D. O. M.

A LODOVICO SETTALA

PER SPLENDORI DI NOBILTÀ E DOTTRINA CHIARISSIMO

ARCHIATRO DI FILIPPO RE DI SPAGNA

CITTADINO E SALVATORE DI MILANO

CHE VINSE LA MORTE QUANTE VOLTE VOLLE

E LA VINSE QUANTE VOLTE APPRESTO’ RIMEDJ

PUGNANTE COI MORBI E COLLA MORTE

COLLE SUE LUCUBRAZIONI

ANCHE DOPO LA DOMATA PESTE

PADRE AMANTISSIMO E DOTTISSIMO

I FIGLI CARLO VESCOVO DI CORTONA

E

ANTONIO INSIGNITO PIU’ VOLTE D’ONORI MUNICIPALI

OFFRONO TRIBUTO DI LAGRIME

MANFREDO POI CANONICO DI QUESTA BASILICA

NEL DOMICILIO DELLA SUA IMMORTALITÀ

UN MONUMENTO IMMORTALE

POSE

AI PRIMI IDI D’AGOSTO

L’ANNO INTERCALARE MDCLXXII

[61] Il primo nel 1629, il secondo nel 1630.

[62] Tadino espone minutamente le prescrizioni pei malati che

rimanevano in casa. Il Commissario doveva suggellare tutte le porte,

meno una, collocandovi guardie, profumare stanze e robe, visitare

in persona le case in sequestro, almeno una volta il giorno, e farne

esatta relazione alla Sanità. I provvedimenti erano buoni; ma tra per

la cupidigia degli uffiziali subalterni, tra per l’infierire della

peste, vennero mal eseguiti. (Vedi _Tadino, pag._ 76.)

[63] Fino dal febbrajo 1630 i Medici Conservatori avevano suggerito

di preparare fopponi _longhi profondi, e non troppo larghi, tanto che

si puotesse stare quattro cadaveri per traverso._ E questi fuori di

ciascuna porta; ma tale prudente misura non venne adottata che nel

maggio, quando crebbe il numero dei morti. Il Tribunale di Sanità,

conoscendo l’importanza somma d’una pronta e diligente tumulazione,

invigilava perchè fossero eseguiti i suoi ordini; pure, in onta alle

pene severissime non riusciva a farli ubbidire. Il caso seguente,

narrato dal Tadino, prova ad evidenza la verità dell’esposto. Morì

nell’aprile un Brasca d’anni 15, figlio d’un macellajo in Porta

Orientale, _et fu sepolto sopra il Cimiterio di S. Babila et perchè

s’era sparsa voce, che il caso fosse dubbioso, uno de’ sotterratori

per interesse de’ vestiti dopo duoi giorni di sepoltura, hebbe ardire

di leuare la cassa dalla fossa profonda, et aperta spogliarlo; et

accortosi l’altro compagno, dicesi, che lo riprendesse dell’errore

commesso contra gli ordini del Tribunale per le pene gravi intimate;

ma non palesandolo anzi per quello s’intese escusandolo fu messo in

prigione, et giustificata la verità del fatto, fu appicato d’ordine

del Tribunale per mezzo al sudetto Cimiterio, ad esempio degl’altri, et

bandito il principale_. (Tadino, pag. 92).

[64] Il Vicario di Provisione nel 1630 era Francesco Landriani.

[65] Questa processione ebbe luogo l’undici giugno: durò dalle ore 7

alle 19 italiane. (_Pio della Croce_.)

[66] La vera ed evidente causa fu il contatto di tante migliaja di

persone sempre fatale nei contagi, e specialmente colla caldura allora

dominante; ma l’ignoranza dei tempi non l’ammetteva. Il Tribunale di

Sanità comprese il pericolo; ma non aveva forza di opporsi al voto di

tutta una popolazione. Adottò quindi, come accade in simili casi, un

mezzo termine, cioè di escludere da Milano in quel giorno i sospetti;

inutile misura dacchè la peste era già penetrata in città.

