sorridente e grazioso: al di sopra volteggia un arco intagliato. Più in
alto si vede la tazza rituale e su di essa si innalza la figura di Gesù
Bambino benedicente, assistito ai lati da due angeletti preganti. — Ai
lati del ciborio stanno le figure bellissime di altri due angeli coi
candelabri, uno dall'aspetto pienamente virile, sebbene di giovinetto,
l'altro dalle sembianze quasi femminee: gentili e dolci figure, piene di
espressione e di vita. Due cornucopie, ali d'aquile e una testa di putto
costituiscono l'ornamentazione della parte inferiore di questo ciborio.
L'insieme rivela la maniera di Giovanni Della Robbia.
Nella stessa cappella è un altro lavoro Robbiano rappresentante la
Vergine e s. Giuseppe, in adorazione di Gesù nella culla. Maria è
inginocchiata, a mani giunte in atteggiamento compunto: Giuseppe,
seduto, ha gli occhi rivolti verso di lei, con una espressione
interrogativa, come se volesse scrutarne l'anima. Intorno al quadro gira
un cerchio a fiorami.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: TABERNACOLO. (MANIERA DI GIOVANNI
DELLA ROBBIA).]
Dal piano superiore del tempio, anticamente riservato agli uomini, si
entrava nel Chiostro detto degli Anelli. Ivi era una scultura
notevolissima per la sua vetustà, in origine collocata sulla porta della
primitiva chiesa: è opera gruamontesca del XII sec. Nel 1784 fu
dall'archeologo Francesco Bertacchi, bargeo, fatta trasportare in quel
chiostro affinchè, come dice l'epigrafe, il tempo edace non la
consumasse. Recentemente venne accolta nell'interno del Duomo. —
Rappresenta un'agape, divisa in due tavole. Nell'una si osserva un Re
barbuto che sedendo in capo della tavola si liscia con una mano la
barba: una corona, o un berretto, gli copre la testa. Presso a lui sta
una donna velata, avvolte le spalle in un manto: seguono tre altre
persone, sedute alla tavola imbandita con piatti contenenti pesci, e
servite da una specie di nano, recante una zuppiera: sul capo di lui
posa la mano un uomo che tiene un fazzoletto nell'altra. — Subito dopo,
ma vòlto in senso opposto, vedesi un altro nano servitore con
somigliante zuppiera e pure accompagnato da un uomo che gli posa la mano
sul capo. Questo uomo peraltro ha presso di sé una figura di donna che
sembra togliergli la zuppiera di mano. — Per la sua direzione parrebbe
che il nano si avviasse a servir l'altra tavola, alla quale seggono
cinque persone, la prima delle quali, per una specie di corona che ha in
capo, sembra pure di aspetto regale. — Questi commensali però hanno, dal
lato opposto, un altro nano intento a servirli, onde resta difficile
definire a che cosa si appresti quello di mezzo. — La presenza, nel
bassorilievo, di due campane, attribuendogli il carattere di un'agape
cristiana, fa escludere l'ipotesi del Targioni che possa ravvisarvisi un
banchetto del re Assuero. Né io starò ad avanzare altre ipotesi che non
avrebbero più solido fondamento.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PILA DELL'ACQUA SANTA.
(SEC. XIII).]
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PILA DELL'ACQUA SANTA.
(SEC. XII).]
