Tornando sulla piazzetta dello stabilimento e prendendo il viottolo a

sinistra si entra, dopo passata la villa Ruspoli, in una selva magnifica

di castagni, in mezzo ai quali si sale per un'agevole via, ben tenuta,

fino a raggiungere il luogo detto _Paretajo_ o _Due fontane_, per le due

fontanine di gelida acqua che vi si trovano. E qui siamo al bivio: o

salire ancora per lo stradello che mena alla vetta del Colle o scendere

dal lato opposto per andare alla Villa. Noi prima saliremo al Colle, per

poi ritornare al Paretajo e far la discesa. Demolito, come dicemmo,

l'antico castello, non restano ora al Colle altro che poche casupole ed

una chiesetta consacrata alla ss. Annunziata, costruita nel secolo XV da

un Matteo Della Lena, appartenente alla stessa famiglia di

quell'originale abate Eusebio in casa del quale abitò Massimo D'Azeglio

che nel libro _I miei ricordi_ ne descrisse così vivacemente il tipo

bizzarro e le bizzarre abitudini, ricordando anche il proprio coraggio

nell'ammazzare le innocue serpi che si aggiravano intorno alla casa e

che entravano talvolta fin nelle camere.

La chiesetta dell'Annunziata possiede un calice pregevole per finezza di

fregi, un'antica trina da altare e un bel messale del 1620.

[Illustrazione: GROTTA A VAPORE.]

Oltrepassato il gruppo di case, che costituisce il piccolo villaggio del

Colle, si giunge ad un boschetto di lecci e d'altri grossi alberi che

circonda una _Croce di ferro_ ed una _Rotonda_ ove si conservava fino a

poco fa un Albo ricco delle firme di illustri visitatori, quali

Alessandro Dumas padre, Arnaldo Fusinato, Mehemet Ali Pascià ed altri.

La veduta da quell'altura è stupenda perchè abbraccia i due versanti del

Colle, l'uno verso il Ponte a Serraglio, che s'addossa al monte di

Lugliano di faccia e costeggia la Lima, l'altro verso la Villa, il cui

piano si distende sotto lo sguardo come un immenso parco fiorito.

Torniamo ora al Paretajo per recarci, scendendo, alla Villa. Ma prima

diamole un'occhiata dall'alto. La parte superiore, sul monte, è quella

che si chiama Corsena, nome derivato, come avverte il D'Ancona, da

quello di antica famiglia ricordata in carte del secolo X e forse ramo

della famiglia dei Porcaresi.

Ai piedi del monte che tocca la Lima si distende il Pian della Villa, di

aspetto cittadinesco nella sua signorile eleganza. La Lima traversa il

paese e, toccatane la fine, si volge e si perde tra le montagne, in giro

tortuoso, seguita dalla via biancheggiante che conduce verso s. Marcello

e poi all'Abetone. Intorno, i monti incorniciano il quadro, vero quadro

nel senso pittorico della parola, come dovette sentire Enrico Heine

allorquando ne' suoi _Reisebilder_ esclamava: «Come vi pare questa

contrada? Che creazione! Guardate gli alberi, le montagne, il cielo,

l'acqua laggiù... Non par tutto come dipinto?». Anche il celebre

Falloppio fu così colpito dalla bellezza di questo panorama da lasciare

scritto come il Bagno della Villa sembrasse piuttosto un paradiso che

una villa... (_non villa sed potius paradisus videatur_). E l'immagine

del paradiso fu recentemente ripresa da Olindo Guerrini che ne' suoi

_Brandelli_ (Serie I, p. 134) volle ricordare _il verde paradiso dei

Bagni di Lucca dove persino l'acredine germanica di Enrico Heine si

temperò fino all'atticismo_.

