Avvenuta, nella seconda metà del secolo XVI, la trasformazio

COLLEZIONE

DI

MONOGRAFIE ILLUSTRATE

Serie 1.ª — ITALIA ARTISTICA

75.

I BAGNI DI LUCCA, COREGLIA E BARGA

Collezione di Monografie illustrate

Serie ITALIA ARTISTICA

DIRETTA DA =CORRADO RICCI=.

1. RAVENNA di CORRADO RICCI. VIII Edizione, con 157 illus.

2. FERRARA e POMPOSA di GIUSEPPE AGNELLI. III Ediz.,

con 138 illustrazioni.

3. VENEZIA di POMPEO MOLMENTI. III Ediz., con 140 illus.

4. GIRGENTI di SERAFINO ROCCO; DA SEGESTA A SELINUNTE

di ENRICO MAUCERI. II Edizione, con 101 illustr.

5. LA REPUBBLICA DI SAN MARINO di CORRADO RICCI.

II Edizione, con 96 illustrazioni.

6. URBINO di GIUSEPPE LIPPARINI. III Ediz., con 120 illus.

7. LA CAMPAGNA ROMANA di UGO FLERES. II Edizione,

con 112 illustrazioni.

8. LE ISOLE DELLA LAGUNA VENETA di P. MOLMENTI e

D. MANTOVANI. II Edizione, con 133 illustrazioni.

9. SIENA d'ART. JAHN RUSCONI. III Ed., con 153 illustrazioni.

10. IL LAGO DI GARDA di G. SOLITRO. III Ediz., con 149 illus.

11. SAN GIMIGNANO di R. PÀNTINI. II Ediz., con 153 illus.

12. PRATO di ENRICO CORRADINI; MONTEMURLO e CAMPI

di G. A. BORGESE. II Edizione, con 136 illustrazioni.

13. GUBBIO di ARDUINO COLASANTI. II Ediz., con 119 illust.

14. COMACCHIO, ARGENTA E LE BOCCHE DEL PO di

ANTONIO BELTRAMELLI, con 134 illustrazioni.

15. PERUGIA di R. A. GALLENGA STUART. III Ed., con 169 ill.

16. PISA di I. B. SUPINO. II Edizione, con 156 illustrazioni.

17. VICENZA di GIUSEPPE PETTINÀ. II Ediz., con 157 illustraz.

18. VOLTERRA di CORRADO RICCI. II Ediz., con 174 illustraz.

19. PARMA di LAUDEDEO TESTI. II Ediz., con 170 illustrazioni.

20. IL VALDARNO DA FIRENZE AL MARE di GUIDO CAROCCI,

con 138 illustrazioni.

21. L'ANIENE di ARDUINO COLASANTI, con 105 illustrazioni.

22. TRIESTE di GIULIO CAPRIN, con 139 illustrazioni.

23. CIVIDALE DEL FRIULI di GINO FOGOLARI, con 143 ill.

24. VENOSA E LA REGIONE DEL VULTURE di GIUSEPPE

DE LORENZO, con 121 illustrazioni.

25. MILANO, Parte I. di F. MALAGUZZI VALERI, con 155 ill.

26. MILANO, Parte II. di F. MALAGUZZI VALERI, con 140 ill.

27. CATANIA di F. DE ROBERTO, con 152 illustrazioni.

28. TAORMINA di ENRICO MAUCERI, con 108 illustrazioni.

29. IL GARGANO di A. BELTRAMELLI, con 156 illustrazioni.

30. IMOLA E LA VALLE DEL SANTERNO di LUIGI ORSINI,

con 161 illustrazioni.

31. MONTEPULCIANO, CHIUSI E LA VAL DI CHIANA SENESE

di F. BARGAGLI-PETRUCCI, con 166 illustrazioni.

32. NAPOLI. Parte I. di SALV. DI GIACOMO. II Ediz., con 192 ill.

33. CADORE di ANTONIO LORENZONI, con 122 illustrazioni.

34. NICOSIA, SPERLINGA, CERAMI, TROINA, ADERNÒ di

GIOVANNI PATERNÒ CASTELLO, con 125 illustrazioni.

35. FOLIGNO di MICHELE FALOCI PULIGNANI, con 165 illustraz.

36. L'ETNA di GIUSEPPE DE LORENZO, con 153 illustrazioni.

37. ROMA, Parte I. di DIEGO ANGELI. II Ediz., con 128 illustr.

38. L'OSSOLA di CARLO ERRERA, con 151 illustrazioni.

39. IL FÙCINO di EMIDIO AGOSTINONI, con 155 illustrazioni.

40. ROMA, Parte II. di DIEGO ANGELI, con 160 illustrazioni.

41. AREZZO di GIANNINA FRANCIOSI, con 199 illustrazioni.

42. PESARO di GIULIO VACCAJ, con 176 illustrazioni.

43. TIVOLI di ATTILIO ROSSI, con 166 illustrazioni

44. BENEVENTO di ALMERICO MEOMARTINI, con 144 illustraz.

45. VERONA di GIUSEPPE BIÀDEGO. II Ediz., con 179 illustraz.

46. CORTONA di GIROLAMO MANCINI, con 185 illustrazioni.

47. SIRACUSA E LA VALLE DELL'ANAPO di ENRICO MAUCERI,

con 180 illustrazioni.

48. ETRURIA MERIDIONALE di SANTE BARGELLINI, con 168 ill.

49. RANDAZZO E LA VALLE DELL'ALCANTARA di F. DE

ROBERTO, con 148 illustrazioni.

50. BRESCIA di ANTONIO UGOLETTI, con 160 illustrazioni.

51. BARI di FRANCESCO CARABELLESE, con 173 illustrazioni.

52. I CAMPI FLEGREI di GIUSEPPE DE LORENZO, con 152 ill.

53. VALLE TIBERINA (DA MONTAUTO ALLE BALZE — LE SORGENTI

DEL TEVERE) di PIER LUDOVICO OCCHINI, con 158 ill.

54. LORETO di ARDUINO COLASANTI, con 129 illustrazioni.

55. TERNI di LUIGI LANZI, con 177 illustrazioni.

56. FOGGIA E LA CAPITANATA di ROMOLO CAGGESE, con

150 illustrazioni.

57. BERGAMO di PIETRO PESENTI, con 139 illustrazioni.

58. IL LITORALE MAREMMANO (GROSSETO-ORBETELLO)

di C. A. NICOLOSI, con 177 illustrazioni.

59. BASSANO di GIUSEPPE GEROLA, con 160 illustrazioni.

60. LA MONTAGNA MAREMMANA (VAL D'ALBEGNA — LA

CONTEA URSINA) di C. A. NICOLOSI, con 181 illustrazioni.

61. IL TALLONE D'ITALIA: I. LECCE E DINTORNI di GIUSEPPE

GIGLI, con 135 illustrazioni.

62. TORINO di PIETRO TOESCA, con 182 illustrazioni.

63. PIENZA, MONTALCINO E LA VAL D'ORCIA SENESE di

F. BARGAGLI-PETRUCCI, con 209 illustrazioni.

64. ALTIPIANI D'ABRUZZO di EMIDIO AGOSTINONI, con 206 ill.

65. PADOVA di ANDREA MOSCHETTI, con 193 illustrazioni.

66. LA BRIANZA di UGO NEBBIA, con 171 illustrazioni.

67. TERRACINA e LA PALUDE PONTINA di ATTILIO ROSSI,

con 156 illustrazioni.