Dopo aver finalmente ricordato, tra le altre opere d'arte possedute dal
Duomo di Barga, il marmoreo parapetto del coro — notevole per la sua
policromia resultante dalla unione dei marmi bianchi e rossi, dei
diaspri e delle nere cornici e ornato di teste umane e di fronde
variamente intrecciate — il battistero con vasca di marmo rosso cinta da
una cancellata di ferro, il secentesco altare della Annunziata, le
pilette per l'acqua santa recanti intagli e mascheroni, richiamerò per
un momento l'attenzione del lettore, e del visitatore, sulla grottesca e
strana figura di legno, rappresentante s. Cristoforo, che spicca dietro
l'altar maggiore in fondo al coro. Il Santo, vestito di rosso (la tinta
suol rinnovarsi di quando in quando) e pur vivacemente colorito nel
volto, reca sulla spalla sinistra il Bambino Gesù e nella mano destra un
tronco di pino. La statua, anticamente, posava sopra un gran carro: poi
fu adattata nella nicchia ove si trova attualmente. Fu detto che, per
tale operazione, fossero segate al Santo le gambe e si sparse da ciò la
credenza che l'operaio segatore e i suoi discendenti dovessero morire di
male alle estremità inferiori. Il Groppi però combatte questo asserto,
osservando che se la statua avesse avuto le gambe, le sue proporzioni
sarebbero divenute inverosimili, che traccie di mutilazione non si
riscontrano e che i due tronchi su cui la figura riposa non hanno
affatto la forma di gambe incipienti. Secondo lui, per l'adattamento, fu
segato invece il carro, su cui prima poggiava la statua. Checché sia di
ciò, essa apparisce evidentemente sproporzionata: se a questo s.
Cristoforo non furon segate le gambe, esso è un s. Cristoforo
enormemente rachitico! Ad ogni modo, la statua merita di essere
osservata come curiosità e come opera risalente certo ad una remota età
medievale (sec. XIII).
Le cronache narrano che questa statua, in tempo di guerra, veniva recata
sopra un carro sul luogo del combattimento o sopra le mura: e pur si
dice che, fino al tempo di Napoleone I, si usasse trasportarla in certe
solennità sopra una delle pubbliche piazze ove i giovani sposi le
giravano tre volte a torno giurandosi fedeltà. Di san Cristoforo, verso
il quale i Barghigiani furono sempre molto devoti, mostrando anche in
questa predilezione per un Santo guerriero la fierezza del loro
carattere, il Duomo conserva un dito, in un reliquiario d'argento a
forma di braccio, donato, nel 1671, dal cardinale Carlo de Angeli:
_Abbas Carolus de Angeli, anno Domini 1671._
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: STATUA IN LEGNO DI S. CRISTOFORO.
(SEC. XII).]
Di sotto la nicchia, in cui è la statua di s. Cristoforo, si può, per
una porta, passare alla sagrestia ove si conservano antichi arredi
preziosi, tra cui primeggiano: un calice smaltato, finissimo lavoro del
celebre orafo fiorentino del XIV sec. Francesco Vanni, come rilevasi
dall'iscrizione: FRANCISCHUS VANNIS DE FRORENTIA ME FECIT (Adolfo
Venturi nella sua _Storia dell'Arte_ riproduce il calice senza dirne
l'autore); una grande croce d'argento del XV sec. recante il seguente
ricordo: QUESTA CROCIE FECIE FARE GIOVANNI SALVUGLI OPERAIO DI SANTA
MARIA DA BARGHA, FATTA NEL MILLE CCCC VIII (1408) DEL MESE DI LUGLIO;
piviali e pianete di «damasco fiorato», con fregi d'oro di Cipro, del
sec. XVI, istoriati con rappresentazioni del _Battesimo di Cristo_ e
della _Resurrezione_; sete, velluti, trine, tra le quali notevoli una
trina di Fiandra a fuselli del XVII o XVIII sec. e una trina di Milano,
pure a fuselli, del sec. XVIII.
Il campanile del Duomo è pure antichissimo, ma subì, nel 1478, molti
restauri ed altri più tardi specie dopo che, nel 1771, fu diroccato dai
fulmini. D'altra parte la sua architettura lo dimostra coevo alla
chiesa: del che sono più speciale documento i due cornicioni di archetti
che corrono intorno ai due piani di mezzo e che sono in tutto uguali a
quelli che già abbiamo notato sulla facciata del Duomo. Dalle campane
armoniose trae il suono, urtandole col suo battente, l'orologio
pubblico, dal quale, per dirla col Pascoli,
il suon dell'ore viene col vento,
dal non veduto borgo montano:
suono che uguale, che blando cade,
come una voce che persuade.
