VIII.

Del Lazzaretto e della moltitudine dei poveri in esso ricoverati.

Il Lazzaretto venne edificato dal duca di Milano all’epoca in cui

Francesco Sforza, salito al trono, cercava renderlo ereditario nella

sua famiglia. I successori di lui abbellirono la città, innalzando

molti pubblici edifizj, tra i quali il Lazzaretto fa prova che l’animo

de’ nuovi principi era superiore all’umile loro origine[37]. La porta

che dicesi Orientale, perchè a destra guarda ad oriente, apresi nella

parte più salubre di Milano, rimpetto alle colline donde spira un’aria

mite. Non vi sono all’intorno fetide paludi che corrompano l’aere come

in altri siti, e lo rendano greve[38]. Colà innalzarono il Lazzaretto

gli Sforza, ricovero degli appestati, perchè in caso di contagio si

provvedesse alla pubblica salute, dividendo i malati ed i sospetti dai

sani. Credo che derivasse il nome da Lazzaro, il quale viene ricordato

dal Vangelo, coperto di piaghe, come esempio della giustizia e in uno

della misericordia divina.

L’edifizio è quadrato, e racchiude un gran campo; lo circonda una fossa

piena di acqua. Ha tante stanze quanti sono i giorni dell’anno[39];

ciascuna capace di otto o dieci persone, oltre i portici che corrono

all’ingiro dai quattro lati, e servono di ricovero ai malati, piene

che sieno le camere. Inoltre sorgevano allora nel campo fila di capanne

per iscaricare il numero soverchiante de’ malati, quasi in altrettanti

cortili del Lazzaretto, come ricordavasi aver fatto i nostri padri

allorquando la peste afflisse Milano. Sorge in mezzo la cappella

visibile d’ogni parte, coperta da un tetto sostenuto da un portico a

colonne che la circonda, affinchè nè la vista sia impedita, nè il vento

o la pioggia turbino i sacri misteri in essa cappella celebrati.

Il Lazzaretto, fabbricato per caso di peste, diventò utile anche

per la carestia, quantunque scorso poco tempo tornasse all’antica

destinazione, ricoverando colà gli appestati. Tutti i poveri che

trovavansi nella città, i venuti dalle campagne, e quanti vagavano

o giacevano per le strade e le piazze, ignudi e famelici, vennero

raccolti con decreto in quell’ospizio pubblico[40]. Il Municipio ed

il Governo, scordando le proprie strettezze, provvidero largamente ai

bisogni. Erasi indugiato alquanto ad aprire il Lazzaretto per timore

di dar fomite all’imminente contagio, il quale, preceduto dalla fame,

avvicinavasi minaccioso alla città nostra, dopo aver desolati i paesi

limitrofi. Quindi tutte le merci provenienti da luoghi o da gente

sospetta, venivano ivi rinchiuse, e in breve il Lazzaretto ne fu tutto

quanto ripieno.

La peste di Milano del 1630 · 第 28 / 107 题