68. IL TALLONE D'ITALIA: II. GALLIPOLI, OTRANTO E

DINTORNI di GIUSEPPE GIGLI, con 150 illustrazioni.

69. ASCOLI PICENO di CESARE MARIOTTI, con 165 illustraz.

70. DA GEMONA A VENZONE di G. BRAGATO, con 178 illustr.

71. SPELLO, BEVAGNA, MONTEFALCO di GIULIO URBINI, con

107 illustrazioni.

72. L'ISOLA DI CAPRI di ENZO PETRACCONE, con 130 illustr.

73. I MONTI DEL CIMINO di SANTE BARGELLINI, con 184 illustrazioni.

74. L'ARCIPELAGO TOSCANO di JACK LA BOLINA, con 86

illustrazioni.

75. I BAGNI DI LUCCA, COREGLIA E BARGA di A. BONAVENTURA,

con 152 illustrazioni.

TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE

_Serie Artistic Italy_

RAVENNA by CORRADO RICCI.

VENICE by POMPEO MOLMENTI. Translated by Alethea Wiel.

TRADUZIONE IN LINGUA TEDESCA

_Das Kunstland Italien_

VENEDIG von POMPEO MOLMENTI. Deutsch von F. I. Bräuer.

TRIEST von G. CAPRIN. Deutsch von F. I. Bräuer.

DER GARDASEE von GIUSEPPE SOLITRO. Deutsch von F. I. Bräuer.

Inviare cartolina-vaglia all'Istituto Italiano d'Arti Grafiche —

Bergamo.

ARNALDO BONAVENTURA

I BAGNI DI LUCCA

COREGLIA E BARGA

CON 152 ILLUSTRAZIONI

BERGAMO

ISTITUTO ITALIANO D'ARTI GRAFICHE — EDITORE

1914

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Officine dell'Istituto Italiano d'Arti Grafiche — Bergamo.

INDICE DEL TESTO

Albiano, 138, 144

=Bagni di Lucca=, 13, 100

— _Bagni Caldi_, 27, 36

— — Grande Albergo delle Terme, 37

— — S. Martino, 37

— _Ponte a Serraglio_, 22-26

— — Bagno Bernabò, 27

— — Bagno Giovannini, 26

— — S. Giovanni, 29

— — Cappella Demidoff, 26

— — Casino Reale, 19, 24, 26

— — Chiesa, 24

— — Doccie basse (Bagno rosso), 28

— — Ospedale Demidoff, 26

— — Villa Fiori, 24

— _Villa_, 45

— — Bagno alla Villa, 42

— — Casa Giorgi, 45

— — Chiesa Anglicana, 19, 42

— — Cimitero Inglese, 45

— — Corsena, 16, 29, 38-42

— — — Bagno Caldo, 29, 42

— — — Pensione Margherita, già Casa Buonvisi, 39

— — — S. Pietro, 42

— — Palazzo Comunale, 45

— — Pian della Villa, 38

— — Ponte a Mocco, 45

— — Teatro, 45

Balzo della Vergine, 80

=Barga=, 101-147

— Annunziata, 126

— Conservatorio di S. Elisabetta, 125

— Crocifisso, 126

— Duomo, 109, 114

— S. Felice, 126

— S. Francesco, 120

— S. Fruttuoso, 126

— Monumenti pubblici, 131

— Palazzi, 127

— Palazzo Pretorio, 110

— Piazze, 132-134

— Porte, 107

— Teatro, 134

Battifolle, 64

Belvedere, 99

Benabbio, 60

— Assunta, 61

— Belvedere, 63

— Castello, 62

— — S. Michele, 62

— Compagnia della Vergine, 62

Brandeglio, 63, 85

Bugnano, 68

Cappella (La), 69

Casabasciana, 64

Cascata del Tino, 78

Casoli, 79

S. Cassiano di Controne, 69

Castelvecchio di Sopra, 140, 144

— di Sotto, 140, 144

Cembroni, 69

Chifenti, 27

Cocciglia, 78

Cocolaio, 69

Colichi, 68

Colle, 37

— Annunziata, 37, 38

Controneria, 68

=Coreglia=, 90-96

— La Croce, 96

— S. Martino, 93

— S. Michele, 93

— Palazzo Rossi, 96

Crasciana, 64

Fabbriche (Le), 64

Focecolonia, 68

Foce a Giovio, 10

Fornaci, 140

Fornoli, 65

S. Gemignano di Controne, 69

=Ghivizzano=, 97

— Castello, 98

— Ss. Pietro e Paolo, 97

Gombereto, 69

Granajola, 65

— S. Michele, 65

Grotta, 34

Grumignano, 97

Guzzano, 69

Limano, 80

Livizzano, 69

Longojo, 69

Loppia, 138, 140

— Pieve, 140

Lucchio, 85

Lucignana, 97

Lugliano, 56

Luna, 26

Luniano, 68

Mobbiano, 69

Montefegatesi, 76

Monte Forato, 97

Monti di Villa, 68

Ospedaletto, 99

Palleggio, 78

Palmaja, 68

S. Piero in Campo, 140, 144

Pieve, 68

— di Controne, 68

Ponte all'Ania, 140

— a Calavorno, 91

— alla Fegana, 91

— della Maddalena o del Diavolo, 15

Ponte a Moriano, 21, 22

Pratofiorito, 71, 76

Riolo, 68

Romitorio delle Pizzorne, 59

Rondinajo, 99

Sasso a Mottone, 99

Sommocolonia, 138, 143

Strette di Lima o di Cocciglia, 79, 80

— di Limano, 80

Tana a Termini, 85

Tereglio, 99

Tiglio di Sopra, 138, 142

— di Sotto, 138, 142

Vetteglia, 69

Vico Pancellorum, 80

Villa Diana, 63

— Trebilliani alla Torre, 26

Vitiana, 97

Vizzata, 69

INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI

=Bagni di Lucca:=

Bagni caldi, 39, 40

Bagno Bernabò (da una vecchia stampa), 18

— caldo (id.), 16

— S. Giovanni (id.), 19

— alla Villa (id.), 15

— — e Corsena, 45

Balzo della Vergine presso Ponte Maggio, 84

Benabbio — Chiesa dell'Assunta — Fonte battesimale:

Particolare del cancello in ferro, 63

— — La Vergine e l'arcangelo Gabriele (statue in legno), 62

— Piazza e fianco della chiesa, 61

Carta topografica (da una vecchia stampa), 14

Casabasciana — Lavatoio, 65

Casino Reale, 28

— Salone, 29

Chiesa Anglicana, 47

Cimitero Inglese, 56

Confluenza Lima e Serchio, 36

=Coreglia=, 94

Corsena e Bagno alla Villa, 44

— Chiesa di S. Pietro, 48

— — Croce processionale in argento, 51

— — Interno, 49

— — La Vergine e il Figlio (statuetta in argento), 50

Corsena — Chiesa di S. Pietro — Oratorio della Madonna

del Soccorso: Banchi e postergali in legno intagliato, 52

— Panorama, 41

Doccie basse (da una vecchia stampa), 17

Granajola, 66

— Opera di S. Michele — Croce processionale in metallo, 67

Grotta a vapore, 38

Heine Enrico (ritratto), 13

Lago Santo, 98

Lima, 34

Limano — Panorama, 87

— Piazza, 85

Lucchio — Panorama, 90

— Ruderi della Fortezza, 89

Lugliano, 58

Montefegatesi, 76

— Piazza XX Settembre, 75

Monte Forato, 96

— “La Pania„, 95

Monti di Villa, 68

— Chiesina di Focecolonia, 69

— Riolo, 70

— Piazza, 60

Ponte a Calavorno, 92

— del Diavolo, 20

Ponte di ferro, 66

— a Mocco, 55

— Nero, 77

— sulla Buliesima, detto Ponte Conte di Torino, 57

— sul torrente la Lima e veduta di Villa, 57

Ponte a Serraglio — Chiesa, 25

— Ospedale e Cappella Demidoff, 31, 32, 33

— Panorami, 21, 22, 23

— Piazza, 27

— Villa Fiori, 24

Rondinajo, 100

S. Cassiano di Controne — Chiesa e torre campanaria, 73

— — L'Annunziata e l'Angiolo (statue in legno), 74

— — S. Martino (id.), 74

— Località detta Vizzata, 72

S. Gemignano di Controne — Piazza, 71

Stabilimento del Bagno alla Villa, 47

— idroterapico, 37

Strette di Cocciglia, 78, 79

— di Limano, 86, 88

Torrente la Lima col ponte Camajone, 30

Valle della Lima presso Ponte Maggio, 80

— vista dalla Villa Trebilliani, 35

— Ponte Maggio, 83

Vico Pancellorum — Chiesa di S. Paolo, 81

— — Campanile ed abside, 82

Villa — Panorami, 42, 43, 46, 53

— e torrente la Lima, 54

Villa Diana, 64

=Barga:=

Chiesa del Crocifisso — Coro in legno scolpito, 132

— di S. Elisabetta — Altare della Madonna: L'Ascensione

di Maria, 131

— — La Madonna e S. Giuseppe che adorano Gesù

(vetro dipinto), 130

— — Madonna con Gesù, 130

— di S. Francesco o dei Cappuccini — La nascita di Gesù, 123

— — Le stimmate di S. Francesco, 125

— — Madonna della Cintola, 124

— — S. Andrea e S. Antonio, 128

Conservatorio di S. Elisabetta, 129

Duomo, 106

— Agape (sec. XII), 13

— Ambone, 113

— Calice, 122

— Campanile e la Scalaccia, 110

— Croce d'argento, 122

— Facciata, 111

— Frammento di ornamentazione esterna, 107

— Interno, 112

— L'Adorazione dei Magi (particolare dell'ambone), 115

— L'Annunciazione e il Presepio (id.), 115

— Lato sud ed ovest, 109

— Particolare dell'archeggiatura della facciata, 107

— — della porta maggiore, 108

— Pianeta di damasco e fregio, 126

— Pianete con fregi, 126

— Pile dell'acqua santa, 119

— Piviale di damasco, 127

— Porta di ponente: Frammenti di architrave, 108

— Reliquiario di S. Cristoforo, 121

— S. Cristoforo (statua in legno), 120

— S. Giov. Battista (particolare del pulpito), 114

— Tabernacolo, 118

— Trina di Milano a fuselli, 127

— Vedute di Barga antica (particolari di una

tavola), 116, 117

Loggia del Podestà, 136

Monumento ad Antonio Mordini, 135

Palazzo Municipale e busto a Pietro Angelio, 133

Panorami, 101, 102

Pieve di Loppia, 138, 139

— Particolare dell'abside, 140

Porta Macchiaia, 105

— — Esterno, 104

— Reale o Mancianella, 103

Stemma di terra di Montelupo, 137

— robbiano dei Rondinelli, 137

Targa-ricordo in bronzo a Salvo Salvi, 134

Una via, 105

_Dintorni:_

Albiano, 144

— Villa Mordini, 145

Castelvecchio, 146

— Casa di Giovanni Pascoli, 146

Sommocolonia, 143

Tiglio di Sopra, 140

— Chiesa — Madonna e Angelo, 141

Tiglio di Sotto, 142

I BAGNI DI LUCCA, COREGLIA E BARGA

[Illustrazione: BARGA — DUOMO: AGAPE (SEC. XII). (Fot. Magri).]

I BAGNI DI LUCCA.

Le abitazioni dei Bagni di Lucca «sono situate in un villaggio

circondato da alte montagne, o sono assise su l'una di queste montagne,

non lungi dalla sorgente principale. Un gruppo pittoresco di case guarda

la vallata incantevole. Ma ve ne sono alcune solitarie, sparse su pei

declivî, alle quali bisogna arrampicarsi penosamente traverso a vigne,

mirti, caprifogli, allori, olivi, geranî e altri fiori e piante nobili,

vero paradiso selvaggio. Io non ho mai veduto più incantevole vallata,

soprattutto quando dalla terrazza del Bagno superiore s'immerge lo

sguardo giù nel villaggio. Si vede il Ponte che passa sopra un piccolo

fiume chiamato Lima, che, dividendo in due parti il villaggio, si

precipita ad ogni estremità in piccole cascatelle su massi di roccia e

vi fa gran chiasso, come se volesse dire le più leggiadre cose e la sua

voce fosse incessantemente coperta dal molteplice cicaleccio degli echi.

[Illustrazione: ENRICO HEINE.]

«L'incantesimo massimo di questa vallata sta senza dubbio in ciò,

ch'essa non è troppo grande né troppo piccola: che l'anima dello

spettatore non si sente punto violentemente strappata, ma ch'essa,

invece, può riempirsi del delizioso spettacolo. Le stesse cime delle

montagne, come in tutta la catena degli Appennini, lungi dall'essere

sfigurate in frastagliamenti grotteschi come le caricature di montagne

che troviamo in Germania, altrettanto spesso quanto le caricature di

uomini, si svolgono per lo contrario in forme arrotondate e

verdeggianti, che sembrano esprimere una civiltà artistica e armonizzano

melodiosamente col pallido azzurro del cielo.»

[Illustrazione: CARTA TOPOGRAFICA DEI BAGNI DI LUCCA. (Da una vecchia

stampa).]

Così, mescendo sempre il suo sarcastico _humor_ al palpito che tanta

bellezza di natura destava nel suo cuore d'artista, scriveva, de' Bagni

di Lucca, Enrico Heine nei suoi _Reisebilder_. E acutamente, da

osservatore profondo, poneva in rilievo la ragion vera della loro

bellezza resultante dall'armonica proporzione di tutte le parti

concorrenti a formare il quadro, _né troppo grande né troppo piccolo_ ed

esprimenti quasi una _civiltà artistica_.

