CAPITOLO VI.

Più volte la signora Teresa era andata all'uscio della camera di suo

figlio ad origliare; e poichè niun rumore le veniva fatto d'udire,

pensando sempre ch'egli chetamente dormisse, erasi sempre allontanata

senz'altro con ogni cura per ammorzare il suono dei suoi passi.

Ma la mattinata s'inoltrava e nella stanza di Francesco era sempre la

medesima immobilità, il medesimo silenzio. Una qualche inquietudine

incominciò ad entrare nell'animo della madre. Che il malessere onde

Francesco s'era lamentato fosse cresciuto e fosse la causa di quel sì

prolungato manco d'ogni segno di vita? che quello non fosse sonno, ma

torpore o fors'anche svenimento? Ad un punto ella ebbe un bisogno

insuperabile di vedere suo figlio. S'accostò di nuovo pian piano

all'uscio della Camera di lui, e ne aprì con ogni cautela un battente.

Nulla udì muoversi colà dentro. Guardò, ma le imposte delle finestre

erano chiuse sopra le invetriate e la pallida luce di quel giorno

invernale non poteva menomamente penetrare nella stanza. Teresa rimase

un poco lì sulla soglia, l'animo ed il passo sospeso, ascoltando

attentamente, e poichè nulla nulla non le venne fatto d'udire, nemmanco

il suono del rifiato del giacente, chiamò con voce contenuta il

figliuolo per nome. Nessuna risposta; ella ripetè la chiama e poi,

continuando il medesimo silenzio, si inoltrò cautamente, colle mani tese

innanzi, a tastone.

Giunse così presso il letto e ci pose sopra le mani. Sentì che era

vuoto, che fredde n'erano le coltri nè anco disordinate dall'esservi

giaciuto qualcheduno, e sotto la sua destra il contatto d'un'arma. Era

la pistola, con cui Francesco s'era mirato nello specchio, e ch'egli

aveva poi gettata sopra il letto.

Teresa mandò un grido, corse all'una, poi all'altra delle finestre, ne

spalancò le imposte, e si volse a guardare. Il letto ancora rifatto

mostrava che Francesco non s'era coricato; il lume sulla scrivania,

alcuni fogli di carta disordinati lì presso, un bastone di cera lacca a

metà consumato, di cui alcune goccie erano colate sul candeliere e sul

tappeto verde, mostravano che Francesco aveva scritto; gli abiti gettati

qua e là in un disordine che non gli era abituale, indicavano all'occhio

chiaroveggente della madre un certo turbamento nell'animo del giovane:

ma quella pistola sopratutto attraeva lo sguardo spaventato della

signora Teresa, come un indizio manifesto di pericolo e di sventura.

La povera donna corse tutto sgomenta da suo marito e con affollate e

confuse parole espresse il suo timore. Il signor Giacomo non trovò che

quelli fossero indizi sufficienti per allarmarsi; volle recarsi ad

esaminare la camera del figlio e trovò mille ragioni onde spiegare la

sparizione di Francesco; ma in verità non credeva egli stesso a siffatte

ragioni e si sentiva profondamente inquieto egli pure.

In quella ecco sopraggiungere Maria. La sua faccia pallida e sconvolta,

i suoi occhi rossi e ancora pieni di lagrime dicevano troppo chiaro

com'ella venisse annunziatrice di qualche trista novella. Teresa le fu

incontro con impetuosa sollecitudine.

— Tu sai qualche cosa!... Francesco?... Che gli avvenne?... Che fu?...

Dov'è?... Parla, parla in nome di Dio.

La giovinetta sconcertata, posseduta dal maggiore sgomento ancor essa,

non seppe rispondere altro che la verità da lei appresa poco prima.

Il colpo fu tremendo per quella povera madre. Divenne bianca come un

cadavere, si premette con una mano il cuore, vacillò, si tenne ad un

mobile per non cadere, parve le mancasse un momento il respiro sotto le

strette dell'angoscia che le oppresse il cuore e la gola; ma non mandò

un grido, non diede una lagrima.

— Disgraziato! Esclamò il padre, percotendosi coi pugni chiusi la

fronte. Di questi dispiaceri ha da dare ai suoi genitori!

Teresa si rassettò con atto meccanico e colle mani febbrilmente agitate

i panni che aveva indosso, come fa chi s'appresta ad uscire.