Ma raggiungiamo senz'altro il paese. In Corsena troviamo una casa, ora

adibita a Pensione (Pensione Margherita), meritevole di essere

specialmente ricordata. È l'antica casa Bonvisi, colla famosa fontana,

di cui fece cenno il Montaigne: «Il y a en ce lieu une maison beaucoup

plus magnifique que les autres, des sieurs Bonvisi et certes fort belle:

ils la nomment le Palais. Elle a une _fontene_ belle et vive dans la

salle et plusieurs autres commodités».

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — BAGNI CALDI.]

In questa casa abitò nel 1721 Giovanni III pretendente al trono

d'Inghilterra; e la moglie di lui, che allora assunse il titolo di

Regina, vi riacquistò la salute. Casa Buonvisi fu inoltre residenza

dello Shelley, che vi ospitò Giorgio Byron. Altre ville notevoli sono

quella Macbean (ora Archivolti) e quella del Marchese Maurigi, già

appartenente al Duca di Lucca.

Da Corsena alla Villa si può scendere per vie diverse, taluna delle

quali ampia e spaziosa sotto la verde vôlta dei platani, tal altra

piccola ed erta come vero sentiero. Secondo che si prende l'una o

l'altra di queste vie, s'incontrano edificî e ville diverse, quali il

Convento coll'annessa scuola e colla vicina Cappella, lo Stabilimento

dei Bagni, le ville suddette e altre ancora come quelle Mansi,

Bernardini, Mezzacapo, Gualerzi, la chiesa principale e, dal lato

opposto, la Chiesa anglicana.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — BAGNI CALDI. (Fot. Pellegrini).]

Lo Stabilimento dei Bagni, angusto e severo, conserva ancora la

struttura sua medievale. Costruito assai anticamente, fu restaurato nel

1469 da Domenico Bertini di Gallicano, ascritto nel 1414 alla

cittadinanza lucchese, segretario pontificio, conte palatino,

ambasciatore del Papa a Venezia.

[Illustrazione: PANORAMA DI CORSENA (Fot. Pellegrini).]

Egli, nel vestibolo, fece apporre per ricordo una pietra con una

epigrafe in cui sono enumerate, con evidente esagerazione, la quale

peraltro dimostra quanta fama godessero quelle acque minerali, tutte le

virtù curative ch'esse posseggono.

[Illustrazione: VILLA — PANORAMA.]

Appunto verso quell'epoca le terme del Bagno alla Villa presero il

sopravvento, non poi mantenuto, su quelle del Bagno Caldo o Bagno di

Corsena: e i più si curarono in quelle, e il Vicario si trasferì in quei

pressi e le principali famiglie, comprese, in progresso di tempo, quella

Baciocchi e quella Borbonica, presero colà residenza e in tal modo la

Villa divenne il capoluogo e la residenza ufficiale della pubblica

autorità.

[Illustrazione: PANORAMA DI VILLA.]

Da un altro dei viali che scendono giù per le falde del colle si giunge

alla Chiesa anglicana, di architettura gotico-normanna, eretta nel 1839

su disegno dell'architetto lucchese Pardini, elegante edificio dalla

facciata di stile veneziano, colle finestre gotiche e ornato di

terre-cotte nel portico. Dal lato opposto si giunge alla chiesa

principale, dedicata a s. Pietro.

[Illustrazione: CORSENA E BAGNO ALLA VILLA.]

Questa rimonta al secolo XII circa; ma non molte traccie rimangono della

primitiva sua costruzione. L'interno ha tre navate e il soffitto è

sostenuto da dieci colonne a bozzette di pietra. Vi si ammira un bel

tabernacolo di marmo, del secolo XV, con sportello di bronzo ornato da

un bassorilievo rappresentante un martire inginocchiato, nel momento di

subire la decapitazione. Dello stesso secolo XV è il fonte battesimale.

