La cagione che indusse il nostro poeta a poetare in questa sí degna

opera fu la prodezza, il valore, la generositá d'un scolaro mantoano

della famiglia Donesmonda, chiamato Francesco, come il gran cavalier

Francesco Gonzaga, ultimo marchese di Mantova, ordinò fosse nominato

del nome suo, tenendolo proprio desso al fonte del battesimo. Essendo

egli pur in studio di Bologna, era un stupore della sua valorositá,

gagliardezza, liberalitá, bellezza, leggiadria, animositá, con un

ingegno prontissimo ad ogni quantunque difficultosa impresa. Pertanto,

tirandosi come fina calamita tutti e' buon compagni dietro, diede con

molti fatti materia e soggetto al nostro Merlino di fingere questo

volume, si come una scorza sotto la quale sta occulta la veritá di

molte e molte cose. E cosí per la sua baldanza chiamollo Baldo, e li

compagni secondo il vario costume loro nominolli chi Cingaro, chi

Falchetto e il resto.

II

LE VARIANTI DELLA CIPADENSE

I

FRANCESCO FOLENGO ALLI LETTORI

Molte furono le cagioni per le quali era persuaso da sani consigli

allo autore di questo libro che per ogni rispetto egli dovesse por

mano a zappe di megliore temperatura di quelle con le quali prima cosí

strabocchevolmente la sua giovinezza, rare volte su buono giudicio

fondata, si mise a coltivare questa sua di ciancie imboschita

campagna, e che con ogni studio e diligenzia curasse che essa tutta

ringiovenita piacesse. Ma egli, che molte volte con esso meco

lamentato si era troppo leggermente aversi lasciato trasportare a far

quelle cose donde biasmo perpetuo a riportarne s'abbia, pensò molto

difficile cosa a lui essere il dovere consentire a quegli tali che a

ciò fare lo speronavano, travegnendovi eziandio le non puoche

riprensioni cosí de litterati giudici come de religiosi spiriti.