Così, nel seguente capitolo dei suoi _Reisebilder_, egli affermava che

_in Italia la natura è piena di passione come il popolo stesso_. E certo

all'indole peculiare e caratteristica del popolo nostro toscano ben

sembra conformarsi e rispondere il paesaggio dei Bagni di Lucca. Non qui

la grandiosità della natura selvaggia come nei borghi alpini bianchi e

scintillanti di neve: non qui le desolate e pur suggestive pianure della

campagna romana: non qui i parchi e i giardini pieni di aranci e di rose

onde s'allietano le campagne del Napoletano e della Sicilia. Qui la

semplice e pura eleganza naturale del paesaggio toscano, colle montagne

lussureggianti di verde, coi colli dal dolce declivio, colle valli

solcate da freschi ruscelli d'argento, colle praterie erbose, coi

viottoli romiti, colle aiuole coltivate; qui un succedersi di bozzetti

leggiadri, di amene vedute, di _combinazioni di luce e di prospettiva_,

come scriveva a proposito di questi luoghi Giuseppe Giusti, _da

incantare pittori e non pittori, purché abbiano occhi da vedere e animo

che accompagni la vista_.

Le naturali bellezze e l'efficacia curativa delle acque termo-minerali

che vi si trovano, dettero ai Bagni di Lucca molta rinomanza fino da

tempi antichissimi. Ché se mancano documenti comprovanti la tradizione

che fossero noti ai Romani e che vi soggiornasse perfin Giulio Cesare,

certo è che nel medio evo se ne diffuse largamente la fama e che

godettero successivamente un lungo periodo di celebrità mondiale.

[Illustrazione: IL BAGNO ALLA VILLA. (Da una vecchia stampa).]

Il primo documento finor conosciuto, nel quale si faccia menzione di

questi luoghi, è una pergamena del 983 esistente nell'Archivio

arcivescovile di Lucca, relativa a un livello che ne formò il vescovo

Teudogrimo, nominandone visconte un certo Fraolmo.

Ma la vera celebrità dei Bagni di Lucca comincia al tempo della Contessa

Matilde: la quale per agevolarne l'accesso ai numerosi infermi che vi si

recavano, specialmente dalla parte di Lombardia, fece costruire,

probabilmente nel 1101, in sostituzione del vecchio ponte a Chifenti,

quell'arditissimo e meraviglioso Ponte detto alla Maddalena che è

comunemente conosciuto sotto il nome di Ponte del Diavolo. Esso rientra,

veramente, nella circoscrizione territoriale del Borgo a Mozzano; ma

poiché tocca quasi il confine dei Bagni di Lucca, dal lato inferiore, e

forma a questi l'accesso dalla Garfagnana, gioverà ricordarne anche qui

la leggenda, quale fu narrata da un contadino a Giuseppe Giusti che così

la riferisce in una sua lettera ad Andrea Francioni, da Pescia:

«Raccontano che san _Giugliano_, quando fece il Ponte, per finire

quest'arco chiamò quell'amico e gli disse che l'aiutasse: ma chi sa poi

se è vero?... Perché no? Dunque? Chiese aiuto al... gli chiese aiuto

(qui ci accorgemmo che il buon uomo aveva scrupolo a nominare il

Diavolo) e gli promesse la prim'anima che ci fosse passata su. Quando fu

finito, san _Giugliano_, per canzonarlo, di laggiù di fondo aizzò un

cane e poi gli tirò una stiacciata su per il ponte: il cane corse dietro

e qui, dove tocco col piè, agguantò la stiacciata: quello che stava a

vedere chi passava il primo, subito gli dà addosso, e quando trovò

ch'era un cane invece d'un cristiano lo prese, lo scaraventò con tanta

rabbia in terra che sfondò qui, passò di sotto. Ma non sarà vero: lo

dicono, ma chi c'era allora?....»

[Illustrazione: IL BAGNO CALDO (Da una vecchia stampa).]

Il Ponte che, come dice il Tegrimi, _fu già magnificamente et con lavoro

bellissimo fabbricato da quella nobilissima donna Matilde_, venne più

tardi, _perché indebolito et guasto dalla vecchiezza et dal tempo_,

restaurato per opera di Castruccio Castracane e venne poi,

recentemente.... guastato per opera degli ingegneri che costruirono la

ferrovia Lucca-Bagni di Lucca e che non si ritrassero dallo smozzicarne

una fetta!

Nell'anno 1245, secondo che attestano il Dalli, nella sua manoscritta

cronaca di Lucca, e il Civitali e il Bendinelli e il Sesti ed altri

annalisti, si recò ai Bagni di Corsena (come allora chiamavasi tutto il

paese, mentre oggi il nome di Corsena è rimasto solo ad una sua parte)

l'imperatore Federico II con largo seguito e vi si trattenne più giorni.

Pare che in quella occasione il Comune di Lucca, impressionato per la

venuta del potente imperatore e sospettando in lui disegni di conquista

a' suoi danni, ordinasse la frettolosa demolizione di un Castello che si

ergeva sulla vetta del Colle, Castello che fu poi ricostruito e poi

nuovamente e definitivamente abbattuto nel 1345.

[Illustrazione: LE DOCCIE BASSE. (Da una vecchia stampa).]

Cresceva frattanto e sempre più si diffondeva la fama delle virtù

curative del Bagno a Corsena: e nel 1284 ne faceva menzione Guido da

Corvaja nelle sue _Cronache pisane_, dalle quali si rileva che allora

usavasi cominciare la bagnatura a' primi di marzo per la credenza che

nella notte antecedente al primo venerdì di quel mese un angelo

scendesse a benedir le sorgenti: e nel 1291 si costituiva la consorteria

_Capitanei societatis sociorum balneorum dictorum de Corsena_, la quale

_sponte et concorditer pro remedio et salute animarum eorum sociorum_

cedeva a Jacopo detto Puccio, fabbro, cittadino lucchese, un

appezzamento di terra in vicinanza dei Bagni per costruirvi un ricovero

per gli ammalati poveri, bisognosi di curarsi con quelle acque. In quel

tempo le sorgenti appartenevano alla Repubblica di Lucca che, sebbene

_cum multa angustia_, le aveva acquistate per il prezzo di L. 4000.

Puccio, nominato custode dei Bagni, vi spese attorno molteplici

diligenze e premure: li arricchì di nuovi fabbricati, ne restaurò le

vasche, ne disciplinò il servizio e fece anche edificare a sue spese la

chiesa di s. Martino, al Bagno Caldo, anc'oggi esistente.

Le agitazioni guerresche e politiche che sconvolsero nel medio evo tanta

parte d'Italia, si ripercossero naturalmente anche sulle vicende delle

Terme lucchesi e il Comune de' Bagni ora fu indipendente, ora fu

assoggettato alla Repubblica di Lucca, ora dai governanti fu trascurato,

ora invece favorito e protetto. Peraltro, anche fra tanto mutar di

vicende, le Terme conservarono la loro fama. Succeduto al tirannico

governo dei Faggiolani quello di Castruccio, furono da lui fatti

costruire i ponti di Fornoli, di Serraglio e di Palmaja, e fu fatto

restaurare quello alla Maddalena o del Diavolo.

[Illustrazione: IL BAGNO BERNABÒ. (Da una vecchia stampa).]

La signoria di Lucca passava quindi, successivamente, nelle mani di

Lodovico il Bavaro, di Marco Visconti, di Gherardo Spinola, del re

Giovanni di Boemia (che emanava diversi ordinamenti in favore dei Bagni)

e poi degli Scaligeri signori di Verona (Mastino ed Alberto); il

procuratore dei quali, capitano generale Guglielmo Canacci, riformava le

discipline delle Terme in vista del gran numero di indigeni _et

extraneorum gentium_ che vi accorrevano anche _a remotis terris_.

