Il processo fu iniziato e consiglieri della regina furono i signori
Brougham, che fu poi illustre ministro, Denman, il dottor Lushington,
John Williams, Tindal e Wildas.
Facciamo grazia a’ lettori delle particolarità della procedura e di
quanto deposero i testimonî, molti de’ quali chiamati da Milano e
dalle sponde del Lario circa gli scandali su di esse compiuti dalla
regina Carolina: sono particolarità indecenti che offenderebbero il
senso morale loro; ma d’altra parte resta monumento imperituro della
ingratitudine di molti, tra i quali di un Teodoro Maiocchi e di una
Dumont cameriera, che furono beneficati da quella donna dissoluta ma ad
un tempo di generosissimo cuore. Parve si mettessero in sodo gli amori
suoi con Bergami, aiutati da una sorella di lui, che figurò col nome
di contessa Oldi, dal fratello creato prefetto di palazzo alla villa
d’Este e dalla madre che assunse il nome di madama de Livris.
Si parlò del teatro erettosi in questa villa del nostro lago, delle
rappresentazioni che vi si diedero, in cui la regina era sempre
l’amante di Bergami, e certi giuochi detti del turco Maometto di
eccessiva libertà e licenza.
Ciò che per altro fu notato e sorprese, fu il fatto di danari e
promesse dati e fatte ai testimonî da parte d’uomini indettati col
governo; onde al popolo inglese e ai difensori della regina rimase
presa a revocar in dubbio le accuse e proclamarne la innocenza.
“In quanto alla villa d’Este, disse il _Solicitor general_ nella sua
requisitoria, le deposizioni si accumulano. Là non provengono soltanto
dai domestici della regina. Dagli operai, dagli artigiani, impiegati
accidentalmente nella casa o nel giardino, si attestano tali intimità
che non lasciano il più piccolo dubbio sul commesso adulterio.„
Si seppe tuttavia che de’ molti testimonî chiamati da Cernobbio
a Londra a deporre in processo, la più parte, memore de’ ricevuti
beneficî, non le rese ingrata mercede.
In quanto alla generosità, alla carità e alla bontà della principessa,
messa dai dibattimenti in piena evidenza, il medesimo _Solicitor
general_ fu costretto dire: “Io sono lontano dal voler contestare
queste virtù alla regina. Quando rammento di che illustre casa è
rampollo, non dubito punto che le possieda in tutta l’estensione
mostrata dalla lettera della testimone (la Dumont). Ma gli è andare
troppo oltre il dire che la generosità più elevata, la carità più
estesa, la sensibilità più squisita, non possano cambiarsi nel cuore di
una donna con un attaccamento ignobile e colpevole.„
La difesa degli avvocati della regina, quella di Brougham
principalmente, parve splendida; i lordi Erskine, Gray, Rosselyn,
Harrowby, King e l’Arcivescovo di Thuam vi aggiunsero nelle discussioni
proprî e vigorosi argomenti in favore.
Si trattava finalmente di venire alla definitiva lettura del bill:
l’agitazione era immensa, impazientissimo il pubblico di vederne
il risultamento, perocchè tutto dipendesse da essa. Lo scrutinio fu
aperto: cent’otto membri avevano votato in favore, novantasette contro.
Non fu più permesso allora di pensare a mandare alla Camera dei Comuni
un atto votato con nove voci di maggioranza; e lord Liverpool si vide
forzato a mettere ai voti il rinvio del bill a sei mesi. Era questa
la formola consacrata per non parlarsene più e mettere a dormire per
sempre il processo.
Questa accorta mozione venne votata il nove settembre alla unanimità.