Nel centro è il sepolcreto della famiglia Lena: dietro l'altare è una

moderna copia, su tavola, del Principe degli Apostoli e, a destra, una

pittura del fiorentino Gasparo Mannucci (1629) rappresentante la Madonna

del Rosario. Di questa Madonna la chiesa possiede una immagine

d'argento, alta cm. 56 col piedistallo, del secolo XVIII: possiede pure

un'antica croce processionale d'argento (sec. XV) e qualche notevole

paramento di velluto e di seta. La chiesa di s. Pietro a Corsena, la cui

facciata attuale fu costruita per ampliamento sopra un portico

archiacuto del XIV sec., addossato alla facciata originale, venne, più

che ripristinata, rinnovata in parte, e non felicemente, dall'artista

Luigi Norfini tra il 1902 e il 1906. Né più felici furono le decorazioni

pittoriche del Marcucci e il nuovo altare disegnato dall'arch. Domenico

Martini. Contiguo alla chiesa è l'oratorio della Madonna del Soccorso.

Ivi si ammirano un altare, di belle proporzioni, ad azzurro e oro, e

alcuni panconi di legno, intagliati nel 1662. Accanto alla chiesa si

erge il campanile, costruito nel 1693 in sostituzione all'antico. Tra il

campanile e la chiesa è una pittoresca veranda con esili colonne

marmoree e capitelli del sec. XIV. Presso è la cappellina di s. Marco,

di origine anche più vetusta, ma ora interamente rinnovata.

[Illustrazione: BAGNO ALLA VILLA E CORSENA.]

Sceso un breve stradellino si giunge alla Villa che è, come ho detto, il

capoluogo dei Bagni di Lucca. Ivi è il Palazzo comunale, dalla severa

facciata in pietra arenaria, con un prezioso archivio di antichi statuti

rurali: ivi è il Teatro, costruito nel 1790, assai elegante e grazioso:

ivi il Circolo dei Forestieri, la casa Giorgi col busto dell'insigne

medico comm. Giorgio Giorgi, e molte ville e case signorili, e alberghi

decorosi con vasti parchi e giardini, e fondachi e magazzini e botteghe

di ogni genere. Il paese della Villa è chiuso dalla parte superiore dal

Ponte a Mocco che conduce alla via di S. Marcello: dalla parte inferiore

si apre il gran viale che sembra una galleria verde di platani e che

congiunge la Villa al Ponte a Serraglio. Anche lungo questo viale si

incontrano palazzine e ville bellissime, tra le quali è degna di

particolare menzione la Villa Stisted coll'attigua Libreria Circolante.

S'incontra pure, a metà strada, il caseggiato in cui sono gli Ufficî

postale e telegrafico e le Scuole comunali. Ma per tornare dalla Villa

al Ponte a Serraglio si può anche prendere l'altra strada che

fiancheggia dal lato opposto la Lima, cioè la Via Letizia, e visitare,

passando, il Cimitero inglese in cui sono alcuni monumenti pregevoli. È

ivi sepolta la scrittrice Ouida. Nel far questa strada si traversano il

Ponte sulla Benabbiana e quello sulla Buliesima ora detto Ponte Conte di

Torino.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — VILLA.]

Compiuto così il nostro rapido giro a traverso i tre paesi (Ponte a

Serraglio — Bagni Caldi — Villa) che formano propriamente i Bagni di

Lucca, gioverà aggiungere, a compimento del nostro discorso, che il

luogo, per essere molto ombroso, è assai più fresco di quanto non

comporterebbe la sua poca elevazione sul livello del mare: che gli

abitanti sono eccellenti persone, di sicura onestà e di modi cortesi:

che il loro aspetto fisico, specie quello delle donne, è di una

inusitata gentilezza e finezza: che i loro costumi, pur essendo

semplici, mostrano la consuetudine del trattare coi signori

villeggianti, dal che hanno acquistato disinvoltura e scioltezza: che la

lingua, a parte qualche difetto di pronunzia, caratteristico nella

regione lucchese, è schietta, colorita, vivace. Come ognun sa, i

contadini e i montanari di questi luoghi hanno una spiccata tendenza

all'emigrazione e passano molti anni della giovinezza in America, donde

tornano quasi sempre con un discreto peculio che permette loro di

acquistare qualche palmo di terra e di finirvi in pace la vita. Alcuni

vanno oltre Oceano per lavorare: ma i più per vendere le famose

statuette di gesso note sotto il nome di _Figurine belle_, per virtù

delle quali i _Figurinai_ son celebri ormai in tutto il mondo. Da

qualche tempo fioriscono anche sul luogo molteplici industrie: vi sono

cartiere, fabbriche di polvere pirica, di tannino, di cucirini, di paste

alimentari, cotonificî, filande di seta etc. etc. I principali prodotti

agricoli sono il grano, il granoturco, i cereali, le olive: abbondano i

lamponi, le fragole, i funghi, le castagne, le quali ultime forniscono

ai poveri il principale alimento colla loro farina che adoprano per fare

i _nécci_ chiamati anche _pane di legno_. La corrente della Lima

fornisce una notevole energia per muover molini e per generare la luce

elettrica da cui è illuminato il paese. A voler ricordare tutti gli

illustri personaggi che frequentarono o visitarono i Bagni di Lucca dai

tempi antichi fino ai nostri, ci sarebbe da stendere una lista più lunga

di quella in cui Don Giovanni notava i nomi delle donne da lui

conquistate. Ci furono tempi in cui la celebrità del luogo era tale che

si considerava quasi un dovere il venirvi: né v'era straniero che

scendendo in Italia non avesse in nota, tra i luoghi da visitare, anche

i Bagni di Lucca. Limitandoci pertanto a pochissimi nomi di visitatori

antichi e moderni, ricorderemo tra le figure storiche, oltre alla

Contessa Matilde, all'Imperatore Federico II e a Castruccio Castracane,

Giuliano De Medici, Galeazzo Manfredi, s. Luigi Gonzaga, i cardinali

Angelo De Medici e Michele Ghislieri che furon poi Pio IV e Pio V, la

Duchessa di Mantova sorella di Ferdinando I imperatore d'Austria, la

principessa Vittoria moglie di Ferdinando II, la principessa Caterina di

Savoia, Giovanni III pretendente al trono d'Inghilterra e la sua

Consorte, Giuseppina Beauharnais più tardi moglie di Napoleone, Letizia

e Paolina Bonaparte, Vittorio Emanuele I, Maria Teresa vedova di Carlo

Alberto, Luigi Bonaparte già re d'Olanda e padre di Napoleone III, il

viceré d'Egitto Mehemet, il principe di Metternich, il maresciallo

Radetzki, l'ammiraglio Tegetthoff vincitore di Lissa, la Principessa di

Capoa, i principi regnanti nel Ducato di Lucca e nel Granducato di

Toscana e tanti e tanti altri.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — STABILIMENTO DEL BAGNO ALLA VILLA.

(Fot. Pellegrini).]

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CHIESA ANGLICANA.]

[Illustrazione: CORSENA — CHIESA DI S. PIETRO. (Fot. Pellegrini).]

[Illustrazione: CORSENA — CHIESA DI S. PIETRO: INTERNO.

(Fot. Pellegrini).]

Ma più ancora gioverà ricordare i letterati e gli artisti, primo fra i

quali l'arguto poeta e novellatore toscano Franco Sacchetti che celebrò

i Bagni di Lucca in varî sonetti, dedicati all'amico suo Michele

Guinigi. Il più noto è quello che riassume e compendia i vantaggi del

luogo: vantaggi che noi, nella volgar prosa moderna, la quale quando

parla di stazioni balnearie prende subito un tanfo di clinica e di

ospedale, chiamiamo cura idrologica, cura climatica, cura dietetica, ma

che nelle pure forme poetiche trecentistiche suonan così:

Michel mio caro, s'io ragguardo bene

Il loco e la virtù di questo fonte,

I' credo che giammai sotto Fetonte

Non fusse bagno di sì dolci vene.