Finalmente il dominio passò in mano ai Pisani che concessero a Francesco

Castracane, parente di Castruccio, il profitto delle gabelle del Bagno a

Corsena. Presto peraltro i Lucchesi scossero il giogo di Pisa e allora

un nuovo Statuto regolò le Terme e le lor dipendenze, affidandone

l'amministrazione al Consiglio dell'ospedale della Misericordia, e la

direzione ad un podestà. I continui dissidî fra gli ottimati ed il

popolo, le continue guerre intestine, le molteplici agitazioni del tempo

fecero nuovamente pericolare le sorti dei Bagni: fortunatamente valse a

difenderli l'opera illuminata di Francesco Guinigi, proclamato dal

Governo della Repubblica _Padre e difensore della Patria_. Alla sua

morte, avvenuta nel 1384, nuove divisioni, nuovi odî e contese

condussero ad una vera guerra civile, cui s'aggiunse, nel 1399, il

flagello di una pestilenza. Fu in quella occasione chiamato a Lucca il

celebre medico Ugolino da Montecatini, lettore di scienze mediche

nell'Ateneo pisano, il quale, recatosi ai Bagni, ne studiò le qualità

terapeutiche e scrisse un libro per dimostrarne la grande efficacia.

Troppo ci vorrebbe, né sarebbe qui conveniente, a narrare le posteriori

vicende storiche di questi luoghi che spesso i successivi governi

lasciarono in assoluto abbandono, non riuscendo per altro a diminuire il

concorso dei bagnanti che, specie nel 500, fu molto notevole. Le acque

si usavano allora anche per bibita: e di questo uso e della loro

notorietà fa fede la lettera che il Duca Alfonso di Ferrara dirigeva a

mezzo di Bonaventura Pistofilo suo segretario, a Ludovico Ariosto,

allora Governatore della Garfagnana, e così concepita:

_Commissario nostro generali in Carfagnana Castelnovj

Alfonsus dux Ferr._

_M. Ludovico: Noi volemo che subito, voi ce mandiate per la via de

vetturali diecj some d'acqua de bagni de la Villa, facendola pigliare

del migliore loco et con quella diligentia che più sia possibile et

usando ogni sollecitudine perchè siamo serviti bene et presto. Et a

questo fine ve mandamo lo exibitore della presente nostro cavall.ro Bene

valeas._

_Ferrara XI Maij 1525._ _Bon.ra._

[Illustrazione: IL BAGNO S. GIOVANNI. (Da una vecchia stampa).]

Avvenuta, nella seconda metà del secolo XVI, la trasformazione della

Repubblica lucchese da democratica in aristocratica, anche i Bagni

ebbero a subire le conseguenze del mutato regime, che ad altro non

mirava se non a spogliare e cittadini e forestieri con tasse e balzelli.

Né meglio andaron le cose nei secoli seguenti, finché, nell'epoca

napoleonica, la principessa di Lucca, Elisa Baciocchi, e poi la reggente

Maria Luisa dettero opera a rialzare le sorti dei Bagni, curandone

l'incremento con intelletto d'amore. Allora furono migliorate le strade,

ingranditi gli stabilimenti, costruiti nuovi edifizî. Ma più ancora si

accrebbe lo splendore e si intensificò la vita dei Bagni di Lucca sotto

il duca Carlo Lodovico, che, regolata con maggior larghezza

l'Amministrazione delle Terme, aumentati i divertimenti e i ritrovi,

soggiornandovi a lungo colla Corte egli stesso, promuovendo lavori e

costruzioni bellissime, tra cui quella del sontuoso Casino e della

Chiesa anglicana, nulla trascurò di quanto potesse giovare al paese.

Verso il quale anche la Famiglia granducale di Toscana fu poi sollecita

di amorevoli cure, scegliendolo per sua dimora estiva e favorendone il

progressivo sviluppo.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE DEL DIAVOLO.]

Agli avvenimenti pei quali l'Italia si destò a libertà e si compose ad

unità di nazione, anche i buoni paesani dei Bagni di Lucca dettero con

entusiasmo il loro concorso, partecipando coll'opera al nostro

risorgimento politico. Le Terme divennero allora proprietà dello Stato

che però, nel 1880, le cedette alla provincia di Lucca. Per qualche

tempo furono cedute in affitto: ora sono proprietà del Comune.

[Illustrazione: PONTE A SERRAGLIO — PANORAMA (Fot. Pellegrini).]

*

* *

Fino a pochi anni or sono il forestiero che voleva recarsi ai Bagni

doveva fare in carrozza o in diligenza la strada che vi conduce da

Lucca. Con tali mezzi di trasporto non era breve il tragitto: ma, in

compenso, lo allietava la vista di un paesaggio che ora, nella rapida

corsa del treno, quasi sfugge allo sguardo. Si usciva dalla Porta santa

Maria o di Borgo e, traversato il grosso sobborgo del Giannotti, si

prendeva una larga e bella via lungo l'argine del Serchio, via un tempo

faticosa e scabrosa, poi ridotta dai principi Baciocchi comoda e piana.

Lasciata a destra la grandiosa fabbrica di filatura e tessitura di juta

del Balestrieri, e incontrato il Ponte a Moriano, architettonicamente

pregevole, si proseguiva il cammino in mezzo a mirabili scene che facean

l'impressione di un continuo succedersi di quadri dissolventi. Prima

strette gole e strane sagome di monti selvaggi e rocciosi: poi colli

verdeggianti e coltivati, vallate larghe solcate dal fiume, prati verdi

e distesi. Salutavano dall'alto il passante il casale di Sesto e quello

di Brancoli, biancheggiando sulla vetta il candido Monastero

dell'Angelo. Salutavano, insinuati tra i monti, i paeselli di Valdottavo

e di Diecimo, e poi il popoloso Borgo a Mozzano, e Chifenti e la Rôcca

col suo castello antichissimo e l'_Osteria dell'Olmo_ ove trovò rifugio

Bianca Cappello. Oggi si trasvola e si sorvola colla ferrovia e, scesi

alla stazione dei Bagni di Lucca, si raggiunge in breve il paese, o, più

precisamente, il Ponte a Serraglio che è uno dei tre paesi che formano

propriamente i Bagni di Lucca: gli altri due sono i Bagni Caldi e la

Villa.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO.]

Primo ad incontrarsi, non fu peraltro primo a sorgere il Ponte a

Serraglio. Il ceppo dei moderni Bagni di Lucca risiede nel villaggio di

Corsena posto sul colle donde più tardi provennero, come propaggini al

piano, la Villa ed il Ponte. Su l'uno e su l'altro di questi due borghi

aveva giurisdizione il Comune di Corsena e per gran tempo essi formarono

un tutto unico e solo. Soltanto nel 1661 la chiesa del Ponte a

Serraglio, che era stata sempre una cappellanìa succursale della

parrocchia principale, ottenne di divenir chiesa parrocchiale e di

sciogliersi dalla dipendenza di quella. Questo fatto valse a meglio

distinguere i paesi formanti, nel loro complesso, la Vicaria di Val di

Lima: e qui giova notare che appunto in quell'epoca il nome di Bagno a

Corsena fu dato a quello che oggi chiamasi Bagno Caldo, mentre quello

veramente e, dirò così, geograficamente di Corsena si chiamò allora

Bagno alla Villa.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO.]

