ETTORE.»

Difatti si udiva il trombetta il quale, com'è loro uso, preparandosi

per sonar la sveglia si metteva alle labbra la tromba ricavandone

suoni brevi ed interrotti, come per prova. Un tal qual ronzìo, ed un

rumoreggiar sordo che veniva dal terreno della casa e da quelle dei

vicini, voci indistinte e passi d'uomini e di cavalli per le strade,

indicavano che la maggior parte di coloro che dovevan essere attori o

spettatori del fatto d'arme, avean principiato a mettersi in moto: in

cielo però non si scorgeva ancora alcun principio di albeggiare; anzi

una caligine oscura nascondeva le stelle, e condensava l'atmosfera.

Fieramosca, che stava chiudendo le due lettere seduto accanto alla

finestra aperta, se n'accorse guardando fuori, ove il piccol raggio

della candela usciva divergente, illuminando quel tratto di nebbia

ove poteva percuotere. La brutta apparenza del tempo, trovandolo già

disposto alla mestizia, gliel'accrebbe; i pipistrelli che trapassavano

con volo tremolo e veloce avanti la finestra, chiamati dallo splendore,

le sentinelle poste sulle torri del castello e che, accostandosi l'ora

del mutar le guardie, si chiamavano con un certo gridar lugubre,

tutto in somma accresceva la tristezza di quest'ora, ed il combattuto

giovane ne rimase oppresso un momento. Ma i passi gravi e sonanti di

due uomini che, salita la scala gli entravano in camera, gli fecero

alzar la fronte e comporre il viso in atto lieto ed ardito, onde non

s'avvedessero del suo vero stato.

Comparì Brancaleone tutto coperto delle sue armi fuorchè il capo,

accompagnato da Masuccio che portava l'arnese di Fieramosca. La campana

di San Domenico sonava la messa che dovevano udire i combattenti prima

di partire pel campo.

--Armati Ettore, chè a momenti saranno tutti in chiesa--disse

Brancaleone; ed aiutato da Masuccio in pochi minuti ebbe coperto il

suo amico della perfetta e lucente armatura che usava portare nelle

maggiori occasioni. Fabbricata da un de' migliori artefici di Milano,

s'adattava così bene alle belle membra del cavaliere, ed era nelle

giunture tanto maestrevolmente connessa, che seguiva i contorni del

corpo senza alterarne la grazia in nessuna parte, lasciandolo nel

tempo stesso interamente libero e sciolto in tutti i suoi moti. Finito

d'armarsi, ed appeso alla sinistra la spada ed alla destra la daga

scesero uniti, e facendosi portar dietro dai famigli lancia, elmo e

scudo, e condurre a mano i cavalli, vennero a San Domenico, ove in

pochi minuti insieme con molto popolo si trovaron radunati i tredici

campioni e Prospero Colonna.

La chiesa era un quadrilungo a tre navate separate da colonne ed archi

a sest'acuto, d'assai rozza maniera, e verso l'altar maggiore due

sfondi ai lati formavano una croce col corpo principale dell'edifizio:

il coro de' frati, secondo l'uso antico, avanti l'altare era di legno,

divisi gli stalli de' religiosi da molti ornati in rilievo, ai quali il

tempo avea data una tinta lucida e bruna: nel mezzo era posto un banco

capace di tredici persone, ove stavano gli uomini d'arme italiani.

