La vittoria fu dunque della regina: essa fu salutata dal popolo con
frenetica gioia, e le si fecero le più pazze dimostrazioni, con voci di
morte ai testi Maiocchi e Dumont.
La plebe, portando queste sue gazzarre ovunque, voleva che tutti vi
pigliassero parte, e, ritrovandoli sul suo cammino, obbligò molti
aderenti del re ad unirsi ai proprî entusiasmi; ma lord Lauderdale, cui
fu arrestata dalla plebe la carrozza, costretto da essa a gridare: Viva
Carolina! se ne trasse con molta disinvoltura e spirito, dicendo: Vi
auguro a tutti una moglie come la principessa Carolina.
Ma durarono poco i popolari saturnali.
La regina s’era ritirata ancora a Brandenburg-House. Volendo ella nel
maggio 1821 reclamare di nuovo i diritti di regina sposa, e pretendere
d’essere pur ella incoronata, l’_Attorney general_ respinse il
reclamo, che nel di lei interesse era stato presentato dal suo avvocato
Brougham, sul motivo che nessuna legge accordasse alla regina sposa il
diritto agli onori dell’incoronazione; e quando nel dì medesimo della
stessa si presentò a ciascuna delle porte dell’abbazia di Westminster,
dove veniva celebrata, le si chiese rispettosamente il biglietto
d’entrata e le fu ricusato l’ingresso. Ella allora, nell’allontanarsi,
attendevasi una dimostrazione popolare; ma non raccolse che urli e
fischi sul suo passaggio. Andate a fidarvi dell’aura popolare!
L’umiliazione di Westminster fu per Carolina il colpo mortale. Il 30
luglio successivo cadeva malata, uscendo dal teatro di Drury-Lane.
Si vociferò che fosse stata avvelenata in una limonata che vi aveva
bevuta, quando moriva il 7 agosto; ma la sua morte fu dichiarato
invece, officialmente, che fosse stata in causa di infiammazione
intestinale. La malevola insinuazione era la naturale conseguenza degli
odî che universalmente si conoscevano nutrirsi dal sovrano contro di
lei.
I suoi beni espresse ella medesima il desiderio che passassero alle
mani di William Austin, il trovatello, per il quale aveva subíto in
addietro i primi strali della calunnia, e che la sua salma venisse
trasportata in patria, essendosi preparato il seguente epitaffio:
“Qui giace Carolina Amelia Elisabetta di Brunswick, vilipesa regina
d’Inghilterra.„
Sulle sponde del Lario la sua memoria, ho già detto, è congiunta a
molte opere di generosità e beneficenza ed alla via che ella aprì da
Como fino alla sua villa d’Este che aveva eletta a sede de’ suoi poco
regali amori; e pel filosofo rimane oggetto di meditazione per la
strana contraddizione ch’ella presentò di grandezza e di bassezza, di
carità e di corruzione, di virtù e di colpe.