IX.

Come incominciò a rallentare la pestilenza, e come ebbe termine.

Il morbo, contumace a tutti gli umani rimedj, e mandato dal cielo a

punizione delle umane scelleraggini, non poteva infrenarsi e spegnere

fuorchè dalla misericordia divina, la quale non mancò all’infelice

Milano, ormai in tanta desolazione ridotta all’ultimo eccidio.

Fra i tempii che l’avita pietà de’ cittadini e l’età più recente,

imitatrice de’ costumi e degli esempj paterni, sacrò a Maria,

celebratissimo è quello cui diede nobile nome il favore della Vergine

per la città nostra, e che chiamasi _delle Grazie_, per le molte grazie

dalla Madre Santissima a’ Milanesi impartite. Lo adornarono i nostri

duchi con munificenza regale, allorchè governavano questo paese; e i

Padri di S. Domenico, colonne della fede, stanno a custodia del tempio,

e hanno stanza nell’attiguo monastero, dove risiede il Sant’Uffizio ed

il tribunale supremo dell’Inquisizione[115].

Là il 23 settembre, nel queto silenzio della notte, mentre alcuni

de’ Padri riposavano o attendevano agli studj nel ritiro delle

singole celle, ed altri a ciò destinati vegliavano in orazione negli

oscuri angoli del tempio aspettando l’ora della mattutina salmodìa,

d’improvviso le campane suonarono da sè. Coloro che sonnecchiavano si

riscuotono, i desti meravigliano di cosa tanto insolita, e tremanti

s’aggirano pel monastero; ma in un subito conobbero agitarsi le campane

per forza miracolosa, chè niuno le aveva tocche. Meraviglia e terrore

invasero gli animi de’ Religiosi, che, riunitisi, discutevano su quel

portento; allorquando, narrasi, fra i suoni de’ sacri bronzi fu udita

una voce più sonora che se fosse umana, prorompere in questi detti:

La peste di Milano del 1630 · 第 50 / 107 题