sua caso, e non le
manca nulla: ti prega di non aver per oggi altro pensiero, nè cercar
di vederla; che ponga l'animo in quiete, combatta domani da par tuo,
ti ricordi dell'onore italiano, di tutto quel che tante volte avete
parlato insieme su tal proposito, e ch'essa prega Iddio per la nostra
vittoria....
--Ma oh! perchè non l'ho io a poter vedere?.... qui c'è sotto qualche
cosa.
--Ed io ti dico che non c'è sotto nulla: se ti volessi dire come andò
tutto il precipizio di jeri, davvero non potrei, chè neppur io lo so:
ma ti basti, in nome del Cielo! per ora di saperla salva, il di più lo
vedremo dopo la battaglia; e ora non è tempo da pensare ad altro....
Andiamo, che il signor Prospero e tutti gli altri aspettano ed hanno
già domandato di te, e molto si maravigliano de' fatti tuoi, che vai
attorno in questi momenti.... Andiamo, un po' d'animo! Sei pur stato
uomo sempre! ed è pure una vil cosa che ti metta sotto i piedi l'onore
e 'l nome di quel gran soldato che sei!
--Andiamo; sì, andiamo--riprese Fieramosca mezzo in collera;--non son
cavallo da tante spronate: ti domandavo di vederla un momento: casca il
mondo per questo?
--Non casca il mondo.... ma non capisci che son tutti là da un'ora a
far la mostra, e tu solo manchi.... che cos'hanno a pensare?
--Orsù dunque--disse Fieramosca affrettando il passo (chè tutto questo
dialogo l'avea fatto camminando lentamente volendo l'uno andar verso la
rocca, l'altro tirarlo verso la casa di Colonna), andiamo che non hai
torto.... il dovere e l'onore prima di tutto.
E mentre camminavano frettolosi gli domandava Brancaleone:
--E dunque, a proposito, come ti senti? e la ferita?....
--Oh! non è nulla.... ma ti dirò poi.... chè ora manca il tempo....
quante diavolerie! e quella povera Zoraide! non m'ha voluto chiarir
di nulla, ma ho capito bene.... al male che mi sentivo.... il pugnale
doveva esser avvelenato.... e non vorrei che m'avesse succhiata la
ferita.... e ci avesse a rimetter la salute, forse la vita.... e pur
troppo, temo che appunto la sia andata così. Ma ero tanto fuor di me
che non posso distinguere se ciò sia una memoria od un sogno che abbia
fatto.
--Ma in somma ti senti bene....
--Come non avessi mai avuto male.--
Ed in così dire eran entrati nel cortile, e si presentavano a Prospero
Colonna, che, dopo qualche breve parola sul tardare di Fieramosca,
seguitò la bisogna alla quale era occupato.
La diligenza minutissima che pose a questa rivista, la fece durare
alcune ore. I cavalli furono provati, provati gli arnesi a colpi di
lancia, d'azza e di spada. Del taglio dell'armi offensive ne fu fatta
esperienza sul legno, sul ferro, e rifiutate le meno perfette. Verso
mezzogiorno, tornato ognuno al suo alloggiamento, Ettore solo fu
trattenuto sotto colore di stabilire varj particolari della disfida, ma
in realtà per non lasciarlo andar attorno a suo modo. Brancaleone aveva
tirato da parte il signor Prospero, ed avvisatolo di tutto, pregandolo
facesse in guisa di tener Fieramosca occupato per il resto della
giornata, la qual cosa venne da lui puntualmente eseguita. Fattosi
sera, quando non rimanevano più pretesti ragionevoli per rattenerlo,
fu lasciato andare, e Brancaleone accompagnandolo a casa entrò in
ragionamenti sul mestier dell'arme, e sul modo che avean da tenere
la mattina vegnente coi loro nemici, e riuscì a farsi tanto prestar
attenzione, che non potè Ettore correr colla fantasia ove il cuore
l'avrebbe chiamato. In quella che traversavan la piazza, giungeva il
drappello de' campioni spagnuoli, ai quali accostatisi, domandando ed
udendo le nuove della giornata, vennero spendendo il tempo, e soltanto
a notte chiusa si ritirarono a casa.
--Han l'ossa dure questi diavoli di Francesi--disse Ettore separandosi
dal suo amico--e gli Spagnuoli han trovato carne pe' loro denti.