Il Ponte a Serraglio, donde prese nome la località, fu costruito nel

1317 da Castruccio Castracane, per chiudere o _serrare_ la Val di Lima.

_Et perchè_ (narra il Mannucci) _si poteva passare, venendo dalla banda

verso Bologna, per le montagne di Sestola et capitare alli Bagni de

Corsena et de quivi a Lucca, fra due monti traversò un Ponte, sotto il

quale scorreva la Lima, con due porte, nominandolo il Serraglio,

tenendovi di continuo le guardie, le quali in tempo di bisogno lo

serravano del tutto_. Si trattava adunque di uno di quei fortilizî che

nel medio evo si chiamavano appunto _Serragli_ e che solean collocarsi

fra le strette di due monti, quasi a serrarli. Quello di cui parliamo

serrava il monte di Lugliano ed il Colle, tra lor vicinissimi e separati

soltanto dal corso del fiume. Più tardi, cessata l'importanza militare

di tali fortificazioni che l'invenzione della polvere pirica aveva reso

ormai inutili, il Ponte a Serraglio rimase come una specie di porta

d'ingresso e d'egresso ai Bagni di Lucca e divenne il punto di sosta di

quanti vi passavano. Per conseguenza si cominciò a costruirvi case ove

abitavano quelli che sovvenivano i viandanti e case per alloggiare chi

vi si tratteneva: e a poco a poco s'impiantarono fondachi e botteghe, si

eressero alberghi e altri alloggi, fu costrutto il Casino e, crescendo

l'affluenza dei villeggianti o bagnanti, il paese del Ponte divenne il

loro preferito ritrovo, specialmente serale.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: VILLA FIORI.]

Le abitazioni di questa frazione sono collocate parte da un lato e parte

dall'altro del fiume e il ponte è quasi nel mezzo. Delle quattro strade

che la circoscrivono, la via di Serraglio, che è quella che giunge da

Lucca, passa a traverso il principal gruppo di case. Da questa parte è

la Chiesa, ben poco notevole ed oggi orribilmente dipinta nella facciata

a finte colonnine, ma che ha al fianco un grazioso campaniletto. E pure

da questa parte la casa, ove solitaria visse e morì la scrittrice Ouida,

e poco oltre è la Villa Fiori, una delle più belle del paese per la sua

costruzione e pei grandiosi giardini. La via che, nella stessa direzione

di questa prima, prosegue, passato il ponte, è la via Letizia che muove

verso la Villa. Dall'altro lato del ponte si apre la piazza principale,

dalla quale partono le altre due strade: una pur verso la Villa, l'altra

nel senso opposto verso la località detta a Lima. Presa quest'ultima,

s'incontra dopo breve tratto il Casino reale, elegante edificio a un sol

piano elevato, colla facciata a colonnine di ordine jonico, con spaziosa

terrazza, con sale da giuoco, da lettura, da caffè, e con un vasto

salone da ballo che nelle sere di feste, sotto la luce delle molteplici

lampade elettriche, è di bellissimo effetto. Questo Casino fu fatto

costruire nel 1840 all'architetto Giuseppe Pardini di Lucca da una

società di francesi: per molto tempo vi fervé il giuoco accanito, poco

meno che a Montecarlo, giuoco che fu poi proibito dal granduca Leopoldo

II.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: CHIESA.

(Fot. Pellegrini).]

Oltrepassato di poco il Casino si trova uno stabilimento balneare di

proprietà privata, il Bagno Giovannini, sotto al quale, nel muro, è una

fonte alla quale i paesani sogliono accorrere o per berne l'acqua

leggermente purgativa o per curare con quella le piaghe ai cavalli. Lo

stabilimento Giovannini era quello preferito dalla defunta Principessa

di Capoa, Vittoria Augusta di Borbone.

Ancora pochi passi ed eccoci al torrente Camajone che, come cantò il

Beverini nel suo poema latino _Aesar_,

_per rupes, amne sonoro,_

_Camalion subito turbidus imbre venit_

e che è uno degli affluenti della Lima. Prima di passarne il ponte,

voltando a destra si va all'Ospedale Demidoff ed alla annessa Cappella.

Ho già detto che un ricovero — l'Albergherìa dei poveri e degli infermi

— era stato fondato anticamente da Puccio. Quel ricovero era su ai Bagni

Caldi: ma quando lo stabilimento balneare venne ingrandito e il piano

superiore fu destinato a luogo di ritrovo dei villeggianti, fu necessità

sloggiarne i poveri infermi che vennero provvisoriamente accolti

nell'ospizio dei Francescani alla Villa. Il Governo borbonico studiò la

costruzione di un nuovo locale ma, come suole accadere, urtò in

insormontabili difficoltà finanziarie. Sovvenne, nel 1825, la generosità

del conte Nicolò Demidoff il quale regalò 25000 lire per la fondazione

del nuovo Ospedale che, nel 1827, era fatto. Ma la famosa e terribile

alluvione del 1836, così vivacemente descritta dal Giusti nella citata

lettera all'amico suo Andrea Francioni, rovinò in gran parte l'edifizio

e il ponticello che lo congiungeva all'attigua Cappella. Allora,

seguendo i nobili esempî paterni, il principe Anatolio Demidoff ne curò

il restauro spendendovi oltre diecimila lire, e mise a disposizione del

medico-direttore una ingente somma per l'arredamento dell'ospedale e per

sovvenzioni agli infermi. Il Governo granducale, per riconoscenza, dette

all'ospedale il nome della famiglia benefica. Esso ospedale, che

contiene più di 50 letti, dipende da quello di Lucca e sta aperto ogni

anno dal 15 giugno al 15 settembre. Dal punto di vista artistico è degna

di nota la Cappellina, costruita dall'architetto Marcacci, di puro stile

romano: un piccolo Pantheon d'Agrippa, tutto però biancheggiante.

Proseguendo ancora la via, traversato il ponte sul Camajone e passata la

bella villa Stefani, si giunge alla località detta a Lima, donde si può

salire alla villa Trebilliani, alla Torre, dalla quale si gode una vista

incantevole. Di là si scopre un anfiteatro di monti dal dorso che sembra

velloso, tale essendo l'effetto che producono, a distanza, le fittissime

selve: sulle cime e sui fianchi spiccano vaghi paeselli aggruppati

ciascuno intorno alla sua chiesetta e al suo campanile: giù si allarga

la valle traversata dalla Lima che l'occhio può seguire fin che

seco viene

a maritarsi innamorato il Serchio

presso il villaggio di Chifenti, nome, a quanto pare, derivato da _ad

confluentes_.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: PIAZZA.

(Fot. Pellegrini).]