_Il Tribunale di Sanità fece promulgare rigorose grida con pena della

confisca de’ beni e della vita stessa che niuna persona delle terre

infette o in cui fosse avvenuto qualche caso pestilente, ardisse, sotto

qualsiasi pretesto, intervenire alla detta processione. Furono chiuse

le porte della città e inchiodate le porte delle case infette; pure si

sviluppò il contagio_. Così il Somaglia, il quale lo attribuisce agli

Untori.

[67] Esagerazione rettorica, poichè in detto giorno le case sequestrate

erano già 500, ai primi di luglio crebbero a’ 2000. Prima della

processione la mortalità giornaliera arrivò a’ 130, dopo _caddero

talmente li ammorbati_, dice il Somaglia, _che in brevissimo tempo

si condussero più di dodici mille persone al Lazzaretto, sendosi

tant’oltre con progressi così orrendi avanzata la peste, che obbligò

quasi tutte le famiglie de’ ricchi, nobili, mercanti o chi poteva aver

ricetto nelle ville, a colà fuggirsene._ (Somaglia, pag. 484).

[68] Somaglia dice 1700 al giorno durante il luglio e l’agosto.

[69] Cioè da μονος _solo_, o da μονακὸς _solitario_. Il Bugato invece

lo deriva dal latino monere, avvisare, perchè col tintinnio delle

campanelle attaccate ai piedi avvisavano la gente di scostarsi. Ambedue

le etimologie sono stiracchiate, ma non si saprebbe indicare donde

venga precisamente questo vocabolo.

_I Monatti erano distribuiti nelle seguenti stazioni:_

_Al Guasto in Porta Comasina._

_All’osteria di Sant’Antonio in Porta Vercellina andando alle Grazie._

_All’osteria del Pavoncino in Porta Romana._

_In tutto il Borghetto di Porta Orientale vicino al Dazio._

_Gli carri, che di continuo dallo spuntare al tramontare del sole

s’adoperavano per la condotta dei morti o delle persone o robbe

infette, erano circa cinquanta_. (Somaglia, Alleggiamento.)

_Ad ogni carro servivano due Monatti ed un cavallo._ (Lampugnani, pag.

35.)

[70] _Indegna cosa parimenti fu l’aversi alcuni mal consigliati

giovani, poste le campanelle a piedi, per essere anch’essi creduti

Monatti. Colla quale inventione usurpavansi licenza di andar tra sani

per le case altrui, fingendo cercare se vi fussero infermi o morti.

Dal che ne avenivano robbarie e scandali notabilissimi_. (Somaglia,

Alleggiamento, pag. 500.)

[71] Non meno viva è la pittura che il Della Croce fa della condizione

di Milano. _Spettacolo orribile a vedere era allora la già tanto

gloriosa, ma in detti tempi misera città di Milano. Stavano desolate

le case, le famiglie estinte, chiuse le botteghe, cessati i traffichi,

serrati i tribunali, abbandonate le chiese, le contrade solitarie. Ed

ormai più non si vedevano per le strade che quei ministri funebri, che

dalle case ai lazzaretti conducevano gli infelici appestati. Stridevano

mai sempre per le strade i carrettoni dei morti, tanto più orrendi alla

vista quanto che i cadaveri confusamente caricativi sopra, davano di

loro stessi vista più spaventosa. Uscivano dal Lazzaretto cantando li

condottieri Monatti, già fatti duri in cuore in quell’orribile ufficio,

con piumacci e galle su le berrette, e quasi che a parte fossero del

trofeo di Morte, entravano audaci tanto nelle case infette, che più

pareva volessero darle nemico sacco che amichevole ajuto.

Pigliavano que’ Monatti per il capo, per le gambe, come loro meglio

comodo veniva, gli appestati caduti sul dorso, e dalle spalle gli

venivano poi a scaricare sul carro come sacco di grano, nulla curandosi

che indecentemente giù dai lati pendessero e gambe e braccia e teste. E

malamente copertegli le nudità con uno straccio di tela, se ne andavano

a scaricarli al foppone, celebrandogli intanto il funerale le flebili

grida dei famigliari che si vedevano tanto malamente trattare gli amati

cadaveri de’ suoi più cari e congiunti. Non udendosi altro suono di

campane che il doloroso, che andavano facendo le campanelle che li

stessi Monatti e cavalli de’ carrettoni portavano legate al collo ed

alle gambe per avviso di quelli che loro venivano incontrati.