--Tanto meglio--rispose Brancaleone--avremo a far con uomini; e non
siam della bandiera Colonna per niente. Per me domani spero di far per
due: pensa che cosa direbbero que' ribaldi degli Orsini se sentissero
che ne abbiam toccate! Vorrebbe rider poco quel poltroncione del conte
di Pitigliano.... ma per questa volta spero non l'avrà il gusto.
--Oh! no--rispose Fieramosca:--e può essere che a qualcuno di questi
Francesi gli dolga d'aver voluto assaggiar i fichi di Puglia. Oh! in
somma, ora pensiamo a riposar queste poche ore, e domani a mostrare che
se i poveri Italiani sono sempre assassinati, è perchè il maledetto
destino vuol così; ma che del resto, uomo per uomo, non temiamo nè
loro nè il mondo. Addio, Brancaleone; so che vuoi dire--seguiva
sorridendo--non aver paura--fin a domani a sera non penso che a quel
che s'ha a fare, e ti giuro che mi bolle il sangue ora più che il
giorno in cui fu data la disfida; e spero di non far vergogna nè
all'Italia nè a voi.
--Di questo son più che certo--rispose Brancaleone.--A domani.
--A domani--replicò Fieramosca stringendogli la mano, e si lasciarono.
Prima di salire in camera volle Fieramosca dar un'occhiata alla stalla;
ed entratovi, si pose ad accarezzare il suo buon cavallo di battaglia,
con quell'affetto, e quasi potrei dire amicizia che prova ogni soldato
per il compagno delle sue fatiche e de' suoi pericoli. Gli passava la
mano sul collo e sulle spalle battendolo leggermente, ed il cavallo,
abbassate indietro le orecchie, scoteva il capo, e scherzando faceva
l'atto di mordere il suo padrone.
--Povero Airone mio, mangia, e fa buona cera fin che puoi, che non sei
sicuro di dormir domani sera su questa lettiera.... A tutt'altro fatto
condurrei Boccanera, e non arrischierei la tua pelle; ma domani ho
proprio bisogno d'averti sotto, che non mi metterai un piede in fallo,
son certo. E poi,--seguitò sorridendo e prendendogli il muso fra le
mani,--sei italiano anche tu, anche tu devi portar la croce.--
Visto poi che tutto era in ordine,--Masuccio--disse volgendosi al suo
scudiere,--alle quattro lo farai bere, e poi orzo quanto glien'entra in
corpo: alle cinque mi verrai ad armare.--
Dati questi ordini salì, e dopo pochi minuti avea spento il lume, e
si trovava in letto col fermo proposito di riposarsi e dormire. Sulle
prime gli parve di poter prender sonno; ma poi cominciò un pensiero,
e un altro, e un altro, ed era in letto già da più ore senza che gli
fosse riuscito di chiuder gli occhi un momento. Tutto il fatto di
Ginevra, del quale s'era dato pace in parte sulla fede di Brancaleone,
gli si mostrò nuovamente pieno di ombre e di sospetti: mille timori
incerti gli s'affollarono sul cuore:--Che cosa sarà--pensava--tutto
questo mistero, e non l'ho da sapere nè pur domani! Che Brancaleone mi
volesse ingannare?--
Un momento persino fu per maladire in cuor suo la disfida; ma il
pensiero venne rispinto con isdegno prima che fosse interamente formato.
--Oh! vergogna, vergogna,--disse alzandosi a sedere sul letto,--come
può cadermi nell'animo tanta viltà!.... Non son più quel d'una volta?
Che direbbe Ginevra se mi vedesse tanto malamente mutato, e tanto
freddo ai pensieri che un tempo mi facevan correr fuoco per le vene?--
E con queste riflessioni gli venne tant'ira di sè medesimo, che s'alzò
infuriato, e rivestitosi, chè ad ogni modo non potendo dormire, il
letto gli riusciva insoffribile, uscì sul terrazzo: sedutosi, come
spesso soleva, sul muricciolo sotto la palma, dispose d'aspettar ivi
l'alba, che non era molto lontana.