Un'altra delle più importanti chiese di Barga, è quella di S. Francesco,
detta anche dei Cappuccini, una famiglia dei quali risiede nell'attiguo
convento fondato nel 1470 da fra Ludovico Turignoli, cioè dal beato
Michele da Barga di cui, nella detta chiesa, son conservate le ossa. In
questa chiesa sono i tre più belli e più pregevoli lavori Robbiani,
rappresentanti rispettivamente la _Natività_ del Redentore, la _Madonna
della Cintola_ e _s. Francesco_ che riceve le stigmate.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: RELIQUIARIO DI S. CRISTOFORO
(SEC. XVII).]
La _Natività_ era, come ha notato il Reymond, uno dei motivi favoriti di
Giovanni Della Robbia, il quale ne compose varie, tra cui quella di
Bibbiena e quella della Verna assai somiglianti a questa di Barga. Ma
questa, sempre secondo l'opinione del citato scrittore, rappresenta il
culmine dell'arte sua, giacchè appartiene alla sua seconda maniera nella
quale affermò più vivamente la propria personalità e più sembrò
avvicinarsi alla grandezza del padre.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: CROCE D'ARGENTO (SEC. XV).]
In tutte le arti si avvertono agevolmente gli stessi fenomeni: a un
primo periodo di classica purezza ne succede uno di maggiore sviluppo
espressivo e sentimentale nel quale già si annunziano i segni del
decadimento che si manifesterà poi nel terzo periodo. Al secondo di tali
periodi appartiene l'arte di Giovanni Della Robbia, il quale avviva le
opere sue colla ricchezza della fantasia, col calore del sentimento,
colle gradazioni e colla varietà dei coloriti, ma anche le intèsse di
complicazioni e di artificî per cui vanno gradatamente allontanandosi
dalla primitiva purezza dell'arte accogliendo i germi della prossima
decadenza. Ad ogni modo questa _Natività_ è veramente mirabile per la
intensità di sentimento e di fede che vi è trasfusa, come per la sua
potenza espressiva. Riferisco, né potrei far di meglio, quanto ne scrive
il Reymond. «L'opera è squisita per sentimento: la Vergine che si piega
verso Gesù Bambino è un'ammirevole figura esprimente tutte le gioie
dell'amor materno. I Santi che circondano la culla, s. Girolamo e s.
Francesco, sono di un sentimento meno ascetico che nelle opere di
Andrea, di forme meno scarne e, come la Vergine e s. Giuseppe, recano
sui loro volti l'espressione del più tenero amore. La parte superiore
della composizione è ornata di teste di Cherubini e di figure d'Angeli
disposte con una vera intuizione del sentimento decorativo». Aggiungerò
che questa parte superiore del quadro acquista qualche cosa di
trascendentale e di paradisiaco dalla luminosità che ne promana
riversandosi in giù verso la culla del Bambino e dalla vaporosità delle
figure degli Angeli volanti al di sotto di quello che reca la scritta
«Gloria in excelsis Deo», in notazione musicale quadrata. Aggiungo
inoltre che nella parte inferiore del quadro è rappresentata in piccolo,
la Resurrezione del Cristo con ai lati figure di donne e di frati. Ad
onta del giudizio del critico francese, da altri invece la _Natività_,
data la sua fattura e la sua invetriatura, viene attribuita a Benedetto
Buglioni.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: CALICE DEL XIV SEC. DELL'ORAFO
FIORENTINO FRANCESCO DI VANNI.]