L'aëre fine questo loco tiene:

Fiumi corsivi a piè di ciascun monte;

Vostri costumi e vostre donne conte

Con belli e dolci canti di Sirene.

Vin, carni, pesci ed ogni frutto sano,

E ciascun'altra cosa che conforta,

Che pare il paradiso deliciano.

Qui si purga ogni morbo o e' s'ammorta:

Et oltre a questo, quel ch'è più sovrano,

Aver vostra virtù con Amor scorta.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA:

LA VERGINE E IL FIGLIO.

STATUETTA IN ARGENTO. (SEC. XVIII).]

Un altro sonetto di Franco Sacchetti allude ad un incidente spiacevole

occorsogli nel fare una di quelle gite sul somaro o sul mulo che pare

usassero anche a' suoi tempi come usano anc'ora. Questo sonetto, forse

in omaggio al mulo, ha la coda: ed è pure rivolto al Guinigi, che

rispose con altri versi al Sacchetti:

Sempre ho veduto che ogni diletto

Nel fine suo convien che senta pena,

Ma nol credea al Bagno di Corsena

Tanto era fisso al vostro lieto aspetto.

Com'io salii su un mulo maledetto

Subito s'erse ed annodò la schiena,

In forma che su' sassi e non su rena

Mi fece in terra angoscioso letto.

La gran percossa per sì aspro cammino

A Pescia mi condusse a scemar sangue

Dov'ebbi colpi più che San Bastiano.

Poi a Pistoja un barbier più fino

Rifece il gioco onde il mio corpo langue

Per tanti mali ed ancora non sano.

Chi dice: poni Assenzio e chi Marobbio;

Così in mio luogo fosse il vostro Gobbio!

La schiera dei letterati e poeti che frequentarono i Bagni di Lucca si

illustra altresì dei nomi di Vittoria Colonna, di Michel Montaigne, di

Enrico Heine, di Jules Janin, di Alfonso Lamartine, di Francesco Redi

(che nella ricordata fontana di casa Buonvisi fece molti suoi

esperimenti scientifici), di Giorgio Byron, dello Shelley, di Roberto e

di Elisabetta Browning, del Tennyson, di Vincenzo Monti, di Agostino

Cagnoli, del Giusti, del D'Azeglio, del Regaldi, dello Strocchi, del

Dumas padre, di Ouida, del Carducci, della Vacaresco etc. etc. Lo

Shelley, in una lettera del 10 luglio 1818, diretta dai Bagni di Lucca a

M.r e M.rs Gistorne a Livorno, parla di una sua gita al Pratofiorito,

aggiungendo di non riuscire a descriverne la bellezza: e dei Bagni di

Lucca riportò tale impressione e serbò tal ricordo che in altra lettera

dell'8 ottobre 1818 da Este affermò non essere ad essi paragonabili per

bellezza i Colli Euganei, ove allor si trovava.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA:

CROCE PROCESSIONALE IN ARGENTO.

(SEC. XV).]

Il Regaldi dette ai Bagni di Lucca una accademia di improvvisazione

nella sera dell'8 agosto 1840. Giosuè Carducci, scrivendo dai Bagni di

Lucca, esclamava: _qui tutto è fiamma e azzurro!_ — Ed Elena Vacaresco,

la gentil poetessa rumena alle cui vicende palpitarono tutti i cuori

gentili, associando alla celebrazione di questi luoghi il pensiero della

sua patria lontana, ne magnificava le bellezze con alcuni versi che ho

tentato di tradurre così:

Pei vaporosi vesperi,

Sotto il ciel trasparente od a traverso

Le chiare albe che nascono

Quasi cantando un inno a l'Universo,

La coorte fantastica

Dei sogni d'or che dal tuo cuore emana

Ai nostri cuori elévasi,

O benedetta terra di Toscana.

