Vorrei descrivere l’albergo magnifico a cui siamo arrivati; ma prima
ne reclama l’attenzione nostra la persona del suo proprietario. Egli
è venuto incontro a riceverci del miglior garbo possibile; è di lui
dunque che prima dobbiamo intrattenerci.
Il signor Carlo Pasta non è soltanto albergatore: egli è il dottor
Pasta. Non è quindi a cercarsi se in lui l’idea di rizzare questo
magnifico stabilimento sia stata pullulata dall’interesse unicamente:
egli, se da esso fosse stato mosso soltanto, non l’avrebbe osato;
vorrei dire di più, sarebbe stato temerario. Medico dotto, egli
vagheggiò la sua impresa anche a beneficio di chi vorrebbe poi
ricercare il ristauramento della salute alla salubrità dell’aere. Sì,
quassù sul Generoso non si viene per cure termali; il buon dottore
lascia che le acque di queste balze scendano pei due versanti e si
gittino per una parte nel Lario, per l’altra nel Ceresio; la cura
ch’egli vi offre è quella dell’aria, ed è la meno incomoda, la meno
dispendiosa, la più certa. Qui si allargano i polmoni che la bevono,
si rinnova l’appetito, si rintegrano le forze, si alleggerisce dalle
cure lo spirito, e si discende poi con tanto tesoro di salute e di buon
umore da sfidare e le umide brume della bassa e il cumulo, non meno
infesto, delle cure cittadine.
Lettore, se a te sono aperte le discipline delle scienze naturali,
il tuo cammino può fornirti inoltre larga materia ad osservazioni e
studî. Le condizioni geologiche delle roccie e l’abbondanza dei fossili
possono esercitare assai spesso il tuo martello, se geologo; come la
ricchissima flora ad ogni momento può arricchire la tua raccolta, se
botanico.
La natura delle roccie è la calcarea grigia basica dell’êra giurassica;
più in su per altro si incontrano banchi estesi stratificati di calcare
rosso ammonitico, e più in su ancora altri banchi di un calcare bianco,
più comunemente detto majolica, atto a mutarsi in calce eccellente.
Sulle vette del Generoso, nella roccia di calcare fosco si scoprirono
conchiglie, _spirifere, terebratule_ e _pentacriniti_, e nel calcare
rosso molte specie di ammoniti.
Se poi si voglia erborizzare, verrà in copia sotto mano l’aconito,
l’arnica, la genziana, la belladonna, l’assenzio, i rododendri, le
rose, gli anemoni, le primule soavi, i ranuncoli, le achillee, le
sassifraghe, le cinerarie, i candidi asfodeli, il nero veratro, le
dafni alpine, le rute, le peonie, le silene, le betulle, le orchidee,
i crisantemi corimbosi, e cento altre specie di piante, che io non
saprei enumerare, ma delle quali il dotto Lavizzari ha tenuto esatto
conto colla nomenclatura di Linneo e d’altri botanici[6]. Tutti però,
anche al nostro occhio profano, col loro abito roseo o cilestro, giallo
oppur bianco, violaceo o nero, fra tappeti di verzura e con tutte le
gradazioni dell’iride, cospirano a smaltarci il cammino, a rallegrarci
la vista, a profumarci l’aere, a compiere l’incanto di sì diverse
scene. Fra’ cespugli s’ode il zirlare del tordo, su per gli alberi
il gorgheggiare dell’usignuolo e il trillar della capinera; mentre
dai greppi inaccessibili modulano i loro canti il passero solitario
e il codirosso, e lontano lontano s’ode l’intermittente suono delle
campanelle delle mandre pascolanti sulla montagna.
A tutto ciò aggiungi l’azzurra vôlta de’ cieli, limpida e pura come
tra’ monti, il bacio dell’aure che ti refrigerano e fanno stormir
le frondi, le liste argentee dei laghi che ti vengono poco a poco
apparendo, mano mano che salendo domini l’orizzonte, e ti scompajono
quindi dietro un colle, per ricomparirti dipoi più estesi.