Un altro bel lavoro, della bottega di Giovanni, è _La Madonna della
Cintola_: mirabile per la ricchezza della immaginazione e per l'armonia
dell'insieme. Vi campeggia la figura della Vergine raggiante di felicità
in volto, circondata da piccole teste di cherubini: da presso si vedono
due splendidi gruppi di angeli festosamente inneggianti colle trombe
dritte e ricurve, coi liuti, coi flauti: né meno ammirevoli sono le
figure di santi e di religiosi che occupano la parte inferiore e che si
volgono in estasi verso l'Assunta. Al di sotto alcune figure di angeli e
di frati, all'intorno un festone di foglie e di frutta compiono la
decorazione della Robbiana che, per la genialità dell'invenzione, per la
squisita eleganza della esecuzione, per l'effetto poderoso dell'insieme,
come per la bellezza dei particolari, può ben dirsi un vero e proprio
capolavoro.
Di carattere assai diverso dall'uno e dall'altro è il terzo quadro
Robbiano esistente nella chiesa di S. Francesco e raffigurante, come ho
già detto, il poverello d'Assisi che riceve le stigmate.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI.
LA NASCITA DI GESÙ. (BENEDETTO BUGLIONI).]
Qui domina su tutte la nota del sentimento: anzi, per dir meglio, la
nota di due sentimenti, quello dell'estasi dolorosa ed intensa e quello
dello stupore profondo. Tali sentimenti erompono dalle due figure che
campeggiano nella parte inferiore del quadro. La fisonomia di s.
Francesco che, inginocchiato, presenta le mani e il costato alla
miracolosa incisione, è così espressiva e così piena di angoscia
rassegnata e di mistica idealità, che non si saprebbe immaginare più
felice rappresentazione dell'animo suo: e piena di verità è l'altra
figura, quella di Nicodemo, che, stupito pel miracolo, cade a terra pien
di _spavento_, adoprando questa parola nel significato in cui l'usò il
Petrarca nella nota canzone. Tale spavento, oltre che nella mossa di
Nicodemo e in quel suo aggrapparsi alla roccia, si rivela a meraviglia
negli occhi di lui, mentre, singolare contrasto, pieni di dolcezza e di
estatiche visioni son gli occhi di s. Francesco, rivolti al Cristo che
gli appare, crocifisso, dall'alto. Il resto del quadro vale a compier
l'ambiente: figura un bosco, con casette sparse qua e là e con alcuni
animali. Nel gradino inferiore si vede la Madonna col Bambino, e verso
lei volgono, d'ambo i lati, angeli e devoti le mani giunte con vivo
fervore. Attorno al quadro corrono una ghirlanda di alati cherubini ed
una di fogliami e di frutta. È lavoro che ricorda la maniera di Santi
Buglioni.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI:
MADONNA DELLA CINTOLA. (BOTTEGA DI GIOV. DELLA ROBBIA).]
Nella stessa chiesa di S. Francesco, addossate al coro, sono finalmente
da osservare due statue Robbiane, raffiguranti s. Andrea e s. Antonio
del _Tau_. Sono da attribuirsi alla bottega di Giovanni. Si afferma dal
Groppi che anche altri lavori Robbiani si conservassero un tempo nella
chiesa di S. Francesco, tra i quali un Cenacolo, che fu rubato nel 1853,
e una Vergine col Bambino, pure dolosamente asportata da un quadro senza
invetriate, di cui restano i santi Rocco e Sebastiano, e che è nel
chiostro esterno della chiesa suddetta. Nella cappella del Sacramento,
di patronato Mordini, erano pure due statuette Robbiane, della bottega
di Giovanni, rappresentanti l'_Angelo_ e l'_Annunziata_. Gli eredi
Mordini le conservano ora presso di sé. È da augurarsi ritornino
all'ammirazione degli studiosi, nelle due nicchie della cappella rimaste
vuote.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI: LE
STIMMATE DI S. FRANCESCO. (MANIERA DI SANTI BUGLIONI).]
In una delle più ridenti posizioni di Barga si erge un fabbricato che
già fu un Convento e che oggi è un Regio Istituto adibito alla
educazione delle fanciulle, sotto il nome di Conservatorio di S.
