IV.

Ma le nostre cavalcature scalpitano, le nostre guide attendono:

affrettiamoci. Quando discenderemo domani, occuperemo la giornata nel

visitare gli interessanti dintorni del piano.

La via che scegliamo è la migliore. Se non abbiamo aspettato ad andare

sul Generoso dalla parte di Vall’Intelvi, a causa del cammino dirupato,

mai più non ci vorremmo noi avventurare per l’erta e non meno difficile

via di Maroggio sul lago di Lugano e che passa per Rovio. Pigliamo

adunque questa stradicciuola che ci scorge a Salorino: sarà la più

facile, la più amena.

Breve è il tratto che riesce a quel montano paesello, e presto

lasciatolo addietro, s’entra in una valle e quindi in boschi di

castagni e faggi, poi si traversano praterie, si rasentano burroni, si

aprono prospettive mirabili ed incantevoli: dappertutto si svolgono

quadri d’una natura agreste, ma piena di poesia, onde legittima è

l’estasi degli artisti, che ad ogni istante vi rinvengono _trovate_ e

soggetti a studî ed a schizzi. A quando ridente, a quando severa, sia

che si presentino verdi tappeti smaltati di fiori, sia che si parino

avanti roccie ed abissi, la via riesce ognora interessante, ed è

appena se dal tumulto degli affetti che vi tenzonano nell’anima, tutta

occupata dalle più svariate sensazioni, ora liete or melanconiche, e se

dalle or sublimi ed or terrene imagini, che vi avvicendano il sorriso

e la volontà del piangere, l’inno e l’anacreontica, vi richiama il

tintinnío della campanella del vostro ronzino, o l’inciampar di esso in

qualche ciottolo importuno.

Non temere, gentile compagna della nostra peregrinazione; nessun

pericolo si presenta lungo tutta la via; affidati secura alla robusta

guida che fiancheggia la tua comoda cavalcatura, e tutta e interamente

godi del nuovo spettacolo che ti si offre davanti.

Ma il filo telegrafico che d’un tratto si vede, ti invita a seguirne

il corso e presto ti fa scorgere primi i fumajuoli, che mandando

dalle loro gole colonne di fumo, avvertono che la meta è vicina, che

l’abitato è imminente.

Ecco, l’albergo si affaccia finalmente; ecco.... lo vedi in tutta la

sua estensione. Tanta grandiosità ti fa maravigliato e corri subito

a pensare quanto ardimento sia stato quello di chi osò escogitarlo a

tanta altezza, poichè siamo a 1209 metri sul livello del mare[5], e

quanta fede abbia egli avuto nella sua impresa da avventurare tanta

fortuna.

Questo coraggioso fu il signor Carlo Pasta.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 17 / 177 题