Ora torniamo sulla piazza del Ponte a Serraglio e prendiamo l'ombroso

viale a sinistra, in salita, che conduce ai Bagni Caldi. Dopo breve

tragitto incontriamo l'elegante stabilimento chiamato Bernabò, in

memoria di un pistoiese di tal nome che nel 1578 trovò in quelle acque

la guarigione di una terribile malattia cutanea per la quale aveva

inutilmente fatto ricorso ad altri bagni termali. Il De-Filippis

Delfico, autore di una specie di poema polimetro intitolato _Ricordi e

Fantasie sui Bagni di Lucca_, stampato a Firenze nel 1854, al proposito

di questo bagno cantava:

V'è scritto Bernabò: non lo cancelli

Mano mortale. Aggiunto sol vorria

Un epitaffio che così favelli:

Dall'Onda Pia

Fluente Qui Sanato

Questo Delubro Sacro A La Salute

D'Animo Umile E Grato

Con Doccie Varie Vasche In Marmo E Belle

Agiate Celle

Per Gli Egri Nella Cute

Nel Settantotto Cinquecento Mille

Il Pistoiese Bernabò

Che Rose

Avea Pria L'Ossa Da Marciose Stille

Pose.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CASINO REALE.]

Questo Stabilimento ha dinanzi una vasta terrazza dalla quale si

presenta allo sguardo una veduta magnifica: di là si domina la borgata

del Ponte a Serraglio colle spalle appoggiate ai monti e col piè nella

Lima che, _splendidior vitro_, corre e si frange in cascatelle

biancheggianti sui ciottoli sporgenti del greto: si vede la foce del

Camajone che si congiunge alla Lima e, tutt'intorno, si disegna un

mirabile quadro, incorniciato dai monti, col paesello di Granajola da

una parte, con quello di Lugliano dall'altra, mentre in fondo s'erge la

punta del Bargiglio, obliqua, minacciosa, selvaggia.

Il viale bellissimo, ombreggiato da castagni e da platani, continua,

dopo passato il Bagno Bernabò, su per il Colle dal quale scaturiscono

tutte le acque termo-minerali dei Bagni di Lucca, incontrando altri tre

stabilimenti. Il primo, dopo Bernabò, è quello chiamato Doccie basse e

anticamente conosciuto sotto il nome di Bagno Rosso forse a causa, dice

il Moscheni, della materia rossa di cui le sue acque fanno abbondante

deposito. Esso si compone di undici polle: alcune raccolte sotto il

comune nome di _Trastulline_ e le altre dette rispettivamente la

_Rossa_, la _Disperata_, la _Coronale_, e l'_Innamorata_, alla quale

ultima fu dato questo nome per quella virtù onde il poeta cantava:

... la pronuba Gìuno ai freddi sposi

donò per voi fecondità beata,

e alla quale oggi è stato mutato il nome d'_Innamorata_ in quello di

_Maritata_, forse in omaggio alla moralità! Subito dopo si trova il

Bagno s. Giovanni, ricordato fin dal 1483 da Matteo Bendinelli e

dedicato al Battista (di cui vi si vede l'immagine) per l'antico uso che

i paesani avevano di bagnarvisi nella vigilia della festa del Santo.

Esso ha una sola sorgente che alimenta le molteplici vasche: è curioso

notare che in antico aveva sette bagnetti destinati a sette diverse

categorie di persone, così: per i cavalieri, per le dame, per i

cittadini, per le cittadine, per gli ebrei, per le ebree, per i

servitori! Dalla terrazza di questo bagno si scopre quella veduta che

Enrico Heine descrisse nella pagina che abbiamo sopra citata.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — SALONE DEL CASINO REALE.]

Tornando un poco addietro e riprendendo la via, si giunge finalmente

allo stabilimento principale cioè al Bagno Caldo il quale, come dissi,

un tempo chiamavasi Bagno a Corsena, e che è il più antico e il più

celebre. Del Bagno alla Villa parleremo tra breve, quando saremo giunti

a far menzione del capoluogo. Ora, poichè siamo allo stabilimento

centrale, giova accennare, sebbene sommariamente e come per me si possa,

alla struttura geologica del paese e alla natura delle sue acque.

*

* *

L'ossatura principale dei monti dei Bagni di Lucca è costituita dagli

strati di arenaria-macigno del periodo terziario inferiore che, diretti

da S. E. a N. W. e spingendosi fino ai contrafforti dell'alpe di

Montefegatesi, di Tereglio, di Barga e di Coreglia — onde il colle di

Corsena si considera come una propaggine dell'Appennino toscano —

appoggiano sopra le grandi masse del calcare grigio-cupo del periodo

cretaceo che formano da un lato — risalendo il corso del torrente Lima —

i monti del Pratofiorito, di Controne, di Lucchio, dall'altro, sulla

sponda destra del Serchio, la montagna di Diecimo.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — TORRENTE LA LIMA COL PONTE CAMAJONE.

(Fot. Brogi).]

Strati di scisto argilloso e di calcare nummulitico sono interposti tra

l'arenaria-macigno e possono vedersi emergenti non lungi da

Montefegatesi in luogo detto le Fontanacce. Presso il Bagno Bernabò e

sopra il Bagno alla Villa si incontrano masse di travertino che furono

riferite al quaternario antico.

I resti organici fossili sono assai scarsi in questi terreni, qualora si

eccettuino le comuni impronte di fucoidi che si riscontrano nello scisto

eocenico di Montefegatesi. Tuttavia il Murchison che studiò la struttura

geologica dei Bagni di Lucca, continuando le ricerche del Savi, dice di

aver trovato nei calcari neocomiani del Pratofiorito una impronta di

cefalopodo che ritenne del genere _Crioceras_: ma il Carina non ne

confermò la scoperta, non essendo riuscito a trovare altro fossile

appartenente all'êra mesozoica se non un ammonite che il Meneghini

ritenne per l'_Ammonites liasicus_. Infine il Lotti osservò nel

travertino del Bagno Bernabò impronte di univalvi che riferì al genere

_Bithynia_.

La flora, ricchissima e varia, comprende un numero ben grande di specie

che trovano le condizioni adatte alla loro vita nel clima mite di quei

luoghi, all'ombra delle selve di castagno, l'albero caratteristico della

regione, e lungo i ruscelli che tanto numerosi scendono giù da quei

monti: una flora costituita prevalentemente da felci, da muschi che,

insieme con molte specie di funghi, cuoprono la terra umida dei boschi,

e da molte piante dagli splendidi fiori; dagli iperici gialli,

dall'assenzio, dalle mente, dai timi e da abbondanti _composte_ del

genere _Carlina_ (_Carlina acaulis_, con la varietà _caulescens_)

conosciute nel paese sotto il nome di fiori di s. Pellegrino, nonché da

cedronelle, giaggioli e molte altre. Vi abbondano le fragole, le more, i

lamponi. Sono specialmente interessanti, per il botanico, i dintorni di

Montefegatesi e del Pratofiorito ove crescono piante che non si trovano

in altri luoghi della regione.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: OSPEDALE E

CAPPELLA DEMIDOFF. (Fot. Pellegrini).]

Le fitte selve di castagni sono state, in questi ultimi tempi, un po'

diradate: e si deve lamentare l'iniziato diboscamento dei monti

nell'intento di adoprare la scorza del castagno per la fabbricazione del

tannino, senza riflettere ai danni immensi che ne derivano e senza

trarre insegnamento dalla catastrofe avvenuta nel 1784 a s. Gemignano di

Controne ove un intero poggio franò, distruggendo il paese, per l'azione

erosiva delle acque d'infiltrazione.