Elisabetta. Anche qui sono da ammirare una finestra istoriata, con un
motivo di Lorenzo di Credi, del sec. XV, e due pregevoli prodotti
dell'arte Robbiana: nell'atrio un tondo, raffigurante la Madonna col
Bambino, circondato di foglie e di frutta; nell'interno una grande pala,
attribuita a Giovanni, o meglio, alla sua bottega, pala ove è
rappresentata l'Ascensione di Maria tra schiere festose di angeli,
mentre in basso pregano divotamente alcune figure di religiosi e di
santi. L'ornamentazione del quadro, a testine di cherubini e a fogliami,
è simile a quella che per gli altri quadri Robbiani ho descritto.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PIANETA DI DAMASCO
E FREGIO (SEC. XVI).]
Tra le più notevoli chiese di Barga va pure annoverata quella del
Crocifisso che, costruita nel secolo XIII, è la più antica. Vi
dimorarono un tempo i frati Francescani di S. Bernardino di Nebbiana,
passati poi nel convento di S. Francesco. La facciata ha, ai lati della
porta, due statue marmoree, rappresentanti s. Giovanni e s. Caterina e,
sopra una porticina che prospetta le mura, un quadro con Gesù e le
Marie. Nella sagrestia è una statuetta di autore ignoto raffigurante la
Pietà. Bellissimo è il coro, in legno intagliato, della seconda metà del
Seicento, alla quale epoca appartiene anche l'altar maggiore, in legno
intagliato e dorato, opera, credesi, del Verzoni da Barga.
Delle altre chiese è meno da dire. Quella di S. Felice ha un quadro del
santo titolare, modernamente restaurato: ivi ha sede l'Arciconfraternita
della Misericordia. Più bella è la chiesa della Annunziata edificata nel
1600 e fatta a croce, con due cappelle laterali. Pregevoli sono l'altar
maggiore e gli altri altari, finamente lavorati in pietra bigia di
Fiesole: nella chiesa sono varî quadri di santi, lavori di secondaria
importanza.
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PIANETA CON FREGIO.
LA RESURREZIONE (SEC. XVI).]
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: PIANETA CON FREGIO.
IL BATTESIMO DI GESÙ (SEC. XVI).]
Di fronte a questa chiesa è il soppresso convento di S. Domenico. Altra
chiesa è quella di S. Fruttuoso, ove si conservano le ossa del santo
racchiuse in una cassa di lavoro squisito, che fu, nel 1676, trasportata
a Barga dalle catacombe di Roma per opera di Francesco Simoni e
Francesco Angelo Bartolini: in questa chiesa sono due affreschi, uno
collo Sposalizio di Maria, l'altro colla Presentazione di Gesù bambino,
pittura del Giovanmattei di Lucca.
[Illustrazione: BARGA.
DUOMO: PIVIALE DI DAMASCO.
(SEC. XVI).]
Della chiesa e convento di S. Agostino, basterà fare il nome. Ed ora
passiamo ai palazzi, di cui non è, a Barga, penuria. E soffermiamoci
innanzi tutto al palazzo Menchi, sulla piazza del mercato, per ammirare,
dalla terrazza del Caffè, apertovi nel 1896, la meravigliosa veduta e
per leggere l'epigrafe che, dettata da Giovanni Pascoli, vi fu apposta a
ricordo dell'impressione di meraviglia che a quella vista provarono,
trovandosi insieme, due nobili patriotti italiani, Antonio Mordini e
Matteo Renato Imbriani. Dice l'epigrafe:
DA QUESTA TERRAZZA
IL 3 D'AGOSTO DEL 1897
ANTONIO MORDINI E MATTEO RENATO IMBRIANI
CONTEMPLARONO IL TRAMONTO
E IL SOLE ILLUMINANDO LE FRONTI SEVERE E SERENE
DEI DUE APOSTOLI DELL'IDEALE
SEMBRAVA RICINGERE D'UN FULGOR DI GLORIA
LE DUE FORTI GENERAZIONI CHE FECERO L'ITALIA.
