«Uom non s’affanni a cagion di guerra: nè fia ch’io mi dolga degli
amici, quando veggo i congiunti muovere al mio soccorso; i soggetti
affaticarsi e anelare, perchè il mio nome s’esalti nel mondo. E se avvi
chi si discosta da me, nol biasimo quando, a faccia scoperta, si fa a
menomare il nome e’l pregio della mia schiatta. Pur son io quel che può
far sentire fino in Lamagna le geste de’ Catalani e degli Aragonesi;
son io che posso compier l’impresa egregiamente cominciata dal
genitore; mio è di ragione il regno. Ma se v’ha nella mia schiatta chi
mi voglia male per ciò, e ne speri aumento d’onori e di prosperità,
nessuno gli vieta d’offendermi apertamente; in questo suolo io dormo,
in questo io voglio sempre. Or il sappia chi il voglia, mi son sospetti
un poco, i parenti; ma piacemi la signoria de’ Latini: sia che sia, io
avrò i Latini; ed essi, me.»