Nondimeno, vedendo egli poi, per colpa de alcuni leggeri di armatura,

essere nata e cresciuta non so che sciocca ed al tutto falsa openione,

non meno da chi sanno recevuta che da coloro non sanno: che cotesto

volume di favole non sia dentro tale quale di fuori si mostra essere,

ma che dallo istesso autore siano sotto ruvide scorze ingeniosissime

allegorie istate nascose, cominciò cosí a puoco a puoco rallentare

quella indurata sua voglia di non mai piú riducersi a simile iattura

di tempo. Non che per lo vero egli negasse questo tale poema essere al

tutto fuora di qualche allegorico senso; ma dove travegna infamia e

disonore di signalate persone, tanto in dottrina quanto in onestá di

vita, non volse per alcun modo fusse creduto in lui giamai essere

istato intendimento tale, cioè di bruttar carte in scherno e gravezza

loro; e chi fino a qui avuto avesse cosí torta openione, overo ad

altri fussesi sforzato persuaderla, volesse con veritá cosí da se

medesimo come dagli altri male impressi rimoverla. Laonde, posponendo

egli un'altra piú lodata opera da lui giá incominciata, si diede, in

sodisfazione altrui e suo cordoglio, intorno a questo da sé odiato

volume, non con meno fastidio e ritrositá di animo di quello traviene

al viandante, il quale, avendo per sorte piú d'un miglio errata la

via, è costretto (se non vuole andarsi lá ove lo primo intendimento

non fu di arrivare) che per le medesime da sé fatte vestigie a dietro

se ne ritorni. E quando pure gli fusse stato palese che gli uomini di

oggi piú volentieri leggessero le cose gravi o di latino o di volgare

idioma, che le menzogne o di macaronesco o di pasquiniano stile, forse

per lo interesse del prezioso tempo sariasi sforzato con simili

stromenti medicare quelle piaghe le quali la sua spada giamai non avea

fatte. Ma sendogli piú della luce chiaro che le non puoche fatiche

degli dottissimi moderni ingegni non sono se non da puoche persone

oggidí riconosciute e lette, non gli parse al tutto sconvenire se con

questo istesso chiodo cacciasse l'altro. Perché se la greca o pur

latina o tosca lingua in ciò fallato avessero, saria molto ben ragione

che essa medesima ne riportasse penitenzia e vergogna di dover

ritrattare i detti sconciamente interpretati; ma questa, tal qual è,

macaronesca lingua, sí per aver essa dato occasione di mal giudicare,

sí per meritare di essere letta in restituzione de la non involata

altrui fama, sí eziandio per disporre gli stampatori a dovere

accettare la nova impresa, i quali a lo ristampare della prima non

acchinavano, sará quella che ricompensi il danno ricevuto, uscendo

voluntieri alla campagna, non per essere (come è) piú limata, piú

gioconda e men rincrescevole della prima, anzi per la sola giá

antedetta cagione, cioè di far mentire coloro che dicono lo autore

aver detratto agli altrui onori. Or dunque nel giorno che è lo

ventesimo del mese di ottobre ne l'anno MDXXX, avendosi esso a partire

di Vinegia in Ancona per darsi a studi megliori e di piú profitto di

questi, lasciò questa opera nelle mani mie, la quale avessi a dare in

luce in quel tempo che piú commodo mi paresse. E piú commodo mi

apparve quello che fusse in nullo o puoco danno di coloro, i quali giá

molti anni stamparono la prima per consiglio e spesa del magnifico

maestro Aquario Lodola.

II

ZANITONELLA

Nella Cipadense la Zanitonella è postergata al Baldo. Noi però per

comodità de' raffronti diamo prima le varianti della Zanitonella, la

quale presenta parecchie diversità con l'edizione di Vigaso Cocaio

anche ne' titoli delle composizioni. Cosí la prima s'intitola _De

Amore_ anziché _Tonellus_.

1 citadina Tonellum

2 quod modo Zanninae bruser

3-4

Et quod usatus ego stallas purgare ledamo,

ducar amorosas dicere velle brigas

5 ac si non etiam pania veschientur amoris

6-7 _mancano_

11 sciunt grassos

12 sciunt cultis tradere semen agris

13 terram mangiat, mihi credite, panem

14 mortali

19 ergo licet mea

20 et faciat drussas vanga sgurenta manus

21-22 mancano

23 tamen (oyde) malum

24 quo sforzata fuit cedere zappa pivae

28 corpore bella

29 caprum, revocatque

30 picaque compagnum quaerit alegra suum

31 stalladizza

33 frifolat rosignolae

34 ac sua sub trabibus rondina sora canit

35 ante meos oculos tunc te

39 verettam

42 schiavus

43 fradellum

45 si molesina tuo

49 fallor, habes, quoniam mater

57 imo fracassasti

59 disarmatimi me tunc bastarde

63 pocum guadagnat miles

64 poveram qui trahit extra casam

65 sed precor

66 te iuvat, ah doiae sit medicina meae

67 habes unum pro me tantummodo stralem?

68 per pharetram quaeris un alter erit

69 hunc etiam mediis Zannina budellis

70-71 _mancano_

75 semper drittis

76 sic cosa per versum vadit ogn'hora suum

_Il titolo della quarta composizione è «De bellezzis Zanninae»_

77 stella Diana mihi se monstrat nonne politam

79 sol domatina mihi caviatam nonne palesat

80 trezzas bella Zanina

81 stirps marchesca suum sparpagnat nonne tesorum

82 dentes bella Zanina

83 pergol chiachiaronus

84 nymphae bella bochina

85 schitarinos

86 cantat nymphae bella bochina meae

87 nonne videtur

88 nymphae gamba iutenta meae

89 venter, pes

92 sunt id quod ni sit nil valet esse boni

97 tot forchae... ficatae

100 qualis longo zappa labore

104 deh giandussa

106 ad tornum factos quos Michelangel habet

_Il titolo della sesta composizione è «De se ipso»_

111 abandonat mundum vaditque

113 zappator lassat zappam, bovarus

114 vangaque villani tornat alegra casam

116 porcillum, vacca petit stabulum

118 asinos medda Gianola

119 quisque suum cercat Phoebo scampante

120 ast ego sub tota

ECCLOGA LYRICA--TONELLUS, GARILLUS, ecc.