SOLE CHE QUANDO TRAMONTI NON FAI CHE PROMETTERE L'ALBA
SIA DELL'ITALICA IDEA, SIA DELLA GLORIA COSÌ!
[Illustrazione: BARGA — DUOMO: TRINA DI MILANO A FUSELLI (SEC. XVIII).]
I Menchi erano di nobile famiglia fiorentina ed ebbero uomini notevoli
nelle scienze e nei commerci, oltre che nelle armi.
[Illustration:128.jpg BARGA — CHIESA DI S. FRANCESCO O DEI CAPPUCCINI.
S. ANDREA. — S. ANTONIO. (BOTTEGA DI GIOV. DELLA ROBBIA). (Fot.
Alinari).]
Uno dei più antichi palazzi di Barga è quello Barghigiani ove dicesi che
verso il 1310 nascesse Bolognino di Barghesano, onde il cognome della
famiglia spentasi al principio del secolo XIX. Sulla porta della casa è
lo stemma gentilizio, somigliantissimo a quello del Comune, non
essendovi altra diversità che l'avere nella barca, invece dell'albero
colla vela, una querce circondata da cinque stelle.
Di aspetto assai più imponente e grandioso è poi il palazzo Bertacchi in
via XX Settembre, costruito sui ruderi di un'antica torre di cui si
vedono anc'oggi gli avanzi. Questo palazzo era la residenza dei
granduchi di Toscana allorchè si recavano a Barga.
[Illustrazione: BARGA — CONSERVATORIO DI SANT'ELISABETTA.]
Per antichità e per bellezza di architettura merita di essere ricordato
il palazzo Micheluccini che vuolsi costruito innanzi al 1300.
Specialmente sono ammirevoli le finestre di stile gotico, che si aprono,
parte a ponente e parte a mezzogiorno: come dal lato della curiosità
storica giova ricordare che la facciata meridionale reca tuttora
(sebbene intonacati) i segni impressivi dalle palle di cannoni e di
spingarde sparate contro la casa nel 1553 quando vi era rinchiuso il
rivoluzionario Capitano Galletto, assediato dalle armi Medicee.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI SANT'ELISABETTA.
MADONNA CON GESÙ.]
Anche la casa Ricci è di antica origine e mostra tuttora i resti della
torre su cui fu edificata e che venne abbattuta verso il 1169. La casa è
costruita in pietra serena e ha due portoni con elegantissimi archi a
sesto intero; altri archi furono chiusi per ridurre certi locali a
bottega e varrebbe la pena di ritornarli alla luce. Di stile assai
somigliante è la casa Groppi, in Piazza Angelio, pur con portoni
sormontati da grandi archi e con finestre ben lavorate in pietra serena.
Il sig. Groppi proprietario, autore di alcuni scritti su Barga dei quali
assai mi sono giovato, aggiunge che i portoni della sua casa mettevano
anticamente ad un grande Loggiato ove i passanti si riparavano dalla
pioggia e i soldati pernottavano e cuocevano vivande.
Se nelle case or ricordate è caratteristico l'arco a sesto intero, per
lo contrario l'arco a sesto acuto trionfa nel palazzo Tallinucci (oggi
Cola) in Piazza Angelio. Quei quattro archi che sono sulla facciata
formano una specie di Loggia, restaurata e restituita alla primitiva
architettura dal proprietario attuale. In questa casa tennero nel secolo
XVIII adunanze letterarie alcuni studiosi barghigiani che poi vi
fondarono un'Accademia intitolata al Bargèo. Alla nobile famiglia dei
Tallinucci appartennero quel Pietro che fu celebrato chirurgo e quel
Roberto che si segnalò come prode soldato sui campi lombardi nel 1848 e
cadde eroicamente nell'11 maggio del 1849 alla difesa di Livorno.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI SANT'ELISABETTA.
