V.

Quale fosse la vita della principessa di Galles all’estero, e

principalmente su queste rive del lago, non ne è spenta la memoria

fra noi. V’hanno di molti ancora che rammentano averla veduta, che si

trovarono ai licenziosi balli cui ella assisteva alla Barona presso

Milano, che la riconobbero ai veglioni della Scala con travestimenti

impossibili o toalette sconvenienti; come moltissimi ne levano a cielo

ancora gli atti infiniti di una inesauribile generosità e carità.

Queste sponde del Lario echeggiano tuttavia degli inni riconoscenti

alle sue splendide beneficenze. Ella allargò e compì la via che da

Como metteva alla sua residenza e spese assai denaro in altre opere

vantaggiose a quel paese.

Se non che l’odio del marito e l’ira de’ nemici da lei lasciati in

Inghilterra non s’erano tenuti paghi di sua partenza: essi la seguivano

nelle sue peregrinazioni, nel suo volontario esilio. Neppur si volle

informarla della morte della figliuola, neppur di quella del suocero

Giorgio III, avvenuta il 29 gennajo 1820, da lei sapute entrambe

soltanto a caso.

S’inasprì ancor più la persecuzione contro di lei coll’avvenimento di

suo marito Giorgio IV al trono. Il suo nome fu tolto dalle preghiere

della liturgia britannica, e le fu messa, per così dire, a’ fianchi una

commissione segreta che ne spiasse la vita.

E questa nella sua permanente inchiesta, stabilita fra persone

influenti in Milano, raccoglieva fatti, circostanze, nomi e

testimonianze terribili contro di lei.

Carolina, reclamando contro le misure summentovate prese in Inghilterra

contro di lei, minacciava recarsi a Londra a reclamare i suoi privilegi

di regina; ve la aizzavano i _whigs_ che avrebbero voluto suscitar con

ciò gravi imbarazzi al nuovo regno; sconsigliavanla i _tories_ collo

spauracchio d’uno scandaloso processo. Nulla temendo Carolina, sullo

scorcio del maggio 1821, arrivò in Francia, deliberata d’incarnare il

proprio progetto.

Lord Hutchinson le venne incontro, e da parte di lord Liverpool,

ministro di Giorgio IV, le offriva aumentarle l’appannaggio fino a

50,000 lire sterline all’anno, purchè restasse fuor d’Inghilterra,

non assumesse titolo di regina, nè altro spettante alla famiglia reale

d’Inghilterra.

Ella rispose a questa proferta, imbarcandosi sul pachebotto inglese

_Principe Leopoldo_ per Londra.

Sbarcata sul suolo inglese, vi fu accolta colle dimostrazioni più

onorifiche dovute a regina e con entusiasmi che l’accompagnarono fino

alla capitale, dove passando innanzi alla residenza reale, la folla

emise all’indirizzo di Giorgio IV formidabili grugniti, modo col quale

quegli eccentrici isolani esprimono disapprovazione; ma questa marcia

trionfale veniva arrestata dal ministero in cui sedeva lord Liverpool,

il quale la sera del sei giugno presentava alla Camera dei Lord un

messaggio reale, mentre lord Castelreagh faceva altrettanto alla Camera

dei Comuni, quivi depositando un sacco verde contenente i documenti

d’accusa contro la regina, che nel messaggio e nelle parole de’

ministri veniva tuttavia chiamata la principessa di Galles. L’accusa

era di adulterio.

L’impressione prodotta fu grave, poichè si temesse non fosse per

riuscire a rinnovare i tempi d’Anna Bolena e Giovanna Grey; ma lord

Liverpool temperavala, dicendo che il fatto d’un adulterio commesso

all’estero con uno straniero non costituisse che un’ingiuria in linea

civile; e voleva con ciò rassicurare i nobili lord che non si sarebbe

trattato di pena di morte.

Carolina intanto aveva preso alloggio in Brandenburg-House.

Ecco il bill delle pene e delle penalità (_Bill of pains and

penalties_), che lord Liverpool lesse nel Parlamento:

“Atteso che nell’anno 1814 S. M. Carolina Maria Elisabetta, allora

principessa di Galles, ed ora regina sposa d’Inghilterra, residente

allora a Milano, prese al suo servizio il nominato Bartolomeo Bergami

o Pergami, straniero, di bassa condizione, essendo stato domestico;

atteso che dopo d’essere il detto Bergami entrato al servizio di

S. A. R. vi fu tra di loro un’intimità sconveniente e ributtante,

e che non solo S. A. R. lo innalzò ad un posto eminente nella sua

casa e lo ammise a rapporti confidenziali colla propria persona,

ma gli conferì anche gli attestati più straordinarii di favore e di

distinzione, ottenendo per lui ordini cavallereschi e titoli onorifici,

conferendogli un preteso ordine di cavalleria, che S. A. R. erasi

arbitrata di istituire, senza averne nè il diritto, nè la facoltà;

atteso che la detta A. R., dimenticando sempre più l’elevatezza del

suo rango ed i suoi doveri verso V. M., non avendo più alcun riguardo

al suo onore ed al suo carattere, si è condotta col detto Bergami in

altre occasioni, tanto in pubblico che in privato, con una famigliarità

indecente ed una singolare libertà nei diversi paesi visitati da S.

A. R., e che finalmente ha avuto rapporti licenziosi, umilianti ed

adulteri col detto Bergami, che durarono per lungo lasso di tempo,

durante il soggiorno di S. A. R. all’estero, con grande scandalo e

disonore della famiglia reale e di questo regno;

„Volendo, per tali motivi, manifestare la nostra intima convinzione

che con questa condotta scandalosa, disonorante e viziosa, S. M.

la regina ha violati i suoi doveri verso V. M. e si è resa indegna

dell’alto rango di regina sposa di questo regno; volendo attestare un

giusto rispetto alla dignità della corona ed all’onore della nazione;

noi umilissimi e fedelissimi sudditi di V. M., lordi spirituali e

temporali, e così pure i deputati della Camera dei Comuni, raccolti in

Parlamento, supplichiamo V. M. di ordinare quanto segue:

„Che sia ordinato dalla Eccellentissima Maestà del re, coll’avviso

e il consenso dei lordi spirituali e temporali e dei deputati della

Camera dei Comuni, riuniti nel Parlamento al presente convocato, e

per la loro autorità, che la detta Maestà Carolina Amalia Elisabetta,

quando sia passato questo atto, abbia ad essere spogliata del titolo di

regina e di tutti i diritti, privilegi, prerogative ed esenzioni che

le appartengono come regina sposa di questo regno; che sia dichiarata

incapace ad esercitare alcuno di questi diritti, a godere alcuna di

queste prerogative, e di più che il matrimonio fra S. M. il re e la

detta Carolina Amalia Elisabetta, sia coll’atto presente sciolto per

sempre, totalmente annullato e reso vano sotto tutti i rapporti ed in

tutte le conseguenze.„

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 35 / 177 题