127 frondibus dum... sboientat

129 ut multae

130 quae mihi rumpunt cicigando testam

131-2

excitant voias hominum bibendi

omnibus horis

135 brusatas habeo ganassas

136 spudo biaccam

137 cocaium

138 en bibo

140 barilli

141 maduitque milza

142 pro caldo nimio corada

144 igne recoctus

145 sentio sub me validum fiatum

147 meae laudes canimus

149 dum cano, plenis sofia ganassis

151-52

at prius nasum sine me mocare,

iamque comenza

154-56

sum refredatus, faciam sutilum,

quod tuam vecchiam somiabo vaccam

nomine Moram

_I versi 149-160 son tutti posti in bocca a Garillo, senza spezzature

di dialogo_

161 nigottam

162-68

et tuas capras retines chiloyum,

et facit boscos resonare charam

piva Zaninam?

171 botazzos

175 todescorum

177 Mantuae princeps Federicus ille

178 nobis dedit

180 capras

181 semper illius volo

182 tres cui dono pegoras quotannis

183 caseos octo... ricottas

185-88

sit meus semper duca vel signorus

Mantuae princeps Federicus iste,

quem meus lulu frifolans canellus

cantet ogn'horam

189 nigras habet hic

190 illarum male me recordor

191-92

esse cornacchias tamen et mulacchias

Zambo putavit

_Anche questi due versi son detti da Tonello, senza spezzatura di

dialogo_

193-94

coelicos istae pratigant paësos,

hasque reginas vocitant oselli

195 quae fretum, terram, baratrum

197 mihi certe... noiosa est

201 en ego scazzor

202 et viam tristes fugio

203-4

de mala voia, fugiensque lasso

dulce terenum

210 et super tezas, super et pioppas

211 nonne dixerunt

212 totque malannos?

213 sed Toni dicas mihi

214-16

et quis est princeps Federicus iste,

et quid et quare tot in angonais

Mantua godit

217 cunctis

221 primaros generat

222-25 _mancano_

226 excitat pronos iuvenes ad arma

227 frumento

230 hic strepunt pivae, cifoli, canelli

231-32

hic ve zamporgnae, pifari, rubebae,

cagaque cymbai

233 non ibi proles gibilina

236 carmina dicunt

238 non ibi taroch, crica

242 ut natat currus pelagi per undas

243 hoc idem parent iuvenes sedendo

245 ludunt

247 per ferri

250 sole sub caldo scanulis balanzant

251-64

hic batit, signat caciam sed alter,

ille rebattit.

Giostrulae, scrimmae, caciae, palestrae,

sunt iuventutis bona mantuanae,

Brixiae nec non, sibi quam sorellam,

Mantua fecit.

Ah Toni, qualem tua verba doiam

dant mihi, Bressam quoniam recordas,

quae tot infelix patitur malannos

semper in armis.

Angelus quis nani, Deus, aut diavol

huic semel quemquam dederit ripossum?

Non, Toni, plus est ut erat davantum

Brixia foelix.

266 Franciae miles, magis

267-68

quando se incappat fugiens in illos

tempore guerrae

269-72 _mancano_

274 militum Bressae populus tapinae

275 centum sedet illa semper

277 hanc enim coeli monitu ruinam

278 vidimus quando Mirabella

279 iuncta quae rocchae lateri sedebat

280 fracta volavit

281 ipsa

285 rapuit tonantis

288 mille miaros

292 cum Brisighellis

293 eas... bataias

294-96

ergo si godit stupeo pochinum.

Haec tamen nostrae fuit una Bressae

Mantua portus

297 nox sed en giorni rapuit lusorem

300 utere liber

301 vade, sed noctem remane per istam

302 staque nobiscum bone

303 habeo, nucesque

TONELLUS DE SE IPSO

305 solus chiamando

306 vacca smarita

307 quae ruit huc illuc, nescitque trovare quietem

309 caudam, longas distendit

310 audiat ut puerum

311-12 _mancano_

313-14

sed plangens aliquam finaliter introit umbram,

ac ibi non dormit, non bibit, estque nihil.