Altrettanto ricca di forme è la fauna. — Non popolano più le vette di

quei monti gli orsi, i cinghiali, i lupi che pur vi abitavano in epoche

storiche, né i cervi che lasciarono ad una località vicina a Benabbio il

nome di Cerbajola. Ma anc'oggi vi si trovano, sebbene rare, la lontra,

la faina, la martora, la puzzola, la donnola; mentre frequenti sono la

volpe, la lepre, lo scojattolo, il ghiro e molte specie di topi e di

pipistrelli. — Tra gli uccelli, o fissi o di passaggio, si notano il

falco, il gufo, il barbagianni, molti passeracei e rampicanti, pernici e

quaglie e alcuni trampolieri. I diversi ordini dei rettili vi sono

rappresentati, ad eccezione di quello dei _cheloni_. Tra i pesci

abbondano i barbi, gli squali, le perche, le anguille, le lamprede e le

trote; tra gli invertebrati, gli insetti e i molluschi, tra cui la

_Bitinella lucensis_ che si trova esclusivamente negli scoli delle acque

termali presso l'Ospedale.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: OSPEDALE DEMIDOFF.

(Fot. Pellegrini).]

Venendo ora a fare un rapido cenno delle acque termo-minerali dei Bagni

di Lucca rileveremo innanzi tutto come la grandissima profondità da cui

esse provengono e la natura dei terreni che attraversano, sieno

rispettivamente le cause della loro termalità e della loro

mineralizzazione.

Narra la leggenda come la scoperta di queste fonti sia dovuta all'avere

alcuni pastori osservato che le loro bestie guarivano dalla scabbia

quando s'immergevano in una specie di laghetto formato da tali acque. La

temperatura delle diciannove sorgenti è varia e va dai 35 ai 54

centigradi, offrendo in tal modo una gradazione utilissima alle diverse

applicazioni per le diverse malattie. La loro composizione chimica

differisce dall'una all'altra sorgente più per la quantità che per la

diversità dei sali che vi sono disciolti: dalle analisi fatte nei tempi

passati dal Moscheni, dal Donati, dal Davy e più recentemente dal prof.

Bechi e da altri, resulta che i minerali disciolti in queste acque sono

il cloruro di sodio, il cloruro di magnesio, il carbonato di calcio, il

solfato di sodio, di calcio, di potassio, con tracce di solfato di

stronzio e di silice; vi si trovano pure i gas cloro, anidride

carbonica, anidride solforica. Per conseguenza le acque dei Bagni di

Lucca sono prevalentemente _salino-terroso-alcaline_.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — PONTE A SERRAGLIO: CAPPELLA DEMIDOFF.

(Fot. Spooner).]

Adoprate fino dai tempi in cui non la scienza, ma la osservazione

empirica ne aveva rilevate le proprietà terapeutiche, le acque dei Bagni

di Lucca hanno indiscutibile efficacia in molte malattie, sia per

ragione della loro temperatura che influisce nelle affezioni derivanti

da alterato ricambio, sia per ragione della loro composizione chimica

che agisce sul sangue e sullo stomaco, nonché sulla pelle e sul sistema

uterino. Perciò esse sono specialmente indicate nelle malattie d'indole

artritica, reumatica e gottosa, nelle rigidità muscolari anche se

derivate da lussazioni o fratture, nelle varie forme di malattie della

pelle collegate alla _diatesi erpetica_, in quelle delle vie urinarie,

esercitando una potentissima azione sullo scioglimento dei calcoli,

nella scrofola e in generale in tutte le affezioni dell'apparecchio

glandolare linfatico, nelle malattie delle donne e nella loro sterilità,

onde Vincenzo Monti (venga un poeta a recare un'alata parola in mezzo a

questa arida enumerazione di morbi) immaginando che appunto la fecondità

si assidesse

sul celebrato margine

di questa fonte amica

che occulto foco ed alcali

a sanità nutrica,

invitava a scendervi Sua Eccellenza la signora Principessa D.na Costanza

Braschi-Onesti nata Falconieri dicendole:

All'onda salutifera

le care membra affida:

ecco, son io la Najade

che la governa e guida.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — LA LIMA.]

Oltre a quella delle acque, possono farsi, ai Bagni di Lucca, le cure

della grotta a vapore e dei fanghi.

La Grotta, segnalata già nella seconda metà del secolo XVIII dal

Benvenuti, che la descrive come «una Grotta non artefatta che molto

salubre si sperimenta nella cura di quelle malattie ove sia necessario

promuovere il sudore e principalmente nel morbo gallico», è invece, in

parte artefatta. Dal calidario che vi fa da ingresso si passa nei

_tepidarî_, camerette che servono per spogliarsi, riposarsi, vestirsi e

quindi si entra nella spelonca, larga due metri e lunga quattordici. La

temperatura, dai 37 giunge ai 40 centigradi e l'atmosfera di vapore è

prodotta dalla sorgente del Doccione (che è la più calda) la quale si

trova appunto nell'interno di quella Grotta.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — VALLE DELLA LIMA VISTA DALLA VILLA

TREBILLIANI. (Fot. Pellegrini).]

Finalmente i Fanghi sono prodotti dal deposito delle acque. Ignorati o

misconosciuti per moltissimo tempo, tanto che lo Zambeccari li segnalava

quasi a dispregio delle acque, furono recentemente riconosciuti ricchi

di sali ferrosi e ferrici fino al 92 per cento. A questa loro

particolare composizione si deve, secondo il prof. Queirolo, l'azione

straordinariamente benefica che esercitano sulle affezioni delle

articolazioni, su quelle dei nervi, dei muscoli, delle glandole ecc.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — CONFLUENZA LIMA E SERCHIO.

(Fot. Pellegrini).]

Onde, concludendo, potremo colle parole dello stesso insigne clinico

soggiungere che «la chimica, rivelando la composizione di queste acque e

di questi fanghi, la osservazione clinica determinandone il meccanismo

di azione sulle funzioni organiche, hanno dato la sanzione scientifica

alla osservazione empirica che ne aveva constatate le proprietà

curative».

*

* *

Ma è tempo che riprendiamo il cammino e che, lasciato lo stabilimento

dei Bagni Caldi, diamo un'occhiata al paese. Dinanzi allo stabilimento

medesimo si apre una piazzetta, fatta costruire dai principi Baciocchi

nel 1808: da un lato si partono lunghe scale che conducono al gruppo

principale di case, in mezzo alle quali troneggia il grandioso palazzo

che fu già residenza dei Granduchi di Toscana e che è ora il Grande

Albergo delle Terme: così tutto si trasmuta nel mondo ed _habent sua

fata_ anche i palagi dei principi. Poco discosto è la chiesa di s.

Martino, quella che sappiamo eretta da Puccio: non vi ha di notevole che

un piccolo «tondo» di terra invetriata di Scuola robbiana, incastonato

sulla facciata e ritraente la figura del Santo titolare, l'immagine del

quale, in atto di partire ravvolto nel suo misero pallio, fu pur

riprodotta dallo Stradano in una tela del coro.

[Illustrazione: BAGNI DI LUCCA — STABILIMENTO IDROTERAPICO.

(Fot. Brogi).]

I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga · 第 1 / 7 段