Ma le nostre cavalcature scalpitano, le nostre guide attendono:
affrettiamoci. Quando discenderemo domani, occuperemo la giornata nel
visitare gli interessanti dintorni del piano.
La via che scegliamo è la migliore. Se non abbiamo aspettato ad andare
sul Generoso dalla parte di Vall’Intelvi, a causa del cammino dirupato,
mai più non ci vorremmo noi avventurare per l’erta e non meno difficile
via di Maroggio sul lago di Lugano e che passa per Rovio. Pigliamo
adunque questa stradicciuola che ci scorge a Salorino: sarà la più
facile, la più amena.
Breve è il tratto che riesce a quel montano paesello, e presto
lasciatolo addietro, s’entra in una valle e quindi in boschi di
castagni e faggi, poi si traversano praterie, si rasentano burroni, si
aprono prospettive mirabili ed incantevoli: dappertutto si svolgono
quadri d’una natura agreste, ma piena di poesia, onde legittima è
l’estasi degli artisti, che ad ogni istante vi rinvengono _trovate_ e
soggetti a studî ed a schizzi. A quando ridente, a quando severa, sia
che si presentino verdi tappeti smaltati di fiori, sia che si parino
avanti roccie ed abissi, la via riesce ognora interessante, ed è
appena se dal tumulto degli affetti che vi tenzonano nell’anima, tutta
occupata dalle più svariate sensazioni, ora liete or melanconiche, e se
dalle or sublimi ed or terrene imagini, che vi avvicendano il sorriso
e la volontà del piangere, l’inno e l’anacreontica, vi richiama il
tintinnío della campanella del vostro ronzino, o l’inciampar di esso in
qualche ciottolo importuno.
Non temere, gentile compagna della nostra peregrinazione; nessun
pericolo si presenta lungo tutta la via; affidati secura alla robusta
guida che fiancheggia la tua comoda cavalcatura, e tutta e interamente
godi del nuovo spettacolo che ti si offre davanti.
Ma il filo telegrafico che d’un tratto si vede, ti invita a seguirne
il corso e presto ti fa scorgere primi i fumajuoli, che mandando
dalle loro gole colonne di fumo, avvertono che la meta è vicina, che
l’abitato è imminente.
Ecco, l’albergo si affaccia finalmente; ecco.... lo vedi in tutta la
sua estensione. Tanta grandiosità ti fa maravigliato e corri subito
a pensare quanto ardimento sia stato quello di chi osò escogitarlo a
tanta altezza, poichè siamo a 1209 metri sul livello del mare[5], e
quanta fede abbia egli avuto nella sua impresa da avventurare tanta
fortuna.
Questo coraggioso fu il signor Carlo Pasta.