316 cuius mostazzum nulla cavezza ligat

317-26

praecipitat, nitrit, sofiat per utrumque canalem,

et loca fert gambas per dubiosa suas.

Dicere nil prodest--Sta sta,--monstrando crevellum,

hunc firmare tamen sola cavalla potest.

Scorrozzata quidem stetit uno mense Zanina

et causam sdegni non ait illa mihi

327 plorantem

329 ingrata morosum

331 terrenum glaciali

332 quando nil campos vanga forare potest

333 tuum reputo giandussa magonem

334 nec

335 levo media

337 tu tamen incagas canzonibus et matinadis

339 supportat Veneris fraschetta

340 ut braga sit capiti saepe beretta meo?

342 non est affanno... meo

343 nec amo, sed more botiri

344 scolor et ad guisam sulphuris

346 hinc saevit... furit

347-360 _manca l'intero componimento_

365 smagonare

369 meam oyme propriam

370 sguardis oculisque bellis

372 nempe robasti

374 et matinadas facio galantas

375 nec tibi duram manigolda testam

378 nil tamen curas sonamenta

379 superaret omnes

380 citadinorum

381-88

Orpheus primus sonatorus orbis

si lyram gratans pegoras, osellos,

haspides, dragos, lapides tirabat

ad melodiam

389 facio daverum

391 digitis comenzo

393 tabulae

394-96

spadolae, secchiae, gramolae, badili,

rocha cum fuso, gratarola, zappae,

mille pignattae

398 agni... capretti

405 quum super

406 intornum lachrymans camino

413-440 _mancano_

441 solazzum grande

443 modo factus alegrus

444 me quia Gelminam

445 es zelosa tui nunquid, mea gioia

446 martellum nimii

448 si ducar chiachiaris credere dragma

456 me me spazzatamenter amazza tuum

457-58 _mancano_

459 tuus, unde tuis de rebus

460 cervelli ducitur orma

461-64

aut simul ingrata es, simul aut cum pane tracannas

quae tibi Tonelli longa leanza facit

465 specchiettum Galla

469 et stroppi fecit nudusque Pirazzus

470 namque mihi durum pectus azalis habes

471-72

pectus azalis habes mihi tantum, pectus ofellae

Bertolo tenerae perfida semper habes

473 tune mihi praefers Bertolum?

474 posset

476 sum tibi, si meritis rex fieri merito

477-78 _mancano_

479 ergo velis

_Il titolo della saffica, che segue, è solo_ «ALPHABETUS»

481 quo dulcis properas

483 mecum precor et hunc bellum

485 moros

486 bistones, turcos

487-88

bestias omnes, animas diabli

Belzebubelli

489 mangiant

490 cruda scarparum

494 unius

495 mihi iamque lazzum

496 paravit

497 ecce nam

498 est sibi

502 levabit

503 cagnam

505 gratias reddo quod ego catavi

506 gaudium cum quo fugient

507-8

grata seu contra quod ero ladrones

guardia campis

510 meae mortis

511 expecto magis

514 fogat

517 stracca namque

518 non unquam

519 faceretque

523 fuero, pianges

524 moesta Tonellum

526 non rosas, brognas, pyra, fragra, moras

527 palumbes

530 per te

531 obrui

533 ad bassum

534 possit et tellus fieri baratrum

535-36

prestiter mundus bruset, astra, nubes,

pontus et aër

537 qualiter cunctae

538-40

qualiter femnae moriantur omnes,

quaeque poltrona est, similanda cagna

quaeque Zaninae

541 istis

543 est orbis

545 semen hoc

547-52

sordidum, pravum, fatuum, superbum

semper habetur.