E par che le incantevoli

Tue valli amiche intendano il desio

E il bisogno de l'anime

Anelanti a la pace ed a l'oblio;

E che i tuoi monti vogliano

Destare a noi ne l'intimo del cuore

Quel sogno fier, che suscita

Nei fianchi loro il sol fecondatore.

Quando il giorno, che rapido

Fugge, lambisce come roseo velo

Di corallo diafano

L'ultimo lembo de l'azzurro cielo,

Se a lungo il guardo figgere

Volessi in una stella e un caro voto

Formar, mentre per l'aere

Scende filando e perdesi nel vuoto,

Me gioverebbe il chiederle

D'esser la brezza lieve e folleggiante

E, in magica vertigine,

Attraversar lo spazio in un istante:

D'esser il vento ch'esula

Di corolla in corolla; e in corsa strana

Errar tra la mia patria

E questa dolce terra di Toscana!

Ma lo scrittore che più si diffuse a trattare dei Bagni di Lucca fu il

Montaigne: tanto che io debbo rimandare chi volesse averne contezza a

leggere quanto egli ne scrisse nel suo _Journal de voyage_. Noterò solo

che questo suo libro, scritto nella prima parte in francese, comincia

proprio al giungere dello scrittore ai Bagni di Lucca l'uso della lingua

italiana. E il Montaigne ne dà così la ragione: «Assaggiamo di parlare

un poco questa altra lingua, massime essendo in queste contrade dove mi

pare sentire il più perfetto favellare della Toscana, particolarmente

tra li paesani che non l'hanno mescolato ed alterato con li vicini».

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: ORATORIO DELLA

MADONNA DEL SOCCORSO. BANCHI E POSTERGALI IN LEGNO INTAGLIATO.

(SEC. XVII).]

Venuto ai Bagni per curarsi di mal de' reni e di calcoli, il Montaigne,

nel suo Diario, rende conto giorno per giorno, con ispietato verismo,

delle cure che faceva e degli effetti che ne risentiva: ma anche

coglieva occasione per descriver luoghi e costumi. È ben noto il suo

incontro coll'improvvisatrice Divizia, la quale faceva, com'egli narra,

_versi di una prontezza la più mirabile che si possa_, mescolandovi _le

favole antiche, nomi delli Dei, paesi, scienze, uomini clari, come se

fosse allevata agli studî_. Egli ci lasciò inoltre la descrizione dei

balli contadineschi cui assisté o che fece fare, regalando galantemente

le ballerine più esperte o quelle ragazze che più gli piacevano (una

volta regalò un paio di scarpette _ad una bella giovane fuori del

ballo!_) ed elogiando la loro grazia squisita, sì da esclamare: «_È

bella cosa e rara a noi altri francesi di veder queste contadine tanto

garbate, vestite da signore, ballar tanto bene_». Parla anche dei

prodotti e delle industrie del luogo e della vita a buon mercato che,

allora, vi si conduceva: «_Si vive qui a bonissimo mercato. La libra di

carne di vitella bonissima e tenerissima circa 3 soldi francesi_ (oggi

però costa di più!). _Ci fa assai trutte_ (trote) _ma piccole. Ci sono

buoni artigiani a far parasoli e se ne porta di qui per tutto. Il paese

è montuoso e si trova poche strade pari. Tuttavia ce ne sono d'assai

piacevoli: e fino alli viali della montagna sono la più parte

lastricati. Feci dopo pranzo un ballo di contadine e ci ballai ancor io

per non parer troppo ristretto[1]. In certi lochi d'Italia, come in

tutta la Toscana et Urbino, fanno le donne gli inchini, alla francese,

delli ginocchi_».

[1] Cioè _riguardoso_: nel qual senso il vocabolo fu

usato pur dal Boccaccio.

[Illustrazione: VILLA — PANORAMA. (Fot. Pellegrini).]

