DON FEDERIGO DI SICILIA.

«Uom non s’affanni a cagion di guerra: nè fia ch’io mi dolga degli

amici, quando veggo i congiunti muovere al mio soccorso; i soggetti

affaticarsi e anelare, perchè il mio nome s’esalti nel mondo. E se avvi

chi si discosta da me, nol biasimo quando, a faccia scoperta, si fa a

menomare il nome e’l pregio della mia schiatta. Pur son io quel che può

far sentire fino in Lamagna le geste de’ Catalani e degli Aragonesi;

son io che posso compier l’impresa egregiamente cominciata dal

genitore; mio è di ragione il regno. Ma se v’ha nella mia schiatta chi

mi voglia male per ciò, e ne speri aumento d’onori e di prosperità,

nessuno gli vieta d’offendermi apertamente; in questo suolo io dormo,

in questo io voglio sempre. Or il sappia chi il voglia, mi son sospetti

un poco, i parenti; ma piacemi la signoria de’ Latini: sia che sia, io

avrò i Latini; ed essi, me.»

La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII · 第 85 / 104 题