Tota per Laenam iacuit bagassam

Troia, quam iudex malus agraffavit,

tuque per femnam, miser o Tonelle,

torque colengum

554 collo laqueum

557-74 _manca l'intero componimento_

575 tam celeri

576 sta, faciam de

579 ego lassabo

580 dicas

584 multum es boriosus

585 hosti, qui

586 cerco daboque socorsum

587 ad primam mihi nasum rumpere provam

588 _manca_

591 causas... ipse

593 me mater Gnesa

594 malum staggione fuisset in illa

595 tepido

597 saguratus ego

599 medicina

601 charis... tenemur

604 sola meum mors, oyme miser, leviaret

606 nescit fortunae

608 _manca_

610 hanc tecum portas, sed

611 suspendere forchis

612 cavezza

614 nil dubium

615 salutiferum

618 sex centum borsas, pegoras

621 te mea spes

624 meum posset smorzare

625 ochiadis

627 soiat, truffatque tapinum

629 superba venit

630 elatam portat cristam

631 solet cum

632 Salvigne meus crudelis

633 potens non

635 cancar paret tibi cosa novella

636 haec parlatio

638 ayme suum me

639 fronte striatus

640-42 _mancano_

643 poverelle rogo noli

649 bagassae

650 senni

651 estque pudicitiae contrarius

652 sanabilis

654 matti lassaque

655 urtabis

657

vel cur mostazzum portat bindamine stuffum?

est, quia vergognae clausit bastardulus occhios

662 Tonelle meus, zuras

666

mungis, si non, fastidia nolunt,

quae tibi cervellum rapuerunt propter amorem

667-69 _mancano_

674 palis, obruta spinis

675 clamat de longe zappas ottanta mearos

676 ad sguazzum campi vadunt, lacus

677 nam velut usus erat nunquam

680 hic est acquistus

681 amor facit, o Tonelle

683 tuae das improbe

685 accipiat formam

689 calces

690 scribis et in giazzam scaldantis solis ad ignem

696 quam cesset may may

700 gentaia, vel absque governo

702 tolle foras istam de sensu matte paciam

703 stesso savia cum mente ritorna

705 tu capraeque tuae andabitis ad sparaverum

(_questo verso è anteposto al 704_)

706 mentiris quod amor sit

707 similisve quadrello

708 guidat... trahit

709 dic codesella

711 sola dei

714 fomnam

717 quia quosque

719 et inde

722 parlasti sagurate

723 nomen tulit, inde cerebrum

726 nunquid Zaninae

728 manigolde vilane

730 cridare Tonelle

734 nam si... forchae

735 non illam

738 soghettum

747 fingeque aliam doniare

748 fingere quisquis

751 non de Bolognae celsis venit ista cadreghis

752 non savio nostri processit

753 non donant zappae nec aratra, badili,

754 ferre

755 de pecudum stabulis ad summae culmina mitrae

756 formam quoque noscis

759-61 _mancano_

762 ergo vade casam, cordamque

763 undique nam nox est, grillique

764-1133 _mancano amendue le egloghe finali._

1134-57

CONCLUSIO TONELLI

Magna bachioccheries orbum seguitare cinedum,

cuius vergognam nulla mudanda tegit.

Quid maruffus ego sequor hanc sine laude ribaldam?

Non sua pregheras audit orecchia meas.

Me video a cunctis compagnis esse relictum,

nec sine scaldata vado tapinus aqua.

Haec barbera mihi barbam tulit absque rasoro,

quae scit castrones atrapolare viros.

Proh vergognazas quantas huc usque reporto,

haec mihi perpetuo tempore scornus erit.

Vos ergo quoscumque tenet busa gabia mundi,

ante oculos specchium semper habete meum.

III

BALDUS

I 25 libri della Cipadense non sono numerati progressivamente, ma sí

divisi a cinque per cinque; ed ogni serie è intitolata ad una delle

muse maccheroniche: _Gosa_ (I-V), _Comina_ (VI-X), _Mafelina_ (XI-XV),

_Togna_ (XVI-XX), _Striax_ (XXI-XXV). Ciascuna musa ha le sue speciali

qualifiche, ripetute in principio d'ogni libro della serie: «_Gosae

gregnapolae valtropiensis macaronicorum liber...; Simiae Cominae

beriuzzae macaronicorum liber...; Lippae Mafelinae lodolae...; Gneae

Tognae caritong hae...; Grugnae Stryacis carcossae_», ecc. Il Folengo

fu bene ispirato nel sopprimere questa divisione formale, più

imbarazzante che altro, ristabilendo la numerazione progressiva.