— Lesti, lesti: diss'ella. I cavalli sono bene ancora attaccati alla

carrozza? Non si stacchino..... Non bisogna perdere un momento..... O

Dio! Ogni minuto che passa può essere mortale per Francesco.....

Corriamo, corriamo.

E strinse nervosamente il braccio del marito per sollecitarlo a

muoversi.

— E dove abbiamo da andare? Disse questi con ruvidezza dettata dal

dolore. Chi sa mai dove si trovano quegli sciagurati!.... Se avessimo

qualche indizio!...

Maria disse che Bastiano aveva visto ad uscire Francesco, e Bastiano fu

fatto venire, e interrogato su tutti i particolari ch'egli conosceva. Le

sue risposte non valsero a dare la menoma luce. Soltanto i genitori ne

appresero che a prendere Francesco erano venuti due giovani, di cui uno

era Giovanni Selva, ch'essi sapevano amicissimo del loro figliuolo.

Il signor Giacomo si disponeva a correre in casa di Selva per cercare di

apprendere colà qualche cosa di positivo, quando una carrozza con un

solo cavallo spinto al galoppo, giungeva alla fabbrica, ed entrava

coll'impeto di un turbine sotto il portone della dimora dei Benda.

Giacomo, Teresa e Maria si precipitarono verso il vestibolo, e videro da

quella carrozza uscire solleciti e venire alla lor volta due giovani di

cui riconobbero Giovanni Selva che camminava primo.

Francesco non c'era.

La madre si gettò contro Giovanni con impeto che si sarebbe potuto

chiamare quasi feroce.

— Mio figlio! Esclamò essa con voce arrangolata e convulsa. Mio figlio!

Che avete fatto di mio figlio?...

Le forze le mancarono e piegandosi sulle ginocchia, sarebbe ella caduta,

se Giovanni non fosse stato lesto a sostenerla. Non isvenne però, e

mentre le labbra pallide come di morta non avevano più la capacità di

pronunciare la parola, i suoi occhi ardenti, fissi sul volto del giovane

che la sosteneva, seguitavano ad esprimere con ansia indicibile quella

domanda.

— Si tranquilli: disse affrettatamente Giovanni. Suo figlio è sano e

salvo, e sta bene..... Glie lo giuro! soggiunse con forza, vedendo

l'incredulità dipingersi sul volto di Teresa.

— Si è battuto? Domandò Giacomo con voce, di cui voleva sforzarsi ma non

riesciva a dissimulare il tremito.

— No signore, non si è battuto.

— Dov'è? Perchè non è qui? Domandò la madre che aveva ritrovato le forze

per parlare e per reggersi sulle proprie gambe.

— Tutto ciò: rispose affrettato Selva, glie lo spiegherà questo signore

— il dottor Quercia che doveva essere l'altro testimonio di Francesco.

Io, per salvare suo figlio, per salvare molti altri eziandio, ho da

compiere una missione, e non bisogna che ci metta indugio di sorta.

Si volse verso il sig. Giacomo e senz'altro preambolo gli disse col tono

d'un uomo a cui la pressa non concede di far frasi:

— Ella sa ch'io sono amico intimo e confidente di Francesco; occorre che

in tutta fretta io faccia sparire delle carte e dei libri che sono nello

scrittoio di suo figlio. Ne va della sua sorte e di quella d'altrui. Si

fida ella di me, signor Benda?

— Vada: rispose Giacomo senza la menoma esitazione, come quello che

conosceva le strette attinenze che passavano fra quel giovane e suo

figlio ed aveva la maggiore stima del carattere di Selva. Questi corse

nella camera di Francesco.

Il padre e la madre di quest'ultimo si volsero verso colui che loro era

stato presentato col nome di dottor Quercia.

— Ella ci spiegherà.....

— Tutto: disse Gian-Luigi affrettatamente; ma per prima cosa, dia

ordine, signor Benda, che si chiuda il portone perchè nessuno possa

entrare senza farsi sentire picchiando; poi riduciamoci in casa a

discorrere.

Bastiano ebbe ordine di chiudere e di non aprire senza prima venire ad

annunziare chi fosse: poscia il giovane fu condotto nella sala, e tutti

tre, Giacomo, Teresa e Maria, stettero lì ad ascoltare, pendendo dalle

labbra di lui, che così fecesi a dire:

— Suo figliuolo è arrestato.

La plebe, parte II · 第 13 / 37 题