Più volte la signora Teresa era andata all'uscio della camera di suo
figlio ad origliare; e poichè niun rumore le veniva fatto d'udire,
pensando sempre ch'egli chetamente dormisse, erasi sempre allontanata
senz'altro con ogni cura per ammorzare il suono dei suoi passi.
Ma la mattinata s'inoltrava e nella stanza di Francesco era sempre la
medesima immobilità, il medesimo silenzio. Una qualche inquietudine
incominciò ad entrare nell'animo della madre. Che il malessere onde
Francesco s'era lamentato fosse cresciuto e fosse la causa di quel sì
prolungato manco d'ogni segno di vita? che quello non fosse sonno, ma
torpore o fors'anche svenimento? Ad un punto ella ebbe un bisogno
insuperabile di vedere suo figlio. S'accostò di nuovo pian piano
all'uscio della Camera di lui, e ne aprì con ogni cautela un battente.
Nulla udì muoversi colà dentro. Guardò, ma le imposte delle finestre
erano chiuse sopra le invetriate e la pallida luce di quel giorno
invernale non poteva menomamente penetrare nella stanza. Teresa rimase
un poco lì sulla soglia, l'animo ed il passo sospeso, ascoltando
attentamente, e poichè nulla nulla non le venne fatto d'udire, nemmanco
il suono del rifiato del giacente, chiamò con voce contenuta il
figliuolo per nome. Nessuna risposta; ella ripetè la chiama e poi,
continuando il medesimo silenzio, si inoltrò cautamente, colle mani tese
innanzi, a tastone.
Giunse così presso il letto e ci pose sopra le mani. Sentì che era
vuoto, che fredde n'erano le coltri nè anco disordinate dall'esservi
giaciuto qualcheduno, e sotto la sua destra il contatto d'un'arma. Era
la pistola, con cui Francesco s'era mirato nello specchio, e ch'egli
aveva poi gettata sopra il letto.
Teresa mandò un grido, corse all'una, poi all'altra delle finestre, ne
spalancò le imposte, e si volse a guardare. Il letto ancora rifatto
mostrava che Francesco non s'era coricato; il lume sulla scrivania,
alcuni fogli di carta disordinati lì presso, un bastone di cera lacca a
metà consumato, di cui alcune goccie erano colate sul candeliere e sul
tappeto verde, mostravano che Francesco aveva scritto; gli abiti gettati
qua e là in un disordine che non gli era abituale, indicavano all'occhio
chiaroveggente della madre un certo turbamento nell'animo del giovane:
ma quella pistola sopratutto attraeva lo sguardo spaventato della
signora Teresa, come un indizio manifesto di pericolo e di sventura.
La povera donna corse tutto sgomenta da suo marito e con affollate e
confuse parole espresse il suo timore. Il signor Giacomo non trovò che
quelli fossero indizi sufficienti per allarmarsi; volle recarsi ad
esaminare la camera del figlio e trovò mille ragioni onde spiegare la
sparizione di Francesco; ma in verità non credeva egli stesso a siffatte
ragioni e si sentiva profondamente inquieto egli pure.
In quella ecco sopraggiungere Maria. La sua faccia pallida e sconvolta,
i suoi occhi rossi e ancora pieni di lagrime dicevano troppo chiaro
com'ella venisse annunziatrice di qualche trista novella. Teresa le fu
incontro con impetuosa sollecitudine.
— Tu sai qualche cosa!... Francesco?... Che gli avvenne?... Che fu?...
Dov'è?... Parla, parla in nome di Dio.
La giovinetta sconcertata, posseduta dal maggiore sgomento ancor essa,
non seppe rispondere altro che la verità da lei appresa poco prima.
Il colpo fu tremendo per quella povera madre. Divenne bianca come un
cadavere, si premette con una mano il cuore, vacillò, si tenne ad un
mobile per non cadere, parve le mancasse un momento il respiro sotto le
strette dell'angoscia che le oppresse il cuore e la gola; ma non mandò
un grido, non diede una lagrima.
— Disgraziato! Esclamò il padre, percotendosi coi pugni chiusi la
fronte. Di questi dispiaceri ha da dare ai suoi genitori!
Teresa si rassettò con atto meccanico e colle mani febbrilmente agitate
i panni che aveva indosso, come fa chi s'appresta ad uscire.