Non men doloroso era anche la vista dei poveri infetti, cui non era

permesso_ spirar l’anima sotto il paterno tetto fra i lor cari. _Altri

venivano sopra carri e talvolta forzatamente legati, empiendo l’aria

di lamentevoli strida, altri sopra sedie portati, altri a piedi a

bastoncelli appoggiati, andavano gemendo ad incontrare, prima che

medico e medicina, la morte e la fossa_. (Pio della Croce, pag. 58 e

seg.)

[72] _La quale assurda opinione fu comune a tutti gli scrittori del

tempo. Io sono di parere che li capi malfattori ed autori di tanta

inumanità avessero anche patto col demonio, e che perciò, volendo

eglino palesar il fatto, venissero da quello soffocati, perchè io ne ho

visto alcuni, li quali imputati di tal scelleraggine, temendo il dovuto

gastigo, arrabbiati se gli crepò il ventre in due parti_. (Somaglia.)

Il Croce. _Sino all’ultimo pertinacemente affermarono d’esser

innocenti, sopportando del rimanente quella morte con assai buona

disposizione, dal che si argomenta la diabolica fattura di questo

fatto_. (Pag. 49.) Ed altrove aggiunge: _che la diabolica fattura era

tale che chi preso ne veniva con darle il primo consenso, sentiva tal

gusto e diletto nell’andar untando che umano piacere, sia qualsivoglia,

non è possibile se gli agguagli_. (Pag. 52.)

Il Tadino. _In questo tempo non fu medico alcuno, ne persona

inteligente che hauesse sentimento diverso di queste untioni pestilenti

che non fossero con arte diabolica fabricate._ (Pag. 117, e negli altri

passi dove favella degli Untori.)

La quale credenza delle unzioni, diffusa, come è detto sopra,

nell’aprile, andò crescendo ne’ mesi successivi. Si poneva in opera

ogni mezzo per iscoprirne i supposti autori, e le gride succedevansi

sempre più minaccevoli.

Cito i passi più importanti delle Gride medesime.

_Avendo alcuni temerarj e scellerati avuto ardire di andare ungendo

molte porte delle case, diversi catenacci di esse e gran parte dei

muri di quasi tutte le case di questa città, con unzioni parte bianche

e parte gialle, il che ha causato negli animi di questo popolo di

Milano grandissimo terrore e spavento, dubitandosi che tali untuosità

siano state fatte per aumentare la peste che va serpendo in tante

parti di questo stato, dal che potendone seguire molti mali effetti ed

inconvenienti pregiudiciali alla pubblica salute, ai quali dovendo gli

signori Presidenti e Conservatori della sanità dello stato di Milano

per debito del loro carico provedere, hanno risoluto per beneficio

publico e per quiete e consolazione degli abitanti di questa città,

oltre tante diligenze sin qui d’ordine loro usate per metter in chiaro

i delinquenti, far pubblicare la presente grida._

_Con la quale promettono a ciascuna persona di qualsivoglia grado,

stato e condizione si sia, che nel termine di giorni 30 prossimi

a venire dopo la pubblicazione della presente metterà in chiaro la

persona o le persone che hanno commesso, favorito, ajutato o dato il

mandato, o recettato, o avuto parte o scienza ancorchè minima in cotal

delitto, scudi 200 de’ danari delle condanne di questo Tribunale: e se

il notificante sarà uno de’ complici, purchè non sia il principale, se

gli promette l’impunità, e parimente guadagnerà il suddetto premio._

_Ed a questo effetto si deputano per giudici il signor Capitano di

Giustizia, il signor Podestà di questa città ed il signor Auditore

di questo tribunale a’ quali o ad uno di essi avranno da ricorrere i

propalatori di tal delitto, quali volendo saranno anco tenuti segreti._

_Dato in Milano li 19 Maggio 1630._

La peste di Milano del 1630 · 第 104 / 107 题