LIBRO PRIMO

1 mihi quaedam fantastica

2 grossis

4 tremit... se

11 nam si tantarum penso variamina rerum

12 nil facit

13 tantum veridicae

15 properent

16 polentarum mihi quinque

17 hae sunt quippe deae pingues, nymphaeque galantae

18 albergus

20 Portugalli

24 non hic caucaseae rupes, non saxa

25 non qui sulphureos spudat

27 vides circum

32 fluitant

36 exercent panias

37 salcitiis, longisque cusita

43 stant ibi de fresco ripae, stagnoque botiro

44 de quibus

46 musae super altum montis acumen

47 gratulis retridantque foratis

48 aliae digitis

49 rigolantes forte

50 de summo rupis ad imam

51 instar buttae ventramine grosso

52 aperire

53 quum quis vult

55 implent pampardis, veteres dixere lasagnas

56 ast aliae... lavezus

58 saepe foco nimio

_Fra 58-59 gli esametri:_

una provat sorbens utrum pannada saletur,

una focum stizzat, stimulatque ac mantice boffat

59 tendit compire facendam

60 quapropter videas centum fumare caminos

61 caldaria ficca

62 hic macaronaeas igitur pescavimus artes

63 panzificum statuit

_Fra 63-64 gli esametri:_

hinc hinc mysterum est nostrum chiamemus aiuttum,

hinc mea pinguiferis calchetur panza foiadis.

At bressana prius mandet Valtropia Gosam,

Gosam, quae dudum fuit abbadessa stryarum,

cui macaronaeae datur omnis gloria primae.

64 teritoria

67 quae saxo vivo tribus est obcinta murais

68 stimans batimenta sonantum

69 quam stimant asini muscas, bufalique tavanos

70 _manca_

71 haec sedet in celso... zuffo

72 ad quem vix possunt barbutae

73 hanc famosus homo tenuit quondam ille

74 paladinus Carli, castiga

75 lanza baronum

76 pane civabat

77 _manca_

78 longi

95 poterat quidquam reperire quietis

96 ignorans

97 monstrabat

99 largumque bagordum

100-2

rex iubet aptari campagnam desuper amplam.

Fama per intornum volitat, gentemque remotam

admonet, hic illic trombam pieno ore sonando

103 chiamat scocesos, hirlandos

105 et ipsos

107 tuschi, gentesque

109 invitat a longe

110 _manca_

111 pulcherrima

113 francigenae drizzatur, habens per saecula vantum

_Fra 114-115:_ qui Babilon cinxit grossis altisque murais

115 clarus... clarior

118 bramat

119 positis lanzonibus

120 itur... diversa per arva

121 squadratim turba [_la Vigaso Cocaio parrebbe aver «folta», ma è

certo un errore di stampa_]

122-23 quae portat varias, velut est usanza, livraeas

125 chioccant propter fabricare stecatum

128 milleque banderas

133 pulsant campanas

134 nocte dieque urbis portae lassantur apertae

135 continuo... transit

152 ecce ad

167 calzorum

169 breves agilesque volutat orecchias

170 fronteque sub media

171 dente terit spumantem briam, frenumque biassat

172 narisasque tenet

173-5

pectora mostazzus tangit, scurtatur in unum

groppettum, spatioque poco simul omne radunat

corpus, uti vellet gucchiae passare foramen

176-7

pedibus, cum pectore largo,

atque inter gambas codam tenet, atque racoltus

spaventat, terretque oculis sub fronte brasatis

179 spallezatque gradu

180 fornimenta novae radiant tota aurea sellae

181 sunt aurum staffae, sunt aurum froena, moraiae

182 passetti, fibiae per pectora, perque groperas

183 ceu rasa brusatur

184 oculos, mentem quoque ficcat

185-86

laudat amorosam faciem, laudatque fatezzam

personae, tantique viri cupit esse maritam

187 iamque propinquatur Guido

188 ante menat, raso vestitos atque veluto

189 dumque... signoras

190 heu Baldovinam miser

191-92

atque repercussis oculis ab utroque, velut mus

en cadit in trapolam

193 _manca_

195 o qualem portat sub

197 pistat

198 voceque suppressa lamentat talia:--Deh quo

203 te quoque per nasum, bufalazzi more, tirabit

204 victor nunc

205-6 vincere tot Martes puero qui vincor ab orbo

207 hanc sortem

209 _manca_

211 vel minimi scintillam

212 brasavit

214 est signorae

215 debuerat voltare oculos aliunde

216-8

nonne ribaldones oculi, qui ad strada tapinum

sassinare hominem, spoiareque sensibus audent?

