Come gli apparecchj di guerra, indi la fame, cominciassero ad
affliggere Milano.
La pace inveterata e il lungo disuso delle guerre estere, che sono
sorgente di beni e di mali per ogni città, avevano radicati i costumi
e le abitudini da noi più sopra descritte. Dopo le guerre combattute
tra Francesi e Spagnuoli sotto i re Carlo V e Francesco I, per le
quali con gran strage d’ambe le parti fu decisa la sorte del milanese
ducato, nemico alcuno non aveva più disturbata la metropoli lombarda.
E siccome ella non mosse guerra ad alcuno, rimase per quasi cento anni
(1535-1630) tranquilla, siccome mare cui non agita il più lieve soffio
di vento. Ma dappoichè i capi di molti regni e provincie, congiurati
col fiero Enrico re di Francia, cominciarono ad armarsi, quel mare,
immagine della città nostra, s’agitò con moto sì intestino che esterno,
suscitando tale una burrasca, che ne addusse la guerra, la fame, e da
ultimo la pestilenza, che quasi interamente ne distrusse. La mano ed il
furore d’un solo uomo, seppure non fu la mano d’un nume, fiaccò ad un
tratto quella tremenda congiura che minacciava principalmente la nostra
città[32]. Ma i semi di quella congiura, sparsi da lontano, furono
causa di molte vicende, che misero sossopra re e principi minori cogli
odj, i sospetti, la tema per le atroci insidie che si erano tese gli
uni gli altri, aizzati a ciò segretamente dai loro ministri. Durante
il qual tempo, la nostra provincia, in mezzo a continui apparecchi
guerreschi, attendeva che scoppiassero le ostilità, come conseguenza
inevitabile della congiura.