La luce del giorno andava crescendo, ma non era ancora abbastanza

chiara per poter passare attraverso delle invetriate dipinte che

chiudevano gli stretti finestroni, onde tutto l'interno della chiesa

rimaneva quasi nell'oscurità, e il lume rossiccio delle poche candele

dell'altare si ripercoteva soltanto un po' vibrato sulle corazze de'

guerrieri, lasciando tutte le altre figure quasi invisibili. Prospero

Colonna armato anch'esso stava un po' innanzi agli altri, ed aveva

a' piedi per inginocchiarsi un ricco cuscino di velluto rosso colla

colonna ricamata in argento, recatogli da due paggi che si tenean ritti

pochi passi dietro di lui. Uscì la messa: Fra Mariano la diceva, ed i

cuori di quelli fra gli spettatori, che eran capaci di sensi generosi

ed alti, forse non rimasero indifferenti alla vista di que' valorosi ed

arditi giovani che atterravan innanzi al Dio degli eserciti le fronti

solcate dal ferro e dalle fatiche, per domandargli che fosse dato alle

loro spade di vincere chi volea trascinar nel fango il nome italiano.

Nelle loro mosse, alle quali il lungo uso dell'armi dava anche nel

pregare una cert'aria brava, esprimevano però i pensieri religiosi che

avean nell'animo. All'estremo del banco, a man sinistra, era Fieramosca

ritto, immobile, colle braccia intrecciate sul petto. Gli stava in

faccia a pochi passi la porta della sagrestia aperta; e gli uomini

della chiesa, che andavano avanti e indietro pei loro uffici, avrebbero

forse potuto soli distrarlo dalla preghiera; ma s'aggiunse una vista

ed un dialogo, che in quel momento più che mai eran tali da fissar

dolorosamente i suoi pensieri.

Un uomo vestito d'una cappa oscura tutta sdruscita, coi capelli rossi

in disordine, ed un viso di tristo augurio era fermo in mezzo alla

sagrestia: e, volto ad un frate domenicano che occupava colla sua

corpulenza tutto un seggiolone di cuojo posto fra un armadio e l'altro,

solito mobile di questi luoghi, gli domandava con parlar ruvido, e voce

rauca e sottile:

--Quale ho d'ammannire, quella dei poveri o quella dei signori?

--Bella interrogazione!--rispose il frate, e la sola parte che si

movesse nel suo corpo eran le labbra.--Non lo sai che il signor

Consalvo fa la spesa? non è già uno di questi affamati di Barletta,

che per non dar la torcia al curato, si fan portar via per poveri....

Di prima classe, ve l'ho già detto a tutti, di prima classe, campane,

catafalco e messa cantata. Mi sembrate più balordi del solito.--

L'altro si strinse nelle spalle ed andando verso uno dei lati della

sagrestia si tolse dalla vista di Fieramosca: questi però udì metter

la chiave in un uscio ed aprirlo; poscia distinse un romore di passi

che s'allontanavano, e per alcuni minuti non udì altro: poco stante

i medesimi passi che ritornavano con uno stropiccìo come di cosa

trascinata sul pavimento; e lo strepito veniva innanzi finchè ricomparì

l'istess'uomo tirando e lasciando in mezzo alla sagrestia una bara

nera filettata d'argento, avente una croce alla testa, ed ai piedi un

teschio retto da due ossa poste sotto a guisa di croce di Sant'Andrea;

vi buttò sopra un copertone di velluto nero, dopo che con un panno

n'ebbe scossa per tutto la polvere. Mentre il beccamorto compiva

quest'ufficio con quel fare sbadato e di mal umore, che pur troppo

appare spesso negl'inservienti alle sagrestie, un'idea lieta trovò pure

strada di fargli aggrinzar con un riso la pelle che gli copriva l'ossa

delle guance.

--Dunque ci sarà da bere anche per me questa volta? È un gran pezzo che

non v'è altro lavoro che di marinari e pescatori.... ringraziarne Dio

che ogni tanto ne capita anche qualcuno di questi pe... (si voltò a un

tratto quasi temendo d'esser udito, ed abbassata la voce seguitò) di

questi pezzi grossi.

--Una volta tocca a tutti--disse il frate, tagliando la frase in due

con uno sbadiglio.