Io vi consiglio adunque la cura dell’aria del Generoso per una ventina
di giorni almeno. Dai primi di maggio a tutto settembre lo stabilimento
del dottor Pasta è a vostra disposizione; con riserva, io credo, che
lo sia tutto l’anno, quando la ragione e la moda pe’ viaggiatori vi
trarranno non interrotto concorso, e una via di ferro, come ho udito
dirsi che intendasi di fare, ne agevolerà la salita.
Questo brav’uomo del dottor Pasta diventa ben presto l’amico e il
consigliero de’ suoi ospiti. Di gentili e aperte maniere, colto non
solo ma dotto, voi vivete tranquilli anche sul più leggiero incomodo
di salute. Tutto ciò costituisce il segreto che attira tanto concorso
a quest’albergo, sì che non valse a rattenere in Mendrisio più d’un
Inglese, cui fu dall’alto telegrafato essere tutte occupate le camere
dell’albergo e i più che cento suoi letti.
Stretta la mano al simpatico albergatore, sul piazzale stesso che sta
davanti all’albergo, malgrado che la salita vi abbia per avventura
un po’ affaticati, pure non potete a meno di rivolgervi a scorrere
d’un’occhiata tutt’all’intorno il superbo e pittoresco orizzonte che vi
si schiera davanti.
Ma esso vi basti per ora: di quell’orizzonte, ed anche di meglio,
ci occuperemo nella gita che faremo sulla vetta di questo monte; ora
piuttosto uno sguardo all’edificio.
La sua ortografia non presenta a primo aspetto eleganza di linee
architettoniche; ma in compenso il suo disegno è pieno di armonia e
severo. Sorge a tre piani da un terrazzo, entro il quale sono praticati
sotterranei, dove è la cucina, la panatteria ed altri locali di
servizio. Dalla parte opposta al piazzale d’ingresso ve ne ha un altro
con giardino, e da dove l’occhio si spazia lungo il piano lombardo,
giù per la china della valle del Po. Quivi è collocato un telescopio
inglese, intorno al quale sono sempre i numerosi ospiti in traccia del
più diletto punto di vista. Le città, le grosse borgate, le migliaja
di villaggi, i santuari co’ loro acuminati campanili, le ferrovie, le
lunghe linee delle più vaste strade e quelle de’ fiumi, e i bacini de’
laghi coi fumiganti piroscafi che li solcano, sono disseminati nel più
stupendo panorama.
Entrati nell’albergo, tutto ammirar dobbiamo distribuito colla migliore
intelligenza. V’è una vasta sala da pranzo, dove tutti i numerosi
ospiti convengono all’ora indetta per la _table d’hôte_; una per la
lettura, e vi stanno libri e giornali d’ogni nazione; un’altra assai
ben intesa pel bigliardo; e tutte adorne di bei quadri e di specchi e
addobbate con semplicità ed eleganza.
I tre piani superiori hanno ognuno una propria sala comune di
ricevimento e numerose camere con eleganti suppellettili ed assai
soffici letti.
Ho già detto più sopra che i _comforts_ di questo stabilimento
sono completati da un servizio telegrafico: la posta poi vi giunge
quotidiana colle lettere e coi giornali.
Se si chiede poi quale il trattamento, la risposta si riassume in una
parola: squisito. La cucina vi è ottima e scelta; latte, burro e miele
freschissimi sempre e saporitissimi, quali possono fornire l’erbe
aromatiche e i fiori della montagna onde si nutrono mandre ed alveari;
e dopo tutto, la vostra borsa non si spaventi: i prezzi vi sono
moderatissimi.
L’albergo, insomma, è accessibile a tutti, ed è già molto che in
mezzo a tanta letizia non si cacci il roditore pensiero che poi vi si
abbia a far iscontare in danaro gli splendidi orizzonti, le poetiche
passeggiate e il sottile e salutare aere bevuto.