219 strales

220 agguzzavit amor

221 at... nil sua tela forabant

223 bombardas rocca Cremonae

224 letale

225 saettando

226 et mentis tota est substantia rapta diablo

227 amor, non est malacoda Cupido?

230 quamvis stet rapidae schiopetti

234 vaneggiat

_Fra 236-7:_ in frettam cingiantur equi, sursumque barones

237 armati

238 guereros

240 nitriunt, sborrantque culamine pettos

241 pro tamburrorum rumoribus et trombarum

243 ecce ruunt

244 vacuantur

246 et cridor altisonans... firmat

247 spectacula giostrae

248 ordine quae coram populis procedit alegro

249 hanc inter claros stat rex guardare barones

250 de finis petris tessuta

251 ac petenata doram sua fert

252-3 iacet, nimioque brovatur in igne

254 confusa

267 reputabitur esse

285 parlabat

286 varias memorando facendas

287 prius rationis usat monstrantia

289 centum dapossa

293 deh, mi frater, ait

295 fama valoris

298 cotantas

299 _manca_

301 vilis feminuzza

302 tuo vergogna fietur honori

305 occhios

306 graecorum quae sic mansit sfondrata lovagnis

307 medium

311 vischum... ille Parisus

312 ille Paris dico

313 augellus

314 bellamque facendam

319 tanta est

325 haec tenet in summo vecchiettum

332 turba

333 slanzavit

334 unde cupidineas ingoians ore fasellas

335-6 _mancano_

338 ut stetit un pochum giostrae guardare bagordum

339 laxat item redinas

340-1 evolat et cursu facit omne tremare terenum

344 chioccat

345 quartus non aliis savior

349 se se

350 bastinam

351 sol stupuit quoniam decimi

353 signora

355 habet

356 tunc ait: Est prima haec francesae

358 Orlandumque armis aequat, magnoque sapero

359 nil dubium... paladinus habebit

360 Baldovina suis damis conversa favellat

361-2

est, qui tam gaiarditer omnes

praecipitat sellis et habet solettus honorem

364 ut subitus corseri froena manegget

369 finis habetur

371 victor se se tollit sembiante

372 victor, tenero sed

373 fertque... cadenas

374 it rex incontra... brigata

404 vedellorum... parecchiat

405-7

qui porcellettos inspedat, quive cavecchio

ingiovat lardum, quo plus caro grassa fiatur

410 cui tantum cura

411 praeceptum gallantiter

412 manegiare tracagnum

413 _manca_

414-5

est qui figatos magno stridore padellis

sepe ministraio voltat sotosopra forato

416 pungenti

417 mordentique simul pevero, dulcique canella

419 foiadas desuper addit

420 unus et a

421 quos alius tentat digito si rite coquantur

422-3 quinque molae saxi non cessant ire datornum

424 manduleusque sapor, petitosaque

425 extrat furno

429 pisto

431 in longis

432 possint surgere morti

433 busas

_Seguono gli esametri:_

coena vivandarum cunctarum, coenaque digna

quam Petrus Dabani doctor nigromantus ab oris

Gallorum faciet Paduae portare diablis

434 mensas crudis

435 iam centum... regazzi

436 gestant

462 canibus cum calce deratas

464 ochas, lepores

465 cervellatibus

466 smenuzzant illos... frequenter

467 bonos robbant tamen hi taiando

471 bibaces

472 francesos cogit

475 quidquid grifalco

482 venere bianco

483 et quae conficitur coelesti tartara succo

484 et quod dixerunt patres mangiare biancum

485 rafiolorum

486 atque saporat

488

stant panzae ut flanchis sit opus mollare corezas,

namque uteri pellis tamburri more tiratur

490 a paggis de mensis

494 gravatur

Le maccheronee Zanitonella - Baldus - Moscheide - Epigrammata · 第 35 / 47 段