--E può essere--seguitava il becchino, adattando la coperta sulla

bara, e scostandosi per vedere che non pendesse più da una parte che

dall'altra--può essere che la Beca, quella strega di mia moglie, ci

abbia azzeccato. Jer sera (sentite questa) eravamo in letto, e si

discorreva che si sta a spasso e non si lavora, e che la guarnaccia

della donna e 'l sajo nuovo che mi potei fare coi danari che

buscai nella morìa, cascan a pezzi.... E vedete se è vero (in così

dire tirandosi le maniche sui gomiti mostrava la verità delle sue

asserzioni); e in somma si diceva che, se tirava innanzi così un altro

poco, saremmo morti di fame. Poi stamattina prima dell'avemaria,

intanto che m'alzavo per iscender in chiesa:--Ohè Rosso!--dice:--sai

che mi son sognato?--Dico:--che ti sei sognato?--Dice:--mi pareva

che la cucina dell'osteria di Veleno fosse piena di letti, e l'oste

giallo giallo per il primo, e in somma--dice--era tornata la peste,

e c'eravamo rifatti, e tu andavi per Barletta vestito come un

cavaliere.... In somma, dite voi fra Biagio, tra la guerra e la peste

siamo lì?... e può essere che prima di stasera (e qui di nuovo abbassò

la voce, e vedendo che dalla chiesa nessuno gli badava, accennò col

pollice sulla spalla verso i tredici giovani), può esser in somma che

qualcuno torni a casa sul quattropiedi...--

Il frate, o per isbadataggine o per mantenere i dritti della gerarchia,

non si curò di rispondere, onde finì il dialogo. Il becchino,

quand'ebbe messa in ordine ogni cosa, scomparve: e la bara rimase in

mezzo alla sagrestia. Non venne in mente a Fieramosca, e se gliene

fosse balenato un qualche sospetto l'avrebbe cacciato come una

pazzia, per chi dovesse servire: non ostante non ne potè staccar gli

occhi durante il rimanente della messa. I suoi pensieri si fermarono

naturalmente sull'idea che quel giorno poteva esser l'ultimo della sua

vita, e volse con più fervore lo spirito a Dio domandando di nuovo il

perdono delle sue colpe. Riandava colla mente tutto il tempo trascorso

da quando avea tolta Ginevra di Santa Cecilia; e gli pareva non aver

rimorso d'altro, fuorchè del non averle palesato che Grajano era vivo.

Di questo però come d'ogni altro fallo se n'era confessato la sera

innanzi. Gli parve d'esser tranquillo, e di poter franco incontrar

la morte. Terminò la messa, uscirono i tredici, seguitando Prospero

Colonna, e vennero a casa sua, ove si posero a tavola per non andar

digiuni a combattere.

Fra gli altri patti fermati d'accordo dalle due parti italiana e

francese, v'era quello: che ogni uomo d'arme che venisse fatto prigione

potesse, senza dover seguir il suo vincitore, riscattarsi coll'arme e

'l cavallo mediante lo sborso di cento ducati. Ognuno degl'Italiani

consegnò il danaro al signor Prospero, ed i mille trecento ducati posti

in un sacco furon caricati su alcuni muli, i quali avviati innanzi

portavan sul campo provvisioni e masserizie che forse avrebber potuto

bisognare.

Finita la colezione, tutti uniti andarono alla rocca ove il gran

Capitano gli aspettava nella sala del ballo; preser commiato con

poche parole e volto sereno da lui, che disse nel congedarli come gli

aspettava a cena, e faceva preparare per ventisei persone, onde se i

Francesi avesser dimenticato di portar con loro i danari del riscatto,

non avessero ad andar a letto a digiuno. Scesero nel cortile ove erano

in fila disposti i cavalli tenuti dai famigli. Montarono in sella, e a

due a due s'avviarono, preceduti dalle trombe, ed accompagnati da molti

amici e da una folla di curiosi.

Ettore Fieramosca: ossia, La disfida di Barletta · 第 38 / 46 题