VII.

Del pubblico Consiglio, ossia dei LX Decurioni di Milano che provvidero

alla miseria generale.

Fra i magistrati di Milano, vi sono i sessanta Decurioni, scelti tra

il fiore dei nobili, i quali hanno l’incarico di regolare l’annona, e

d’amministrare il patrimonio municipale. Vengono eletti dal governatore

tra i patrizj originarj, nè alcun straniero viene ammesso in questo

Consiglio. Zelanti, istrutti nelle cose patrie, concordi, gareggiano

pel bene dello Stato, e loro precipua cura è di conservare ed

accrescere l’antico lustro di Milano, col ristaurarne gli edifizj. Un

tempo novanta, sono oggidì sessanta, numero sufficiente pel decoro del

corpo e pel disimpegno delle loro funzioni.

V’hanno fra essi alcuni educati alle pacifiche discipline, altri che

conobbero le arti della guerra, secondochè sortirono dalla natura

indole mansueta o focosa. Taluno vi entrò per bontà di animo e per

sentimenti religiosi, tal altro, esacerbato per i vizj degli uomini,

si trova costretto a immischiarsi fra le umane nequizie per l’ufficio

suo. Questi opera con cautela, quegli propende sempre a facili

concessioni, e cotanta varietà di opinioni giova mirabilmente al bene

della patria comune, siccome notarono gli antichi Saggi, immaginando

un perfetto governo, giacchè erano d’avviso che le aspre e blande

sentenze temperandosi fra loro, riescano utilissime alla pubblica

amministrazione. Ed io stimo che fu ottimo pensamento di scegliere,

istituendo il Consiglio, per membri appunto coloro che hanno il maggior

interesse alla prosperità del paese, e che ponno contribuirvi colle

loro ricchezze.

I sessanta Decurioni vedendo il misero stato cui era ridotta per

la carestia Milano, dove il popolo moriva di fame come fosse in un

meschino abituro, per dar coraggio, aprirono il Lazzaretto, come un

generale asilo ai bisognosi[36].

La peste di Milano del 1630 · 第 27 / 107 题