Dei governatori di Milano Fuentes, Velasco e Mendozza, e ancora
dell’origine e delle cause di guerra.
Governava a que’ giorni Milano Azevedo, conte di Fuentes, il quale,
mentre tutte le cose erano sicure e quiete, non si abbandonava al
riposo. Educato fin dalla prima gioventù alle armi, che gli avevano
procacciata fama di valoroso, ora che già vecchiezza il premeva, più
che la stessa morte, abborriva dal terminare tranquilli i suoi giorni.
Egli, per indole guerriero in tutta la sua vita, impaziente d’ozio,
irrequieto, smodato ne’ desiderj, acceso della gloria, ansioso per
inveterata fedeltà al suo re, d’ogni cosa sospettoso, a tutti sospetto
egli stesso, simulatore, indagatore degli altrui pensieri, stipendiava
uomini che spiassero non solamente le aule, ma i pensieri de’ principi
inimici. E radunando ad un tempo armi e soldati ed ogni apparecchio di
guerra, aveva ridotto a tale le cose, da tener assopiti, in una falsa
sicurezza, i nemici, e da poter egli stesso co’ suoi preparativi farli
avvertiti del pericolo in cui si trovavano, suscitandoli a muoversi. Ma
già i mal certi suoi alleati, che in segreto gli erano nemici, di loro
spontanea volontà si agitavano, ed ordivano macchinazioni. Rimane ancor
dubbio se il vecchio governatore le avesse sottomano suscitate, ovvero
se ignorandole, morisse di dolore posciachè le ebbe scoperte.
Comunque sia, per mirabile coincidenza opportunissima a mantenere la
quiete, l’assassinio del re di Francia e la morte del conte di Fuentes
accaddero quasi al tempo stesso. Il qual ultimo non saprebbesi dire
se mancasse di vita per vecchiaja o pel rammarico della sua congiura
di repente sventata. Allora, per reciproca dissimulazione delle parti,
non fu turbata la pace tra Francia e Spagna; e la Lombardia rimase più
sicura che prima nol fosse nella vacillante pace.
Era questa però affatto precaria, e l’odio ed i guerreschi apparecchi
tenevano in sospeso gli animi. Al morto Fuentes succedettero
governatori Velasco e Mendozza, grandi di Spagna, nè temuti dai nemici,
nè intenti a spiarne le mosse. Il Velasco, dedito agli studj ed ai
piaceri, il Mendozza alquanto più attento all’ufficio suo, entrambi
paghi della gloria dei loro avi, venivano lodati dai saggi perchè,
malgrado le istigazioni di molti, mantenevano la pace e la tranquillità
degli animi, cotanto necessaria a quell’epoca. Ruppe la quiete e l’ozio
del Mendozza il duca di Savoja, il quale, nemico di suo genero, invase
colle sue truppe il Mantovano, turbando la pace d’Italia, e dando un
pessimo esempio agli altri principi col trascendere i limiti della
moderazione. Le armi del re di Spagna s’interposero a difesa della
parte più debole, e da ciò ebbe origine la calamità d’introdurre in
Lombardia soldati stranieri, i quali vi diffusero il contagio. A questo
precedette la carestia, di cui narrerò gli andamenti in quanto servono
a rischiarare la storia di essa terribile pestilenza.