LA MADONNA E S. GIUSEPPE CHE ADORANO GESÙ.
(VETRO DIPINTO).]
Nella stessa piazza è il palazzo Angeli, di antica costruzione, adorno
di archi e di stemmi e dell'arma Medicea, degno soprattutto di essere
ricordato per gli illustri uomini che vi videro la luce, dei quali farò
cenno tra breve. Meritevoli per varie ragioni di essere osservati sono
anche i palazzi Nardi, Salvi, Carlini, Falconi, Galgano Carrara,
Orlandi, Mordini, Pistoja, Pieracchi, Lugani ed altri ancora, che
attestano l'antica floridezza del luogo e delle cospicue famiglie che vi
ebbero e, in parte, vi hanno anc'oggi dimora.
Ho lasciato per ultimo, tra i palazzi, quello detto di Piazza, ove oggi
risiede il Municipio, perché merita speciale menzione. Edificato dalla
nobile famiglia Pancrazi di Barga, ha una facciata di singolare eleganza
con pietre scalpellinate a bozze piramidali, intorno al portone e alle
finestre del primo piano. Nell'ingresso è lo stemma di casa Pancrazi;
nella cantonata verso la piazza quello Mediceo, al disotto del quale fu
collocato il busto al Bargèo colla seguente iscrizione:
ALL'INSIGNE POETA
PIETRO ANGELIO BARGEO
I CITTADINI
XX SETTEMBRE 1896.
Anche un'altra lapide ricorda il famoso Umanista ed è posta sulla
facciata del palazzo ed ha questa epigrafe:
A PIETRO ANGELI BARGEO
INSIGNE LETTERATO DEL SECOLO XVI
LESSE CON GRAN PLAUSO NELLO STUDIO PISANO
E COI POEMI LA «SIRIADE» E IL «CINEGETICO»
FECE IMMORTALE IL SUO NOME
CREBBE DECORO ALL'ITALIA
IL DECIMO ANNO DELLO STATUTO
IL MUNICIPIO.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DI SANT'ELISABETTA: ALTARE DELLA
MADONNA. L'ASCENSIONE DI MARIA. (GIOVANNI DELLA ROBBIA).]
Altre lapidi ricordano il Padre della Patria, il Re buono, i prodi
bargèi morti per l'indipendenza d'Italia. Il Palazzo del Municipio
racchiude un importantissimo archivio.
Non lontano dal busto dell'Angelio si vede quello di Salvo Salvi,
spiccante dalla targa in bronzo, opera di Raffaello Romanelli. In Salvo
Salvi i concittadini vollero onorare il garibaldino ardimentoso che
seguì il Gran Capitano fin presso Trento, il giureconsulto sapiente e il
provvido amministratore.
Né, come era naturale, obliarono i Barghigiani di erigere un monumento
all'Eroe dei due mondi: e una statua di lui fu posta nella piazza che
ora ne reca il nome glorioso.
[Illustrazione: BARGA — CHIESA DEL CROCIFISSO: CORO IN LEGNO SCOLPITO
(SEC. XVII).]
Giova finalmente ricordare altri due monumenti: quello a Pietro
Tallinucci, il chirurgo insigne già nominato, capitano medico con
Garibaldi nel 1866, iniziatore, dicesi, degli studî sull'operazione
cesarea; e quello ad Antonio Mordini, ben collocato in fondo alla piazza
Vittorio Emanuele, sull'alto di un'erbosa gradinata, protetto da un
immenso e rigogliosissimo cedro del Libano. Così Barga a quelli tra i
suoi figli che più le resero onore ha nobilmente e giustamente reso
onore.
Oltre alle due piazze, Vittorio Emanuele e Garibaldi, già ricordate, e
alle altre non poche che Barga possiede, sono più specialmente notevoli
quella del Mercato e quella intitolata all'Angelio.
[Illustrazione: BARGA — PALAZZO MUNICIPALE E BUSTO A PIETRO ANGELIO.]