— Lesti, lesti: diss'ella. I cavalli sono bene ancora attaccati alla
carrozza? Non si stacchino..... Non bisogna perdere un momento..... O
Dio! Ogni minuto che passa può essere mortale per Francesco.....
Corriamo, corriamo.
E strinse nervosamente il braccio del marito per sollecitarlo a
muoversi.
— E dove abbiamo da andare? Disse questi con ruvidezza dettata dal
dolore. Chi sa mai dove si trovano quegli sciagurati!.... Se avessimo
qualche indizio!...
Maria disse che Bastiano aveva visto ad uscire Francesco, e Bastiano fu
fatto venire, e interrogato su tutti i particolari ch'egli conosceva. Le
sue risposte non valsero a dare la menoma luce. Soltanto i genitori ne
appresero che a prendere Francesco erano venuti due giovani, di cui uno
era Giovanni Selva, ch'essi sapevano amicissimo del loro figliuolo.
Il signor Giacomo si disponeva a correre in casa di Selva per cercare di
apprendere colà qualche cosa di positivo, quando una carrozza con un
solo cavallo spinto al galoppo, giungeva alla fabbrica, ed entrava
coll'impeto di un turbine sotto il portone della dimora dei Benda.
Giacomo, Teresa e Maria si precipitarono verso il vestibolo, e videro da
quella carrozza uscire solleciti e venire alla lor volta due giovani di
cui riconobbero Giovanni Selva che camminava primo.
Francesco non c'era.
La madre si gettò contro Giovanni con impeto che si sarebbe potuto
chiamare quasi feroce.
— Mio figlio! Esclamò essa con voce arrangolata e convulsa. Mio figlio!
Che avete fatto di mio figlio?...
Le forze le mancarono e piegandosi sulle ginocchia, sarebbe ella caduta,
se Giovanni non fosse stato lesto a sostenerla. Non isvenne però, e
mentre le labbra pallide come di morta non avevano più la capacità di
pronunciare la parola, i suoi occhi ardenti, fissi sul volto del giovane
che la sosteneva, seguitavano ad esprimere con ansia indicibile quella
domanda.
— Si tranquilli: disse affrettatamente Giovanni. Suo figlio è sano e
salvo, e sta bene..... Glie lo giuro! soggiunse con forza, vedendo
l'incredulità dipingersi sul volto di Teresa.
— Si è battuto? Domandò Giacomo con voce, di cui voleva sforzarsi ma non
riesciva a dissimulare il tremito.
— No signore, non si è battuto.
— Dov'è? Perchè non è qui? Domandò la madre che aveva ritrovato le forze
per parlare e per reggersi sulle proprie gambe.
— Tutto ciò: rispose affrettato Selva, glie lo spiegherà questo signore
— il dottor Quercia che doveva essere l'altro testimonio di Francesco.
Io, per salvare suo figlio, per salvare molti altri eziandio, ho da
compiere una missione, e non bisogna che ci metta indugio di sorta.
Si volse verso il sig. Giacomo e senz'altro preambolo gli disse col tono
d'un uomo a cui la pressa non concede di far frasi:
— Ella sa ch'io sono amico intimo e confidente di Francesco; occorre che
in tutta fretta io faccia sparire delle carte e dei libri che sono nello
scrittoio di suo figlio. Ne va della sua sorte e di quella d'altrui. Si
fida ella di me, signor Benda?
— Vada: rispose Giacomo senza la menoma esitazione, come quello che
conosceva le strette attinenze che passavano fra quel giovane e suo
figlio ed aveva la maggiore stima del carattere di Selva. Questi corse
nella camera di Francesco.
Il padre e la madre di quest'ultimo si volsero verso colui che loro era
stato presentato col nome di dottor Quercia.
— Ella ci spiegherà.....
— Tutto: disse Gian-Luigi affrettatamente; ma per prima cosa, dia
ordine, signor Benda, che si chiuda il portone perchè nessuno possa
entrare senza farsi sentire picchiando; poi riduciamoci in casa a
discorrere.
Bastiano ebbe ordine di chiudere e di non aprire senza prima venire ad
annunziare chi fosse: poscia il giovane fu condotto nella sala, e tutti
tre, Giacomo, Teresa e Maria, stettero lì ad ascoltare, pendendo dalle
labbra di lui, che così fecesi a dire:
— Suo figliuolo è arrestato.