La luna pallida e scema si specchiava appena nel mare. Lontano forse
cinquecento passi, a mano manca sorgeva la rocca, che a quell'ora
poco potendosi distinguere ne' contorni, si mostrava come una gran
massa bruna, e solo i merli posti in cima alle torri apparivano un po'
distinti sul cielo. Ettore guardava sospirando quelle mura, pensando
a chi v'era rinchiusa, ed ogni tanto gli sembrava sentire come un
lontano mormorio di salmeggiare alternato. Ma era tanto discosto, che
gli pareva e non gli pareva: ad una finestra, che per esser sul fianco
del castello, egli non poteva veder che di scorcio, v'era lume e non
fu spento mai tutta la notte; avrebbe dato il sangue per non veder
più quel lume, e volgeva gli occhi altrove dicendo: Son pur pazzo a
tormentarmi con tali fantasie; poi non poteva a meno di non rivolgervi
gli occhi, e quel lume era sempre là.
Con quella specie di malafede che spesso adopera l'uomo con sè
medesimo, quando è vessato da un dubbio importuno, si diede a volersi
persuadere ciò che nell'intimo del cuore non credeva affatto, cioè che
Ginevra era in buono stato, che non le era accaduto nulla di sinistro,
e che tutto il mistero, che pure scorgeva in questa faccenda, era
un'idea sua, una vana immaginazione. E se, per ingannar se medesimo,
durava questa fatica, lo faceva conoscendo che a voler volger tutti
i pensieri e tutte le virtù dell'anima alla battaglia, gli era
indispensabile il rendersi, se non certo, almeno molto probabile, ciò
che il raziocinio gli mostrava esser pura illusione.
--Oh sì, sì--diceva scotendo il capo, e passandosi la mano sulla
fronte e sui capelli, come per dissipare i pensieri che v'erano
aggruppati--badiamo a farci onore prima di tutto..... e forse domani
a quest'ora avrò già potuto dirle: _Ginevra abbiam vinto_....--poi
fermatosi un momento a pensare:--oppure m'avrà già veduto entrar in
Barletta sulla bara, ed avrà detto: _Povero Ettore, hai fatto quel
che hai potuto_.... E se ciò accadesse? sarei morto da uomo dabbene;
ed essa piangerebbe la mia morte; ma non mi vorrebbe vivo a patto
d'una viltà; anzi andrebbe superba di poter dire: Eravamo amici sin da
fanciulli.... Sì.... ma intanto rimarrà qui sola, senz'un ajuto; neppur
sa che suo marito è al campo francese, e se anche lo sapesse, come
presentarsi a lui dopo tanto tempo?--
Ettore aveva formato e parte eseguito il disegno di raccomandarla a
Brancaleone; ma riflettendo che anch'esso poteva venir ucciso con lui,
si risolvette di scriver una lettera a Prospero Colonna, nella quale
fosse ordinato che il poco suo avere in Capua, cioè la sua casa, un
podere, e gli arnesi ed i cavalli, che pure eran del valore di molte
migliaja di ducati, tutto fosse di Maria Ginevra Rossi di Monreale.
Riaccese il lume, ed in poco tempo ebbe scritta la lettera: allora
pensò d'acchiudervene un'altra per Ginevra come di commiato, e per
raccomandarle la giovane saracina, alla quale aveva pur tanti motivi
d'essere riconoscente: e come già cantavano i galli, e s'accorgeva che
gli uomini sotto nella stalla cominciavano a risentirsi, a far romore,
mancandogli il tempo, scrisse soltanto queste poche righe:
«Ginevra, io sto per montare a cavallo, e non so s'io n'abbia a
scender vivo stasera. Se il Cielo ha disposto che debba esser altro
di me, non dubito punto che dopo aver dato qualche lagrima a quello
che sin da fanciullo ti fu con tanta fede amico e servo, tu non ti
rallegri aver io incontrata una morte della quale non si poteva
immaginare nè la più gloriosa nè la più bella. Sarai contenta goderti
per amor mio la poca roba che ho di casa; sai che son libero e
senza parenti prossimi. Solo ti raccomando, e non accaderanno per
questo molte parole, il mio famiglio Masuccio, che dal giorno in cui
all'Ofanto toccò quella ferita nella spalla, poco si può ajutare, e
correrebbe rischio, ove tu non lo soccorressi, di dover accattar per
Dio, e ne sarebbe poco onore alla mia memoria. Un'altra cosa mi rimane
a dirti. Tuo marito è al soldo dei duca di Nemours. Non ho più tempo:
sento che in casa Colonna si sta per dar il segno: Dio ti guardi: ti
raccomando anche Zoraide.