Finalmente, a tacer d'altro, il Montaigne accenna, da acuto osservatore

qual era, ai dissidî, alle inimicizie, alle divisioni che furono e sono

tuttavia di tanto danno al paese e ch'egli paragona a quelle de' Guelfi

e de' Ghibellini, soggiungendo: «_Questo loco è pienissimo d'invidi fra

li abitatori e d'inimicizie occulte, mortali, conciò che_ (sebbene)

_siano tutti parenti_».

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PANORAMA DI VILLA E TORRENTE LA LIMA.

(Fot. Brogi).]

In tempi a noi più vicini molti furono anche i musicisti illustri che

soggiornarono ai Bagni di Lucca, e tra questi il Rossini, il Meyerbeer,

il Verdi, il Campana, il Tosti, il Rotoli, il Vannuccini, Giovanni

Sgambati, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni. Vi passarono anche i più

reputati concertisti, che vi trovavano un pubblico numeroso e plaudente.

Oggi le cose sono mutate. All'epoca dello splendore è succeduto il

periodo dei decadimento, in parte dovuto alla moderna musoneria, in

parte alla concorrenza di tanti altri luoghi di villeggiatura, in parte

anche (bisogna riconoscerlo) all'essersi fatto troppo poco per mettere i

Bagni di Lucca al corrente della vita moderna, per arricchirli di quelle

comodità e di quelle attrattive che ormai tutti richiedono. Ma, se non

manchi loro un nuovo impulso, i Bagni di Lucca potranno tornare

all'antico splendore e riconquistare quella floridezza che per la

bellezza dei luoghi e per la virtù delle acque non dovrebbe loro

mancare.

[Illustrazione: PONTE A MOCCO.]

*

* *

Ma chi voglia veramente formarsi un'idea esatta della regione e

veramente gustarne le molte e varie bellezze deve visitare i dintorni

dei Bagni di Lucca, specialmente salendo ai paesetti molteplici che

stanno come appollaiati sui monti circonvicini.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CIMITERO INGLESE. (Fot. Pellegrini).]

Una delle ascensioni che i villeggianti fanno più di frequente è quella

a LUGLIANO: ascensione non lunga né difficile, ma che pure offre il

godimento di uno stupendo spettacolo. La strada mulattiera si parte

dalla Via Letizia e si arrampica su per una bellissima selva di

castagni. In cima è il paese, fosco, nero ed ottuso, traversato da una

lunga e stretta viuzza. Sull'origine del suo nome si hanno due diverse

opinioni: ché alcuni, fondandosi anche sul fatto che lo stemma del paese

reca la testa di Giano, dicono derivare da _Lucus Jani_, immaginando che

il bosco fosse sacro a quel nume: altri da _Julianus_ colono romano che

vi avrebbe fissato la sua residenza. Oggi il paese presenta un aspetto

eminentemente medievale; nessuna traccia pertanto della sua precedente,

e del resto ipotetica, romanità.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE SUL TORRENTE LA LIMA E VEDUTA

DI VILLA. (Fot. Brogi).]

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE SULLA BULIESIMA, DETTO PONTE

CONTE DI TORINO.]

Le memorie veramente storiche di Lugliano risalgono all'anno 825 in cui

resulta feudo del vescovo di Lucca. Passò poi ai Soffredinghi e ai

Corvampi, finché, nel 1244, fu donato da Federico II al Comune di Lucca.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — LUGLIANO.]

A mezzogiorno del paese sorge un'assai vetusta Cappella che fu già la

parrocchia dell'antico Castello della Cerbaja, distrutto dai Fiorentini

nel 1334. Dall'altro lato si trova una piccola piazza, colla

caratteristica fontana, dovuta in parte alle elargizioni di una dama e

di un lord inglesi che, innamoratisi del luogo, vi trascorrevano anche

l'inverno nevoso, beneficando le buone popolazioni. Del che serba

memoria la seguente epigrafe apposta sulla fontana:

I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga · 第 2 / 7 段